Categoria: Perchè l’Amore finisce?

Io e Te una cosa sola: i rischi della coppia affetta da dipendenza simbiotica

Io e Te una cosa sola: i rischi della coppia affetta da dipendenza simbiotica

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L’idea di VERO AMORE viene spesso associata all’idea di coppia simbiotica e fusionale (dipendenza affettiva), formata da due partner, che vedono nella COMPLICITA’ e la FUSIONE la base della relazione.
Il desiderio di unione e condivisione è molto forte; indipendenza e autonomia sono valori che sono considerati una minaccia alla coppia e all’amore in genere, per questo i due partner o uno dei due, (che generalmente ha sull’altro maggiore presa psicologica) mira al mantenimento dello stato fusionale e contrasta più o meno direttamente i tentativi di affermazione individuale del partner.

In apparenza, queste coppie sono indissolubili, invidiabili, si comportano sempre come se si fossero appena conosciuti, si scambiano tenere effusioni, si rivolgono all’altro con nomignoli o soprannomi affettuosi, escono sempre insieme, lavorano o hanno un progetto in comune, condividono tutto e per questo – si sentono persi quando il partner è lontano.
Molti ritengono che questo sia il “vero amore”, quello nel quale non ci sono contrasti apparenti, i litigi e i confronti sono minimi, perché percepiti come una possibile minaccia all’unione e condivide un forte desiderio di fusione.

Questo tipo di relazione, tuttavia, rappresenta un grave rischio per la maturazione affettiva della coppia e individuale, perché pone un freno al naturale processo di individuazione, mantenendo i due partner in una fase di perenne pre-adolescenza, in cui tutto è ancora possibile e la crescita o la libertà dell’altro è percepita come una minaccia.

In un aforisma famoso, Freud afferma ironicamente: “quando in una coppia, i due partner sono sempre d’accordo su tutto, uno dei due sta pensando per entrambi“.

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Perchè non ti dimostra mai che ti ama? Evitare le emozioni: Come riconoscere se il tuo partner è un “Evitante”

Molti dei miei pazienti, si lamentano della “freddezza” del proprio partner, del suo modo “distaccato” di vivere il rapporto; a tutti noi è capitato di sperimentarsi in una relazione con una persona che vive le emozioni in modo conflittuale o meglio – non le vive, perchè le percepisce come minacciose.

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Perchè molte persone sentono che lasciandosi andare in un rapporto, rischiano di “perdersi”? che dimostrando all’altro/a che lo/la amano perdono “potere”?

Perchè alcune di queste persone ricercano un rapporto di coppia stabile, ma poi non sono in grado di godere del rapporto e di dimostrare all’altro i propri sentimenti?

Le ricerche e gli studi sull’attaccamento, dimostrano che può dipendere dalla qualità delle prime relazioni di cui abbiamo fatto esperienza.

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Ognuno di noi, impara ad amare, basandosi sulle prime relazioni avute in infanzia, in particolare con le prime figure di accudimento.
Il nostro modo di vivere  l’amore dipende molto dal modello di relazione che abbiamo interiorizzato in famiglia ed in particolare con la madre o con altra figura di accudimento, detta “care-giver”.

In poche parole seguiamo un modello di relazione che abbiamo appreso in famiglia, anche se non ne siamo sempre consapevoli e se lo siamo, spesso non riusciamo ad evitare di comportaci in quel modo.

Questo non vuol dire che si possa cambiare, ma è bene considerare questi modelli di base, al fine di divenire adulti affettivamente maturi e consapevoli.

In particolare gli studi Di Bowlby e Mary Ainsworth hanno evidenziato che la relazione tra la madre e il bambino, soprattutto nel primo anno di vita, lascia una traccia indelebile (“imprinting” ) che influenza tutte le successive relazioni.
Se la relazione tra la madre e il bambino/la bambina è solida, calorosa e il piccolo sviluppa fiducia rispetto alla costanza e alla presenza della madre come figura di accudimento valida e stabile sviluppa quello che tecnicamente si definisce attaccamento “sicuro”, se invece la madre non riesce ad entrare in sintonia col figlio/figlia e le sue cure sono state carenti, il bambino/la bambina sviluppa un attaccamento “insicuro”.

