Archivio mensile: giugno, 2012

Il mito dell’Uomo Macho è veramente caduto? l’uomo moderno alle prese con la dipendenza dalle donne.

Anaffettività e Dipendenza Affettiva Maschile.

A differenza di quella femminile, la dipendenza affettiva maschile è più mascherata e più drammatica.

Un motivo è quello familiare e culturale: l’uomo è spinto a controllare le sue emozioni e gli affetti perché deve apparire forte.

Come si esprime la dipendenza maschile?

Essa si esprime attraverso tre diversi comportamenti:

  • La ricerca del potere
  • La paura di legarsi ed impegnarsi
  • La freddezza, tecnicamente “l’anaffettività”.

 

 

Il potere

L’uomo dipendente cerca di dominare e di imporsi nel rapporto di coppia. Il potere è uno strumento che utilizza per nascondere al mondo la sua fragilità e cioè il suo personale bisogno di dipendenza ed è per questo motivo che cerca partner bisognosi di cure e affetto. Finché il partner accetta di recitare la parte del “debole”, il rapporto può mantenere un equilibrio. Se questi, spontaneamente o per effetto di un cambiamento, inizia a conquistare una maggiore autonomia o ricerca la parità, l’altro cerca di respingerlo nella condizione di dipendenza attraverso la manipolazione psicologica, tentando cioè di provocare nel partner dei sensi di colpa. Se il “debole” insiste nella rivendicazione, c’è il rischio che l’uomo prima s’incattivisca, minacciando l’abbandono, e poi, di fronte ad un processo irreversibile, crolli miseramente aggrappandosi ad essa.

La paura di legarsi

Gli uomini – in genere – si vantano di essere indipendenti e liberi, cercano la libertà e rifuggono i legami eppure è raro che non abbiano legami. I legami poi o s’interrompono precocemente in nome della libertà o sono portati avanti, ma il partner è vittima di manipolazioni psicologiche e/o deprivazione affettiva.

Quest’atteggiamento porta le donne a giudicare uomini del genere “figli di puttana”. L’accusa però è impropria. Primo, perché in genere gli uomini che hanno non si vogliono legare hanno avuto madri iperprotettive e gelose. Secondo, perché “non lo fanno apposta”; l’uomo è in buona fede nel momento in cui entra in relazione e sente che quella è la donna giusta. Il problema si pone se l’uomo sente che il sentimento potrebbe condurlo a “qualcosa d’importante” e la paura raffredda ogni sua passionalità ed intenzione sentimentale.

 

 

L’anaffettività è tipica di quegli uomini che invece cedono al bisogno di relazione, ma poi compensano la propria paura con un atteggiamento che non dà spazio al calore, alla tenerezza, ai gesti affettuosi. Quest’atteggiamento spesso porta all’esasperazione la partner perché è come se l’uomo stesse con lei per farle un piacere, ma manifestamente “scoglionato”. L’uomo anaffettivo inoltre è facilmente riconoscibile dal fatto che svaluta la sua partner. La strategia inconscia che sottende quest’atteggiamento è rivolta a convincere la partner di non avere alcun valore e, pertanto, di essere fortunata d’avere accanto un uomo il quale, nonostante i suoi difetti, la tollera. Tale strategia è ovviamente funzionale a evitare l’abbandono. Se essa funziona, di fatto, la donna finisce con lo svalutarsi, e di solito questo comporta l’insorgenza di disturbi di vario genere, ma soprattutto alla depressione.

Se la partner non ha una personalità depressiva e si oppone ai tentativi di squalifica del partner, avanzando una serie di rabbiose contestazioni volte a evidenziare i difetti dell’altro, quest’ultimo si arrabbia, passa gran parte del tempo a dire che lui è fatto così, se non le va bene può andarsene, tanto lui non ne ha bisogno e non sa che farsene. Intanto, ovviamente, continua a “pretendere” di essere accudito e più si sente debole e minacciato più aumentano le recriminazioni. Se la donna, alla fine, non ce la fa più e si allontana, i tentativi di ricondurla al suo posto sono incessanti, ma non si associano mai alla confessione dell’affetto e del bisogno. Quando essi riescono vani, e l’uomo non ce la fa ad avviare un altro rapporto con le stesse caratteristiche del precedente o, al limite, a rifugiarsi presso la madre, si danno paurosi crolli dell’identità personale.

