Categoria: Coppia e Famiglia

Guarire dall’Abuso Narcisistico: Smetti di fare la sua DIAGNOSI

Guarire dall’Abuso Narcisistico: Smetti di fare la sua DIAGNOSI

E’ Colpa mia? Colpa sua?

CAPIRE NON E’ «GUARIRE»

Abuso Narcisistico

Le diagnosi sono necessarie MA RIDUTTIVE e spesso possono rallentare il processo di RISOLUZIONE DEI CONFLITTI CON SE STESSI E GLI ALTRI, in particolar modo nel trauma da abuso narcisistico.

Tutti sul web, a leggere informarsi, diagnosticare, commentare…..tutto ormai è patologia, ogni minimo atteggiamento umano è divenuto un’etichetta, ivi inclusa la sofferenza, che viene disintegrata in tanti piccoli pezzetti per darle un nome preciso, spesso incomprensibile, ameno, che rimandi ad ALTRO DA SE.

Questo ci aiuta e vedere la nostra sofferenza meno COMPLESSA, ma crescere è proprio aumentare di complessità ed avere il coraggio di osservare le nostre ombre, NON SOLO RICERCARE LUCE anche se è salvifico, utile ed essenziale.

Articoli, corsi, manuali, testi, ci aiutano a dare un nome alla sofferenza, a contenerla in una cornice che ci fa sentire più sicuri, a ricercare IL COLPEVOLE, ma sempre al di fuori di NOI STESSI.

Questo ci fa sentire nel giusto (salvi), meno dispersi nel caos dell’incomprensione (soprattutto nei casi confusione correlati all’abuso psicologico), ma la DIAGNOSI, è un processo, un dialogo continuo e non un’etichetta indelebile e soprattutto NON RISOLVE L’EMIGMA DELLA COMPLESSITA’ UMANA.

Capire ci fa sentire più potenti, perché NOI SAPPIAMO e in questo modo, CI ELEVIAMO dalle bassezze istintuali, ma ecco che la conoscenza, così come la psicologia possono diventare UN’ARMA DI DIFESA NARCISISTICA che usiamo contro gli altri o peggio ancora contro di noi, il nostro ELMO DI MINERVA.

Anche io scrivo articoli, faccio video (presto :-D), corsi e mi conformo alla nuova Era, ma il mio scopo è incuriosire, interessare, fornire un appiglio, un sostegno momentaneo che conduca ad interessarsi alla terapia.

In terapia si cammina insieme ricercando la VERITA’ SOGGETTIVA di ognuno e dando voce all’unicità della VOSTRA SOFFERENZA, che non si riduce a un articolo, un corso o un articolo.

In una stessa personalità possiamo trovare moltissimi tratti, ma ognuno è unico, sfugge al controllo di un’etichetta e se ci siamo innamorati di una persona complessa e sofferente, se ci attraggono o attraiamo persone di un certo tipo o peggio ancora siamo costretti a relazionarci con questi a vita (genitori/figli), allora l’accettazione (non intesa come passiva rassegnazione, ma azione assertiva) e la consapevolezza sono l’unica strada possibile per uscire dalla stagnazione e la coazione a ripetere.

Questo cammino è possibile con chi ha l’intenzione e la passione di voler crescere DI COMPLESSITA’. Essere centrati su se stessi, non vuol dire diventare egoisti (ESALTAZIONE DELL’IO), ma mirare ad avere CONSAPEVOLEZZA EMOTIVA e non solo intellettiva.

Per questo chiediti, se hai capito di essere vittima di abuso narcisistico, di avere incontrato un/una manipolatore/trice, una personalità instabile, narcisista, border, istrionica (tutte quelle del cluster B), PERCHÉ’ PROSEGUI AD INTERESSARTI A STUDIARE, RICERCARE DIAGNOSI SU DI ESSA?

Questa fase DIAGNOSTICA, essendo appunto la diagnosi un dialogo, è un modo che usi per RESTARE ATTACCATO AL TUO PERSECUTORE INTERNO.

