Archivio mensile: settembre, 2013

Omofobia interiorizzata: quando a discriminarci siamo noi: come combattere questo fenomeno e aiutare le coppie omosessuali ad uscire allo scoperto. Lo Psicologo è una vera risorsa?

Di recente ho preso parte ad un interessantissimo convegno organizzato dall’Albo degli Psicologi del Lazio sull’Omofobia Interiorizzata.

L’obiettivo era quello di presentare le linee guida per la terapia psicologica con gli omosessuali (LGBT) e i risultati di una ricerca circa l’atteggiamento degli Psicologi del Lazio rispetto al tema dell’omossessualità.

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Da questo congresso sono emerse alcune notizie interessanti, sia in positivo che in negativo, ma comunque a parer mio, alquanto sconcertanti:

1) Gli psicologi del Lazio non si sentono adeguatamente preparati ad affrontare una terapia psicologica con gli omosessuali; questo dato è sconcertante.

Io anche sono uno Psicologo del Lazio ed ho ricevuto la medesima preparazione dei colleghi.

All’università si studia Psicologia dello Sviluppo della Sessualità e all’interno di quel modulo ci sono tutte le linee guida per l’argomento, è chiaro che poi lo Psicologo avrebbe il dovere di approfondirle, attraverso scuole o master, ma in linea generale ci insegnano a comprendere che non ci sono ancora studi per poter affermare che l’omosessualità sia una scelta, dovuta a qualche particolare fattore preesistente genetico o educativo.

E’ vero che nella famiglie dove c’è un omossessuale si trovano spesso le medesime dinamiche familiari (madre iperprottetiva e padre assente), ma è anche vero che in famiglie con molti figli, non tutti crescono allo stesso modo. Non ci sono quindi a tutt’oggi studi che possano affermare con certezza se l’omossesualità sia innata o acquisita e sinceramente appare anche abbastanza inutile affannarsi a scoprirlo.

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2)   Il 2% degli Psicologi del Lazio considera l’omosessualità UNA MALATTIA o L’ARRESTO DELLO SVILUPPO, questo è un retaggio delle vecchie teorie psicoanalitiche e sebbene l’omosessualità non sia più inserita nella sezione “perversioni sessuali” da decenni, c’è ancora chi la paragona al feticismo, addirittura purtroppo e ve lo dico con vergogna, alla pedofilia. In particolare una anonima collega ha posto un quesito provocatorio: se l’omosessualità è un orientamento sessuale, lo è anche la pedofilia. Fortunatamente c’era il prof. Lingiardi che ci ha ricordato la differenza tra AMORE E ABUSO e  tutta la platea è scoppiata in un grande applauso. Avere una laurea in psicologia e non comprendere la differenza tra amore, abuso, perversione ed orientamento sessuale e cioè tra una sana sessualità e una parafilia è grave, come lo è il fatto che molti psicologi non sappiano la differenza tra orientamento e identità di genere. L’orientamento riguarda i gusti nella scelta del partner (uomo, donna, entrambi..etc), mentre  l’identità riguarda la percezione che hai di te, del tuo genere (ti senti uomo o donna etc….) con tutte le possibili combinazioni del caso.

 

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3)  Ci sono due scuole di pensiero in merito all’omosessualità in psicologia: quelle che la considerano un normale aspetto della sessualità e delle relazioni amorose e quelli che considerano un arresto dello sviluppo, addirittura dovuto a traumi pregressi (abusi) e che per questo è possibile “curarla” attraverso le terapie riparative. Riparative…come ci fosse qualcosa di rotto a priori.

4)   È nato un nuovo termine la BIFOBIA: la fobia del bisessuale. Sembra che il bisessuale non sia bene accetto né dagli etero né dagli omosessuali, perché è come se non scegliesse, quasi come si debba prendere necessariamente una posizione netta nella vita.

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5)   E’ nato un servizio all’interno del dipartimento di Psicologia la Sapienza che si chiama SEI COME SEI (http://dip38.psi.uniroma1.it/tags/6-come-sei), rivolto a coppie o a individui omosessuali e che si occupa di terapia psicologica, consulenza e orientamento. 10 e lode.

Sono state finalmente tracciate delle linee guida per la terapia psicologica con individui o coppie omosessuali (LGBT).

 

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7)   La Psicologia propone di uscire dal concetto di padre/madre e adottare quello di GENITORE (al di fuori delle stereotipie di ruolo).