 

 

 

 

 

 

 

L’UOMO E LA RICERCA DELLA SECONDA MAMMA.

Se si osserva oggettivamente il comportamento di un uomo a casa, si nota come essi esprimano un bisogno di affidamento totale alla partner femminile: farsi accudire (cibo, pulizia della casa, lavaggio e stiratura degli abiti, ecc.) a richieste ingiustificabili (farsi allungare un oggetto a portata di mano, chiedere dove stanno le cose, ecc.). Comportamenti del genere sono intollerabili per alcune donne, perché essi sono letti come impositivi e prepotenti. La prepotenza di fatto è oggettiva. Il motivo alla base di questo comportamento è che l’uomo ha bisogno di sondare la disponibilità della partner da un punto di vista “pratico” nei suoi confronti e da questa disponibilità ne ricava conferme affettive, così come la donna le donne le ricava dalle attenzioni, dalle tenerezze e dalle espressioni di affetto.

La natura “mammona” dei maschi italiani in particolare è un luogo comune, ma molto più concretamente occorre riconoscere che, almeno nel contesto culturale italiano, parecchi figli maschi sono curati, iperprotetti e idolatrati dalla madre.

L’’iperprotezione materna condiziona i figli a dipendere da una figura femminile, e ciò esaspera le donne evolute, soprattutto se esse lavorano, si tratta di un vero e proprio handicap, che si rende evidente in due circostanze; la partner si ammala, ha dei disturbi psicosomatici che esprimono il suo bisogno di sottrarsi al ruolo di madre. In tale circostanza, l’uomo si aggira per la casa come un cane bastonato, scopre, con frustrazione e con rabbia, la sua scarsa dimestichezza coi fornelli, con la lavatrice, col ferro da stiro, ecc. Le donne masochiste alla fine si trascinano fuori dal letto e continuano a fare le mamme affrante, le donne combattive invece assumono atteggiamenti più sadici, ma rischiano di aggravare ancor più la loro condizione fisica.

La seconda circostanza si realizza quando la donna, stanca di fare da madre e da serva all’uomo, decide di separarsene. Le conseguenze di questa decisione sono varie. Alcuni uomini, che non hanno mai manifestato un attaccamento particolare alla partner, crollano, si aggrappano a lei, la scongiurano di non lasciarli soli e promettono di cambiare. Altri si appellano a parenti ed amici per indurre un ripensamento nella partner, la colpevolizzano fino al giorno della comparsa di fronte al giudice. Altri reagiscono con indifferenza e con ma questo atteggiamento dura finché essi non capiscono che è finita per sempre. Quando avviene questa presa di coscienza, il comportamento indifferente si converte in uno dei due descritti in precedenza.

I MASCHIETTI NON PIANGONO!

Il problema è che gli uomini, non meno delle donne, sono vittime di una tradizione che impone loro di controllare le emozioni e l’affettività e di vergognarsene profondamente. La vergogna, è accentuata dal comportamento iperprotettivo delle madri italiane che, nell’intento cosciente di privilegiarli, finiscono, di fatto, con il determinare nei figli un bisogno incoercibile di dipendenza da una figura femminile.

 

 

 

 

 

Silvia Michelini

La coppia dopo i figli; restare partner anche quando si è genitori.

Crisi di coppia dopo la nascita di un figlio.


Molte coppie ritengono che la loro coppia entri in crisi con la nascita del primo figlio.

Io ritengo che la coppia, che vive una crisi prolungata dopo la nascita di un figlio,non abbia precedentemente costruito una solida base per la famiglia e una base fragile, si sa, scricchiola al primo scossone.

