I Narcisisti sono anche Bipolari? Bipolarità e Personalità Drammatiche

I narcisisti sono anche bipolari?: relazione tra disturbo bipolare e disturbi di personalità “drammatiche” (cluster B: narcisistica, istrionica, borderline, antisociale).

 Cos è il disturbo bipolare?

Per disturbo bipolare, s’intende comunemente la sindrome maniaco depressiva, che associamo immediatamente al disturbo bipolare “maggiore” (un grave disturbo dell’umore.

Esistono, tuttavia, anche i termini ciclotimia/bipolarità con cui ci si riferisce ad una serie di sintomi dell’umore meno gravi, ma non per questo semplici da affrontare, soprattutto in ambito relazionale, perché associati – spesso – a strutture di personalità già di per se complesse come quelle del cluster B che definiamo “personalità o temperamenti drammatici”.

La ciclotimia o bipolarità è una condizione con cui moltissime persone convivono, perché di base, non è invalidante come la sindrome maniaco depressiva/disturbo bipolare maggiore, ma certamente non è meno seria e dolorosa sia per chi ne soffre che per i familiari o i partner con cui il soggetto si relaziona.

E’ importante anche dire che prima che questi soggetti ricevano la diagnosi giusta possono passare ANNI: se i sintomi o i segni non sono molto gravi è possibile diagnosticarli erroneamente borderline e nei casi di sintomi gravi con gli schizofrenici a causa delle idee deliranti e i comportamenti maniacali).

Esiste una forma di bipolarità meno grave del disturbo bipolare?

Molti dei casi in cui ci imbattiamo, (sia come pazienti che come terapeuti) rientrano nell’area dei disturbi minori (area di funzionamento nevrotica o borderline), quelli in cui la persona conserva la capacità di comprendere ciò che gli accade intorno, è egodistonico (cioè non convive bene coi suoi sintomi e non si sente lui/lei il normale e gli altri i malati, ma il contrario) e non ha idee grandiose (deliranti) su di sé o sull’ambiente.

I bipolari “minori” quindi non sono persone alienate, che vivono in condizioni di isolamento sociale, ma i comportamenti e gli atteggiamenti che hanno o le azioni che compiono, tendono a rivelarsi autodistruttivi, controproducenti per se stessi e per gli altri, compromettendo la qualità di vita e quella dei loro partner o familiari e intaccano quindi soprattutto la sfera relazionale.

Bipolari si nasce o si diventa?

I temperamenti “difficili” (iracondi, impulsivi, irritabili..) sono abbastanza facili da riconoscere e sono ereditari o comunque seguono una trasmissione genetica abbastanza semplice da individuare da un’analisi clinica intergenerazionale.

La traiettoria evolutiva di questi temperamenti può essere abbastanza prevedibile (temperamento iracondo/impulsivo ——– iperattività/iperattività disattenzione———-DOP disturbo oppositivo provocatorio———-disturbo esplosivo intermittente———-disturbi della condotta———-disturbi di personalità del cluster B con tratti misti o sovrapposti (narcisistico, antisociale, borderline, istrionico).

Ciò accade perché un temperamento iracondo, impulsivo è male accettato in famiglia e lo stile educativo che un genitore si troverà presto ad adottare sarà quello repressivo, ambivalente oppure lassista.

La rabbia, la vivacità, l’eccessivo entusiasmo o energia sono caratteristiche e sentimenti poco accettati socialmente e ben presto anche questi bambini se ne rendono conto.

La scuola fa lo stesso, gli amici idem… ecco allora che a questi soggetti non resta che drogarsi per cercare di spegnersi, fare branco, covando sempre più rabbia e predisponendosi ad entrare in una spirale di anti-socialità pericolosa.

Queste personalità erano definite da N. Lalli “personalità POST-TRAUMATICHE o disgregate.

In che modo l’umore bipolare si manifesta nelle varie personalità?

Le personalità del cluster B sono “drammatiche” soprattutto perché una loro peculiare caratteristica è la sensibilità, anzi diremmo l’ iper-sensibilità (che non significa empatia, perché sono concentrati essenzialmente su se stessi) sentono di più, vedono di più.. è come se non avessero pelle.. e tendono ad arrabbiarsi molto prima di comprendere le intenzioni degli altri (ivi inclusi i genitori), sono persone molto volitive e spesso se vogliono qualcosa non sanno valutare le conseguenze delle proprie azioni su se stessi e sugli altri (impulsivi-sensation seeking) per questo attuano difese molto arcaiche per riuscire a “tollerare” il mondo esterno e alla lunga, scontrandosi coi primi fallimenti, con il passare degli anni, si ammalano e  si ritrovano in una sorta di up and down, alternano un umore elevato ad uno molto depresso, come dire l’asse su cui poggiano è sempre duale, conflittuale (bipolare).

Ecco allora che le caratteristiche di partenza (costituzionali/temperamentali) si fissano, il soggetto cioè reagisce sempre allo stesso modo a determinate esperienze (interne o esterne) si irrigidisce.. per come dire  non è tanto l’irritabilità ad essere una caratteristica grave, ma la sua esacerbazione agli eccessi e la coazione a ripetere (circolo vizioso comportamentale) che non fa altro che rinforzare la convinzione che pensare in quel modo, comportarsi così è giusto o per lo meno giustificabile.

Queste persone perdono la capacità di adattarsi al mondo esterno, né la flessibilità necessaria per includere o integrare le loro idee o pensieri in schemi nuovi e meno rigidi.

Lo stile di attribuzione/locus of control diventa essenzialmente “esterno” – si parla di condotte esternalizzanti, queste persone cioè – esteriorizzano tutto, imputano la causa dei loro comportamenti errati sempre agli altri – ivi inclusi i fallimenti – e nelle fasi maniacali (iperattivazione successiva a periodi di stanchezza e depressione), tendono a mettersi nei guai, perché iniziano a vivere in modo dissennato, a fare scelte errate o pericolose, intraprendono nuovi progetti lavorativi (senza nessuna cognizione di causa, effettiva razionalità o tangibile possibilità economica), si indebitano, scommettono..etc..

Se questi progetti falliscono o qualche intoppo si presenta lungo la strada, queste persone si arrabbiano, non tollerano la frustrazione o la dilazione del loro piacere (cioè di quello che si erano messi in testa di fare) e quindi se la prendono con tutti, anche con chi cerca di aiutarli mettendoli in guardia da certi pericoli o con chi stufo di pagare le conseguenze dei loro comportamenti presentano il conto.

Bipolarità e narcisismo

Di fronte a un NO di una persona o della vita, di fronte alle richieste di crescere e di accettare i limiti che la vita adulta impone, queste persone si incaponiscono, divengono polemiche e conflittuali, pensano che gli altri vogliano impedire loro di realizzarsi, si arrabbiano e iniziano a essere svalutanti, manipolative e critiche con gli altri, perché gli altri sono tutti “cattivi”, invidiosi di loro, inetti, inadeguati, incapaci di capirne l’enorme grandezza.

Bipolarità e istrionismo

Di fronte a un NO di una persona o della vita, crollano, si indignano, si agitano, iniziano a tramare vendetta, recintando il copione degli/delle incompresi/e e/o adottando metodi alternativi per ottenere ciò che vogliono, destando reazioni emotive intense negli altri: minaccia di fare del male a se stessi o agli altri, finzione, bugia patologica, diffamazione, manipolazione, tentativo di impressionare l’altro lavorando sui suoi sensi di colpa e sulla sua moralità.