8)   La Psicologia dello Sviluppo studia la modalità attraverso la quale la “segregazione sessuale” ha luogo (spesso prima della nascita), al fine di iniziare a favorire politiche neutrali per far sì che i bambini si mescolino, giochino insieme e non vengano rigidamente tipicizzati. Ciò non mette assolutamente a rischio la loro naturale evoluzione come uomini e come donne.

In questo panorama, come può un omosessuale sperare di trovare supporto qualora decida di uscire allo scoperto, se i primi a discriminarli sono proprio coloro che dovrebbero aiutarli ad uscire dallo schema della discriminazione? (scuole, servizi sociali, Chiesa..etc..).

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Non ci sorprende quindi, che gli stessi gay, lesbiche e bisessuali, se ne vedano bene da affermare se stessi nella società.

Gli è permesso fidanzarsi, in segreto possibilmente, ma non possono sposarsi nè essere genitori, ma non voglio aprire una polemica in tal senso.

Nascondere il proprio orientamento, o peggio ancora fingere di essere eterosessuali, fa male non solo a se stessi, ma anche a tutto il mondo delle minoranze in generale, poiché significa ACCETTARE LE LIMITAZIONI DELLA SOCIETA’ CONFORMANDOSI ED IMPORSI CONDOTTE DI VITA NON CONFACENTI ALLA NOSTRA VERA NATURA.

Spesso anche le coppie eterosessuali sono discriminate, patologizzate o emarginate, ad esempio qualora decidano di non avere figli.

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Una minoranza di pensiero è quasi sempre una voce fuori dal coro, non importa quale sia e raramente chi si conforma al coro sopprimendo i suoi desideri te lo perdona.

Non mi sorprende che molti omossessuali (LGBT) abbiano gli attacchi di panico, siano depressi/e e facciano uso di droghe e, ahimè soprattutto tra i più piccini, si registrano molti suicidi.

I primi contatti con gli psicologi ce li hanno quando le famiglie ce li portano per FARLI TORNARE NORMALI.

In genere a quel punto sarebbe opportuno a parer mio curare i genitori e addestrarli all’amore e alla libertà, concetti dietro ai quali DOVREBBE celarsi il senso più vero della genitorialità.

Le cause dell’omofobia sociale – spiega un articolo dell’A.T.Beck – sono complesse e articolate. […] Va sottolineato che l’omofobia si accompagna generalmente a un più ampio e diffuso pregiudizio: l’eterosessismo, cioè l’assunzione che il mondo sia e debba essere esclusivamente eterosessuale. Si dà per scontato che ogni essere umano nasca eterosessuale.

E questo – così continua – a lungo termine può portare la persona omosessuale a condurre una vita isolata e priva di soddisfacenti relazioni sentimentali e sociali.

Può inoltre creare seri problemi nel proseguimento degli studi e da adulti nella sfera professionale, dal momento che chi ne è affetto si sente spesso inadeguato rispetto agli altri.

I disturbi tipici a cui può andare incontro chi soffre di omofobia interiorizzata, come già detto, sono: ansia, depressione, mancanza di autostima, mania di perfezionismo, dipendenza (da alcolici, droghe, cibo), compulsione sessuale. (http://www.gaywave.it/articolo/l-omofobia-interiorizzata)

E allora a chi si può rivolgere un omosessuale che ha paura di esserlo?

Il problema non sono solo le famiglie, ma la società in generale.

Ecco a chi si rivolge: ad altri omosessuali che sono riusciti a farcela e sono sposati, legalmente uniti o che non si vergognano di esporsi e ad uno Psicologo dotato di senno e che cioè sappia guidare il soggetto alla scoperta di ciò che è meglio PER LUI/LEI AL DI FUORI DI GIUDIZI, SCHEMI, PRECONCETTI O MORALISMI, così come è dettato dalla nostra etica professionale.

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Dalla ricerca emerge anche questo dato: LO PSICOLOGO RITIENE CHE  UN OMOSSESSUALE DEBBA ESSERE CURATO SOLO SE LO RICHIEDE ESPRESSAMENTE.

E’ come se io dicessi oggi ad un uomo eterosessuale: da domani pian pianino ti farai piacere gli uomini.

Ma non ci sorge un piccolo dubbio?

MAGARI QUESTA PERSONA SI E’ CONVINTO/A CHE VOGLIA FARLO SOLO PERCHE’ ESISTE CHI ANCORA PENSA CHE DEBBANO CURARSI?.