Diventare genitori richiede la complicità e la collaborazione dei due partner nella gestione della casa, del tempo, del bambino e si riducono gli spazi di intimità e di condivisione della coppia. Se questi spazi non sono stati stabiliti, condivisi o rispettati già in precedenza, un figlio non può che aggravare la situazione.

La nascita di un figlio è un evento straordinario: è naturale che all’inizio i genitori, specie la madre, dedichino alla nuova creatura ogni attenzione e il neonato ha bisogno di un forte legame con la madre per crescere sano, fisicamente e emotivamente. Ma spesso questa fase naturale si prolunga oltre il tempo necessario, creando in tal modo un distacco tra i due partner, che inizialmente possono non accorgersi di questo lento processo.

Per aiutarvi a rendervi conto se state correndo questo pericolo, ecco una serie di domande.

  • Stare da solo/a col partner è una priorità?
  • Metti sempre i figli al 1^ posto e pensi che abbiano la precedenza su tutto?
  • Tu e il tuo partner avere occasioni per stare insieme da soli (cinema, ristorante..)?
  • Vi sentite a disagio, se trascorrete una serata da soli senza i figli?
  • Quando state da soli col partner, avete un dialogo intimo (parlate di voi) oppure parlate solo dei figli?
  • I vostri figli dormono nel loro letto? Riuscite a dar loro dei limiti in termine di spazio e tempo oppure hanno sempre accesso a voi?
  • Hai ancora dei rapporti sessuali con il tuo partner e se si quanti?
  • Hai la sensazione che tuo figlio ti capisca meglio del partner?
  • Senti un legame e una comprensione più profondo con tuo figlio che col partner?

Una riflessione su queste domande può farti cogliere se stai trascurando la tua coppia e se eccedi nel ruolo di genitore, oppure se il figlio è solo un “pretesto”, perchè anche prima della sua nascita, preferivi un ruolo di efficienza e di indipendenza nella coppia, piuttosto che di condivisione emotiva.

Per poter crescere figli emotivamente sani, che possano andare verso la loro vita in modo libero e aperto, occorre che la coppia salvaguardi le sue priorità: intimità, dialogo e sessualità.

Vi sono in genere due obiezioni a questa proposta:
1) La mancanza di tempo
2) La mancanza di denaro (ad es. per chiamare una baby sitter ecc)
Certamente la vita di oggi ha mille impegni, ma molto spesso più che di tempo si tratta di priorità.

Se non si giudica prioritaria la propria relazione di coppia, il tempo non si creerà magicamente da solo.

Così come siamo in grado di creare tempo per il lavoro, la vita sociale e altre cose che ci interessano, altrettanto dovremmo imparare a fare per salvaguardare la profondità e la vitalità della relazione.

Educare un figlio all’indipendenza e al rispetto della coppia genitoriale è sano, perchè la coppia è LA BASE DELLA FAMIGLIA. Senza questa base, non c’è la famiglia.

E’ come voler mettere la marmellata della crema senza la base di pasta e poi vantarsi di aver cucinato una crostata.

E ORA COME FARE?

Il metodo Lui e Lei è la soluzione.

Questo metodo ti aiuta passo passo a recuperare o a CREARE uno spazio di condivisione nella coppia e a conquistare la complicità e la tua indipendenza come individuo e come partner -sostenendoti se lo desideri –  nel difficile compito di genitore.

Il metodo Lei e Lui ti aiuterà: se hai appena avuto un bambino (padre o madre che tu sia) e noti che il tuo partner non ti rivolge più le stesse attenzioni di una volta, oppure trascorre sempre meno tempo con te dopo la nascita del primo figlio.

Per info: vedi al sezione CONTATTI.

Il calo del desiderio nella coppia

Il calo del desiderio è uno dei problemi più diffusi per cui una coppia si rivolge allo Psicologo.