Bipolarità e Borderliness

Nel caso delle difese borderline, invece il soggetto agisce piuttosto che pensare e si getta in una vita fatta di eccessi: assume sostanze per cercare di fronteggiare l’imbarazzo, la vergogna dei suoi fallimenti reali o presunti, del senso di inettitudine interiore, si butta in relazioni, ambigue, fugaci e instabili fatte di sesso e possesso, coinvolge terze persone nei suoi drammi.

Bipolarità e Antisocialità

Gli antisociali infine, tendono ad attuare condotte aggressive, violente e sadiche in modo sistematico, senza manifestare pietà, né alcun senso morale, disprezzano tutti, infrangono le leggi in nome di una giustizia personale anche se di fatto – non hanno subito alcun danno o trauma da parte della famiglia o della società.

Bipolari in terapia..

Nei ragazzi giovani è più facile diagnosticare un disturbo di personalità border o antisociale, perché i ragazzi inastabili, emotivi, fragili e rabbiosi tendono a mettersi nei guai, ad assumere droghe e/o a frequentare ambienti pericolosi, ma in età adulta – in terapia – è più facile avere a che fare con personalità narcisistiche e istrioniche con funzionamento border (al limite) o partner di essi che si rivolgono a noi esausti dagli atteggiamenti provocatori, infantili e oppositivi dell’altro.

Gli istrionici e i narcisisti infatti, pur di non crescere e confrontarsi con la frustrazione, dopo aver voluto una relazione o un figlio, per un capriccio, tendono a deresponsabilizzarsi e a vedere i familiari come ostacoli alla loro libertà, come figure ostili, minacciose che potrebbero incastrarli, abusare di loro etc..

Queste persone hanno sempre bisogno di un genitore cattivo da provocare che li limiti e li salvi, ma che di base costituisca un capro espiatorio per ogni sorta di bruttura del mondo e che soprattutto li mantenga economicamente o metta mano ai loro disastri.

Il tono dell’umore dei bipolari è grave perché si alterna in contuanzione e sono proprio le fasi di eccitazione (ipomania) a generare la depressione, perché in quelle fasi la persona si illude di dominare la realtà e quando in un modo o nell’altro la vita gli ricorda che non è possibile (mito dell’invulnerabilità) ecco che degenera in una fase depressiva (bianco o nero).

Chiaramente tutte le scelte che la persona fa in fase UP sono da tenere sotto controllo, perché non sono state ragionate e volute fino in fondo, ma dettate appunto dalle condizioni dell’umore.

Ed è proprio l’umore e il funzionamento (nevrotico o border o psicotico) il problema non la personalità o il carattere in se stesso.

Come si cura la bipolarità?

In alcuni casi – spesso – è necessario un supporto farmacologico (anti-depressivi/anti-psicotici e ansiolitici) in associazione a una psicoterapia di lunga durata, con metodo integrato  (che lavori sia del profondo che a livello comportamentale).

L’uso di farmaci col metodo autodidatta, segnati spesso dal medico di base e presi SPOT, senza il monitoraggio di uno psichiatra e una psicoterapia associata, è assolutamente deleterio e sconsigliabile.

Occorre una psicoterapia stabile, continuativa, con pazienza e dedizione e quando serve, il supporto farmacologico idoneo in termini di scelta della molecola e della durata.

Amore? No Grazie: Filofobia, Anoressia Affettiva e Paura dei Legami

Cos è la filofobia?

La filofobia è definita come la paura persistente, ingiustificata ed anormale di innamorarsi o di amare una persona.

La conseguenza è un progressivo ed inesorabile distacco da tutto ciò che è emotivamente perturbabile, una lenta deprivazione affettiva auto-mutilante (per se stessi) e sadica (per chi la subisce), che implica, nel tempo, la perdita del desiderio verso l’altro (sessuale, emotivo.. affettivo..).

I filofobici collegano l’amore alla sofferenza, ma soprattutto alla paura di perdere il controllo su se stessi, che associano invece, alla capacità di resistere ai sentimenti e ai sentimentalismi: se mi mantengo freddo/a, distaccato/a e lucido/a, allora sarà impossibile per me soffrire, perché di base non appena provo un sentimento di tenerezza, fuggo oppure faccio in modo che l’altro non si accorga che lo sto provando, mistificando i miei sentimenti e mostrando spesso l’esatto contrario.

Queste convinzioni (l’amore è pericoloso,… se ti innamori resti fregato…chi ti ama ti domina.., etc) sono il frutto di stereotipi culturali sessisti e /o di legami di attaccamento disfunzionali con le figure genitoriali (ferite abbandoniche, carenze affettive).

In questi anni di intensa attività clinica, ho riscontrato che queste forme di evitamento affettivo sono strategie di sopravvivenza adottate da persone cresciute nella deprivazione e nell’aridità affettiva: si tratta di bambini sensibili, vissuti in disparte nel desiderio (insoddisfatto) di essere amati da parte di entrambe (o più spesso di uno dei genitori), che al contrario si mostravano insensibili, svalutanti, distaccati e completamente anaffettivi.

Il bambino a questo punto ha due scelte: annichilirsi, soccombere e deprimersi oppure idealizzare e sopravvalutare l’atteggiamento del genitore anaffettivo, considerandolo una difesa vincente ed un modo efficace per esercitare il potere sul mondo circostante.

La paura del legame e di essere “incastrato” ha origini lontane, in attaccamenti ansiosi e intrusivi con madri psicotiche, depresse o anaffettive e  si manifesta con veri e propri sintomi fobico-ossessivi ogniqualvolta il partner (o il potenziale partner) cerca di mettersi in relazione con lui/lei: evitamento dell’intimità (non del sesso, ma dell’intimità e la condivisione), fuga nel lavoro, ansia nei momenti di condivisione, sensazione di claustrofobia in situazioni ed eventi che simboleggiano i legami (natale, compleanni, … anniversari…), attacchi di panico in prossimità di eventi importanti legati alla crescita della coppia (matrimonio, etc), depressione, fissazione sui difetti dell’altro e sulle sue mancanze, atteggiamenti svalutativi mirati ad allontanare l’altro, conflittualità elevata.

Per queste persone provare un’emozione forte (anche positiva), condividere, relazionarsi è un’esperienza negativa, potenzialmente distruttiva, che mette a rischio la propria sicurezza, che minaccia la libertà individuale e che funziona quindi come un campanello d’allarme per un’imminente ritirata piu’ che come la prova di un forte amore e coinvolgimento.

Il collega e scrittore Nicola Ghezzani nel suo “paura di amare”, parla di anoressia affettiva e cioè dell’incapacità di amare l’altro unita all’esasperata (ed esasperante) esaltazione della propria indipendenza e dell’invulnerabilità individuale.

Come si comporta una persona affetta da filofobia in coppia e/o in famiglia?

Per il filofobico perdere qualcuno di potenzialmente valido accanto a se è un rischio minore rispetto a quello di perdere il controllo su se stesso, per questo in terapia,  incontro spesso partner esausti della deprivazione emotiva, della svalutazione a cui questo tipo di soggetti li espongono, condannandoli a una vita di arida solitudine anche se in coppia/famiglia; questo perché la paura di amare porta il filofobico ad assumere atteggiamenti che fanno sentire il partner non amato e poco importante e con il passare degli anni, una coppia stabile e matura necessita una crescita, la costruzione di un legame profondo e intimo, che si basa sulla fiducia, la progettualità e la condivisione.

Paradossalmente quindi, ciò che accade è questo: più la coppia cresce, più si consolida il legame con l’altro, (che a buon bisogno lo/la ama nonostante il suo controllo e le sue strategie per danneggiare e sabotare il legame), più il filofobico si sentirà minacciato e fragile, invece che forte e sicuro.

Non a caso,  nelle prime fasi della relazione non manifestano questa sintomatologia ansiosa collegata al legame, perché appunto la relazione è ancora superficiale , poco impegnativa e ancora instabile.