Con questo è chiaro, che mi espongo, poiché come Psicologo eterosessuale, non ho paura di combattere gli stereotipi sessuali in genere e spero di poter fornire qualora occorra, un valido sostegno a chi ha paura di svelare la sua vera natura.

Questo fa uno Psicologo, aiuta le persone ad autorealizzarsi, a scoprirsi e a superare schemi e dinamiche che gli causano sofferenza e questo concetto è esteso, va applicato a tutte le situazioni umane e aldilà delle nostre opinioni personali.

Per cui non fermatevi al primo ostacolo. Andate sempre OLTRE.

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Come rispondere alle domande dei bambini sul sesso

Come rispondere alle domande dei nostri figli sul sesso:

infedeltaI nostri figli non sono asessuati: abbiamo l’obbligo di tutelarli, informarli e proteggerli!

Lo sviluppo sessuale fa parte del naturale sviluppo psicologico e affettivo di ognuno di noi; per un bambino è importante imparare ad accettare la sua sessualità e il suo corpo, sentendosi libero di esprimersi nel rispetto degli altri.

Non a caso nella primissima infanzia (periodo neonatale) i bambini esplorano con le mani i loro genitali.

Freud ha incentrato il primo periodo della sua carriera, nel tentativo di dimostrare che i bambini sono tutt’altro che asessuati; la loro sessualità (sessualità infantile) è però differente da quella adulta.

Il bambino semplicemente esplora e trae piacere dal contatto e dal soddisfacimento delle sue esigenze primarie (bere, mangiare, farsi coccolare, accarezzarsi..etc..).

Per questo motivo, il bambino ha bisogno di parlare con i suoi genitori, che non devono considerare quest’argomento un tabù.

machoNon fatevi cogliere impreparati rischiando di deludere le aspettative dei vostri figli, non delegate; evitare l’argomento, mentire, creare assurde storielle, fare finta di niente, li incoraggerà solo a parlare con gli amici, a consultare manuali o peggio ancora ad andare a cercare su internet (sia in casa che sui cellulari dotati di accesso ad internet.

E’ chiaro che molto dipende dalla loro età e più avanti vedremo come reagire a seconda dell’età del bambino.

 

Il comportamento sessuale è influenzato dall’educazione ricevuta dai genitori: i bambini ci imitano.

Il modo con cui affrontate la sessualità in prima persona influenza il modo in cui risponderete alle eventuali richieste dei vostri figli.

I fattori culturali e sociali influenzano il modo di approcciare al sesso: siete rigidi o flessibili riguardo questo argomento?

Se siete rigidi (vi imbarazzate ad affrontare certe argomentazioni e preferireste evitarle, vi hanno trasmesso che il sesso è una cosa “sporca”) dovrete sforzarvi di superare questi limiti, se siete flessibili invece (non vi imbarazza parlare di sesso, tendete a farlo con molta naturalezza) dovrete cercare di non esagerare nell’esporre il bambino a nozioni che non è pronto ad affrontare in base alla sua età.

In generale i bambini ci imitano, per cui se abbiamo delle idee rispetto alle donne, agli uomini, agli omosessuali, al sesso, alla politica, allo sport etc.. tenderanno per compiacervi, a conformarsi a queste idee e solo da grandi, forse, le metteranno in discussione. Per cui fate attenzione anche a come vi comportate.

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Lo sviluppo sessuale del bambino

Da 0 a 6 anni

Fase Orale (0-2 anni) e Anale (2-3 anni)

Nella fase orale il bambino utilizza la bocca per trarre piacere ed esplorare il mondo.

Pian piano che cresce, il bambino acquisisce agilità motoria e inizia a esplorare i suoi genitali.

Toccarsi i genitali ha una funzione di piacere e a volte anche di scarico della tensione.

I bambini sono curiosi e ancora privi di idee/concetti/schemi mentali, per questo non si fanno problemi a giocare con i loro genitali anche in pubblico, a giocare con le loro deiezioni ed ad entrare a contatto con tutta una serie di cose o situazioni che noi riterremmo invece “schifose”.

Questa fase dell’interesse del bambino per tutto quello che il corpo produce combacia invece con la fase anale.

Il bambino impara a controllare i suoi sfinteri e questo lo rende molto fiero di se stesso.