 

 

 

 

 

 

A cosa può essere dovuto un calo di desiderio sessuale nella coppia?
Ecco qualche motivo su cui vale la pena riflettere:

  • L’abitudine: la conoscenza dell’altro, la conquista dell’intesa e dell’intimità sono aspetti positivi nella coppia stabile; tuttavia la mancanza di creatività, di fantasia, di condivisione di esperienze e di momenti di svago può condurre ad un automatismo nella coppia e di conseguenza, alla noia.
  • La mancanza di attenzioni: è sempre importante trasmettere interesse al nostro partner, mostrandosi attenti e premurosi. Le donne in particolar modo, hanno bisogno di essere rassicurate e apprezzate rispetto al loro aspetto fisico e gli uomini rispetto alla loro capacità di soddisfare le esigenze della partner sia da un punto di vista materiale, che affettivo e sessuale.
  • La scarsa frequenza. Non esiste un numero di volte “prescritto” in una coppia stabile, ma è certo che fare raramente sesso spegne ulteriormente il desiderio. Varrebbe il detto “più lo fai, più lo faresti”.

  • Stress! Troppo lavoro!: se si è concentrati tutto il giorno su altre attività, alla sera o nel week end si hanno troppe poche energie da dedicare al partner. E’ bene quindi ricavare del tempo per il proprio partner ogni giorno.
  • Trascuratezza del proprio aspetto fisico e della propria igiene personale: una
  • Bioritmi: per alcuni soggetti il desiderio scatta in certe ore della giornata, per altri no. In tal caso è opportuno per la coppia comunicare (molti hanno paura di dire NO o di chiedere), negoziare e ricavarsi dei momenti d’intimità.
  • Conflitti di potere: Chi manca di assertività non osa avanzare richieste e non riesce nemmeno a dire di no perché si sente in colpa. Il partner più insicuro non riesce ad accettare i rifiuti e, se non soddisfatto, reagisce usando atteggiamenti svalutanti o colpevolizzanti (il mio ex era meglio) o (mi fai stare male). In altri casi, il partner colpevolizzante utilizza la privazione sessuale come  un’“arma” o come ricatto affettivo nei confronti del partner. Purtroppo questi conflitti inaspriscono ulteriormente la comunicazione e allontanano il partner.
  • Crisi dei ruoli: Negli ultimi anni, vi sono stati importanti cambiamenti nel mondo femminile: le donne hanno acquisito molte più certezze e sicurezze e si sono liberate da problemi e stereotipi culturali. Questo ha portato a confrontarsi con gli uomini in ambiti nuovi, dando loro parecchio filo da torcere.
  • Maturazione e Diversità: col tempo le persone evolvono e spesso cambia il modo di agire e di pensare nella coppia. Un uomo ad esempio, può sposare una donna perché la trova ingenua e accondiscendente, ma non essere più in grado di gestirla ed adeguarsi alle sue esigenze, qualora la sua personalità divenisse più esigente ed autoritaria. Al contrario, un uomo può maturare dei desideri e delle fantasie, che la partner non accetta e non intende accogliere. Con il tempo gli eccessivi compromessi possono sfociare in frustrazione, rabbia e tradimenti.
  • Mancanza di attrazione fisica: alla base di ogni rapporto che funzioni deve esserci l’attrazione fisica, Se scegliamo il partner in base alla sua personalità, alle sue qualità affettive o psicologiche, ma non proviamo una forte attrazione per lui/lei, è molto difficile che questa nasca col passare del tempo.
  • Educazione rigida: alcuni soggetti soffrono le conseguenze di un’educazione troppo rigida; in tal caso provano vergogna e disagio nel comunicare o nel soddisfare le proprie esigenze sessuali.
  • Fattori fisiologici: esiti di malattie, di cure invasive.
  • Depressione: se uno dei due partner è depresso, ne risente anche la sfera sessuale. In molte coppie inferitili ad esempio, si riscontra un calo dell’attività sessuale, dovuta ad una fase reattiva di depressione.

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