Oltre alla paura di soffrire, c’è anche la paura di confrontarsi con l’autorità, i doveri (la personalità genitoriale) e una scarsa propensione a tollerare la frustrazione; si evita quindi di crescere ed assumersi le responsabilità formali che un legame implica.

Impegno, perseveranza, fedeltà, dedizione, cura, appaiono al filofobico come obblighi castranti, vincoli che lo/la intrappolano in un destino a due, in cui perderà certamente la sua individualità e con essa la libertà.

Ecco che amare qualcuno diventa “doverlo accontentare” piegarsi alle sue volontà, sforzarsi di soddisfarlo invece che essere un piacere e un arricchimento personale e di coppia.

Conflitto e dipendenza affettiva nel filofonbico

Vi starete chiedendo, ma se un filofobico ha il terrore delle relazioni, perché si fidanza, si sposa o comubque si lega?

Come tutte le persone fobiche, un evitante è consapevole che la sua paura è infondata e prima o poi, incontra una persona che apprezza, stima e ama, con cui razionalmente desidera costruire, ma la paura istintiva di scappare e mettere a repentaglio il legame è più forte, ama quella persona, ma non riesce a dimostrarglielo, anzi non può!!, per questo, non riesce a vivere né con lei/lui, né senza di lui/lei.

Si verifica un andamento della relazione altalenante ed ambivalente, fatto di momenti di intensa vicinanza e momenti di profondo distacco, spesso generati dal partner esausto oppure da litigi causati da comportamenti o atteggiamenti sprezzanti, arroganti o svalutanti del filofobico,  mirati proprio a generare un conflitto, per utilizzarlo come “scusa” per distaccarsi un po’.

Alla lunga però, questo up and down genera stress nella coppia, depressione nel partner e difficoltà sessuali causate da una profonda sfiducia verso l’altro, verso al sua incostanza ed inaffidabilità affettiva.

Nei casi più semplici e prevedibili, il filofobico evita deliberatamente i legami, ricerca inconsciamente partner impossibili, relazioni complesse con persone sposate o distanti, che giustifichino indirettamente il suo non volersi mettere in relazione, scaricando le responsabilità sulla sfortuna, sulla vita etc.. (non sono io che non voglio legarmi è che incontro sempre la persona sbagliata…).

L’aspetto più triste della paura dei legami è che alla lunga, come in una profezia che si auto avvera, si resta soli; la paura di essere feriti e di soffrire per amore o di restare delusi comporta una sofferenza d’amore, perché è proprio chi ha paura di amare a deludere se stesso e gli altri, a ritrovarsi solo/sola per la perdita dei legami affettivi.

Il filofobico quindi pensa che alla fine ci sia qualcosa di sbagliato in lui/lei, perché non merita amore, ma non riesce a comprendere come tutte le persone fobiche, che la causa della paura non è da ricercarsi all’esterno (fuori da sé) ma dentro di se e che l’unico modo per superarla è affrontarla, comprendendo che il rischio di restare soli e deprivati con la propria tanto agognata (ma poi neanche così desiderata libertà ) è una punizione e un rischio maggiore che quello di essere traditi o lasciati.

In psicoterapia i filofobici hanno bisogno di acquisire consapevolezza dei propri vissuti, di sperimentare relazioni di “rigenitorializzazione” in cui re-imparare a fidarsi, scoprendo che la reciprocità affettiva è possibile e che non sempre un’emozione cela in se un rischio, una potenziale minaccia.

Cosi’ come nella cura di qualsiasi fobia, è necessario lavorare sulle difese, al fine di estinguere tutti i comportamenti distruttivi e sabotanti, che generano disagio e stress nella persona, nel partner e nella coppia, attraverso un percorso di desensibilizzazione sistematica ai segnali di allarme, che compaiono ogni volta che ci si trova a sperimentare un’emozione, a condividerla e che spingono istintivamente alla fuga o all’evitamento.

SE PENSI DI SOFFRIRE DI FILOFOBIA O DI ESSERE IN UNA RELAZIONE CON UNA PERSONA FILOFOBICA, CONTATTAMI PER UNA CONSULENZA PRIVATA.

Dottoressa Silvia Michelini

La Madre Narcisista

La Madre Narcisista

Cos è il DNP

Il narcisismo è un disturbo di personalità più o meno grave (egosintonico – penso di agire nel giusto non sono aperto a mettermi in discussione/egodistonico – mi rendo conto che la mia personalità mi porta disagio nelle relazioni e sono pronto a lavoraci), caratterizzato da assenza di empatia, ricerca costante di attenzione e ammirazione, un senso del Sé grandioso e alterato, arroganza e utilizzo di difese primitive come la negazione, la proiezione e la svalutazione del mondo esterno.

I genitori narcisisti

I genitori affetti da DNP possono danneggiare i loro figli, non a caso – oggi si parla di “vittime di abuso narcisistico” e in alcuni casi di traumi affettivi e familiari che determinano personalità post-traumatiche (ossessivo-compulsive, narcisistiche, borderline, depressive, istrioniche).

Queste personalità presentano tutte le caratteristiche del DPTS (disturbo post-traumatico da stress) oltre che presentare i tratti tipici di una specifica personalità (spesso sovrapposti), con un funzionamento che va dal nevrotico al borderline.

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Inaffidabilità e seduzione manipolatoria nel narcisismo patologico

Inaffidabilità e seduzione manipolatoria nel narcisismo patologico

 Il fascino dell’amor che fugge

Chi si innamora di un/una narcisista o comunque di partner psicologicamente disagiati, è  – con tutta probabilità – vittima di un’antica ferita di abbandonica, spesso inflitta proprio da genitori narcisistici e in età adulta, prosegue a causa della ripetizione di coping relazionali malati (coazione a ripetere) a ricercare partner anaffettivi, svalutanti o comunque abusanti, a livello psicologico e/o anche fisico.

Ciò che i partner dei narcisisti affermano spesso è di “non riuscire a resistere al loro fascino”, che, per quanto inaffidabili e anaffettivi, è per loro un elemento essenziale per provare attrazione sessuale o mantenere vivo il desiderio o per accrescere il loro senso di onnipotenza.

In amore quindi, vince chi fugge? Per gli immaturi si.

I partner dei narcisisti non si accorgono, che dietro a un amore malato, si cela un loro desiderio inconscio di riparazione, un intento egoico curativo: “io ti salverò” e tanto più l’oggetto amato si manifesta come inadeguato, sofferente, sfuggente, tanto più l’altro si ostina in modo cieco ed ossessivo a volerlo aiutare o comunque a tollerare i suoi comportamenti in nome di un “amore vero”, con l’inconscia aspettativa che arriverà poi l’eterna gratitudine o la redenzione del partner.

Questo tipo di relazioni malate (con un/una narciso/a, un/una border, un/una immaturo/a infedele o seduttore seriale più o meno gravi) sono sbilanciate, perché vedono da un lato chi cura e dall’altro chi riceve le cure.

Perché ci innamoriamo di partner psicologicamente disagiati?

La vittima in genere, mette in atto schemi masochistici e auto-sacrificali (più o meno gravi) con intenti auto-lesionistici, (più o meno gravi), che si tramandano di generazione in generazione oppure è abituato/a ad essere abusato psicologicamente perché ha fatto da genitore ai suoi genitori.

Il problema è che “l’inaffidabilità” è un tratto che emerge solo dopo che la persona è entrata in relazione con l’altro, questo perché i narcisisti sanno come mostrarsi la donna o l’uomo ideale dell’altro, quando poi sono certi di averlo/a conquistata iniziano a togliersi alcune maschere e ad indossarne altre, una tra tutte il vittimismo.