Quando in terapia vi suggerisco di “non limitarvi ad espellere le proglottidi/piccole parti del parassita, ma di persistere finché non sarà proprio il parassita a lasciare il vostro corpo” è questo che intendo…e cioè che “la guarigione arriva quando si espelle i parassita intero, L’OGGETTO NARCISISTICO INTERIORIZZATO..o meglio, l’immagine idealistica di VOI STESSI che il narcisista ha impresso dentro di voi convincendovi che sia legata a lui/lei e che non sia veramente qualcosa di vostro“. Dottoressa Silvia Michelini

Solo quando non sentirete più l’esigenza di RILEGGERVI/RILEGGERLI, RICONOSCERVI E RASSICURARVI, siete pronti alla fase successiva: L’ELIMINAZIONE DEL PARASSITA/OGGETTO NARCISISTICO INTERIORIZZATO.

“E’ questo il vero distacco, non da lui/lei che probabilmente non c’è mai realmente stato/a, ma DALL’IDEA CHE VOI VI SIETE FATTI VOI STESSI ATTRAVERSO LO SPECCHIO DEGLI OCCHI DEL NARCISISTA.  Ci ostiniamo e ricercare quell’immagine di NOI INSIEME A LUI/LEI, quella favola che ci è stata promessa, perchè ricercare ossessivamente – e quindi CEDERE CHE QUALCOSA DA QUALCHE PARTE CI SIA STATO, fa certamente meno male che rendersi conto di essere stato gli unici ad esserci”. Dottoressa Silvia Michelini

Inoltre lo facciamo perché NON VOGLIAMO SENTIRCI PAZZI AD AVER VISTO sentito qualcosa che gli altri e ora anche la scienza ci dice, che non esiste siamo noi NEL GIUSTO, non siamo noi ad aver sbagliato….

Vogliamo essere certi/e, soprattutto perché siamo così auto sacrificali, idealisti e romantici, che NON CI SIA PROPRIO NESSUNA , NESSUAN CURA PER QUESTA PERSONA/AMORE.

Se ci fosse stata lui/lei, sarebbe ora con voi nella terapia di coppia, che sono certa, gli avete già proposto 456 volte.

La macchia della colpa instillata dal narciso, ha fatto presa.

Ancora ricercate inconsciamente le vostre colpe o le proiettate totalmente sull’altro.

La fissazione ossessiva sulla vita dell’altro, sui motivi per cui è diventato/a narcisista, non fanno altro che tenerti legata a lui/lei e soprattutto rifletti…. “Lui/lei ha messo quel seme in te, che germoglia anche in sua assenza, mentre con tutta probabilità lui/lei sarà già occupato/a ad investire su un altro OGGETTO GRATIFICANTE, voi state li a confermare la sua esagerata importanza.. Bingo… C’è ancora lui/lei sul podio delle vostre attenzioni”.

 

Che ci sia o non ci sia a quanto pare, ha ancora potere sulla vostra giornata!

Il dubbio ti rende ancora legato a lui/lei, ma soprattutto ti porta a diventare IL TERAPEUTA DELLA TUA COPPIA, quando l’unica terapia di cui hai bisogno è la tua, per riemergere, per crescere, per tornare a vivere.

Fare il piccolo investigatore ti porta a RAZIONALIZZARE ECCESSIVAMENTE la tua storia, distaccandoti dalle emozioni e quindi favorisce i meccanismi di scissione, che mantengono intatta la dinamica di abuso

Molti di voi mollano dopo aver espulso le proglottidi, ma il vero percorso inizia dopo che avete detto NO, che vi siete accorti di essere ammalati di questa parassitaria forma di amore….

E infatti restano nell’illusione di poter fare i piccoli terapeuti per gli amici riabilitando così la loro ferita narcisistica.. è invece dopo che vi siete liberati che parte il processo espulsivo e di rinascita VERO!

 

La Donna Narcisista

La donna narcisista

Quando si parla di narcisismo patologico, si considera  l’uomo il carnefice assoluto (egoista, immaturo, infedele, anaffettivo..) e la donna una vittima indifesa (sottomessa, altruista, romantica…).

Ciò è dovuto agli stereotipi di genere, che ghettizzano il maschile e il femminile riducendoli a un mero conflitto di forza tra dominanza/indipendenza (maschile) e sottomissione/dipendenza (femminile).

Per questi motivi, si tende a pensare che le uniche vittime in un rapporto di co-dipendenza siano le donne; rispetto agli uomini, le donne si lamentano, sono meno restie a condividere i loro problemi e le loro emozioni con altre persone, sono più inclini ad intraprendere un percorso di terapia.

Le donne, “si fanno vedere” provano meno vergogna nell’ ammettere di essere le “vittime” in un rapporto di coppia e in certi casi è proprio l’inconscia volontà di occupare questo ruolo a farne delle martiri vittoriose (masochismo morale).