In questa fase il bambino sperimenta l’indipendenza motoria (gattona/cammina) e comprende che attraverso il suo ubbidire o non ubbidire può far innervosire il genitore. Questa è la fase del “controllo”, dei “capricci” verso il genitore e della sperimentazione dell’indipendenza.

I bambini inoltre fino a circa 3 anni di età non si percepiscono INTERI, e credono che le parti del corpo possano non appartenergli, che non siano fisse/stabili, per questo nella fase edipica i maschietti si convincono che le femminucce siano prive di pene.

Fase Edipica 3-6 anni

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In questa fase il bambino inizia a sperimentare il suo ruolo (maschile e femminile) vuole conquistare l’affetto esclusivo del genitore di sesso opposto e accorgendosi di non poterlo fare si identifica con il suo rivale (il genitore dello stesso sesso);

Verso i tre anni di età i bambini sono già in grado di capire a quale sesso appartengono e verso i sei-sette anni si rendono conto che questa è una cosa che in linea di massima non cambierà più.

Non si vergognano del loro corpo, della loro nudità, perché inizieranno a farlo quando comprenderanno (se la fase edipica è andata a buon fine) che i genitori hanno un rapporto esclusivo tra di loro e che loro non possono avere tutto.

Età scolare

6 anni +

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A questa età i bambini vanno a scuola, imparano a scrivere, a leggere, si confrontano, hanno accesso a molte più informazioni e iniziano ad interessarsi al sesso, ai rapporti sessuali, anche se mantengono le loro curiosità sulla gravidanza e il parto.

In questa fase definita di “latenza”, il bambino sublima le curiosità e le tensioni accumulate nella fase edipica dedicandosi all’apprendimento e alla socializzazione con i coetanei del suo stesso sesso.

Non a caso in questa fase i bambini fanno gruppo ed escludono i coetanei dell’altro sesso dai loro giochi; nascono le squadre, le bande e altri fenomeni di aggregazione tipici di questa età.

Sempre in questo periodo il bambino inizia a vergognarsi, non vuole farsi vedere nudo/a e le barzellette si colorano di parole riferite al sesso.

I bambini iniziano a fare i giochi di imitazione dei ruoli: mamma e figlia, marito e moglie, infermiera e dottore.

La masturbazione e l’erezione infantile

La masturbazione merita un paragrafo a parte perché desta molte preoccupazioni nei genitori.

La masturbazione tuttavia ha varie funzioni:

  • ·       La conoscenza del corpo
  • ·       La ricerca del piacere
  • ·       Un meccanismo di scarico tensivo

 Già verso i 3-4 anni il bambino impara che masturbarsi è una pratica che non è gradita in pubblico.

In genere lo impara perché gli è stato spiegato o perché viene sgridato se sorpreso a farlo.

E’ chiaro che sgridare un bambino che si masturba, è sempre errato, così come lo è incoraggiarlo o essere eccessivamente invadenti.

In un momento di tranquillità potete spiegare al bambino che è qualcosa di privato, che riguarda solo lui/lei.

La masturbazione eccessiva o in luoghi inappropriati denota sempre un disagio del bambino, che va approfondito con un esperto.

I bambini tendono anche a masturbarsi per calmarsi e per superare le frustrazioni, spiegate loro che non è un buon metodo, perché dopo si sentiranno ancora più agitati e che è meglio abbracciarsi o parlare ad esempio.

L’erezione nel bambino è una naturale risposta fisiologica del bambino alle sollecitazioni esterne.

 

Ok, quindi come posso spiegare a mio/a figlio/a il sesso?

 

NASCITA DEI BAMBINI: Come sono nato? Da dove vengo?

Piuttosto che impallidire pensando di dover spiegare nel particolare i rapporti sessuali (soprattutto perché questa curiosità precede quella verso il sesso, in genere compare verso i 3-4 anni), concentratevi sugli spetti biologici e cioè sull’incontro tra l’ovulo e il seme. Spiegate loro che gli ovuli sono nel corpo della mamma e che il padre gli dona il seme per far nascere il bambino, poi concentratevi sulla crescita e l’evoluzione del feto nell’ovulo, fino al parto, dicendo che il bambino esce dalla pancia e che il dottore aiuta la mamma a farlo uscire.

 RAPPORTO SESSUALE

Man mano che diventano più grandi ed acquisiscono maturità intellettiva potete aumentare le informazioni (da dove proviene lo spermatozoo e come viene introdotto); potete dire ad esempio che i corpi si avvicinano e che il pene del padre si introduce nella vagina della madre, donandogli il seme e che non tutti gli spermatozoi diventano bambini, ma solo quelli speciali come lui.