I narcisisti sono dei simulatori per eccellenza, simulano qualsiasi cosa: interesse, preoccupazione, amore, affidabilità, simpatia…un po’ come un predatore si mimetizza per confondersi con la natura e ingannare la preda.

Lowen ( Il narcisismo, l’identità rinnegata, Feltrinelli, Bologna,1983), asseriva che i narcisisti sono “simulatori per eccellenza”, perché di base non hanno un’identità, la loro vera identità è stata rinnegata, per questo, vivono incarnando un Falso Se e questo tratto è tanto più grave quanto più sono gravi si pensi ai volti innocenti e inespressivi, all’ostinazione della negazione di aver commesso l’atto, ai pianti isterici degli assassini gravemente psicopatici, che ingannano avvocati, psichiatri, parenti..

(vedi ad esempio il caso di FRANCESCA BARTOLI).

Narcisismo sano e Narcisismo Malato

I narcisisti vi incolperanno di non essere abbastanza presenti, abbastanza premurosi, abbastanza interessanti “abbastanza”, oppure di essere eccessivamente richiestivi in momenti per loro dolorosi; per questo non è mai il momento giusto per voi di ricevere amore: una volta sono preoccupati/e per il lavoro, una volta per un parente… in ogni caso esiste sempre una scusa mossa a celare la loro incapacità di amare e per convincervi giorno dopo giorno che la colpa è vostra.

Il narcisista maligno vuole nutrirsi dell’altro (partendo dall’abuso psicologico finanche all’omicidio o alla sadica tortura), sceglie qualcuno che ammira o che soddisfa il suo desiderio sessuale, qualcuno che lui/lei stima ma che si disistima, qualcuno che vorrebbe essere, lo/la fa innamorare e mantiene sempre il legame a fini utilitaristici e manipolatori, usando la finzione, la menzogna, l’inganno, la simulazione.

Il narcisista benigno (per modo di dire) invece seduce, consuma (non sempre, spesso gli basta l’idea che potrebbe farlo e che voi appunto siate innamorati/e) e poi scappa, si dilegua, non risponde alle vostre richieste emotive per poi ricomparire con qualche suo desiderio da soddisfare unito a qualche plausibile scusa, che vi vede tuttavia sempre colpevoli e l’uomo in questo, rispetto a quanto si possa sospettare è molto meno sadico, perché non approfitta materialmente, mentre la donna narcisista è spesso interessata ai vantaggi economici dell’uomo oppure solamente a prenderne il seme e a gettarlo dopo l’uso.

Il confine tra narcisismo sano e patologico è difficile da tracciare, perché nel parlare di narcisismo non si può non considerare la fase evolutiva in cui si trova una determinata persona e contestualizzarla in un sistema socio-culturale.

La nostra è una società narcisistica, rinforzata dai messaggi più o meno espliciti dei mass media: successo, fama, felicità, potere….morte, abbandono, perdita non sono contemplati.. Dato questo ambiente culturale, sostiene Gabbard che “è spesso problematico determinare quali tratti indichino un disturbo di personalità narcisistico e quali tratti siano dei semplici adattamenti culturali” (Gabbard, 1995, pag. 468).

Coppia in crisi a letto

 

Invidia, ricatti affettivi e desiderio di punizione del narcisista

I narcisisti si comportano nella coppia o in famiglia (ci sono molti genitori seduttivi e ambivalenti che usano i figli solo a scopi egoistici)  come se vivessero con un papabile nemico da controllare, gestire. Intimamente invidiano l’altro perché sa amare o perché appunto è felice, vive.. è vivo ha una sua personalità o molto cuore e per questo desiderano punirlo.

Quando si accorgono che l’altro sfugge, si rimettono la maschera del buono, della brava compagna sottomessa, della madre/padre ideale.. e poi puff una volta raggiunto l’obiettivo parte il rapido voltafaccia che vi tiene in COSTANTE ALLERTA.

I narcisisti, utilizzano la seduzione (spesso a tratti isterici) per INTRUDERE NELLA VOSTRA SFERA EMOTIVA e succhiare energia a tradimento e utilizzano anche i ricatti affettivi sulla base del ruolo che ricoprono “sono tua moglie”, “sono tua madre”, “sono tuo padre”… senza minimamente preoccuparsi se loro questo ruolo sono degni di incarnarlo o se ne sono degni (sono egosintonici cioè non avvertono né sensi di colpa, né fastidio rispetto alle loro incoerenze).

Il narcisista non vuole vedere la sua ferita abbandonica e non vuole affrontare la sua rabbia primaria, per questo la rivolge su se stesso/a (cinismo, svalutazione esasperante) oppure la esprime nell’inconscio desiderio di distruggere quello che non riesce a essere, come un/una bambino/a viziato/a che non essendo capace di disegnare come il suo amico, distrugge il suo quadro attirandolo con la bugia di volergli essere amico o di voler imparare da lui a dipingere, per poi iniziare a criticarlo su come lo fa e come lui/lei saprebbe farlo meglio.

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Narcisismo, Masochismo Morale e disparità di genere: problemi di coppia e nello sviluppo dell’identità maschile/femminile

Quando si parla di masochismo, si pensa subito al masochismo sessuale, che associamo all’uomo e alla donna in egual misura, ma quando si parla invece, di masochismo affettivo/morale, pensiamo subito alla donna.

La segregazione sessuale (uomo e donna) avviene già dalla nascita, quando al maschio si assegna un fiocco azzurro e alla femmina uno rosa e prosegue lungo tutto il corso dello sviluppo affettivo e sociale attraverso l’educazione, la scuola e poi la costruzione di una famiglia.

Alcuni studi dimostrano, che le mamme si relazionano in modo differente coi figli a seconda che siano maschi o femmine e questo in base a una sorta di diktat biologico, di istinto…, ma anche in base ai vissuti più o meno traumatici del femminile, che si tramandano di generazione in generazione.

In generale, alle femmine si richiede maggiore propensione alla relazione, al dialogo, al sacrificio, alla compostezza, all’educazione e alle buone maniere, mentre al maschio si concedono fin da subito molte più libertà, soprattutto per quanto riguarda l’espressione dell’aggressività.

All’educazione EMOTIVA (orientata alla consapevolezza e alla libera espressione della propria unicità e talento), si preferisce l’educazione repressiva, che passa quasi sempre attraverso l’inibizione emotiva, la competizione (il mito del potere) e l’educazione alla vergogna.

Le femminucce sono ammonite in modo più severo se esprimono emozioni o sentimenti che sono giudicati socialmente inappropriati per il suo genere come la rabbia o l’aggressività e i maschietti sono costretti a sopprimere invece emozioni come la paura e la tristezza.

Anche nel gioco, non viene loro concesso di assumere ruoli in libertà: le femmine devono giocare a mamma e figlia e i maschietti alla guerra.

In particolare, la segregazione di genere ruota intorno al concetto di FRAGILITÀ’.

La fragilità DEVE essere esclusivo appannaggio femminile ed in generale è assolutamente temuta dalla società occidentale, perché simbolo di VULNERABILITA’ e quindi di maggiore predisposizione alla debolezza e al fallimento.

La segregazione di genere (disparità sociale basata sul genere sessuale) è uno strumento educativo, che permette alla famiglia (come strumento) e alla società di SEMPLIFICARE la realtà, dicotomizzandola.

La semplificazione è la base su cui la società costruisce STEREOTIPI (DONNA/FRAGILE E SOTTOMESSA – UOMO/FORTE E CORAGGIOSO).