Gli uomini invece, si vergognano, si isolano, restano nel silenzio, perché ammettere di essere stati soggiogati da una donna, significherebbe mostrare al mondo intero che sono più deboli e che di conseguenza “non sono abbastanza uomini”.

L’uomo “alpha” nello stereotipo isterico del maschile, non può essere debole e soprattutto “farsi fregare da una donna”.

Le donne affette da narcisismo grave quindi, restano in ombra, così come le loro vittime, ma sono proprio questi stereotipi di genere a determinare il conflitto narcisistico.

Ma chi sono queste donne?

Le donne narcisiste (nella versione overt) sono donne brillanti, estroverse, interessanti, molto concentrate su se stesse sul loro aspetto fisico, sulla loro realizzazione e sui loro obiettivi; all’apparenza non sembrano anaffettive, fredde e calcolatrici, anzi spesso, sono donne perfezioniste, che si dedicano alla coppia e alla famiglia, in modo così ossessivo, da essere attente anche al più minimo difetto dell’altro, sempre pronte a rinfacciarglielo, qualora, questo difetto possa disattendere le loro aspettative come donna o come madre.

Tuttavia, come nel caso dell’uomo, la donna narcisista non entra mai in intimità con l’altro (evitamento dell’intimità), non vuole mostrarsi fragile, non può perdere, non può abbassarsi, non può rischiare di compromettere se stessa nella relazione autentica con l’altro, per questo l’altro deve diventare così come lei ritiene che un uomo ideale debba essere.

Si genera quindi un conflitto “isterico”: la donna, che ha spesso idealizzato il padre (reale o la figura simbolica del padre) e che non si è identificata con il femminile, ricerca inconsciamente un uomo che la “sottometta” e in tal senso, l’uomo che ha di fronte deve dimostrarle di essere un uomo più forte di lei, di meritarla, ma ogni volta che il malcapitato cerca di affermare se stesso nel rapporto, lei avverte l’esigenza di manifestare la sua forza, per riportarlo nella posizione di sottomissione.

L’altro è percepito come un oggetto più che un soggetto con cui relazionarsi e in tal senso, un puro strumento di soddisfazione del proprio Io, che nel narcisismo si definisce “ipertrofico” (molto strutturato).

La dinamica è sempre la stessa, la donna passa da fasi in cui idealizza il partner, ad altre in cui lo svaluta e lo abbandona per poi tornare a riprenderlo, accusandolo e punendolo per non essersi mostrato all’altezza della sua grandezza (reale o percepita).

Quando il partner (spesso un uomo co-dipendente insicuro e con scarsa autostima) si mostra devoto a lei, pentito di aver sbagliato, promettendo di “cambiare”, allora la donna gli concede il suo prezioso perdono, una pausa romantica, per poi tornare a svalutarlo e a generare conflitti, qualora tenti di manifestare nel rapporto, la sua individualità o questa entri in contrasto col suo volere.

Le donne narcisiste sono molto affascinanti: inquiete, romantiche, molto forti, ma anche rigide, intransigenti, capricciose ed ambivalenti. Da un lato si mostrano come “la madre salvifica”, dall’altro come “la donna castrante”.

Il loro aspetto fragile e seduttivo da un lato e forte e determinato dall’altro, attrae uomini altrettanto narcisisti (che desiderano inconsciamente affermare la loro superiorità entrando in una relazione di conflitto di potere o che nutrono grandi aspettative su se stessi/masochismo morale al maschile).

L’archetipo che meglio si adatta a descrivere questa ambivalenza è quello della fata e della strega, che può assumere ogni sembianza (esempio la maga circe).

Come un’abile maga, questa donna sa far sentire il suo partner unico, rimandandogli un immagine assolutamente splendida di se stesso, questo incantesimo termina però quando la relazione diviene stabile o un suo desiderio non viene esaudito.

A quel punto la fata si trasforma in una strega, presenta il conto.. che in genere è salatissimo: si arrabbia, urla, minaccia, accusa, chiede, recrimina, facendo leva sui sensi di colpa dell’altro, su biechi ricatti affettivi e svalutandolo nel suo ruolo (un marito non si comporta così,… un uomo vero non fa questo… e via dicendo).