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I bambini che crescono in un contesto affettivo valido, si sentono amati, sanno che se sono in difficoltà c’è qualcuno che li accoglie, che li comprende e che li guida e per questo sviluppano FIDUCIA NELLE RELAZIONI, perchè si aspettano una risposta positiva dall’altro e qualora ce ne sia una negativa, sanno che l’altro può riparare o farà di tutto per farlo.

Un tipo di relazione così appagante, permette al bambino di crescere con un buon livello di autostima e una buona immagine di sè, come degno di amore, per questo da adulto, saprà anche riconoscere nel’altro emozioni, desideri e bisogni.

La recente fragilità delle unioni e la facilità con cui si disgregano le coppie e le famiglie ha contribuito, purtroppo, ad aumentare il rischio che le relazioni siano sempre meno sicure e stabili e per questo non è difficile confrontarsi con l’insicurezza nelle relazioni a qualsiasi età.

 

Da adulte, le persone con un attaccamento sicuro vivono le emozioni, l’affettività e l’intimità in modo sano ed equilibrato, non se ne sentono minacciate, mentre le persone con attaccamento insicuro hanno un attaggiamento conflittuale verso le relazioni affettive, da un lato le ricercano, dall’altro viverle li costringe a riconfrontarsi con il doloroso ricordo delle relazioni primarie, carenti o fonte di sofferenza.

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Le persone con attaccamento insicuro non riescono ad avere una relazione appagante perchè non hanno fiducia in se stessi e negli altri.

La mancanza assoluta di fede nel mondo esterno e quindi anche negli altri, dipende dalla sfiducia che queste persone sviluppano nei confronti die loro genitori, che non sono stati in grado, per problemi affettivi, psicologici, familiari etc.. di prendersi cura di loro in modo adeguato e cioè rispondendo in modo adeguato ai loro bisogni di cura, protezione e amore da un alto ed autonomia dall’altro.

Per questo motivo le persone con attaccamento insicuro, hanno un imprinting negativo alle relazioni, che sono quindi percepite come fonte di sofferenza e nella vita affettiva adulta mettono in atto dei “copioni relazionali” abbastanza prevedibili, che hanno appreso in famiglia.

Bowlby ha identificato poi tre tipi di attaccamento insicuro: evitante – ambivalente – disorganizzato.

Oggi parliamo delle persone con attaccamento EVITANTE e cioè quelle che spesso percepiamo come inafferrabili, schive, distaccate e aride di emozioni, sia che siano in una relazione stabile o poco impegnativa.

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Gli evitanti sono persone che hanno imparato presto a dover contare solo su loro stessi, perchè i genitori non erano disponibili e li hanno spinti verso un’autonomia troppo precoce.

Il messaggio che questi genitori mandano ai loro figli è che una relazione (madre-figlio/amicale etc..) è limitante per la propria autonomia.

Avvertendo la relazione come una minaccia alla propria autonomia, gli evitanti, nascondono le proprie emozioni, a volte anche a loro stessi, non riescono a stare in una relazione, perchè gli suscita ansia e per questo puntano tutto sulla propria realizzazione personale.

Gli evitanti “single”si “difendono” dal rischio di amare, concentrandosi sui difetti del proprio partner dopo poco che conoscono una persona e vivono quindi relazioni brevi del tutto inconsistenti, che non li coinvolgano emotivamente.

Gli evitanti in “coppia” sono  descritti come egocentrici e concentrati su se stessi; fanno fatica a ragionare come coppia e a costruire un senso del NOI, qualsiasi richiesta da parte dell’altro viene percepita come pressante, quasi come se la certezza del suo amore sia la sua sola presenza, della quale l’altro deve accontentarsi.