Potete anche usare dei libri specifici per bambini.

Alcuni bambini provano “schifo” e questo schifo ha a che vedere con il collegamento che il bambino fa tra il sesso e il rapporto che c’è tra i suoi genitori e quindi con la fase edipica.

Le pulsioni verso il genitore di sesso opposto sono state sublimate e ora sono conservate nell’inconscio.

Lo schifo è quindi un naturale meccanismo di difesa tipico del bambino in fase di latenza (dai 6 ai 12 anni circa).

Non siate agitati nel rispondere, mantenete la calma, non usate stratagemmi o nomignoli (il pipino, la patatina, siate “scientifici” senza essere troppo freddi).

Focalizzatevi anche sull’anatomia, sulla crescita e la maturazione biologica del maschio e della femmina.

In generale, cercate di adattare le spiegazioni e le informazioni al grado di maturazione intellettiva del vostro bambino e alla fase fisiologica che attraversa.

Non delegate, non scherzate, non vi fate trovare impreparati, perché se non sarete voi a spiegargli le cose, lo faranno gli amichetti o peggio ancora il web.

L’esposizione incontrollata e precoce ad immagini non idonee può essere causa di stress e traumi nel bambino, poiché ci troveremmo a dovergli dare spiegazioni circa altre pratiche sessuali (rapporti orali, anali, sesso di gruppo etc..).

Mettete un controllo parentale molto severo sul vostro PC e se gli amici/amiche di vostro/a figlia/o hanno già un telefono con accesso ad internet iniziate a prepararvi perché di certo se l’età combacia con la curiosità, andranno a cercare.

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Quando devo preoccuparmi e contattare uno psicologo infantile?

In generale preoccupatevi se il bambino tende a “sessualizzare” tutti gli aspetti della sua vita, (il gioco, la socializzazione, etc..) oppure regredisce a fasi di sviluppo precedenti a quelle acquisite, ad esempio:

·       Chiede agli adulti di fare giochi sessuali

·       Sessualizza i giochi con gli amici

·       Presenta arrossamenti, dolore o fastidio nelle zone genitali

·       Disegna genitali

·       Si masturba spesso in contesti non idonei o davanti agli altri

·       Ricomincia a farsi al pipì o la cacca addosso

·       Si autoinfligge ferite

·       Si stacca i capelli

  Questi comportamenti sono segnali di un disagio e tramite l’aiuto di un esperto siete chiamati a comprendere di quale stress si tratti.

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Riassunto!

Parlare di sesso con i vostri figli non li renderà più interessati al sesso ma renderà loro più facile rivolgersi a voi quando avranno delle domande da porvi.

Parlare di tutte le parti del corpo con i vostri figli sarà più facile se inizierete quando sono ancora molto piccoli

I bambini devono sapere che le parti sessuali del loro corpo sono una cosa bella.

Devono conoscere i nomi esatti delle parti sessuali del loro corpo

I bambini devono sentirsi bene con loro stessi, maschi o femmine che siano

 Fate ai vostri figli molte carezze, molti abbracci, coccolateli molto

 Le vostre convinzioni, i vostri sentimenti, le cose che i bambini vi sentono dire e vi vedono fare  hanno una forte influenza sulla vita sessuale dei vostri figli.

I bambini hanno bisogno più di ogni altra cosa di sentirsi amati e desiderati.*

*il riassunto : http://www.facchinetti.net/guide-genitori/47-il-comportamento-sessuale-dei-bambini.html

 

Gli uomini non riescono a gioire per le loro mogli o fidanzate quando hanno successo.

Gli  uomini non riescono a gioire per le loro mogli o fidanzate quando hanno successo.

Come riporta uno studio American Psychological Association, l’autostima maschile può essere schiacciata quando la loro moglie o fidanzata eccelle, mentre questo non vale per le donne.

2kJG0vzp94nzr4KAxijW0Tl72eJkfbmt4t8yenImKBVaiQDB_Rd1H6kmuBWtceBJSecondo questa ricerca gli uomini sono più propensi a sentirsi inconsciamente peggio quando la loro partner riscuote successo rispetto a quando fallisce.

Invece, secondo la ricerca, l’autostima delle donne non è influenzata da successi o fallimenti dei loro partner.