Gli stereotipi sono dunque ETICHETTE, categorie che noi creiamo o alle quali ci adeguiamo implicitamente attraverso l’educazione, per semplificare la realtà, per capirla meglio e condividerla, per prevedere cioè come una persona dovrebbe comportarsi in base al suo ruolo, alla situazione, all’età che ha e via dicendo…

Gli stereotipi sono odiose limitazioni, che l’uomo vede necessarie per sentirsi al sicuro, ma che poi generano in lui un conflitto tra desiderio/piacere e dovere/frustrazione.

L’autorealizzazione infatti, così come l’individuazione sono processi che la società cerca di impedire all’essere umano attraverso la manipolazione di massa e i suoi strumenti, tra cui la segregazione di genere, la repressione della libertà sessuale e la religione.

L’individuazione è pericolosa, la libertà è pericolosa, perché le persone che hanno l’ardire di conoscere se stesse, realizzare le loro parti mancanti, sono impegnate, ma anche consapevoli e in tal senso più libere e meno governabili.

La religione in tal senso, ha l’obiettivo di EDUCARE AL SENSO DI COLPA e ALLA REPRESSIONE più che a una sana morale, impedendo che l’uomo acceda alla propria realizzazione, avvertendola come un pericolo al mantenimento dei legami affettivi e del riconoscimento sociale.

L’individuazione è un processo psichico unico e irripetibile di ogni individuo che consiste nel superamento del conflitto umano insito negli opposti e nel concetto di dualità (MASCHILE-FEMMINILE/ODIO-AMORE..etc) nell’integrazione dei vari elementi frammentari della realtà e nel raggiungimento di una consapevolezza di se stessi e di una.

Tutto ciò che esiste è doppio, l’energia è duale (polo positivo e negativo) anche se originariamente si narra non esistevano l’uomo e la donna, ma un androgino che poi fu diviso in due parti, per questo l’uomo e la donna si sentono manchevoli e ricercano per tutta l’esistenza la loro parte mancante.

Anticamente la nostra natura non era quella di oggi. I generi non erano tre o due, come ora, maschio e femmina, ma ce n’era uno che partecipava di entrambi… un androgino… la forma di questo essere era sferica, e aveva quattro mani e quattro gambe… Giove decise di tagliarlo a metà… da tempo perciò è connaturato agli esseri umani l’amore reciproco, per questo ognuno è sempre alla ricerca della propria metà, sia essa uomo o donna, indipendentemente dal proprio sesso, per ricostituire l’intero iniziale… Per questo diciamo che ognuno cerca la propria metà… La causa della nostra ricerca è che un tempo eravamo interi, e al desiderio e al perseguimento dell’intero noi diamo nome amore” (Platone)

Gli strumenti educativi con cui la società spinge le persone al conformismo e al rispetto di regole morali e codici etici condivisi è basato sulla SVALUTAZIONE, LA PUNIZIONE, IL RICATTO E SOPRATTUTTO LA VERGOGNA; basti pensare ai metodi educativi che vigevano ancora negli anni 70 in cui le “cinghiate” erano considerate SANE FORME DI AMORE PATERNO.

Oggi rispetto all’autoritarismo, vige invece un generale LASSISMO GENITORIALE, una sorta di perenne condizione infantile, narcisistica e amorale, nella quale il genitore non vuole assumere il suo ruolo di educatore, delega dove può e concentrato su se stesso e non fornisce al bambino un rispecchiamento emotivo adeguato, ma solo oggetti e in tal senso candida i figli al caos e antisocialità, perché la libertà non è assenza di confini e regole, ma si basa sull’autorevolezza e la consapevolezza emotiva; non si trova né nell’estremo yang della violenza, né nell’estremo yin della passiva rassegnazione.

Simbiosi e amore

L’individuazione quindi è intesa come realizzazione della propria personalità attraverso meccanismi che non hanno nulla a che fare con la sottomissione e la vergogna, ma che puntano alla disgregazione di questi sistemi di pensiero e alla creazione di un Sé unico, al di sopra di tutti questi contrasti, all’unione tra i due poli psicologici maschile e femminile nella personalità e al suo sviluppo nella sua unicità con enfasi rispetto agli aspetti SOGGETTIVI dell’essere umano.

Torniamo quindi al tema del masochismo e dell’aggressività nell’uomo e nella donna come forme di NARCISISMO, cioè di immaturità psicoaffettiva, scissione e identità frammentaria.

Lo sviluppo dei maschi e delle femmine, nonostante la violenza operata dalla società consumista sulla spontaneità e la creatività, prosegue indisturbato e in modo abbastanza simile fino all’adolescenza e l’età adulta (giovane adulto – 18-30), momento in cui alla donna, si richiede di iniziare a pensare al suo futuro, a una famiglia a dei figli e di rinunciare sostanzialmente alla sua realizzazione, mentre al suo compagno uomo è concesso, anzi diciamo IMPOSTO di proseguire nella sua realizzazione E DI RENDERE FELICE LA SUA DONNA E SOSTENTARE LA FAMIGLIA mentre la sua compagna sarà “colei che silenziosamente lo curerà e lo assisterà senza infastidirlo nel suo processo di autorealizzazione”.

E’ da qui che in ogni coppia si instaura un conflitto “isterico” (di forza) e uno stallo narcisistico, in cui le polarità maschile e femminile invece di completarsi si respingono.

La donna, identificatasi con la madre, ma innamorata del padre (complesso di Elettra) ed illusa da lui di poter conquistare il mondo, inizia ad avere un conflitto di identificazione: se sceglie la sua parte femminile, deve “castrare” il suo pene immaginario e in tal senso, invidiare quello del padre o del marito/compagno.

Ciò determina forte rabbia e senso di colpa, ma raramente ad ella sarà concesso di esprimerla o sarà tacciata di isteria o di essere una donna “indomabile”.

Nel mondo del lavoro, qualora lei abbia forza di tentare di destreggiarsi, sarà costretta ad indossare un fallo simbolico, che poi a poco servirà se non ad illudersi, perché anche li, viene penalizzata e per questo spesso alla fine, anche se non sarebbe la sua prima scelta sceglie di realizzarsi solo attraverso un uomo e quindi la famiglia.

Chi sceglie di non farlo viene etichettata come “zitella infelice” e se non avrà figli come “una povera donna sterile che non è stata in grado di dare figli al marito” o se non li vuole, un isterica femminista.

L’uomo deve avere un pene potente, un seme altamente fertilizzante e non mostrare mai una debolezza, un cedimento dinnanzi alla sua compagna.

Praticamente qualsiasi posizione assume la donna è criticata tranne quella della brava madre e donna di famiglia e l’uomo può solo fare il macho.

L’uomo single è definito “UNO SCAPOLONE D’ORO”, una donna “UN’ACIDA ZITELLA”, un uomo che ha molte donne è “UN GRANDE CONQUISTATORE”, una donna che vuole vivere la sua sessualità liberamente “UNA LURIDA, UNA VACCA, UNA ZOCCOLA, UNA PUTTANA”….

L’uomo innamoratosi di una donna libera, gioiosa, piena di interessi, si troverà necessariamente a doverla sottomettere per essere uomo, perché se instaurasse con lei un legame intimo, paritario, la sua identificazione col padre verrebbe meno e dovrebbe fare i conti con il suo lato femminile “represso”.

La donna così, repressa da ogni lato, inizierà a comportarsi come una serpe covata in seno.

Ricercherà costanti attenzioni dal suo uomo rispetto alle rinunce che ha fatto e fa per lui, per i figli.

Si ammalerà di ESIGENZA DI GRATITUDINE, che è la base del vittimismo e del narcisismo masochista al femminile.

I conflitti edipici nell’uomo infatti, lo portano a desiderare una donna forte come un padre che non esprime fragilità e a respingere ogni esigenza di intimità con essa per provare la loro virilità.

Un po’ come due cavalli che corrono liberi insieme e alla fine solo uno dei due resta in stalla, mentre l’altro continua a correre.

