Archivio mensile: maggio, 2012

Pulizie Domestiche? Per 6 Italiani Su 10 Causa Di Crisi Della Coppia

La coppia scoppia tra le pareti domestiche e la principale causa e’ la gestione delle fatidiche faccende di casa.

Ben sei italiani su dieci (63%) affermano infatti che la prima causa dei conflitti tra marito e moglie nasce proprio per la cura della casa.

E’ quanto emerge dallo studio promosso dall’osservatorio Spontex Home Loving Project, creato da Mapa Spontex Italia, uno dei colossi internazionali dei prodotti per la cura della casa e che ha commissionato uno studio quali-quantitativo attraverso 501 interviste telefoniche a uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni e il coinvolgimento di oltre 70 esperti tra psicologi, sociologi, avvocati matrimonialisti, mediatori familiari, architetti e responsabili di associazione di categoria.

Lei vuole avere tutto sotto controllo” (71%), ”vuole fare tutto in prima persona’‘ (66%), ”sembra l’unica e sola padrona di casa” (59%) affermano gli uomini. ”Lui non vuole fare nulla” (63%), ”non mi aiuta mai” (61%), ”vuole fare solo le cose che gli piacciono” (58%), affermano invece le donne. E anche quando decidono di farle insieme, sulle pulizie di casa non si trova mai il momento che va bene ad entrambi tra le ”lei” che vorrebbero farle solo la mattina e i ”lui” che preferirebbero altri orari.

Lamentele e controversie che pero’ adesso possono trovare una soluzione grazie all’Home Loving, tendenza/terapia che sta prendendo sempre piu’ piede in molte parti del mondo, soprattutto in Usa e Regno Unito, e che adesso arriva anche in Italia, che proprio attraverso le faccende di casa trova il modo di far aumentare il dialogo e la condivisione all’interno della coppia.

Per sette esperti su dieci le faccende di casa possono trasformarsi in un collante di coppia. Il segreto? Condividerle, ”giocare insieme” e aiutare il/la partner in quelle che proprio non ”digerisce”.

Il 68% degli esperti ritiene che l’organizzazione dei ruoli nella gestione delle faccende domestiche e’ il primo punto su cui fare leva per evitare i conflitti tra le pareti domestiche. E la base e’ la condivisione, cosa, che a sorpresa, sembra piu’ difficile da accettare per le lei: sono soprattutto le donne a voler fare le pulizie in solitudine, come sottolinea il 69,2% delle intervistate che commenta ”lui non e’ di nessun aiuto”, ”e’ impacciato e mi fa perdere piu’ tempo”, solo per citare qualche risposta al femminile). I piu’ propensi a condividere le faccende di casa sembrano essere invece gli uomini: solo il 32,9% degli uomini preferisce occuparsene da solo.

Un altro aspetto da non mettere in secondo piano, e’ l’approccio alle faccende di casa: devono diventare un vero e proprio lavoro di squadra, afferma il 57% degli esperti, una sorta di gioco di coppia in cui si partecipa insieme per raggiungere il risultato finale. Ecco perché è stato chiesto agli italiani quali sono le faccende domestiche che preferiscono fare?

Per gli uomini al primo posto nelle preferenze c’e’ il lavare i piatti (31,3%), seguito dallo stirare (23,6%) e dal passare l’aspirapolvere (22,1%). Seguono il pulire il bagno (21,1%), il lavare i pavimenti e il riordinare (rispettivamente indicate dal 14,9% e dal 14,7%). E le donne? Al primo posto nelle preferenze femminili c’e’ il pulire il bagno (32,5%), seguito dallo stirare (30%) e dal lavare i piatti (28,8%). Quarto posto per un’attivita’ che gli uomini non amano moltissimo, ovvero il lavare i pavimenti (28,2%), seguito dallo spolverare (25,2%) e dal riordinare le camere (22,7%).

Per il 59% degli esperti, coinvolti nello studio dello Spontex Home Loving Project, anche il momento della giornata risulta fondamentale perche’ le faccende domestiche non diventino motivo di scontro. Da qui la domanda rivolta al campione di donne e uomini italiani, qual e’ il momento della giornata per fare le pulizie di casa? Dalle risposte emerse il momento ideale appare la mattina, votato soprattutto dalle signore (66,9%) e dal 61% degli uomini, anche se questi ultimi sono propensi a farle anche in altri momenti, persino dopo cena (8,2%): ”la domenica mattina magari si potrebbe rimanere a letto un po’ di più, invece di lanciarsi in una maratona di pulizie tra stracci per pavimento e aspirapolvere”.