Una caratteristica inconfondibile sono le rapide alternanze tra momenti di idillio e seduzione e gli attacchi di rabbia.

Quali sono le caratteristiche della donna narcisista?

  • Idealismo
  • Insicurezza e invidia verso le altre donne, famiglie
  • Attenzione al giudizio altrui (ricerca di approvazione esterna)
  • Pretese eccessive di grandiosità
  • Standard severi di ordine, moralità, pulizia…etc..
  • Vanità o particolare dedizione alla cura di se stesse
  • Spasmodica ricerca di attenzioni e prove d’amore
  • Forte emotività, (la sua) ma scarsa empatia (verso di voi)
  • Infedeltà/libertinaggio
  • Paranoie (tutti la invidiano, tutti la temono o la trattano male..) e visione negativa/pessimistica o cinica del mondo e delle persone
  • Vittimismo
  • Vendicatività estrema e tendenza a punire il partner (tradendolo, evitandolo, costringendolo al mutismo, alla separazione in casa,  negandogli affetto e sesso.
  • Ciclicità della relazione: nella relazione di co-dipendenza tra una donna narcisista (overt) e un uomo insicuro, spesso dipendente o bisognoso, (covert) ci sono spesso delle rotture e dei ritorni di fiamma, in cui c’è molta passione, ma anche molto rancore, recriminazioni che il partner narcisista fa all’altro per averlo costretto ad umiliarsi, a cedere o a tornare da lui.
  • Ruoli fissi nella coppia: donna dittatore e uomo implorante suddito al suo cospetto o completamente passivo. Un uomo sicuro di se, si distaccherebbe da una donna aggressiva e svalutante che lo fa sentire costantemente inadeguato, ma un uomo insicuro preferisce sopportare pur di non perdere la donna narcisista, che spesso ha anche delle enormi qualità in termini di intelligenza e che quindi si pone nel rapporto come il punto fermo, la colonna su cui appoggiarsi.
  • Infanzie con genitori tirannici, “i bambini perenni”: i narcisisti hanno spesso avuto genitori tirannici e ricercano inconsciamente nel partner un’opportunità di riscatto, proprio perché il rapporto con questo genitore non è stato elaborato. In genere la vittima è ferma nel ruolo di “bambino triste solo e arrabbiato”, mentre il carnefice si è identificato con il genitore tirannico ed è costante nel ruolo di “genitore punitivo”. Anche in questo ultimo caso, il rapporto patologico con il genitore tirannico non viene elaborato, semplicemente perché viene rimesso in atto il panorama infantile (coazione a ripetere). I due amati si comportano a turno come il genitore “cattivo” da combattere e sconfiggere oppure come il bambino arrabbiato verso il genitore.

Se pensi di essere vittima di una relazione narcisistica, non sai come uscirne o come gestire la situazione, scrivi a psicologiacoppia@gmail.com per prenotare una consulenza.

 

L’Uomo Narcisista

L’Uomo Narcisista

I tratti tipici del narcisismo secondo il DSM (manuale diagnostico sui disturbi mentali) sono la mancanza di empatia (incapacità di mettersi nei panni dell’altro e riconoscerne emozioni, bisogni e/o sentimenti) e la grandiosità (ricerca di successo, attenzioni, di una condizione di prestigio, superiorità economica, culturale, intellettiva, di fama..etc..).

I narcisisti sono uomini intelligenti, brillanti, capaci, dotati di fascino e carisma, ma anche egoisti, infantili, testardi, umorali, arroganti, egocentrici, capricciosi e volitivi; si sentono superiori agli altri, si comportano come se tutto gli fosse dovuto e desiderano, più o meno apertamente, di essere ammirati e adorati da un pubblico di idolatranti fan.

Questi aspetti di grandiosità possono essere visibili (narcisista overt/estroverso/aggressivo) oppure celati e in ombra dietro la facciata di un uomo malinconico, remissivo, mite, cauto, che in realtà è un invidioso, un insicuro, un pavido e un arrogante (narcisista covert/introverso/passivo-aggressivo).

il narcisista

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Narcisismo e Matrimonio: come si comporta un narcisista in una relazione stabile?

Narcisismo e Matrimonio: come si comporta un narcisista in una relazione stabile?

I narcisisti generalmente non s’impegnano, non vogliono accedere ad una dimensione personalità adulta e genitoriale della personalità, vivono come eterni peter pan, hanno paura di impegnarsi, idealizzano i partner, temono l’intimità e poi – dopo aver abusato psicologicamente ed emotivamente delle loro vittime – fuggono senza rimorsi o ripensamenti verso la loro prossima avventura.