“Ha senso che un uomo possa sentirsi minacciato se la sua ragazza lo supera in qualcosa che stanno facendo insieme, come ad esempio cercare di perdere peso,” ha detto l’autore principale dello studio 

Kate Ratliff, ricercatore dell’Università della Florida.

“Ma questa ricerca ha mostrato che gli uomini interpretano automaticamente il successo della partner come il proprio fallimento, anche quando non sono in diretta concorrenza.”

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I ricercatori hanno svolto cinque esperimenti su un campione di 896 persone.

 

In un esperimento, a 32 coppie della University of Virginia è stato assegnato un test di problem solving e di intelligenza sociale e poi è stato detto loro che il proprio partner è risultato superiore o inferiore rispetto agli altri studenti universitari.

Ai partecipanti è stato assegnato anche un test per determinare come si sentivano inconsciamente sulla performance dei loro partner, che i ricercatori hanno chiamato autostima implicita. In questo test, un computer tiene traccia di quanto velocemente le persone associano a se stessi dei termini buoni e cattivi. §

Ad esempio, i partecipanti con alta autostima implicita, che vedono la parola “me” su uno schermo di computer, sono più propensi ad associare l’immagine con parole quali “eccellente” o “buono” piuttosto che “cattivo” o “terribile”.

 Gli uomini ai quali era stato detto che le loro partner hanno superato gli altri studenti hanno dimostrato un’autostima implicita significativamente più bassa degli uomini ai quali è stato detto che le proprie partner erano andate peggio degli altri.

 I risultati sono stati simili in altri due studi condotti nei Paesi Bassi.

L’Olanda vanta uno dei più piccoli divari di genere nel lavoro, nell’istruzione e nella politica, secondo il Gender Equality Index delle Nazioni Unite. Tuttavia, come gli uomini americani, anche gli uomini olandesi si sentivano inconsciamente peggio rispetto agli uomini che venivano informati del fallimento delle proprie partner, secondo entrambe le ricerche.

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Hanno dichiarato ai ricercatori di sentirsi bene e a proprio agio, ma il test dell’autostima implicita ha rivelato il contrario.

Nei due esperimenti finali, condotti online, a 657 partecipanti americani, 284 dei quali erano uomini, è stato chiesto di pensare a un momento in cui la loro compagna o il loro compagno aveva avuto successo o meno. Ad esempio, alcuni partecipanti sono stati invitati a pensare al successo o al fallimento sociale del loro partner, ad esempio ad una festa o in un’occasione intellettuale.

 I ricercatori hanno scoperto che non importava se i successi o insuccessi erano di tipo sociale o intellettuale, indipendentemente dal contesto, gli uomini inconsciamente si sentivano peggio quando la loro partner otteneva successo.

 Inoltre l’autostima implicita degli uomini ha subito un colpo più grande quando hanno pensato ad un momento in cui la partner è riuscita in qualcosa in cui loro avevano fallito.

 

Articolo scritto da Kate Ratliff, tratto da: www.apa.org

(fonte opsonline.com)

http://www.opsonline.it/psicologia-31978-gli-uomini-si-sentono-a-disagio-quando-ledonne-hanno-successo.html

La gelosia patologica, riconoscerla ed uscirne

La Gelosia Patologica

 

 

La gelosia è un sentimento naturale, che risale alle nostre origini biologiche; essa, dopo il passaggio alla monogamia infatti, ha contribuito alla migliore conservazione della specie e quindi alla nostra evoluzione.

 

Se i confini della coppia sono ben saldi, c’è minor rischio che il partner abbandoni la relazione e la coppia è più stabile e quindi più funzionale e sicura.

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La gelosia nel maschio mira a garantirsi la paternità della prole; l’uomo cioè vuole avere la certezza che i figli che la sua partner partorisca siano i suoi.

 

La donna invece non vuole correre il rischio di restare da sola e di dover accudire la prole, senza il sostegno dell’uomo; per la donna riveste particolare importanza la continuità delle cure e della protezione da parte del maschio.

 

Oggi sappiamo che questi ruoli ed aspettative, non sono più così definiti, anzi spesso inversi, ma nella nostra memoria biologica, questo istinto primordiale, esiste.

 

Tornando ai nostri giorni, quando si può parlare di GELOSIA PATOLOGICA e quando dobbiamo preoccuparci di esserne affetti o di avere a che fare con un partner patologico?

 

La gelosia si manifesta sempre con gli stessi comportamenti, le stesse aspettative e le stesse paure, ma ciò che ne definisce la patologia e la pericolosità sono la qualità, la quantità e la durata.