Ecco la famosa INVIDIA DEL PENE della donna e DELLA VAGINA da parte dell’uomo.

PRATICAMENTE DUE PERSONE CHE SI INVIDIERANNO E SI COMBATTERANNO PER IL RESTO DELLA LORO VITA NON POTENDOSI MAI INCONTRARE IN UN NUCLEO DI INTIMITÀ’.

E questo non cambia nella coppia omosessuale.

Si pensa poi che vada meglio all’uomo, a cui spesso neanche va di realizzarsi, per questo la segregazione di genere è una forma di violenza ANCHE E SOPRATTUTTO SULL’UOMO, ma è una forma più silente.

L’uomo, non preparato né educato ad esprimere i sentimenti, si troverà a gestire la rabbia repressa e l’odio inconscio della compagna INCONTENTABILE, FRUSTRATA, ma nessuno dei due consapevole di questa prigione riuscirà nella coppia né a realizzare il suo individuale, né a vivere felice nella coppia.

Si verifica cioè UNO STALLO EVOLUTIVO, UN INGORGO ENERGETICO.

Confusi cercheranno fuori quello che non riescono a realizzare al suo interno, ecco quindi che l’uomo tradirà la moglie con una donna che percepisce libera e la donna con uno che sente più amorevole o più potente sessualmente.

Compito dell’uomo quindi, è realizzare il suo femminile e costruire un suo maschile, una sua identità distaccata dal modello paterno e della società patriarcale, idem deve fare la donna distaccandosi dai dettami masochistici e cattolico moralizzanti del femminile atavico e smettere di temere L’ABBANDONO ricercando costantemente la protezione maschile.

Il problema del superamento di questo masochismo nella donna è dato dal fatto che mentre nell’uomo l’espressione della fragilità è condannata e denigrata, nella donna schemi quali SACRIFICIO, SOTTOMISSIONE, PROPENSIONE ALLA SOPPORTAZIONE ESTREMA, sono considerati nella società, PUNTI DI VALORE addirittura tramandati da donna a donna.

Quante volte abbiamo sentito dire “QUELLA DONNA E’ UNA SANTA”… ma tutti sappiamo quanto queste sante agiscano all’interno della coppia e della famiglia con logiche di CONTROLLO, VENDETTA, AGGRESSIVITA’ PASSIVA, RICATTO AFFETTIVO, MANIPOLAZIONE, SADISMO E RIVENDICAZIONE SUI FIGLI, IPOCONDRIA, MALATTIA MENTALE, DEPRESSIONI.

Ecco perché la peggiore forma di maschilismo è quella femminile ed ecco perché IL FEMMINISMO E’ SOLO UN’ALTRA FACCIA DELLA MASCHILISMO.

LA VERA LIBERTA’ INDIVIDUALE E DI COPPIA PASSA PER LA REALIZZAZIONE DEL SE’ E LA POSSIBILITA’ DI ESPRIMERE LA PROPRIA CREATIVITA’ SIA NELLA COPPIA  CHE NELL’AMBIENTE ESTERNO.

Ogni coppia moderna quindi, in pieno conflitto evolutivo deve lottare contro i modelli di appartenenza, costruire un’identità individuale salda e maturare a livello affettivo includendo nel sistema di valori LA CURA E L’INTIMITA’ come obiettivo comune e non solo appannaggio del femminile.

Questo processo non è possibile se non attraverso un percorso di consapevolezza, che può passare dalla psicoterapia, al viaggio, alla scoperta di sé, ma raramente avviene in modo naturale, perché occorrono STRUMENTI per conoscere i propri schemi di relazione, le dinamiche affettive intergenerazionali e operare una sorta di piccola ribellione personale al conformismo sociale.

Questo genera in noi molta PAURA.

Questo non ci rende più felici, ma più liberi e quindi meno angosciati, più consapevoli e quindi più sereni, ma ci rende anche genitori più affettuosi che tramanderanno valori affettivi etici e morali non più ancorati al conformismo sociale ma a codici diversi che riguardano temi come L’UMANITA’ E L’EMPATIA.

Ama e conosci te stesso. E’ un dovere sia dell’uomo che della donna 😀

Dottoressa Silvia Michelini

Empatia, abuso psicologico e dipendenza affettiva: empatici si nasce o si diventa?

L’empatia è la capacità di immedesimarsi nell’altro, di percepire/intuire le sue emozioni e i suoi pensieri.
L’empatia è un’attitudine a comprendere chi abbiamo di fronte, data dalla capacità di focalizzarsi sull’altro, mettendo momentaneamente da parte noi stessi.

L’empatia è un dono innato, una predisposizione genetica della specie umana, che può manifestarsi sulla base di una stimolazione ambientale o meno.

Ciò è stato ampiamente dimostrato da Darwin, ma anche dagli studi di G. Rizzolatti e Gallese sui neuroni specchio.

Secondo la teoria dei neuroni specchio, elaborata dal gruppo di Rizzolatti, l’empatia nasce da un processo di simulazione incarnata (Gallese, 2006) che precede l’elaborazione cognitiva.

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Workshop: Dipendenza Affettiva, Riconoscere e Superare il Trauma da Abuso Narcisistico

Sei stato abusato da un NARCISISTA?

(NAS: Narcisistic Abuse Syndrome/TdN Trauma da Narcisismo)”.

di Dott.ssa Silvia Michelini

narcisista

Molte delle persone con cui ho lavorato in questi anni, si sono rivolte a me per problemi e/ o sintomi riconducibili a una sofferenza nella sfera delle relazioni e in particolare al comportamento svalutante, anaffettivo, critico, impulsivo, ambivalente e/o manipolatorio del partner, dei genitori/familiari o di amici stretti/datori di lavoro.

Per questo, ho deciso di specializzarmi in questo ambito: la co-dipendenza affettiva nelle relazioni in cui vi è una collusione narcisistica.

I principali sintomi della patologia narcisista sono l’egocentrismo, la scarsa empatia, un’idea grandiosa del Sé (manifesta/overt o latente/covert) e la paura di entrare in intimità con l’altro (percepito come una possibile minaccia all’integrità del proprio Sé immaginario) ideazione paranoide e anaffettività/anoressia affettiva).

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Guarire dall’Abuso Narcisistico: Smetti di fare la sua DIAGNOSI

Guarire dall’Abuso Narcisistico: Smetti di fare la sua DIAGNOSI

E’ Colpa mia? Colpa sua?

CAPIRE NON E’ «GUARIRE»

Abuso Narcisistico

Le diagnosi sono necessarie MA RIDUTTIVE e spesso possono rallentare il processo di RISOLUZIONE DEI CONFLITTI CON SE STESSI E GLI ALTRI, in particolar modo nel trauma da abuso narcisistico.

Tutti sul web, a leggere informarsi, diagnosticare, commentare…..tutto ormai è patologia, ogni minimo atteggiamento umano è divenuto un’etichetta, ivi inclusa la sofferenza, che viene disintegrata in tanti piccoli pezzetti per darle un nome preciso, spesso incomprensibile, ameno, che rimandi ad ALTRO DA SE.

Questo ci aiuta e vedere la nostra sofferenza meno COMPLESSA, ma crescere è proprio aumentare di complessità ed avere il coraggio di osservare le nostre ombre, NON SOLO RICERCARE LUCE anche se è salvifico, utile ed essenziale.

Articoli, corsi, manuali, testi, ci aiutano a dare un nome alla sofferenza, a contenerla in una cornice che ci fa sentire più sicuri, a ricercare IL COLPEVOLE, ma sempre al di fuori di NOI STESSI.