Eppure ritroviamo spesso i narcisisti in coppie stabili anche se conflittuali, perché? Continua a leggere →

Amore a prima “svista”: la trappola dell’istrione: come riconoscere se la/il tua/tuo partner ha un disturbo istrionico di personalità.

Amore a prima “svista”: la trappola dell’istrione: come riconoscere se la/il tua/tuo partner ha un disturbo istrionico di personalità.

Gli istrionici sono facilmente riconoscibili: amano stare al centro dell’attenzione, sono seduttivi, amabili e manifestano un’intensa emotività accompagnata da una marcata tendenza alla drammatizzazione.

Gli/le istrioni/istrioniche sono persone attratte dalle novità, di sovente esibizioniste, curiose, estroverse, altamente suggestionabili e volitive; sono caratterizzati/e da una spiccata sensibilità e la tendenza a somatizzare le tensioni emotive.

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Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi attiva in te il narcisista? trova il coraggio di dire no

Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi relazionali disfunzionali attiva in te un narcisista?

Trova il coraggio di dire NO.

Perché si diventa “Narcisisti”? – o meglio – perché si sviluppano personalità affettivamente immature, che per facilità di comprensione raggruppiamo sotto la definizione generale di Narcisisti?

Quali schemi di funzionamento ci sono alla base del loro vissuto e perché noi cadiamo in queste trappole?

Quali sono i nostri schemi di relazione? Ma soprattutto quali schemi attiva in te un narcisista patologico?

Siamo tutti così sciocchi, masochisti o ciechi da non accorgerci che qualcuno sta abusando emotivamente e qualche volta anche economicamente – di noi?

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Narcisismo patologico e terrorismo emotivo: la gabbia dorata del dipendente affettivo

Narcisismo patologico e terrorismo emotivo

I narcisisti patologici possono essere paragonati a dei terroristi psicologici; queste persone sono molto abili a piazzare delle bombe emotive lungo il percorso della relazione con l’obiettivo di mantenere l’assoluto controllo sulla vittima.

Questi comportamenti sono inconsci, inconsapevoli e alla base di essi, ci sono schemi di relazione ed affettivi (copioni) spesso simili e facilmente riconoscibili.

Gli schemi affettivi/di relazione/familiari da cui proviene un narcisista patologico e che ne determinano il comportamento “terroristico” sono spesso quelli del cosiddetto CONTROLLO SENZA AMORE ne sono due esempi quella della coppia di fatto e dei genitori narcisisti con alte aspettative sui figli.

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Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Dott.ssa Silvia Michelini

”..Un dipendente affettivo non è sempre una persona altruista, mite, insicura e fragile – che si affeziona facilmente – ma può essere tutt’altro: una persona internamente distaccata, fredda, evitante, ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante bilico tra la ricerca di vicinanza e l’istinto di evitare l’altro, desideroso/a di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà per incontrare e dipendere da partner che lo/la compensano e che di base sono come loro, ma indossano una maschera differente…”.
D.ssa Silvia Michelini

Cosa si intende per ALESSITIMIA, chi è un/una ALESSITIMICO?

Un alessitimico è una persona che non è in contatto con i propri stati emotivi.

Non sa riconoscere le proprie emozioni e quando le riconosce, le esprime in modo molto limitato e confuso, per questo motivo è spesso un individuo solitario, che vuole evitare i conflitti e le relazioni affettive e sociali in genere.

Queste persone manifestano un certo distacco anche in psicoterapia, si impegnano poco, non vogliono approfondire certe tematiche, perché hanno scarse/ridotte capacità di insight (guardarsi dentro) e di mentalizzazione.

Si tratta di quelle persone che definiremmo “chiuse”, “strane” ,“schive”, che reagiscono in modo impulsivo agli stimoli esterni, perché non sono in grado di mentalizzare i loro processi interni (percezione dei propri processi emozionali).

L’alessitimico/a è una persona rigida, anche nella postura e nelle espressioni facciali, una persona disinteressata, che non nutre aspettative verso il mondo esterno non si aspetta che mondo esterno non ne abbia nei suoi confronti. Vanheule et al.(2007).

