NARCISISMO E MATRIMONIO COME SI COMPORTA UN NARCISISTA IN UNA RELAZIONE STABILE?

NARCISISMO E MATRIMONIO

COME SI COMPORTA UN NARCISISTA IN UNA RELAZIONE STABILE?

I narcisisti generalmente non s’impegnano, non vogliono accedere ad una dimensione personalità adulta e genitoriale della personalità, vivono come eterni peter pan, hanno paura di impegnarsi, idealizzano i partner, temono l’intimità e poi – dopo aver abusato psicologicamente ed emotivamente delle loro vittime – fuggono senza rimorsi o ripensamenti verso la loro prossima avventura.

Eppure ritroviamo spesso i narcisisti in coppie stabili anche se conflittuali, perché?

I narcisisti hanno una visione pessima del matrimonio, perché non considerano il matrimonio come un rito trasformativo, che sancisce un unione affettiva sul piano formale, ma solo un mero obbligo formale, a limite un investimento economico e materiale, che riguarda più la sicurezza e la stabilità che l’amore e la passione.

I narcisisti, non tollerano di doversi “legare” a qualcuno per tutta la vita, per questo se si sposano, lo fanno in genere solo per motivi differenti dall’emergere di un desiderio spontaneo: accontentare un parente, cedere alle pressioni del partner, conformarsi e guadagnare prestigio e approvazione sociale (avrò anche io una “moglie”, “marito” così come tutti i miei amici).

Il narcisista in realtà preferirebbe convivere, non avere impegni duraturi e spesso non vuole figli, perché questi – interferirebbero con la loro individualità o i loro progetti di realizzazione personale.

Se hanno figli, questi debbono “ripagarli dei loro sacrifici”, soddisfare le aspettative irrealistiche di realizzazione o sogni disattesi e di sovente sono controllati in modo freddo e distaccato, vivendo in un mondo fatato, ma privo di amore.

In tal senso, anche un partner può essere percepito come un ostacolo alla propria realizzazione personale, ecco perché i narcisisti preferiscono stare sempre con un piede fuori dal legame, i legami li spaventano, così come l’intimità; se si impegnano, si aspettano che il partner rispetti la loro individualità, non mini la loro autonomia e sposi con lui/lei anche i suoi progetti e/o ideali progetti; per questo i narcisisti tendono ad essere svalutanti verso qualsiasi forma di coinvolgimento emotivo, ma anche possessivi e controllanti, rifiutando nel contempo qualsiasi forma di reale condivisione con l’altro.

 

CON CHI SI SPOSA UN NARCISO? QUALE PARTNER SCEGLIE PER UNA RELAZIONE STABILE

In genere il narcisista sceglie un partner altrettanto narcisista, ma che chiameremo “complementare” o “ inverso”, qualcuno che lo idealizzi, lo ammiri, che gli lasci assumere il controllo della relazione e che quindi non intralci la sua realizzazione personale.

Il narcisista grandioso ricerca ammiratori, sudditi e discepoli, per questo è attratto (e attrae) persone che percepisce (o si percepiscono) come “inferiori” a lui/lei per status sociale, età, o condizione di disagio fisico o psicologico e che per questo non offuscano la sua grandezza (reale o immaginaria) e gli permettono di avanzare nella vita verso i suoi obiettivi senza particolari sacrifici o intralci.

Dietro a molte crocerossine/crocerossini c’è spesso un narcisista grandioso, dietro a un passivo-aggressivo evitante o una personalità dipendente un narcisista inverso/complementare.

Il narcisista complementare, che inizialmente è quello/a più innamorato/a e grato all’altro per averlo/a degnato/a della sua presenza, in seguito soffrirà moltissimo, perché dopo aver rinunciato a realizzare sé stesso per innalzare l’altro partner, si sentirà profondamente deluso quando il narcisista grandioso non lo ripagherà affatto, anzi lo svaluterà o lo/la depriverà emotivamente, così preso com’è dalla regìa del suo film immaginario, in cui l’altro è solo un attore, una marionetta, e non un co-.regista.

Questi ruoli possono alternarsi in una coppia durante la vita.

Il narcisista complementare, a causa della sua scarsa autostima, non si rende conto di aver rinunciato a realizzare se stesso per fondersi con l’identità che il narcisista grandioso sogna per se stesso.

Ecco che si crea un grande equivoco.

Il narcisista grandioso, crede che – avendo trovato un partner inferiore a lui/lei non rischierà mai di perdere il suo Sé ideale e grandioso, di doversi coinvolgere o sacrificare in una relazione reale e potrà quindi controllare l’altro, mantenendo con lui/lei una relazione superficiale, di reciproca utilità in cui il partner è soddisfatto per il semplice fatto di stare con lui/lei.

Per questo il NG, ritiene che l’altro lo ammirerà e gli  sarà eternamente grato per avergli dato in prestito un’identità ideale; il NC dal canto suo, fondendosi simbioticamente con l’altro potrà difendersi dalla consapevolezza della sua invidia, delle sue fantasie di onnipotenza e i suoi complessi di inferiorità.

Con il tempo però, questo equivoco si trasforma in un conflitto di potere: il narcisista complementare – che ha rinunciato al suo sé per realizzare un sogno nel quale fotografa l’altro in un’immagine idealizzata e si appropria di fatto, dell’identità immaginaria del narcisista grandioso, si sentirà poco ripagato della sua rinuncia e in seguito alla carenza di riconoscimento, inizierà a svalutare il NG al fine di risollevare la sua carente autostima.

La parte drammatica della storia è che soffrono tremendamente entrambi: uno ha proiettato sull’altro un’immagine ideale e cerca di applicare questa immagine ideale al suo partner, non importa quanto l’altro si manifesti opposto a tale ideale. L’altro ha rinunciato a se stesso per prendere in prestito un’identità fittizia, nella quale presto si sentirà stretto e dalla quale vorrà liberarsi per trovare la sua vera identità.

Il NC è talmente attaccato alla sua visione idealistica del partner, che nessuna delusione, fatto reale o evidenza potrà dissuaderlo/a; lui/lei cerca una relazione assoluta totalizzante, ideale, mentre l’altro/a si accontenta di una relazione reale, mite, priva di poesia e alti ideali, superficiale e strumentale.

Una pacifica convivenza.

Entrambi di base, hanno una visione idealizzata, fusionale della coppia e hanno paura che avvicinandosi troppo l’un l’altra, in una vera intimità, potrebbero soffrire, essere traditi, scoprire le proprie fragilità e restare delusi, per questo attaccano l’altro prima che possa farlo l’altro e preferiscono controllare l’altro e spingerlo ad incarnare il quadretto ideale, che sentono essere degno di approvazione sociale indiscussa.