Gli evitanti descrivono i loro partner (sebbene normalissimi), come esigenti, lamentosi, sofficanti..etc. e vivono l’intimità emotiva e sessuale come un grande ostacolo, che li costringe a confrontarsi con le vecchie ferite, per questo, spesso di fronte alle richieste di maggiore intimità, rispondono al partner con la noia o con la fuga.

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Una persona con attaccamento insicuro/ un EVITANTE, può cambiare?

Vivere relazioni sane ed appaganti è il primo scalino per poter sperimentare un affettività più matura, purtroppo non sempre gli evitanti scelgono un partner con attaccamento sicuro, il più delle volte si confrontano con gli AMBIVALENTI, che hanno subito gli stessi traumi infantili, ma che hanno risposto sviluppando un atteggiamento paradossale rispetto alle relazioni: le ricercano per avere conferme continue di amore, che tuttavia sono insufficienti a colmare i loro vuoti e per questo sono perennemente insoddisfatti. Gli ambivalenti inoltre basano la loro carente autostima sulle conferme esterne e per questo, se in relazione con un evitante, rischiano di incappare spesso nel tradimento, nel senso di colpa e nelle eterne lotte di potere, caratteristiche delle coppie disfunzionali.

L’ideale quindi è saper individuare chi ha un attaccamento sano, ma se ci siamo innamorati di qualcuno che invece ha un attaccamento insicuro, non possiamo far altro che pazientare affrontando insieme un percorso di coppia, o individuale focalizzato sulle relazioni e sulla possibilità di sviluppare un’ affettività matura.
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D.rssa Michelini

Coppia e figli: il partner non deve passare in secondo piano dopo la nascita dei figli.

Il rapporto di coppia è una relazione che si forma e si rinforza prima della nascita dei figli e in tal senso, ne rappresenta la “culla” sulla quale si baserà la sicurezza emotiva e psicologica dei figli e quindi anche la percezione di maggiore condivisione, dialogo e serenità nella coppia.
La coppia è il luogo, il contesto primario nel quale ogni essere umano sperimenta le relazioni.

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Ricatti affettivi e manipolazioni: se gli altri ci fanno sentire sempre in colpa

Il ricatto affettivo è la peggiore manipolazione psicologica ed affettiva che le persone intorno a noi possano infliggerci.

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Che si tratti di un familiare, di un partner, di un amico o di un collega, questo tipo di dinamica psicologica assorbe molta energia in noi e ci lascia vuoti, impotenti ed amareggiati.

Come facciamo ad accorgerci se siamo vittime di ricatto affettivo? Continua a leggere →

Uomini sfuggenti: Perché alcuni uomini scappano dalle relazioni serie?

Perché alcuni uomini rifiutano di impegnarsi in amore?

Partner  sfuggenti e “narcisi”: come riconoscerli e come evitarli.

UNA NOTA IMPORTANTE:

Esistono sia uomini che donne sfuggenti, questo non vuole essere un articolo “sessista”, esistono narcisi e narcise, solo si presentano con caratteri e ruoli diversi.

Spesso anche nel ruolo della vittima, della moglie ipercritica, dell’eterna ragazzina si cela una persona con forti tratti narcisisti, quindi l’articolo vale per qualsiasi partner, ma più spesso sono le donne a chiedere aiuto quando si trovano in queste situazioni.

Quello che analizziamo oggi è quello classico maschile, per rispondere alle mille lettere che mi mandate ogni giorno sul tema UOMINI SFUGGENTI e che quindi si presenta come un argomento richiesto, di cui vale la pena parlare.