Questo ci fa sentire nel giusto (salvi), meno dispersi nel caos dell’incomprensione (soprattutto nei casi confusione correlati all’abuso psicologico), ma la DIAGNOSI, è un processo, un dialogo continuo e non un’etichetta indelebile e soprattutto NON RISOLVE L’EMIGMA DELLA COMPLESSITA’ UMANA.

Capire ci fa sentire più potenti, perché NOI SAPPIAMO e in questo modo, CI ELEVIAMO dalle bassezze istintuali, ma ecco che la conoscenza, così come la psicologia possono diventare UN’ARMA DI DIFESA NARCISISTICA che usiamo contro gli altri o peggio ancora contro di noi, il nostro ELMO DI MINERVA.

Anche io scrivo articoli, faccio video (presto :-D), corsi e mi conformo alla nuova Era, ma il mio scopo è incuriosire, interessare, fornire un appiglio, un sostegno momentaneo che conduca ad interessarsi alla terapia.

In terapia si cammina insieme ricercando la VERITA’ SOGGETTIVA di ognuno e dando voce all’unicità della VOSTRA SOFFERENZA, che non si riduce a un articolo, un corso o un articolo.

In una stessa personalità possiamo trovare moltissimi tratti, ma ognuno è unico, sfugge al controllo di un’etichetta e se ci siamo innamorati di una persona complessa e sofferente, se ci attraggono o attraiamo persone di un certo tipo o peggio ancora siamo costretti a relazionarci con questi a vita (genitori/figli), allora l’accettazione (non intesa come passiva rassegnazione, ma azione assertiva) e la consapevolezza sono l’unica strada possibile per uscire dalla stagnazione e la coazione a ripetere.

Questo cammino è possibile con chi ha l’intenzione e la passione di voler crescere DI COMPLESSITA’. Essere centrati su se stessi, non vuol dire diventare egoisti (ESALTAZIONE DELL’IO), ma mirare ad avere CONSAPEVOLEZZA EMOTIVA e non solo intellettiva.

Per questo chiediti, se hai capito di essere vittima di abuso narcisistico, di avere incontrato un/una manipolatore/trice, una personalità instabile, narcisista, border, istrionica (tutte quelle del cluster B), PERCHÉ’ PROSEGUI AD INTERESSARTI A STUDIARE, RICERCARE DIAGNOSI SU DI ESSA?

Questa fase DIAGNOSTICA, essendo appunto la diagnosi un dialogo, è un modo che usi per RESTARE ATTACCATO AL TUO PERSECUTORE INTERNO.

Quando in terapia vi suggerisco di “non limitarvi ad espellere le proglottidi/piccole parti del parassita, ma di persistere finché non sarà proprio il parassita a lasciare il vostro corpo” è questo che intendo…e cioè che “la guarigione arriva quando si espelle i parassita intero, L’OGGETTO NARCISISTICO INTERIORIZZATO..o meglio, l’immagine idealistica di VOI STESSI che il narcisista ha impresso dentro di voi convincendovi che sia legata a lui/lei e che non sia veramente qualcosa di vostro“. Dottoressa Silvia Michelini

Solo quando non sentirete più l’esigenza di RILEGGERVI/RILEGGERLI, RICONOSCERVI E RASSICURARVI, siete pronti alla fase successiva: L’ELIMINAZIONE DEL PARASSITA/OGGETTO NARCISISTICO INTERIORIZZATO.

“E’ questo il vero distacco, non da lui/lei che probabilmente non c’è mai realmente stato/a, ma DALL’IDEA CHE VOI VI SIETE FATTI VOI STESSI ATTRAVERSO LO SPECCHIO DEGLI OCCHI DEL NARCISISTA.  Ci ostiniamo e ricercare quell’immagine di NOI INSIEME A LUI/LEI, quella favola che ci è stata promessa, perchè ricercare ossessivamente – e quindi CEDERE CHE QUALCOSA DA QUALCHE PARTE CI SIA STATO, fa certamente meno male che rendersi conto di essere stato gli unici ad esserci”. Dottoressa Silvia Michelini

Inoltre lo facciamo perché NON VOGLIAMO SENTIRCI PAZZI AD AVER VISTO sentito qualcosa che gli altri e ora anche la scienza ci dice, che non esiste siamo noi NEL GIUSTO, non siamo noi ad aver sbagliato….

Vogliamo essere certi/e, soprattutto perché siamo così auto sacrificali, idealisti e romantici, che NON CI SIA PROPRIO NESSUNA , NESSUAN CURA PER QUESTA PERSONA/AMORE.

Se ci fosse stata lui/lei, sarebbe ora con voi nella terapia di coppia, che sono certa, gli avete già proposto 456 volte.

La macchia della colpa instillata dal narciso, ha fatto presa.

Ancora ricercate inconsciamente le vostre colpe o le proiettate totalmente sull’altro.

La fissazione ossessiva sulla vita dell’altro, sui motivi per cui è diventato/a narcisista, non fanno altro che tenerti legata a lui/lei e soprattutto rifletti…. “Lui/lei ha messo quel seme in te, che germoglia anche in sua assenza, mentre con tutta probabilità lui/lei sarà già occupato/a ad investire su un altro OGGETTO GRATIFICANTE, voi state li a confermare la sua esagerata importanza.. Bingo… C’è ancora lui/lei sul podio delle vostre attenzioni”.

 

Che ci sia o non ci sia a quanto pare, ha ancora potere sulla vostra giornata!

Il dubbio ti rende ancora legato a lui/lei, ma soprattutto ti porta a diventare IL TERAPEUTA DELLA TUA COPPIA, quando l’unica terapia di cui hai bisogno è la tua, per riemergere, per crescere, per tornare a vivere.

Fare il piccolo investigatore ti porta a RAZIONALIZZARE ECCESSIVAMENTE la tua storia, distaccandoti dalle emozioni e quindi favorisce i meccanismi di scissione, che mantengono intatta la dinamica di abuso

Molti di voi mollano dopo aver espulso le proglottidi, ma il vero percorso inizia dopo che avete detto NO, che vi siete accorti di essere ammalati di questa parassitaria forma di amore….

E infatti restano nell’illusione di poter fare i piccoli terapeuti per gli amici riabilitando così la loro ferita narcisistica.. è invece dopo che vi siete liberati che parte il processo espulsivo e di rinascita VERO!

 

La Donna Narcisista

La donna narcisista

Quando si parla di narcisismo patologico, si considera  l’uomo il carnefice assoluto (egoista, immaturo, infedele, anaffettivo..) e la donna una vittima indifesa (sottomessa, altruista, romantica…).

Ciò è dovuto agli stereotipi di genere, che ghettizzano il maschile e il femminile riducendoli a un mero conflitto di forza tra dominanza/indipendenza (maschile) e sottomissione/dipendenza (femminile).

Per questi motivi, si tende a pensare che le uniche vittime in un rapporto di co-dipendenza siano le donne; rispetto agli uomini, le donne si lamentano, sono meno restie a condividere i loro problemi e le loro emozioni con altre persone, sono più inclini ad intraprendere un percorso di terapia.

Le donne, “si fanno vedere” provano meno vergogna nell’ ammettere di essere le “vittime” in un rapporto di coppia e in certi casi è proprio l’inconscia volontà di occupare questo ruolo a farne delle martiri vittoriose (masochismo morale).

Gli uomini invece, si vergognano, si isolano, restano nel silenzio, perché ammettere di essere stati soggiogati da una donna, significherebbe mostrare al mondo intero che sono più deboli e che di conseguenza “non sono abbastanza uomini”.

L’uomo “alpha” nello stereotipo isterico del maschile, non può essere debole e soprattutto “farsi fregare da una donna”.