Alla lunga i due sprofondano in una reciproca co-dipendenza sado-masochistica, con gravi crisi drammatiche, in cui uno mette l’altro di fronte alle sue mancanze nel rapporto, lo giudica, lo incolpa e lo mette di fronte alla sua freddezza, alla sua superficialità e l’altro si sentirà invaso e biasimato, difendendosi con attacchi passivo-aggressivi e ritirandosi nel mutismo più completo.

Sono frequenti gli attacchi indiretti, che spesso definiamo “violenza psicologica”: mancare un appuntamento importante, dimenticare compleanni, svalutare la dignità dell’altro in base al genere (gli uomini non servono a nulla, le donne sono tutte mediocri e sciocche), screditare il partner, le sue iniziative o le persone che frequenta, punire l’altro con silenzi o mancate risposte a quesiti diretti..etc..

La coppia è caratterizzata da frequenti battibecchi, rancori un odio sottile, provocazioni che mirano a screditare l’altro; sono frequenti le “separazioni in casa” per la crescita dei figli o per la convenienza materiale, in cui entrambi hanno un’altra vita, non necessariamente altri partner.

Il sesso è usato come arma: serve a riconquistare l’altro, a sfogare la rabbia oppure a punirlo/a con l’astinenza.

Per questo motivo, sono frequenti i tradimenti per rabbia, risentimento, puro libertinaggio o per risollevare l’autostima.

Un  segno importante è la continua necessità di vendicarsi apertamente o meno apertamente e la guerra aperta, finalizzata a distruggere l’altro, soprattutto se si viene lasciati.

I più fortunati, invece, negli anni, riescono a costruire un rapporto di leale amicizia, di conoscenza delle reciproche trappole e a lavorare sulla propria autostima e sull’autonomia affettiva.

Al di là degli ideali d’amore, non per tutti l’intimità è una dimensione praticabile e la disillusione rispetto ai quadri romantici di amore perfetto, è una strada perseguibile per strutturare un rapporto più concreto di reciproco adattamento.

Se pensi di essere in una relazione narcisistica e vuoi migliorare le condizioni in cui sei oppure distaccarti definitivamente ma non hai il coraggio

Chiamaci

339 8873385

Amore a prima “svista”: la trappola dell’istrione: come riconoscere se la/il tua/tuo partner ha un disturbo istrionico di personalità.

Amore a prima “svista”: la trappola dell’istrione: come riconoscere se la/il tua/tuo partner ha un disturbo istrionico di personalità.

Gli istrionici sono facilmente riconoscibili: amano stare al centro dell’attenzione, sono seduttivi, amabili e manifestano un’intensa emotività accompagnata da una marcata tendenza alla drammatizzazione.

Gli/le istrioni/istrioniche sono persone attratte dalle novità, di sovente esibizioniste, curiose, estroverse, altamente suggestionabili e volitive; sono caratterizzati/e da una spiccata sensibilità e la tendenza a somatizzare le tensioni emotive.

 

La diagnosi di DIP è più frequente nella donna, ma ciò potrebbe dipendere dai condizionamenti socio-culturali del terapeuta e la difficoltà del clinico nel riconoscere questi tratti nell’uomo, soprattutto perché i tratti di personalità istrionico, border e narcisista si sovrappongono o si differenziano in modo sottile.

E’ inoltre molto difficile distinguere un disturbo e/o i tratti di personalità dal livello di funzionamento e di adattamento del soggetto al suo ambiente.

Ci sono quindi istrionici adeguatamente adattati ed altri con un livello di funzionamento più basso, con capacità empatiche e di mentalizzazione più deficitarie, che accomuneremmo ad un quadro narcisista e/o ad altri stili di personalità con un marcato quadro di instabilità affettiva, come ad esempio nelle personalità borderline.

Una caratteristica che accomuna gli istrionici, i border e i narcisisti è l’insopportazione per il rifiuto, la paura dell’abbandono e i frequenti accessi di ira.

La rabbia di un istrionico, tuttavia, è diversa da quella del narciso o del border; è una rabbia che risale a una ferita di “invisibilità” e di vuoto affettivo infantile.

L’istrionico è stato un bambino a cui nessuno ha mai dato le cure e le attenzioni che meritava, che è cresciuto in un ambiente familiare caotico, dove c’è un genitore a sua volta istrionico o narcisista, che non ha avuto abbastanza tempo, abbastanza pazienza, abbastanza amore e che non è stato considerato a meno che non stesse male, non si comportasse male, non facesse qualcosa di sensazionale per essere notato.

L’istrionico si sente indegno e immeritevole di amore, ha paura di restare solo, di soccombere alla vita perché non ha sviluppato un attaccamento sicuro durante l’infanzia.

Gli istrionici, come gli ossessivi e i border, crescono spesso in famiglie caotiche, disorganizzate, semplicemente varia il livello di disorganizzazione e le difese che l’individuo mette in atto.

“L’istrionico cerca di dipingere tutto di rosa, di poesia, non ha una percezione realistica della sua vita familiare e ricerca una simbiosi affettiva idealizzata, l’ossessivo si chiude in un mondo interiore dove ricerca l’ordine necessario per evolversi e sopravvivere, mentre il border resta incastrato sul confine tra questi due estremi”. Dott.ssa Silvia Michelini

Come ogni bambino trascurato o abusato, ha ricevuto molto sul piano materiale, ma pochissimo a livello affettivo e per questo è un insaziabile affamato di amore e attenzioni.

L’istrionico/a impara molto presto come manipolare la realtà per restare al centro dell’attenzione; si esibisce, si comporta come intuisce che gli altri vogliano per essere amato, apprezzato e riconosciuto.

In alcuni casi, si tratta di persone che celano traumi o sofferenze importanti, che hanno subìto abusi psicologici e/o fisici in infanzia e che di conseguenza – sentono di esistere solo nella misura in cui l’altro li riconosce e li apprezza.

Nei casi di abuso più gravi, soffrono di una grave dissociazione sul piano di realtà, perché questa difesa è necessaria alla sopravvivenza psichica.

Gli istrionici non hanno sviluppato un’identità propria e per una forma di inconscia rivendicazione di un diritto di amore negato, imparano presto come si manipolano gli altri per soddisfare le proprie esigenze e per non trovarsi più isolati, emarginati e sfruttati.

Oggi non sono più quei bambini invisibili e abusati, possono essere i registi della loro vita e voi siete spesso gli attori scritturati per recitare la parte di quello che “sarebbe dovuto essere” o “dovrebbe essere” nei più alti ideali d’amore.