Alcuni studi recenti, inoltre, hanno dimostrato che questa caratteristica non è solo l’espressione di un disagio clinico (un sintomo), ma un tratto ben distinto, associato a vari tipi di personalità, soprattutto quelle che hanno a che fare con la disregolazione emotiva. (Luminet et al., 2001). Fonte autori: http://www.stateofmind.it/2015/10/alessitimia-psicopatologia-adulti/

Il caos emotivo interno è una caratteristica molto evidente in questi soggetti che all’apparenza sembrano persone ben adattate, intelligenti, abili nel contesto lavorativo, ma scarsamente efficaci in quello affettivo/interpersonale.

L’alessitimico cela un insieme di stati interni aggrovigliati confusi, non “sente” nulla e spesso, per sentire qualcosa ricerca delle esperienze estreme (droga, alcool.. sport estremi, sesso).

E’possibile riscontrare il tratto alessitimico in molte personalità da leader, considerate vincenti o estreme (campioni sportivi, viaggiatori, eremiti, …..) associate a tratti narcisistici, ossessivi, schizoidi,o istrionici che tuttavia vivono in costante evitamento e dissociazione interna.

Queste persone sono molto infelici e spesso non sanno neanche descrivere come si sentono…

..”sono come musicisti sordi alla ricerca della nota perfetta per iniziare a suonare la melodia della loro vita, ma che al primo tentativo di emetterla restano bloccati in un fermo immagine perenne, perché al loro interno vi è solo un silenzioso caos”. Dott.ssa Silvia Michelini.

Per questo motivo un alessitimico/a è una persona che ci confonde e si confonde con frequenti esplosioni emotive, in costante bilico tra evitamento e ricerca della vicinanza dell’altro per provare emozioni.

Un alessitimico/a sembra molto partecipe alle relazioni sociali, ma di fatto ha solo imparato la sua parte. Sa che è giusto dire MI DISPIACE, ma non prova nulla o meglio NON SI PERMETTE DI PROVARLO CONSCIAMENTE.

Per questo l’alessitimia è una caratteristica tipica delle personalità ossessive in amore e degli stati dissociativi, che si manifestano soprattutto attraverso sintomi somatoformi. (Freud li avrebbe chiamati disturbi di conversione nelle personalità isteriche).

In poche parole una persona alessitimica non può/vuole provare emozioni, per questo in presenza delle persone che gliene suscitano si sente spesso in difficoltà, vorrebbe scappare, ma allo stesso tempo cercare di vivere attraverso quella persona.

L’alessitimia è una caratteristica associata a vari tipi di temperamenti e personalità post-traumatiche, soprattutto come esito di educazioni repressive gravi traumi evolutivi (attaccamenti insicuri o disorganizzati, caos familiare, abusi intrafamiliari..).

Ecco quindi che molti ossessivi, schizoidi, narcisisti , border o istrionici, a differenza di quanto sembra in apparenza, non sono persone emotive, ma ANSIOSE.

Si tratta di caratteristiche dure da trattare, soprattutto in terapia, dato che la capacità di riconoscere e condividere le emozioni è alla base di qualsiasi relazione anche terapeutica, ma è possibile fare moltissimo attraverso trattamenti costanti nel tempo, che chiameremo di REPARENTING. (come rinascere e imparare tutto dall’inizio con un oggetto/genitore sostitutivo – il terapeuta).

Un dipendente affettivo, quindi, non è sempre una persona mite, insicura e fragile, emotiva (che si affeziona facilmente): spesso è una persona ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante ricerca di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà con tutta probabilità, per incontrare altre persone come lui/lei, che però indossano una maschera differente.

E’ come dire …. c’è chi si traveste da lupo e chi da pecora, ma entrambi nascondono lo stesso scheletro.

(Dr.ssa Silvia Michelini)

Genitori Narcisisti: conoscere le conseguenze psicologiche dell’abuso narcisistico sui figli

Conoscere il genitore narcisista e le conseguenze del narcisismo sui figli

Questo articolo è dedicato a TUTTE E VITTIME DI GENITORI AFFETTI DA NARCISISMO PATOLOGICO che ho incontrato lungo il mio cammino e che ho aiutato; a tutte quelle anime spezzate, quei cuori aridi, quei vuoti incolmabili , quei percorsi di sofferenza.. a tutti quei bambini abusati di ieri e adulti che oggi non si conoscono e fanno fatica ad AMARSI.