Ma oltre a ”condividere le faccende”, perche’ le pulizie non diventino un motivo di scontro o quantomeno di scontento per uno dei due, ci sono anche altri accorgimenti. La musica e’ di grande aiuto, ecco perche’ secondo il 49% degli esperti e’ bene accompagnare il lavoro con una buona colonna sonora condivisa. Importanza confermata dalle risposte alla domanda ‘cosa le piace o le piacerebbe ascoltare per accompagnare le faccende domestiche’? Uomini e donne votano come colonna sonora ideale delle pulizie di casa in generale la musica e la radio rispettivamente con 61,9% e 47,4%.
Compagni ideali anche i programmi della Tv, preferiti soprattutto dalle signore 28,8% rispetto al 13,1% degli uomini.

Ecco le regole degli esperti per applicare l’Home LovingTherapy.

1^: evitare atteggiamenti e comportamenti dominanti nell’approccio alla cura della casa.

2^: visto che ciascuno ha le proprie preferenze, parlarne e dividersi i compiti in maniera proporzionale alle proprie attitudini.

3^: la cura della casa deve diventare un gioco di coppia, quindi mai legarsi alla routine, sostiene il 57% degli esperti. I due partner devono contribuire insieme per raggiungere il risultato finale.

4^: scegliere in maniera armonica l’ora o il momento ideale della giornata. Un aspetto da cui non si deve mai prescindere, dice il 51% degli esperti.

5^: condividere che cosa ascoltare nello svolgimento delle faccende domestiche, come consiglia il 46% degli esperti. Una buona colonna sonora puo’ aiutare a dare armonia al lavoro e quindi anche a quello di casa.

Fonte: http://www.adnkronos.com/

La comunicazione nella Coppia

Mio marito/mia moglie non mi capisce!

Mio marito non mi ascolta/non mi ascolta!

Le donne! Chi le capisce è bravo!

Gli uomini sono tutti egoisti!

Quante volte l’abbiamo pensato?

La Comunicazione è un aspetto importante della nostra vita e in particolare della vita di coppia.

Nella coppia, così come in tutte le nostre relazioni, tutto è comunicazione.

Non sempre è facile trasmette al nostro partner un messaggio al momento e nel modo più efficace.

Nella coppia, molto spesso non si dice ciò che realmente si pensa o si prova per non offendere l’altro o per non apparire deboli, ma il messaggio “passa” attraverso la comunicazione non verbale (atteggiamenti, tono della voce, postura..etc..) o ancor peggio ci troviamo a comunicare i nostri sentimenti troppo tardi, quando siamo esasperati e ciò può creare problemi e incomprensioni, perché ci esprimiamo in termini sbagliati che possono cambiare radicalmente di significato, e così via.

Queste «comunicazioni sbagliate» sono spesso dovute a:

mancanza di empatia: non tener conto di ciò che prova chi ci sta di  fronte può essere rischioso e controproducente.

valutazioni errate: spesso scegliamo di parlare con il nostro partner quando è stanco/a, arrabbiato (momento sbagliato) oppure parliamo d’impulso, senza ponderare le parole (parole sbagliate).

Trarre conclusioni affrettate: non ascoltare e iniziare subito a controbattere, credendo di aver già compreso ogni cosa.

Esistono, inoltre, dei modi di comunicare specifici, che sono recepiti come provocatori e offensivi e che causano nel partner/interlocutore una forte resistenza:

Giudicare: chiunque si senta giudicato, (moraleggiare, fare la predica, fare l’interrogatorio) tenderà a aumentare le difese (aggressività o evitamento).

Prevaricare: lo avvertiamo tutte le volte che abbiamo la sensazione che qualcuno stia tentando dominarci e di limitare la nostra libertà d’espressione.

Manipolare: lo percepiamo quando ci accorgiamo che il parnter/interlocutore sta cercando di  raggiungere uno scopo non chiaro (ambiguità) attraverso strategie e non comunicando in modo schietto e diretto.

Sentirsi Superiori: partire dal presupposto d’essere migliore degli altri significa interrompere qualsiasi canale di comunicazione alla pari.

Gli Stili Comunicativi

Lo stile con cui comunichiamo influenza le nostre relazioni (nel lavoro, nella vita privata); per questo può essere utile migliorare il proprio stile comunicativo, attraverso un percorso psicologico breve (training di comunicazione).

TRE STILI COMUNICATIVI

Passivo:

• Manipolazione: “lo sto dicendo solo per te…”

• Evitamento del confronto diretto: “di a tuo padre/tua madre che…..”

• Tendenza ad accusare l’Altro: “E’ solo colpa tua”!

• Rancore: “tu due anni fa mi hai detto questo e poi quello….e oi quell’altro…

• Vittimismo: “io faccio tutto per lui/lei/loro e lui/lei/loro non si accorgono nemmeno che esisto”!

• Elevate aspettative verso gli Altri: “lo deve capire non sono io che devo dirglielo”!

Aggressivo:

• Punitivo: “o fai così o perderai la mia stima”!

• Ricerca il confronto diretto/scontro

• Dominante: “io so cosa è giusto per te”.