A livello temperamentale gli istrionici sono sensibili e impulsivi, alla continua ricerca di gratificazioni, novità e stimoli esterni.

In tal senso sarebbe interessante approfondire la differenza tra carattere isterico/isteria e istrionismo.

https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/isteria/453-isteria-personalita-isterica-o-istrionica.html

Gli istrionici hanno una vita affettiva instabile (cambiano molti partner) o conflittuale (si lamentano del partner che hanno incolpandolo per ogni loro male) e per questo motivo – non di rado – l’istrionico stringe nel corso della vita molte relazioni conflittuali o abusanti, che si interrompono bruscamente per lasciare spazio alla seguente “preda”.

Utilizzo il termine “preda” perché chi ha avuto una relazione con un/una istrione/istrionica sa bene che la sensazione interiore è quella di essere controllati, di non potersi fidare e di essere “in trappola”.

L’obiettivo inconscio con cui l’istrione/istrionica entra nella relazione è trovare un genitore ideale che lo/la riempia di attenzioni, lo/la riconosca, lo/la premi per il suo valore e per questo può ingannare facilmente l’altro ponendosi nella relazione come l’elemento salvifico, accuditivo (saggio, esperto) oppure “liberatorio”, espressivo, soprattutto dal punto di vista sessuale.

L’amore immenso dell’istrionico ti avvolge, ti cambia, ti trasforma, ti aiuta a crescere, ma non è mai gratuito.

Sei fortunato ad avere incontrato me, perché io posso insegnarti molte cose che non sai, ti indicherò la strada giusta per evolvere, posso farti toccare il cielo con un dito,  io ti darò tutto quello che tu vuoi, ma tu mi adorerai per sempre e mi metterai al centro dell’attenzione, essendomi eternamente riconoscente”.

Non è raro incontrare insegnanti, maestri spirituali, professori, politici, psicoterapeuti con questo stile di personalità.

Il problema è che queste persone – al contrario di quello che appare – hanno una scarsa capacità empatica, sono insicure e non riescono a tollerare una relazione affettiva stabile;  il raggiungimento di una vera intimità con il partner è percepito come pericoloso perché l’altro potrebbe accorgersi delle fragilità che egli/ella cela dietro l’apparente corazza della persona sicura, carismatica, empatica e di successo.

Le personalità istrioniche tendono ad essere anche provocatorie, esibizioniste e a ricercare attenzioni attraverso la manipolazione degli altri.

Per questo, vengono spesso allontanati dai contesti lavorativi (dipende dalla gravità) e da partner o amici esausti dalle loro esagerazioni e lamentele, perché quando il sipario scende e l’istrionico deve mettersi da una parte per favorire l’altro o accettare una situazione che richiede di rimandare o sacrificare l’immediata soddisfazione di un suo bisogno, si arrabbia e mette in scena la sua punizione estrema; spesso aggredisce gli altri verbalmente o fisicamente, lo/la ricatta affettivamente, si deprime, minaccia il suicidio, spinge sui sensi di colpa dell’altro..etc…

Nella relazione di coppia, queste caratteristiche tendono a far sentire l’altro “il genitore stanco di un/una bambino/a capriccioso e incontentabile”, ma anche dubbioso e insicuro riguardo l’autenticità del partner.

Le continue richieste di attenzione e di cura che l’istrionico avanza quando sente di non essere adeguatamente accudito o amato, la drammatizzazione, la teatralità estrema sono percepite dal partner come pressanti, incessanti e pericolose – soprattutto se questo ha uno stile di personalità ossessivo/evitante o narcisistico/border.

Per quanto riguarda gli “incastri di coppia”, secondo Kaslow (Handbook of relational diagnosis and dysfunctional family patterns – 1996) gli istrionici e gli ossessivi con tratti narcisistici e/o o border si attraggono.

Gli istrionici trovano nell’ossessivo la sicurezza e la stabilità materiale ed affettiva, che non hanno avuto in infanzia, mentre l’ossessivo ricerca inconsciamente stimoli che possano aiutarlo a sbloccarsi e resterà probabilmente affascinato dalle cure e le attenzioni che l’istrionico/istrionica gli riserva, ma anche dalla sua capacità di esprimersi, divertirsi, lasciarsi andare e prendersi quello che vuole senza chiedere il permesso.

Come in tutti gli incastri di coppia tra i vari stili di personalità, troviamo due persone complementari che si uniscono con la speranza che insieme possano sentirsi completi e tornare a quell’illusione simbiotica di perfezione madre/figlio.

“A me manca questa parte e a te quell’altra, se io colmo le tue carenze, tu puoi colmare le mie e insieme saremo completi e felici”.

Il problema è che questo iniziale idillio termina quando le reciproche maschere cadono ed emergono gli aspetti di ombra.

L’ossessivo una volta entrato in una relazione stabile si ritira nel suo Io e verrà percepito dall’istrionico/a come un peso, un limite alla sua espressività, perché eccessivamente severo, distaccato, rigoroso e centrato su se stesso.

La calma, l’introversione e il temperamento metodico mite e flemmatico dell’ossessivo saranno percepiti come viltà, codardia, mentre l’esuberanza istrionica sarà percepita dall’ossessivo come volgare esagerazione, frivolezza e superficialità.

L’ossessivo inoltre,  non esprime i suoi sentimenti, non ama viverli e condividerli con gli altri, mentre l’istrionico vorrebbe più affetto, più slanci e per questo motivo cerca di mettersi sempre più in mostra, di provocarlo per ottenere maggiori attenzioni.

La situazione si aggrava ulteriormente, quando l’istrionico inizia a protestare, perché l’ossessivo è noioso, non le/gli presta le adeguate attenzioni, la/lo trascura, inizierà a temere l’abbandono e quindi a minacciare e svalutare il partner, che dal suo canto, reagirà provando estrema rabbia, frustrazione che non riuscirà ad esprimere, se non attraverso modalità passivo-aggressive di ritiro ed evitamento che rinforzeranno il circolo vizioso sado-masochistico.

Se pensi che il tuo/la tua partner sia istrionico/a, contattami, ti aiuterò a trovare con lui/lei un giusto equilibrio, ove possibile, o a fare chiarezza sui tuoi schemi di relazione e sui potenziali partner disfunzionali che attrai, per evitare che riaccada.

chiama 3398873385

NARCISISMO PATOLOGICO, TRAPPOLE E RELAZIONI ABUSANTI: USCIRE DALLA PAURA E TROVARE IL CORAGGIO DI RIBELLARSI E DIRE DI NO.