A tutti coloro che si sono nascosti in una sfera di vetro, in cui ascoltare solo il silenzio, lontano dalle urla, lontano dal dolore, a tutte quelle persone che si sentono in colpa perchè ESISTONO o perchè SONO NATE, che non hanno mai conosciuto amore, che non sanno cosa sia e non sanno riconoscerlo e per questo ancora oggi, cadono preda di manipolatori emotivi.

A tutti coloro che si sentono sbagliati, in cerca di un  amore da cui fuggono…

e in particolare a

VALERIO.

Dr.ssa Silvia Michelini

Si parla spesso di narcisismo e di dinamiche relazionali tossiche nella relazione di coppia, ma spesso si dimentica di analizzare come queste dinamiche di relazione si ripercuotano sui figli.

Le dinamiche affettive e relazionali infatti, sono interiorizzate dai figli sotto forma di “copioni”, schemi di relazione, stili di attaccamento e si ripercuotono positivamente o negativamente sulla loro vita affettiva.

Ognuno di noi può facilmente rendersi conto di come certe paure, schemi di comportamento, sensazioni, emozioni “scattino in automatico” funzionino come una “coazione a ripetere” di copioni familiari già vissuti.

Non basta rendersi conto che quello che abbiamo vissuto in famiglia è sbagliato, ci ha fatto soffrire e non vogliamo riattuarlo per essere salvi; questi schemi sono inconsci, atavici e scattano in ogni situazione che riattiva quel pattern emotivo e di comportamento, soprattutto quando ci si trova ad incarnare il ruolo del marito/moglie o genitore e per questo identificarsi inconsciamente con il genitore abusante (sia da un punto di vista fisico o emotivo) è facile.

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Narcisismo al femminile: L’eterna bambina e il triangolo di coppia

Le donne di cui intendo parlare in questo articolo, sono quelle che con tutta probabilità sceglieranno un partner narcisista, perché a loro volta, sono dipendenti da una figura genitoriale con una personalità di stile narcisistico (padre o madre, spesso più una madre o a volte entrambi), che ha segnato pesantemente la loro infanzia e la loro autostima, costringendole all’eterna condanna di “dipendere” da qualcuno che la giudica, la svaluta, la esorta ad essere autonoma – soprattutto affettivamente – ma che di base ne nega in modo ambivalente l’autonomia stessa, costringendola – attraverso il giudizio e la svalutazione – ad aderire a codici morali, etici o di comportamento, finalizzati da un lato a non deludere questo genitore esigente e dall’altro a confermare al genitore in questione, che i suoi sacrifici, privazioni e frustrazioni individuali riguardo ai suoi genitori, non sono state un errore.

In poche parole si tratta di una catena infinita di ricatti affettivi, morali intrisi da una fortissima ambivalenza affettiva, che bloccano l’evoluzione psico-affettiva di un individuo

Un esempio molto calzante è quello delle donne maltrattate psicologicamente ( spesso anche fisicamente) dal partner, che si rifugiano nel genitore “alpha” nella speranza di conforto, appoggio e  consiglio. Inizialmente il genitore narcisista, che è in genere una persona apparentemente solida e disponibile, innalzerà la posizione del figlio/a, creando con lui/lei una forte alleanza che simbolicamente esprime la frase “io ti capisco, solo io posso veramente capirti e aiutarti”, ma dall’altra il genitore inizierà a inviare alla figlia, messaggi “paradossali” ovvero incoerenti: “beh però è sempre tuo marito, forse tu lo hai provocato…certo se tu ti comporti così…. Fai così, fai questo o quell’altro per far sì che lui faccia X o Y, …..Certo devi separarti, ma come farai coi soldi?, ci sono i bambini come pensi di fare..”? In altri casi, l’aiuto fornito è finalizzato a riprendere il controllo sul figlio o economico e affettivo e quindi non è privo di distorsioni o manipolazioni affettive, anche e ahimè spesso riguardanti al gestione dei figli, che questo tipo di donne, si trova a dover delegare per mancanza di tempo, energie, vitalità, per confusione o perché di base – è impegnatissima nella relazione disfunzionale con il partner.

Mother In Law — Image by © Illustration Works/Corbis

Ecco che il tentativo di ribellione, diventa un senso di colpa che rinforza il legame sia col genitore che con il partner, che a questo punto possiamo identificare come un narcisista di serie B, certamente un figlio altrettanto abusato dai genitori.