Sicuro

• Equilibrato: espone i fatti in modo disteso e calmo, prendendosi i tempi giusti e scegliendo il momento più opportuno.

• Onesto: condivide le sue emozioni con il partner in modo onesto, senza vergognarsi di cosa prova o desidera e senza mistificare la realtà al fine di apparire più forte/dominante o più indifeso/passivo (manipolazione).

• Cooperativo: è disponibile alla mediazione, al compromesso.

• Affronta le difficoltà.

• Sa dire di No.

• Preciso: non è mai vago, ambiguo, non confonde le idee all’altro;

• Umile: Accetta le critiche.

Sei interessato a migliorare il tuo stile di comunicazione nella coppia?

Scrivi a

psicologiacoppia@gmail.com/info@silviamichelini.com

e richiedi maggiori informazioni sul percorso “Lei & Lui“.

In bocca al Lupo!

Silvia Michelini

Stili Genitoriali a confronto

Principio di Autorità e Stili Genitoriali

Autoritari o Autorevoli?

Una domanda frequentemente posta dai genitori alle prese con queste difficoltà è: “Ma come posso far valere la mia autorità?”

Il “principio di autorità”, tradotto in parole semplici, significa: “fai/non fare questo perché lo dico io, e non discutere”.

Noi saremmo disposti ad accettarlo? E se anche riuscissimo a farlo valere (il che implica un lungo e difficile “addestramento alla disciplina” sul modello dell’Esercito!), siamo certi che è questo il rapporto che vogliamo con i nostri figli.

Stili genitoriali e reazioni emotive dei figli.

Genitori “noncuranti”

Sminuiscono, ignorano o sottovalutano le emozioni negative (in alcuni casi , anche quelle positive)

Genitori “censori”

Criticano le espressioni di sentimenti negativi. Possono arrivare a rimproverare o punire i figli per queste manifestazioni emotive.

 

 

 

 

 

 

Genitori “lassisti”

Accettano le emozioni dei figli e si dimostrano empatici, ma non riescono a offrire loro una guida o a porre limiti al loro comportamento.

 

 

 


Genitori “consapevoli-competenti”

1) Consapevoli delle emozioni dei figli (“so che sei arrabbiato”)

2) Ascoltano con empatia, convalidano il sentimento  (“non ti giudico per questo”)
3) Aiutano i figli a trovare le parole per definire le emozioni che stanno provando (“ti aiuto ad esprimere quello che provi”)
4 ) Pongono dei limiti al comportamento (“comunque, non puoi fare quello che vuoi”)

 

 

 

 

 

 

 

L’autorevolezza

Forse, è più utile riferirsi al “principio di autorevolezza”: è più sfumato, e richiede che l’educatore (in questo caso, il genitore) si comporti in modo  (il più possibile!) fermo, coerente, equo, commisurato, credibile.

“Fermo” implica il fatto che il pianto frustrato di un bambino che fa i capricci (che, ricordiamo, sono il loro mestiere!) non induce il genitore a recedere da una decisione. Rispettare un impegno educativo anche quando al bambino questo non piace è compito proprio dei genitori!

“Coerente” vuol dire che le regole sono chiare e stabili: se un comportamento è censurato un giorno, non può essere premiato il successivo! Un esempio classico è quello dei bimbi che strepitano al supermarket per avere dolciumi o giocattoli. Se abbiamo detto loro che non li possono avere, questo varrà anche tra 5 minuti; se una regola vale con mamma, vale anche con papà (e viceversa…).

“Equo”, cioè quanto più possibile bilanciato ed equilibrato per tutti i figli (se l’orario di rientro della figlia 15enne è mezzanotte, non può esserlo anche per la figlia di 13 anni!).

“Commisurato” indica la proporzione tra il comportamento e la sanzione o il premio. Una dimenticanza (come lasciare ad esempio la tavoletta del water alzata) non può essere punita con 15 giorni di castighi, così come una pagella molto scadente non può essere premiata con il motorino nuovo! Ricordiamo anche che premiare un comportamento desiderabile è molto più efficace (e a sua volta desiderabile!) che punirne uno indesiderabile. Un esempio: il papà che, a fronte di un buon volto a scuola, in base al principio “E’ tuo dovere!” non elogia il figlio (mancato premio), ma lo rimprovera aspramente se prende un cattivo voto (punizione). Secondo voi, funziona?

“Credibile” è la più difficile. Se preannunciamo una punizione o un premio, allora li elargiremo; altrimenti risulteremo poco credibili. E fin qui, tutto ok.

Ma siamo noi stessi in grado di fare quello che chiediamo ai nostri figli?

Quante volte abbiamo assistito a genitori che urlano ai figli di abbassare il tono di voce?

 

Quanti genitori sovrappeso o con abitudini dannose (es., il fumo) pretendono dai figli condotte esemplari?