NARCISISMO PATOLOGICO, TRAPPOLE E RELAZIONI ABUSANTI:

USCIRE DALLA PAURA E TROVARE IL CORAGGIO DI RIBELLARSI E DIRE DI NO.

Perché si diventa “Narcisisti”? – o meglio – perché si sviluppano personalità affettivamente immature, che per facilità di comprensione raggruppiamo sotto la definizione generale di Narcisisti?

Quali schemi di funzionamento ci sono alla base del loro vissuto e perché noi cadiamo in queste trappole?

Quali sono i nostri schemi di relazione? Ma soprattutto quali schemi attiva in te un narcisista patologico?

Siamo tutti così sciocchi, masochisti o ciechi da non accorgerci che qualcuno sta abusando emotivamente e qualche volta anche economicamente – di noi?

Ognuno di noi nasce con un temperamento e anche se i bisogni umani sono universali, gli individui possano differire tra loro per l’intensità di un particolare bisogno: alcuni, ad esempio, possono avere un forte bisogno di libertà ed espressione creativa, altri di cure o attenzioni.

I bisogni emotivi sono i più importanti perché ci permettono di sviluppare sicurezza e stabilità, qualità indispensabili per non sentirsi impotenti e vulnerabili nel fronteggiare stress e frustrazioni in età adulta.

Secondo lo Schema Therapy, il benessere psicologico deriva dall’abilità di soddisfare i propri bisogni in modo adattivo.

Se i bisogni di un bambino non sono soddisfatti in modo adeguato si sviluppano in età adulta degli schemi maladattivi (SMP).

Questi schemi restano invariati, anche se sono fonte di estrema sofferenza (Freud parlava di coazione a ripetere).

Ciò accade perché il nostro cervello è PIGRO e segue un principio di conoscenza e familiarità; ecco perché cadiamo sempre nelle stesse trappole, siamo attratti da persone o situazioni che invece di darci oggi la felicità che non abbiamo avuto in passato, rafforzano quello schema di partenza o che ne rappresentano il suo complementare. In ogni caso è lo schema a dominarci ed esserne consapevoli, ci aiuta a diventare adulti capaci di mettere dei confini e di soddisfare in modo più adattivo i nostri bisogni, evitando le situazioni che già ci hanno generato sofferenza e che sono inadeguate e pericolose per il nostro sviluppo psico-affettivo.

Jeffrey Young afferma: “un tema o un aspetto generale e pervasivo: comprende ricordi, emozioni e cognizioni. É relativo a sé e alle proprie relazioni con gli altri. Insorge durante l’infanzia o l’adolescenza e viene elaborato nel corso della vita”.

Ecco quindi gli schemi di relazione inconsci ed antichi, che i narcisisti attivano maggiormente in noi, sui quali si appoggiano- probabilmente anche perché da bambini, abbiamo avuto a che fare con un genitore narcisista patologico

FONTE DESCRIZIONE SCHEMI: Istituto Beck http://www.istitutobeck.com/schema-therapy-roma

SFIDUCIA/ABUSO: Questo schema si riferisce all’aspettativa che gli altri intenzionalmente facciano del male, imbroglino o cerchino di approfittarsi di noi per trarre vantaggi. I pazienti con questo schema verosimilmente durante l’infanzia sono stati vittime di abusi o erano trattati ingiustamente dai genitori, fratelli o coetanei.

DEPRIVAZIONE EMOTIVA: Questo schema si riferisce alla credenza che i propri bisogni emotivi primari (bisogni di affetto, di vicinanza, di amore, di accudimento, di essere ascoltati e capiti, di essere consigliati, indirizzati e guidati) non saranno mai soddisfatti dagli altri. Generalmente questo schema si sviluppa in bambini i cui genitori sono freddi o lontani o noncuranti dei bisogni sopra descritti.

SOTTOMISSIONE: Questo schema si riferisce alla credenza di doversi piegare al controllo altrui per evitare conseguenze negative. Spesso questi pazienti temono che, se non si sottomettono, gli altri si arrabbieranno o li rifiuteranno. Durante l’infanzia era generalmente presente un genitore ipercontrollante.

INADEGUATEZZA/VERGOGNA: Questo schema si riferisce alla credenza di essere sbagliati internamente, tanto che se gli altri si avvicinassero se ne renderebbero conto e si allontanerebbero immediatamente. Questa sensazione di essere imperfetti e inadeguati spesso porta a un forte senso di vergogna. In genere questo schema si sviluppa in bambini i cui genitori sono stati molto critici e che li hanno fatti sentire indegni di amore.

STANDARD SEVERI: Questo schema si riferisce alla convinzione che qualunque cosa venga fatta non è mai abbastanza, che ci si debba sempre impegnare di più. Di solito i genitori di questi pazienti non erano mai soddisfatti e offrivano ai loro figli un amore condizionato e subordinato al successo, a scuola o nello sport.

AUTOSACRIFICIO: Questo schema si riferisce al sacrificio eccessivo dei propri bisogni per aiutare gli altri. Quando questi pazienti prestano attenzione alle loro esigenze, spesso si sentono in colpa. Durante l’infanzia le persone con questo schema si sono sentite responsabili del benessere di uno o entrambi i genitori.

DIPENDENZA: Questo schema si riferisce alla credenza di non essere in grado di gestire con competenza e indipendenza le responsabilità quotidiane. Persone con questo schema si appoggiano spesso in modo eccessivo agli altri per prendere decisioni o intraprendere nuove attività. In genere i genitori di questi pazienti non hanno incoraggiato i loro bambini a essere indipendenti e a sviluppare fiducia nella capacità di prendersi cura di se stessi.

ABBANDONO: Questo schema si riferisce all’aspettativa che presto si perderà qualcuno a cui si era legati emotivamente. La persona ritiene che, in un modo o in un altro, i rapporti stretti finiranno. Questo schema si sviluppa generalmente in bambini che hanno vissuto il divorzio o la morte dei genitori oppure sono stati lasciati da soli per lunghi periodi, ad esempio a causa di una malattia della madre.

I narcisisti hanno spesso gli stessi schemi ma a questi uniscono:

 PRETESE/GRANDIOSITÀ. Questo schema si riferisce alla convinzione di poter fare, dire o avere tutto quello che si vuole indipendentemente dalle conseguenze per sé e gli altri. Lo sviluppo di questo schema è favorito da genitori che trattano troppo bene i propri figli e che non fissano limiti su ciò che è socialmente appropriato e ciò che è inadeguato.