L’aspetto narcisistico che tuttavia intendo approfondire in questo articolo è la collusione tra un genitore narcisista (di tipo grandioso) – in genere la madre –  e una figlia che definiremo “eterna bambina”.

In questo matrimonio simbolico, la figlia femmina sceglie un uomo, si sposa o va a a convivere, mette al mondo dei figli, non tanto perché è consapevole delle scelte compiute e in seguito a una reale maturazione psicologica ed affettiva, ma per dimostrare al genitore alpha di essere diventata grande e quindi degna della sua stima, soprattutto perché, quasi certamente questa donna non farà nulla, che non è approvato prima dalla madre.

Sceglie in genere un uomo con le sue stesse caratteristiche, cioè che resta ancorato alla famiglia d’origine e mantiene con la madre un rapporto fusionale, in cui vi è una marcata assenza di confini.

L’incapacità di definire dei confini tra sé e l’altro è il nucleo della dispersione dell’identità individuale della donna e dello stallo della coppia a una condizione di perenne adolescenza.

Queste coppie sono – di fatto – relazioni a tre, nella quale l’uomo rappresenta simbolicamente una minaccia alla fusione tra la madre e la figlia.

Queste madri non amano veramente le figlie, non per cattiveria, ma perchè ne sono incapaci.

Per loro è più importante che la figlia, si attenga a quelle che sono le regole rigide del suo codice di pensiero, codice che conferma o valida la sua visione o esperienza negativa di vita: “se ho sofferto io, si vede che deve essere così per tutte e così sarà per te”.

“Il destino di ogni donna è soffrire”, “gli uomini sono tutti uguali”, “Una donna non si comporta così”.

Da un lato quindi sembra voler salvare la figlia, sostenendola nella ricerca di una sua soggettività, della libertà individuale, dall’altro però sembra non sopportare che la figlia possa avere una via d’uscita.

Via d’uscita che lei stessa non ha mai cercato.

Per l’uomo, sono Inutili i tentativi di “cacciare la suocera dal letto”, questa sarà sempre presente, perché la donna bambina, ha continuo bisogno di lei.

Non è autonoma nella gestione della vita familiare e soprattutto con i figli, che vengono spesso totalmente delegati alla nonna, quasi come fossero dei trofei da portarle in dono.

Questa deresponsabilizzazione è il nucleo su cui si mantiene l’assenza di autonomia, che negli anni, diviene profonda una dipendenza, difficile da spezzare, soprattutto se il partner/marito/compagno ha anche lui tratti narcisistici marcati.

In questo caso, la svalutazione è l’arma con cui queste donne feriscono il partner, incalzando con continue richieste di prestazioni e di attenzioni, affinché lui possa essere ritenuto degno della coppia.

Questo pattern relazionale, genera una dinamica affettiva disfunzionale che si basa sulla dipendenza affettiva dal genitore in primis e dal partner in seconda analisi.

Il partner/uomo narcisista potrebbe inizialmente sentirsi molto attratto da questo tipo di donna, perché sembra molto affabile, gestibile e in ogni caso di sani valori, essendo stata “conservata” a dovere dalla madre ai ripari da qualsiasi rischio di “maturazione” individuale.

Questo “sacrificio” narcisistico tuttavia, non è esente da costi per nessuno.

La rabbia, che la donna eterna bambina prova inconsciamente per essere stata privata della libertà individuale, per aver soppresso la sua vera identità o per aver evitato di formarsi una personalità, si riversa interamente sul partner, sotto forma di lamentele, astensione sessuale, conflitti, litigi, capricci, sui figli “che non fanno quello che lei ha fatto per la madre” o che pesano sulla sua fragile struttura psicologica ed affettiva, che osano avere una personalità autonoma e verso la madre sotto forma di anaffettività e svalutazione, quando questa invecchiando necessiterà della sua assistenza.

Se nella vostra coppia c’è una suocera di troppo, valutate se intraprendere un percorso di coppia, mirato a stabilire dei sani confini relazionali e un percorso individuale, mirato alla propria individuazione, ma soprattutto finalizzato a liberarci dagli schemi relazionali disfunzionali, basati sul senso di colpa, il ricatto, la sottomissione e l’autosacrificio estremo.

Se ti senti oppresso da qualcuno in famiglia, contattaci.

Ricordati che chi ti ama, non ti opprime, ma ti fa sentire, LIBERO.

Dr.ssa Silvia Michelini