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A moltissime donne, almeno una volta nella vita è capitato di restare affascinate da relazioni molto coinvolgenti da un punto di vista erotico passionale, ma scarsamente tangibili da un punto di vista affettivo; queste relazioni sono caratterizzate da brevi e intensi incontri, seguiti dalla fuga del partner e dalla fervente attesa della sua prossima telefonata, il partner sfuggente lancia messaggi ambigui e incostanti: un giorno sei il suo primo pensiero, ti telefona pieno di idee e buoni propositi, ti invita in bei ristoranti e si comporta in modo galante e/o passionevole, ma il giorno dopo è freddo e distaccato ed evasivo. Continua a leggere →

La gelosia patologica, riconoscerla ed uscirne

La Gelosia Patologica

 

 

La gelosia è un sentimento naturale, che risale alle nostre origini biologiche; essa, dopo il passaggio alla monogamia infatti, ha contribuito alla migliore conservazione della specie e quindi alla nostra evoluzione.

 

Se i confini della coppia sono ben saldi, c’è minor rischio che il partner abbandoni la relazione e la coppia è più stabile e quindi più funzionale e sicura.

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La gelosia nel maschio mira a garantirsi la paternità della prole; l’uomo cioè vuole avere la certezza che i figli che la sua partner partorisca siano i suoi.

 

La donna invece non vuole correre il rischio di restare da sola e di dover accudire la prole, senza il sostegno dell’uomo; per la donna riveste particolare importanza la continuità delle cure e della protezione da parte del maschio.

 

Oggi sappiamo che questi ruoli ed aspettative, non sono più così definiti, anzi spesso inversi, ma nella nostra memoria biologica, questo istinto primordiale, esiste.

 

Tornando ai nostri giorni, quando si può parlare di GELOSIA PATOLOGICA e quando dobbiamo preoccuparci di esserne affetti o di avere a che fare con un partner patologico?

 

La gelosia si manifesta sempre con gli stessi comportamenti, le stesse aspettative e le stesse paure, ma ciò che ne definisce la patologia e la pericolosità sono la qualità, la quantità e la durata.

 

Il pattern tipico è rappresentato dalla convinzione di base di non potersi fidare dell’altro, da cui conseguono ricatti affettivi, sospetti, ricerca di prove.

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Il geloso non si accontenta che il partner gli sia fedele solo nella realtà, spesso è geloso anche delle sue fantasie, dei suoi pensieri e dei suoi sogni.

 

La gelosia diviene patologica quando, oltre a presentarsi senza un reale motivo o minaccia esterna, assume una tale importanza nella vita di chi la prova e di chi la subisce, da impedire la normale prosecuzione di una relazione, a meno che il partner vittima di gelosia non sia disposto a subire continue domande, indagini, ricatti, svalutazioni e pressioni.

 

Anche il soggetto affetto da gelosia patologica soffre, è ossessionato dall’idea che l’altro lo possa tradire e questa fissazione gli impedisce di vivere serenamente, altera la qualità della sua vita, lo rende ansioso, incontentabile e sospettoso. La sua attenzione si concentra totalmente sull’altro e sulla paura di perderlo.

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E’ chiaro che non ci sono dei parametri scientifici per definirla, ma se questa ostacola la normale gestione di una relazione o fa soffrire e limita la vita di un altro individuo siamo di fronte ad una situazione da non sottovalutare:  pedinamenti, costrizione ad assumere determinate condotte o abiti, controllo ossessivo, pretese di abbandono di amicizie, lavori, impieghi, oggetti o altre attività di svago personali, pretese di conferme attraverso il sesso (pratiche sessuali anomale, intromissioni, invadenze nella sfera intima dell’altro, fantasie del terzo intromesso), sono tutti comportamenti che portano la vittima giorno per giorno a farsi imprigionare lentamente in una morsa senza fine, perché il geloso patologico non avrà mai abbastanza conferme che possano colmare il suo senso di vuoto, di abbandono e che possano aiutarlo/a ad avere meno paura di essere tradito; essendo un manipolatore/manipolatrice, il soggetto patologico, troverà altre strategie per far sentire l’altro/a in difetto e quindi in dovere di dimostrare sempre il suo attaccamento, attraverso una rinuncia o una prova.