AUTOCONTROLLO O AUTODISCIPLINA INSUFFICIENTI. Questo schema si riferisce all’incapacità di tollerare qualsiasi frustrazione nel raggiungere i propri obiettivi, oppure all’incapacità di trattenere impulsi o sensazioni. La predisposizione a questo schema è favorita da genitori che non hanno modellato l’autocontrollo o che non hanno insegnato la disciplina ai loro figli.

INIBIZIONE EMOTIVA. Questo schema si riferisce alla credenza che si debbano sopprimere le emozioni e gli impulsi spontanei, soprattutto la rabbia, perché qualsiasi espressione di sentimenti può danneggiare gli altri o portare alla perdita di autostima, all’imbarazzo o all’abbandono. Questi pazienti appaiono tesi e privi di spontaneità. Tale schema è spesso favorito da genitori che, direttamente o indirettamente, scoraggiano l’espressione dei sentimenti.

PUNIZIONE. Questo schema si riferisce alla convinzione che le persone meritano di essere punite duramente per gli errori commessi. Le persone con questo schema sono ipercritiche e spietate nei confronti di se stesse e degli altri. Durante l’infanzia almeno un genitore aveva uno stile punitivo nel controllare il comportamento.

E TU COSA FAI?

Per cambiare, frenare un narcisista e disarmarlo occorre essere consapevoli dei propri schemi di funzionamento ed assumersi la responsabilità di capire che TU SEI PARTE DEL CONFLITTO.

Ribellarsi significa iniziare ad INTERCETTARE GLI SCHEMI DI FUNZIONAMENTO DELLA DIADE RELAZIONALE CON IL NARCISISTA E BLOCCARLO NEL MOMENTO IN CUI LUI/LEI CERCA DI ATTIVARLI.

Le strategie con cui li attiva sono di sovente quelle in cui ritroviamo SVALUTAZIONE, RICATTO AFFETTIVO, VITTIMISMO ALTERNATO AD AGGRESSIVITA’, SARCASMO, POLEMICHE, CAPRICCI, RISENTIMENTI NEGAZIONE DEL VISSUTO EMOTIVO DELL’ALTRO, COLPEVOLIZZAZIONI.

Quindi intanto occorre resistere alla tentazione di DIRE LA NOSTRA, “COSI’ GLIELA FAREMO VEDERE”! Perché il narcisista si diverte sadicamente a DESCRIVERVI COME NON SIETE, affinché voi siate più impegnati a fargli capire che non è vero e che quindi siete meritevoli di amore e siete nel giusto, piuttosto che a vivere la vostra vita e ad accorgervi quindi delle REALI MANCANZE CHE LUI/LEI HA verso di voi.

Tra l’altro gli attacchi psichici (SCUSE PER POLEMIZZARE E LITIGARE DIMOSTRANDO CHE VOI SIETE INADEGUATI E SBAGLIATI/MANCHEVOLI VERSO LUI-LEI) vi tolgono moltissima energia, impedendovi di essere strategici nel segnare i vostri confini.

Generalmente

  • VI ARRABBIATE, MA POI CEDETE O EVITATE PER NON AVERE CONFLITTI.
  • 2 VI SENTITE IN COLPA
  • VI SPAVENTATE PERCHE’ PENSATE POSSA TOGLIERVI IL SOSTEGNO ECONOMICO/EMOTIVO DI CUI NECESSITATE
  • LO/LA GIUSTIFICATE PERCHE’ NON LO HA FATTO APPOSTA
  • SIETE PRIGRI/E E/O IDEALISTI E PIUTTOSTO CHE AFFRONTARE UN CAMBIAMENTO E LA REALTA’, SOPPORTATE E VI RIPOSIZIONATE SU UNA VISIONE IDEALISTICA DELLA COPPIA (GENITORIALE-MATRIMONIALE-FIGLIO/GENITORE), NEGANDO LA REALTA’ OGGETTIVA.

Per iniziare a cambiare provate a dire

  • NON E’ COLPA MIA
  • AMARE X/Y NON IMPLICA CHE IO DEBBA FARMI TRATTARE MALE
  • NON DEVO VERGOGNARMI PER LE MIE ESIGENZE/DESIDERI O INSICUREZZE, MA E’ LUI/LEI CHE NON SA ACCOGLIERLE, CHE E’ INADEGUATO E PROIETTA SUGLI ALTRI LA SUA INETTITUDINE EMOTIVA
  • NON MI SERVE QUELLO CHE MI DAI, SE NON E’ GRATUITO, POSSO FARCELA DA SOLO/A, PER CUI SE MI RICATTI IO DIRO’ NO, ASSUMENDOMI LE RESPONSABILITA’ DEI MIEI DESIDERI ED ESIGENZE, SENZA CHE DEBBA PRETENDERE CHE TU LO CAPISCA DA SOLO/A: LA LIBERTA’ VALE MOLTO PIU’ DI QUELLO CHE TU MI DAI
  • E’ IL NP AD ESSERE IL VERO DEBOLE, PERCHE’ HA BISOGNO DI ME PER SPECCHIARSI, SE NON HA UNO SPECCHIO NON SI ATTIVERA’ LA DINAMICA
  • RESTA NEL QUI ED ORA SENZA FANTASTICARE
  • PRENDI I MOMENTI DI CALMA COME UNA FASE MOMENTANEA E NON “STAVOLTA HA CAPITO”
  • PRENDIDI PIU’ SPAZI PER TE CON PERSONE CHE TI FANNO STARE BENE
  • RICORDATI CHE VIVI IN UNO STATO DI PERENNE ATTACCO-FUGA (RABBIA, PAURA) E CHE QUINDI IL TUO CERVELLO E’ ATTIVATO, IPERVIGILE, MA ANCHE STANCO – RIPOSATI E RICARICATI COME PUOI.
  • RIVOLGITI A UN TERAPEUTA FIDATO ED ESPERTO PER UNA TERAPIA INDIVIDUALE, DI COPPIA, FAMILIARE A SECONDA DI QUALE AREA IL NP OCCUPA NELLA TUA VITA E IN BASE ALLA SUA DISPONIBILITA’ DI GUARIRE.

Se sei interessato/a ad intraprendere un percorso con me

Contattami al 339/8873385 psicologiacoppia@gmail.com

NARCISISTI PATOLOGICI E TERRORISMO EMOTIVO: LA GABBIA DORATA DEL DIPENDENTE AFFETTIVO

I narcisisti patologici possono essere paragonati a dei terroristi psicologici; queste persone sono molto abili a piazzare delle bombe emotive lungo il percorso della relazione con l’obiettivo di mantenere l’assoluto controllo sulla vittima.