 

Il pattern tipico è rappresentato dalla convinzione di base di non potersi fidare dell’altro, da cui conseguono ricatti affettivi, sospetti, ricerca di prove.

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Il geloso non si accontenta che il partner gli sia fedele solo nella realtà, spesso è geloso anche delle sue fantasie, dei suoi pensieri e dei suoi sogni.

 

La gelosia diviene patologica quando, oltre a presentarsi senza un reale motivo o minaccia esterna, assume una tale importanza nella vita di chi la prova e di chi la subisce, da impedire la normale prosecuzione di una relazione, a meno che il partner vittima di gelosia non sia disposto a subire continue domande, indagini, ricatti, svalutazioni e pressioni.

 

Anche il soggetto affetto da gelosia patologica soffre, è ossessionato dall’idea che l’altro lo possa tradire e questa fissazione gli impedisce di vivere serenamente, altera la qualità della sua vita, lo rende ansioso, incontentabile e sospettoso. La sua attenzione si concentra totalmente sull’altro e sulla paura di perderlo.

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E’ chiaro che non ci sono dei parametri scientifici per definirla, ma se questa ostacola la normale gestione di una relazione o fa soffrire e limita la vita di un altro individuo siamo di fronte ad una situazione da non sottovalutare:  pedinamenti, costrizione ad assumere determinate condotte o abiti, controllo ossessivo, pretese di abbandono di amicizie, lavori, impieghi, oggetti o altre attività di svago personali, pretese di conferme attraverso il sesso (pratiche sessuali anomale, intromissioni, invadenze nella sfera intima dell’altro, fantasie del terzo intromesso), sono tutti comportamenti che portano la vittima giorno per giorno a farsi imprigionare lentamente in una morsa senza fine, perché il geloso patologico non avrà mai abbastanza conferme che possano colmare il suo senso di vuoto, di abbandono e che possano aiutarlo/a ad avere meno paura di essere tradito; essendo un manipolatore/manipolatrice, il soggetto patologico, troverà altre strategie per far sentire l’altro/a in difetto e quindi in dovere di dimostrare sempre il suo attaccamento, attraverso una rinuncia o una prova.

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Non c’è da attendere o sperare che “passi da sé”, perchè dietro alla gelosia patologica possono nascondersi disturbi psicologici ben più radicati, per il quali la gelosia è solo un sintomo: gravi problemi di autostima e d’inferiorità legati a depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo di personalità di tipo paranoide.

 

Che cosa devo fare se sono affetto da gelosia patologica o sono vittima di un/a geloso/a patologico/a?

 

Occorre rivolgersi subito ad uno psicoterapeuta, che lavorerà sull’autostima, l’insicurezza e qualora fosse necessario anche sulla personalità (personalità di tipo paranoide o ossessivo compulsivo)

 

Il geloso patologico costruisce la sua identità nel tentativo di mistificare le sue insicurezze, il suo incolmabile senso d’inferiorità e la lacerante paura dell’abbandono.

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Il geloso patologico teme il confronto con  le altre persone e crede che controllando l’altro gli impedisca di scappare via, ritiene che il possesso e a deprivazione della libertà di chi ama, siano l’unica strada per non perderlo.

Tuttavia non solo perdono chi amano, ma non ameranno mai in modo sano finché non affronteranno la terapia, perché amare in modo sano significa lasciare l’altro libero di vivere la sua vita, nella fiducia che tornerà da noi, accettando la possibilità che ciò non accada, perché non dipende da noi e tutto sommato è molto più bello vedere un aquila volare, che imprigionarla in una gabbia e vederla morire.

 

Chi soffre di gelosia patologica viene meno alla prima regola delle relazioni umane, IL RISPETTO, poiché la sua paura è più forte, la sua brama di nutrire le sue paure è più forte.

 

Il geloso patologico è una persona vulnerabile, la cui autostima dipende dall’approvazione e dai riconoscimenti degli altri, non a caso, molto spesso è lui/lei stesso/a a non essere fedele e conoscendo il meccanismo induce al tradimento, piuttosto che lavorare su se stesso/a, proietta sul partner quello che non vuole vedere di se stesso/a e alla fine l’altro si troverà senza accorgersene a fare e dire cose sbagliate a nascondere verità e quindi ad incarnare il “traditore” che l’altro tanto temeva (identificazione proiettiva).