Le donne affette da narcisismo grave quindi, restano in ombra, così come le loro vittime, ma sono proprio questi stereotipi di genere a determinare il conflitto narcisistico.

Ma chi sono queste donne?

Le donne narcisiste (nella versione overt) sono donne brillanti, estroverse, interessanti, molto concentrate su se stesse sul loro aspetto fisico, sulla loro realizzazione e sui loro obiettivi; all’apparenza non sembrano anaffettive, fredde e calcolatrici, anzi spesso, sono donne perfezioniste, che si dedicano alla coppia e alla famiglia, in modo così ossessivo, da essere attente anche al più minimo difetto dell’altro, sempre pronte a rinfacciarglielo, qualora, questo difetto possa disattendere le loro aspettative come donna o come madre.

Tuttavia, come nel caso dell’uomo, la donna narcisista non entra mai in intimità con l’altro (evitamento dell’intimità), non vuole mostrarsi fragile, non può perdere, non può abbassarsi, non può rischiare di compromettere se stessa nella relazione autentica con l’altro, per questo l’altro deve diventare così come lei ritiene che un uomo ideale debba essere.

Si genera quindi un conflitto “isterico”: la donna, che ha spesso idealizzato il padre (reale o la figura simbolica del padre) e che non si è identificata con il femminile, ricerca inconsciamente un uomo che la “sottometta” e in tal senso, l’uomo che ha di fronte deve dimostrarle di essere un uomo più forte di lei, di meritarla, ma ogni volta che il malcapitato cerca di affermare se stesso nel rapporto, lei avverte l’esigenza di manifestare la sua forza, per riportarlo nella posizione di sottomissione.

L’altro è percepito come un oggetto più che un soggetto con cui relazionarsi e in tal senso, un puro strumento di soddisfazione del proprio Io, che nel narcisismo si definisce “ipertrofico” (molto strutturato).

La dinamica è sempre la stessa, la donna passa da fasi in cui idealizza il partner, ad altre in cui lo svaluta e lo abbandona per poi tornare a riprenderlo, accusandolo e punendolo per non essersi mostrato all’altezza della sua grandezza (reale o percepita).

Quando il partner (spesso un uomo co-dipendente insicuro e con scarsa autostima) si mostra devoto a lei, pentito di aver sbagliato, promettendo di “cambiare”, allora la donna gli concede il suo prezioso perdono, una pausa romantica, per poi tornare a svalutarlo e a generare conflitti, qualora tenti di manifestare nel rapporto, la sua individualità o questa entri in contrasto col suo volere.

Le donne narcisiste sono molto affascinanti: inquiete, romantiche, molto forti, ma anche rigide, intransigenti, capricciose ed ambivalenti. Da un lato si mostrano come “la madre salvifica”, dall’altro come “la donna castrante”.

Il loro aspetto fragile e seduttivo da un lato e forte e determinato dall’altro, attrae uomini altrettanto narcisisti (che desiderano inconsciamente affermare la loro superiorità entrando in una relazione di conflitto di potere o che nutrono grandi aspettative su se stessi/masochismo morale al maschile).

L’archetipo che meglio si adatta a descrivere questa ambivalenza è quello della fata e della strega, che può assumere ogni sembianza (esempio la maga circe).

Come un’abile maga, questa donna sa far sentire il suo partner unico, rimandandogli un immagine assolutamente splendida di se stesso, questo incantesimo termina però quando la relazione diviene stabile o un suo desiderio non viene esaudito.

A quel punto la fata si trasforma in una strega, presenta il conto.. che in genere è salatissimo: si arrabbia, urla, minaccia, accusa, chiede, recrimina, facendo leva sui sensi di colpa dell’altro, su biechi ricatti affettivi e svalutandolo nel suo ruolo (un marito non si comporta così,… un uomo vero non fa questo… e via dicendo).

Una caratteristica inconfondibile sono le rapide alternanze tra momenti di idillio e seduzione e gli attacchi di rabbia.

Quali sono le caratteristiche della donna narcisista?

  • Idealismo
  • Insicurezza e invidia verso le altre donne, famiglie
  • Attenzione al giudizio altrui (ricerca di approvazione esterna)
  • Pretese eccessive di grandiosità
  • Standard severi di ordine, moralità, pulizia…etc..
  • Vanità o particolare dedizione alla cura di se stesse
  • Spasmodica ricerca di attenzioni e prove d’amore
  • Forte emotività, (la sua) ma scarsa empatia (verso di voi)
  • Infedeltà/libertinaggio
  • Paranoie (tutti la invidiano, tutti la temono o la trattano male..) e visione negativa/pessimistica o cinica del mondo e delle persone
  • Vittimismo
  • Vendicatività estrema e tendenza a punire il partner (tradendolo, evitandolo, costringendolo al mutismo, alla separazione in casa,  negandogli affetto e sesso.
  • Ciclicità della relazione: nella relazione di co-dipendenza tra una donna narcisista (overt) e un uomo insicuro, spesso dipendente o bisognoso, (covert) ci sono spesso delle rotture e dei ritorni di fiamma, in cui c’è molta passione, ma anche molto rancore, recriminazioni che il partner narcisista fa all’altro per averlo costretto ad umiliarsi, a cedere o a tornare da lui.
  • Ruoli fissi nella coppia: donna dittatore e uomo implorante suddito al suo cospetto o completamente passivo. Un uomo sicuro di se, si distaccherebbe da una donna aggressiva e svalutante che lo fa sentire costantemente inadeguato, ma un uomo insicuro preferisce sopportare pur di non perdere la donna narcisista, che spesso ha anche delle enormi qualità in termini di intelligenza e che quindi si pone nel rapporto come il punto fermo, la colonna su cui appoggiarsi.
  • Infanzie con genitori tirannici, “i bambini perenni”: i narcisisti hanno spesso avuto genitori tirannici e ricercano inconsciamente nel partner un’opportunità di riscatto, proprio perché il rapporto con questo genitore non è stato elaborato. In genere la vittima è ferma nel ruolo di “bambino triste solo e arrabbiato”, mentre il carnefice si è identificato con il genitore tirannico ed è costante nel ruolo di “genitore punitivo”. Anche in questo ultimo caso, il rapporto patologico con il genitore tirannico non viene elaborato, semplicemente perché viene rimesso in atto il panorama infantile (coazione a ripetere). I due amati si comportano a turno come il genitore “cattivo” da combattere e sconfiggere oppure come il bambino arrabbiato verso il genitore.

Se pensi di essere vittima di una relazione narcisistica, non sai come uscirne o come gestire la situazione, scrivi a psicologiacoppia@gmail.com per prenotare una consulenza.

 

L’Uomo Narcisista

L’Uomo Narcisista

I tratti tipici del narcisismo secondo il DSM (manuale diagnostico sui disturbi mentali) sono la mancanza di empatia (incapacità di mettersi nei panni dell’altro e riconoscerne emozioni, bisogni e/o sentimenti) e la grandiosità (ricerca di successo, attenzioni, di una condizione di prestigio, superiorità economica, culturale, intellettiva, di fama..etc..).

I narcisisti sono uomini intelligenti, brillanti, capaci, dotati di fascino e carisma, ma anche egoisti, infantili, testardi, umorali, arroganti, egocentrici, capricciosi e volitivi; si sentono superiori agli altri, si comportano come se tutto gli fosse dovuto e desiderano, più o meno apertamente, di essere ammirati e adorati da un pubblico di idolatranti fan.

Questi aspetti di grandiosità possono essere visibili (narcisista overt/estroverso/aggressivo) oppure celati e in ombra dietro la facciata di un uomo malinconico, remissivo, mite, cauto, che in realtà è un invidioso, un insicuro, un pavido e un arrogante (narcisista covert/introverso/passivo-aggressivo).

il narcisista

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