Questi comportamenti sono inconsci, inconsapevoli e alla base di essi, ci sono schemi di relazione ed affettivi (copioni) spesso simili e facilmente riconoscibili.

Gli schemi affettivi/di relazione/familiari da cui proviene un narcisista patologico e che ne determinano il comportamento “terroristico” sono spesso quelli del cosiddetto CONTROLLO SENZA AMORE ne sono due esempi quella della coppia di fatto e dei genitori narcisisti con alte aspettative sui figli.

Continua a leggere →

AMORE, ALESSITIMIA E SORDITA’ EMOTIVA NEI DISTURBI DI PERSONALITA’ E NELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

AMORE, ALESSITIMIA E SORDITA’ EMOTIVA NEI DISTURBI DI PERSONALITA’  E NELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

Dott.ssa Silvia Michelini

”..Un dipendente affettivo non è sempre una persona altruista, mite, insicura e fragile – che si affeziona facilmente – ma può essere tutt’altro: una persona internamente distaccata, fredda, evitante, ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante bilico tra la ricerca di vicinanza e l’istinto di evitare l’altro, desideroso/a di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà per incontrare e dipendere da partner che lo/la compensano e che di base sono come loro, ma indossano una maschera differente…”.
D.ssa Silvia Michelini

Cosa si intende per ALESSITIMIA, chi è un/una ALESSITIMICO?

Un alessitimico è una persona che non è in contatto con i propri stati emotivi.

Non sa riconoscere le proprie emozioni e quando le riconosce, le esprime in modo molto limitato e confuso, per questo motivo è spesso un individuo solitario, che vuole evitare i conflitti e le relazioni affettive e sociali in genere.

Queste persone manifestano un certo distacco anche in psicoterapia, si impegnano poco, non vogliono approfondire certe tematiche, perché hanno scarse/ridotte capacità di insight (guardarsi dentro) e di mentalizzazione.

Si tratta di quelle persone che definiremmo “chiuse”, “strane” ,“schive”, che reagiscono in modo impulsivo agli stimoli esterni, perché non sono in grado di mentalizzare i loro processi interni (percezione dei propri processi emozionali).

L’alessitimico/a è una persona rigida, anche nella postura e nelle espressioni facciali, una persona disinteressata, che non nutre aspettative verso il mondo esterno non si aspetta che mondo esterno non ne abbia nei suoi confronti. Vanheule et al.(2007).

Alcuni studi recenti, inoltre, hanno dimostrato che questa caratteristica non è solo l’espressione di un disagio clinico (un sintomo), ma un tratto ben distinto, associato a vari tipi di personalità, soprattutto quelle che hanno a che fare con la disregolazione emotiva. (Luminet et al., 2001). Fonte autori: http://www.stateofmind.it/2015/10/alessitimia-psicopatologia-adulti/

Il caos emotivo interno è una caratteristica molto evidente in questi soggetti che all’apparenza sembrano persone ben adattate, intelligenti, abili nel contesto lavorativo, ma scarsamente efficaci in quello affettivo/interpersonale.

L’alessitimico cela un insieme di stati interni aggrovigliati confusi, non “sente” nulla e spesso, per sentire qualcosa ricerca delle esperienze estreme (droga, alcool.. sport estremi, sesso).

E’possibile riscontrare il tratto alessitimico in molte personalità da leader, considerate vincenti o estreme (campioni sportivi, viaggiatori, eremiti, …..) associate a tratti narcisistici, ossessivi, schizoidi,o istrionici che tuttavia vivono in costante evitamento e dissociazione interna.

Queste persone sono molto infelici e spesso non sanno neanche descrivere come si sentono…

..”sono come musicisti sordi alla ricerca della nota perfetta per iniziare a suonare la melodia della loro vita, ma che al primo tentativo di emetterla restano bloccati in un fermo immagine perenne, perché al loro interno vi è solo un silenzioso caos”. Dott.ssa Silvia Michelini.

Per questo motivo un alessitimico/a è una persona che ci confonde e si confonde con frequenti esplosioni emotive, in costante bilico tra evitamento e ricerca della vicinanza dell’altro per provare emozioni.

Un alessitimico/a sembra molto partecipe alle relazioni sociali, ma di fatto ha solo imparato la sua parte. Sa che è giusto dire MI DISPIACE, ma non prova nulla o meglio NON SI PERMETTE DI PROVARLO CONSCIAMENTE.

Per questo l’alessitimia è una caratteristica tipica delle personalità ossessive in amore e degli stati dissociativi, che si manifestano soprattutto attraverso sintomi somatoformi. (Freud li avrebbe chiamati disturbi di conversione nelle personalità isteriche).

In poche parole una persona alessitimica non può/vuole provare emozioni, per questo in presenza delle persone che gliene suscitano si sente spesso in difficoltà, vorrebbe scappare, ma allo stesso tempo cercare di vivere attraverso quella persona.

L’alessitimia è una caratteristica associata a vari tipi di temperamenti e personalità post-traumatiche, soprattutto come esito di educazioni repressive gravi traumi evolutivi (attaccamenti insicuri o disorganizzati, caos familiare, abusi intrafamiliari..).

Ecco quindi che molti ossessivi, schizoidi, narcisisti , border o istrionici, a differenza di quanto sembra in apparenza, non sono persone emotive, ma ANSIOSE.

Si tratta di caratteristiche dure da trattare, soprattutto in terapia, dato che la capacità di riconoscere e condividere le emozioni è alla base di qualsiasi relazione anche terapeutica, ma è possibile fare moltissimo attraverso trattamenti costanti nel tempo, che chiameremo di REPARENTING. (come rinascere e imparare tutto dall’inizio con un oggetto/genitore sostitutivo – il terapeuta).

Un dipendente affettivo, quindi, non è sempre una persona mite, insicura e fragile, emotiva (che si affeziona facilmente): spesso è una persona ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante ricerca di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà con tutta probabilità, per incontrare altre persone come lui/lei, che però indossano una maschera differente.

E’ come dire …. c’è chi si traveste da lupo e chi da pecora, ma entrambi nascondono lo stesso scheletro.