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C’è una differenza tra uomo e donna?

 

Uomo e donna provano gelosia allo stesso modo, ma spesso hanno comportamenti diversi.

 

La donna gelosa tende a innescare condotte passivo aggressive, colpevolizzando il partner per sue debolezze, malattie, insicurezze e a controllarlo di nascosto, non esce allo scoperto, fa in modo che l’uomo si senta in colpa costantemente.

 

Non è “attiva”, anche se esistono numerose donne “stalker” o comunque ossessive.

 

Le donne affette da gelosia patologica hanno avuto spesso padri traditori ed abbandonici e proiettano questa immagine su qualsiasi altro uomo, che attraverso le sue continue prove di amore e fedeltà dovrà riscattare questa immagine.

 

Le donne affette da gelosia patologica sembrano essere più depresse che ossessive, anche se ciò non è una verità assoluta.

 

Gli uomini sembrano preferire comportamenti più attivi e provocatori, affrontano il rivale o ne creano di immaginari quando non ci sono; l’uomo infatti è più spesso paranoico ed ossessivo.

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La gelosia quindi può essere ricondotta a vari tipi di sofferenza psicologica, cioè ce ne sono vari tipi?

 

Si ne esistono varie tipologie:
1. Gelosia depressiva: dovuta al forte senso d’inferiorità e ad una scarsa autostima convinzione di fondo “io non valgo niente”!

 

La persona non si ritiene all’altezza di essere amato, quindi trova in qualche modo naturale l’idea che un suo eventuale partner si interessi ad un’altra persona.

 

2. Gelosia abbandonica: data da un attaccamento insicuro con le figure genitoriali  – convinzione di fondo “ti prego non lasciarmi, senza te non sono niente”!

 

Questo tipo di gelosia colpisce le persone incapaci di tollerare l’idea dell’abbandono, come se senza l’essere amato fosse impossibile perfino respirare. Senza essere amati, riconosciuti ed accettati, ci si sente impossibilitati a vivere, perché si vuole colmare l’abbandono reale o simbolico subito in infanzia dai genitori.

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3. Gelosia Ossessiva, dovuta a problemi di personalità (osessivo-compulsiva), convinzione di fondo “se avrò questa conferma allora posso fidarmi”

 

Il geloso ossessivo è tormentato da dubbi e scene intrusive sull’eventuale scena del tradimento della persona amata, che aumentano man mano che il legame si fa più stretto.

 

L’ossessivo è alla continua ricerca di prove, che possano mettere a tacere i suoi sospetti.

 

L’ossessivo rispetto al paranoico, si riconosce, perché sa di sbagliare, si rende conto e si vergogna, ma non può farne a meno, non a caso sceglie partner depressi, perché accettano di essere messi/e costantemente alla prova, pur di meritare il suo amore.

 

Nei casi in cui vi sia un partner consenziente, si tratta di “folie a deux”, (follia a due) o coppia collusiva.

 

4. Gelosia Paranoica: dovuta a personalità di tipo paranoide, convinzione di fondo: “tu non mi ingannerai, perché io sono furbo/a e ti scoprirò..”

 

È caratterizzata dalla diffidenza e dalla fantasia dominante tipica dei paranoici. Da un dettaglio, nasce una fitta macchinazione di congetture alla cui base dovrebbe esserci il tentativo di “fregare” lui/lei di complottare, di tendere invisibili trappole; improvvisamente nascono fantasmi, nemici invisibili, assurdi collegamenti tra fatti, persone e idee.

 

Questo tipo di gelosia è la più grave, perché siamo in area psicotica (minore senso di realtà); la paranoia nella sua versione delirante, può portare anche a perdere il senso della realtà e a compiere azioni pericolose (si ricordi Otello con Desdemona).

 

Il geloso delirante non cerca indizi come l’ossessivo, parte già dal presupposto che si sia stato tradito/a e che l’unico modo che ha il partner per farsi perdonare è quello di confessare. Molti partner che non hanno affatto tradito, per disperazione si possono trovare a confessare fatti mai accaduti, pur di mettere a tacere il paranoide.

 

Ma a questo punto l’altro ha la conferma di ciò che temeva e può partire un copione delirante che può condurre fino all’uccisione del partner.

Se sei in relazione con un/a geloso/a patologico/a, contattaci! possiamo aiutarti a capire come uscirne, se invece sei affetto da gelosia patologica, contattaci per intraprendere un percorso di guarigione!