(Dr.ssa Silvia Michelini)

FIGLI VITTIME DI GENITORI NARCISISTI: conoscere il genitore narcisista e le conseguenze del narcisismo sui figli

Questo articolo è dedicato a TUTTE E VITTIME DI GENITORI AFFETTI DA NARCISISMO PATOLOGICO che ho incontrato lungo il mio cammino e che ho aiutato, a tutte quelle anime spezzate, quei cuori aridi, quei vuoti incolmabili , quei percorsi di sofferenza.. a tutti quei bambini abusati di ieri che sono adulti che oggi non si conoscono e fanno fatica ad AMARSI, a tutti coloro che si sono rinchiusi in un mondo di vetro, in cui ascoltare solo il silenzio, lontano dalle urla, lontano dal dolore, a tutte quelle persone che si sentono in colpa perchè ESISTONO o perchè SONO NATE, che non hanno mai conosciuto amore, che non sanno cosa sia e non sanno riconoscerlo e per questo ancora oggi, preda di manipolatori e sciacalli emotivi, a tutti coloro che si sentono sbagliati, inutili… e in particolare a

VALERIO.

Dr.ssa Silvia Michelini

Si parla spesso di narcisismo e di dinamiche relazionali tossiche nella relazione di coppia, ma spesso si dimentica di analizzare come queste dinamiche di relazione si ripercuotano sui figli.

Le dinamiche affettive e relazionali infatti, sono interiorizzate dai figli sotto forma di “copioni”, schemi di relazione, stili di attaccamento e si ripercuotono positivamente o negativamente sulla loro vita affettiva.

Ognuno di noi può facilmente rendersi conto di come certe paure, schemi di comportamento, sensazioni, emozioni “scattino in automatico” funzionino come una “coazione a ripetere” di copioni familiari già vissuti.

Non basta rendersi conto che quello che abbiamo vissuto in famiglia è sbagliato, ci ha fatto soffrire e non vogliamo riattuarlo per essere salvi; questi schemi sono inconsci, atavici e scattano in ogni situazione che riattiva quel pattern emotivo e di comportamento, soprattutto quando ci si trova ad incarnare il ruolo del marito/moglie o genitore e per questo identificarsi inconsciamente con il genitore abusante (sia da un punto di vista fisico o emotivo) è facile.

Continua a leggere →

La danza del narciso: Fasi della relazione con un Narcisista Patologico

Chi è riuscito ad uscire da una relazione con un/una narcisista patologico/a, conosce bene lo stato di confusione, misto a senso di colpa e vergogna che si prova dopo essere stati abbandonati o avere avuto la forza di separarsi e mettere fine a una storia controversa, conflittuale e dai toni terrificanti.

Ci si ritrova spesso a pensare e ripensare ossessivamente a cosa sia potuto accadere affinchè quella persona –  che prima ci aveva idealizzato e amato così tanto –  improvvisamente ci svaluta, ci abbandona e ci considera il fulcro di ogni sua sofferenza, qualcuno da lasciare e abbandonare, al fine di salvare se stesso/a, o meglio quel falso se, quella maschera che protegge il/la narcisista dalle sue fragilità interne.

Le storie di amore che vedono protagonisti un/una narcisista e un/una co-dipendente affettiva/o sembrano ricalcare un copione, per questo è possibile delineare una serie di fasi cicliche.

Continua a leggere →

Il sesso come danza

La sessualità è una danza sincronica alla base della quale c’è una condivisione di emozioni, la percezione di accessibilità dell’altro, la sensazione di sicurezza.
Se vi è evitamento, isolamento, paura, il sesso diviene fine a se stesso, consolatorio, “evitante le emozioni”.

“Il sesso è una conversazione in altri termini”.

Il sesso è  un dialogo emotivo sincronico.
Il sesso non può essere scisso dalla sensazione di trovarsi al sicuro.

La dottoressa Silvia Michelini sarà presente al convegno internazionale SESSUALITÀ E RELAZIONI, che si terrà a Roma il 22/23/24 aprile, grazie all’Istituto di Scienze Cognitive.

Il metodo Lei e Lui ideato dalla dottoressa Michelini si focalizza sullo stile di attaccamento (sicuro/insicuro-evitante/ambivalente) con l’obiettivo di sostenere i partner nella scoperta di una vera intimità, fatta di condivisione, sensazione di sicurezza e capacità di intercettare i segnali emotivi dell’altro, come in una danza sincronica di EMPATIA E AFFETTIVITÀ, contraria alla visione narcisistica della coppia incentrata solo sul sesso come consolazione conferma egoica e prova del proprio valore come donna/uomo.

Se anche tu sei stanco di litigare, sentirti solo all’interno della coppia, in un continuo paradosso di avvicinamenti ed allontanamenti. Se anche tu senti di indossare un’armatura.

ricorda che puoi ancora sentirti LIBERO/A E VIVO/A.

contattaci per richiedere una consulenza

3398873385 – psicologiacoppia@gmail.com
Continua a leggere →

Narcisismo al femminile: L’eterna bambina e il triangolo di coppia

Le donne di cui intendo parlare in questo articolo, sono quelle che con tutta probabilità sceglieranno un partner narcisista, perché a loro volta, sono dipendenti da una figura genitoriale con una personalità di stile narcisistico (padre o madre, spesso più una madre o a volte entrambi), che ha segnato pesantemente la loro infanzia e la loro autostima, costringendole all’eterna condanna di “dipendere” da qualcuno che la giudica, la svaluta, la esorta ad essere autonoma – soprattutto affettivamente – ma che di base ne nega in modo ambivalente l’autonomia stessa, costringendola – attraverso il giudizio e la svalutazione – ad aderire a codici morali, etici o di comportamento, finalizzati da un lato a non deludere questo genitore esigente e dall’altro a confermare al genitore in questione, che i suoi sacrifici, privazioni e frustrazioni individuali riguardo ai suoi genitori, non sono state un errore.

In poche parole si tratta di una catena infinita di ricatti affettivi, morali intrisi da una fortissima ambivalenza affettiva, che bloccano l’evoluzione psico-affettiva di un individuo

Un esempio molto calzante è quello delle donne maltrattate psicologicamente ( spesso anche fisicamente) dal partner, che si rifugiano nel genitore “alpha” nella speranza di conforto, appoggio e  consiglio. Inizialmente il genitore narcisista, che è in genere una persona apparentemente solida e disponibile, innalzerà la posizione del figlio/a, creando con lui/lei una forte alleanza che simbolicamente esprime la frase “io ti capisco, solo io posso veramente capirti e aiutarti”, ma dall’altra il genitore inizierà a inviare alla figlia, messaggi “paradossali” ovvero incoerenti: “beh però è sempre tuo marito, forse tu lo hai provocato…certo se tu ti comporti così…. Fai così, fai questo o quell’altro per far sì che lui faccia X o Y, …..Certo devi separarti, ma come farai coi soldi?, ci sono i bambini come pensi di fare..”? In altri casi, l’aiuto fornito è finalizzato a riprendere il controllo sul figlio o economico e affettivo e quindi non è privo di distorsioni o manipolazioni affettive, anche e ahimè spesso riguardanti al gestione dei figli, che questo tipo di donne, si trova a dover delegare per mancanza di tempo, energie, vitalità, per confusione o perché di base – è impegnatissima nella relazione disfunzionale con il partner.

Mother In Law — Image by © Illustration Works/Corbis

Ecco che il tentativo di ribellione, diventa un senso di colpa che rinforza il legame sia col genitore che con il partner, che a questo punto possiamo identificare come un narcisista di serie B, certamente un figlio altrettanto abusato dai genitori.

L’aspetto narcisistico che tuttavia intendo approfondire in questo articolo è la collusione tra un genitore narcisista (di tipo grandioso) – in genere la madre –  e una figlia che definiremo “eterna bambina”.

In questo matrimonio simbolico, la figlia femmina sceglie un uomo, si sposa o va a a convivere, mette al mondo dei figli, non tanto perché è consapevole delle scelte compiute e in seguito a una reale maturazione psicologica ed affettiva, ma per dimostrare al genitore alpha di essere diventata grande e quindi degna della sua stima, soprattutto perché, quasi certamente questa donna non farà nulla, che non è approvato prima dalla madre.

Sceglie in genere un uomo con le sue stesse caratteristiche, cioè che resta ancorato alla famiglia d’origine e mantiene con la madre un rapporto fusionale, in cui vi è una marcata assenza di confini.

L’incapacità di definire dei confini tra sé e l’altro è il nucleo della dispersione dell’identità individuale della donna e dello stallo della coppia a una condizione di perenne adolescenza.

Queste coppie sono – di fatto – relazioni a tre, nella quale l’uomo rappresenta simbolicamente una minaccia alla fusione tra la madre e la figlia.

Queste madri non amano veramente le figlie, non per cattiveria, ma perchè ne sono incapaci.

Per loro è più importante che la figlia, si attenga a quelle che sono le regole rigide del suo codice di pensiero, codice che conferma o valida la sua visione o esperienza negativa di vita: “se ho sofferto io, si vede che deve essere così per tutte e così sarà per te”.

“Il destino di ogni donna è soffrire”, “gli uomini sono tutti uguali”, “Una donna non si comporta così”.

Da un lato quindi sembra voler salvare la figlia, sostenendola nella ricerca di una sua soggettività, della libertà individuale, dall’altro però sembra non sopportare che la figlia possa avere una via d’uscita.

Via d’uscita che lei stessa non ha mai cercato.

Per l’uomo, sono Inutili i tentativi di “cacciare la suocera dal letto”, questa sarà sempre presente, perché la donna bambina, ha continuo bisogno di lei.

Non è autonoma nella gestione della vita familiare e soprattutto con i figli, che vengono spesso totalmente delegati alla nonna, quasi come fossero dei trofei da portarle in dono.

Questa deresponsabilizzazione è il nucleo su cui si mantiene l’assenza di autonomia, che negli anni, diviene profonda una dipendenza, difficile da spezzare, soprattutto se il partner/marito/compagno ha anche lui tratti narcisistici marcati.

In questo caso, la svalutazione è l’arma con cui queste donne feriscono il partner, incalzando con continue richieste di prestazioni e di attenzioni, affinché lui possa essere ritenuto degno della coppia.

Questo pattern relazionale, genera una dinamica affettiva disfunzionale che si basa sulla dipendenza affettiva dal genitore in primis e dal partner in seconda analisi.

Il partner/uomo narcisista potrebbe inizialmente sentirsi molto attratto da questo tipo di donna, perché sembra molto affabile, gestibile e in ogni caso di sani valori, essendo stata “conservata” a dovere dalla madre ai ripari da qualsiasi rischio di “maturazione” individuale.

Questo “sacrificio” narcisistico tuttavia, non è esente da costi per nessuno.

La rabbia, che la donna eterna bambina prova inconsciamente per essere stata privata della libertà individuale, per aver soppresso la sua vera identità o per aver evitato di formarsi una personalità, si riversa interamente sul partner, sotto forma di lamentele, astensione sessuale, conflitti, litigi, capricci, sui figli “che non fanno quello che lei ha fatto per la madre” o che pesano sulla sua fragile struttura psicologica ed affettiva, che osano avere una personalità autonoma e verso la madre sotto forma di anaffettività e svalutazione, quando questa invecchiando necessiterà della sua assistenza.

Se nella vostra coppia c’è una suocera di troppo, valutate se intraprendere un percorso di coppia, mirato a stabilire dei sani confini relazionali e un percorso individuale, mirato alla propria individuazione, ma soprattutto finalizzato a liberarci dagli schemi relazionali disfunzionali, basati sul senso di colpa, il ricatto, la sottomissione e l’autosacrificio estremo.

Se ti senti oppresso da qualcuno in famiglia, contattaci.

Ricordati che chi ti ama, non ti opprime, ma ti fa sentire, LIBERO.

Dr.ssa Silvia Michelini

Amore e Ossessività: Impossibilità di Amare l’altro nel DOC da relazione

Il tratto ossessivo (diverso dalla patologia ossessiva) è un tratto di personalità molto comune, soprattutto in Occidente: meticolosità, criticismo, autodeterminazione, indipendenza, ricerca della perfezione, controllo, autosacrificio… sono tutti aspetti della personalità che sono premiati dalla società e dalla cultura sin dai primi anni di vita di un bambino.

Verso i 2/3 anni il bambino vitale e gioioso, inizia a manifestare la sua volontà di imporsi sull’ambiente e di esercitare quindi la sua autonomia.

Questa volontà del bambino può trovarsi di fronte a un conflitto tra la ricerca di autodeterminazione e l’inibizione di quest’ultima, che passa attraverso la soppressione della spontaneità e dell’autonomia per mezzo di strategie educative basate sulla repressione, la svalutazione e la vergogna piuttosto che sul confronto e sul ragionevole e opportuno controllo dell’esuberanza del bambino.

Quante volte abbiamo visto al parco bambini che vengono continuamente redarguiti ad ogni passo che fanno “non ti sporcare!”, “ non ti sedere a terra”, “copriti” “non correre”.. ogni iniziativa autonoma, spontanea o giocosa del bambino viene repressa più che incentivata e gestita con autorevolezza.

Il genitore severo preferisce sopprimere un comportamento anziché condividerlo col bambino, insegandogli come fare in una data situazione che reputa poco opportuna.

La repressione e la svalutazione determinano un profondo senso di inadeguatezza, frustrazione, rabbia e vergogna nel bambino, minando la sua autostima “DA SOLO NON CE LA FACCIO”.

Continua a leggere →