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Non c’è da attendere o sperare che “passi da sé”, perchè dietro alla gelosia patologica possono nascondersi disturbi psicologici ben più radicati, per il quali la gelosia è solo un sintomo: gravi problemi di autostima e d’inferiorità legati a depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo di personalità di tipo paranoide.

 

Che cosa devo fare se sono affetto da gelosia patologica o sono vittima di un/a geloso/a patologico/a?

 

Occorre rivolgersi subito ad uno psicoterapeuta, che lavorerà sull’autostima, l’insicurezza e qualora fosse necessario anche sulla personalità (personalità di tipo paranoide o ossessivo compulsivo)

 

Il geloso patologico costruisce la sua identità nel tentativo di mistificare le sue insicurezze, il suo incolmabile senso d’inferiorità e la lacerante paura dell’abbandono.

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Il geloso patologico teme il confronto con  le altre persone e crede che controllando l’altro gli impedisca di scappare via, ritiene che il possesso e a deprivazione della libertà di chi ama, siano l’unica strada per non perderlo.

Tuttavia non solo perdono chi amano, ma non ameranno mai in modo sano finché non affronteranno la terapia, perché amare in modo sano significa lasciare l’altro libero di vivere la sua vita, nella fiducia che tornerà da noi, accettando la possibilità che ciò non accada, perché non dipende da noi e tutto sommato è molto più bello vedere un aquila volare, che imprigionarla in una gabbia e vederla morire.

 

Chi soffre di gelosia patologica viene meno alla prima regola delle relazioni umane, IL RISPETTO, poiché la sua paura è più forte, la sua brama di nutrire le sue paure è più forte.

 

Il geloso patologico è una persona vulnerabile, la cui autostima dipende dall’approvazione e dai riconoscimenti degli altri, non a caso, molto spesso è lui/lei stesso/a a non essere fedele e conoscendo il meccanismo induce al tradimento, piuttosto che lavorare su se stesso/a, proietta sul partner quello che non vuole vedere di se stesso/a e alla fine l’altro si troverà senza accorgersene a fare e dire cose sbagliate a nascondere verità e quindi ad incarnare il “traditore” che l’altro tanto temeva (identificazione proiettiva).

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C’è una differenza tra uomo e donna?

 

Uomo e donna provano gelosia allo stesso modo, ma spesso hanno comportamenti diversi.

 

La donna gelosa tende a innescare condotte passivo aggressive, colpevolizzando il partner per sue debolezze, malattie, insicurezze e a controllarlo di nascosto, non esce allo scoperto, fa in modo che l’uomo si senta in colpa costantemente.

 

Non è “attiva”, anche se esistono numerose donne “stalker” o comunque ossessive.

 

Le donne affette da gelosia patologica hanno avuto spesso padri traditori ed abbandonici e proiettano questa immagine su qualsiasi altro uomo, che attraverso le sue continue prove di amore e fedeltà dovrà riscattare questa immagine.

 

Le donne affette da gelosia patologica sembrano essere più depresse che ossessive, anche se ciò non è una verità assoluta.

 

Gli uomini sembrano preferire comportamenti più attivi e provocatori, affrontano il rivale o ne creano di immaginari quando non ci sono; l’uomo infatti è più spesso paranoico ed ossessivo.

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La gelosia quindi può essere ricondotta a vari tipi di sofferenza psicologica, cioè ce ne sono vari tipi?

 

Si ne esistono varie tipologie:
1. Gelosia depressiva: dovuta al forte senso d’inferiorità e ad una scarsa autostima convinzione di fondo “io non valgo niente”!

 

La persona non si ritiene all’altezza di essere amato, quindi trova in qualche modo naturale l’idea che un suo eventuale partner si interessi ad un’altra persona.

 

2. Gelosia abbandonica: data da un attaccamento insicuro con le figure genitoriali  – convinzione di fondo “ti prego non lasciarmi, senza te non sono niente”!

 

Questo tipo di gelosia colpisce le persone incapaci di tollerare l’idea dell’abbandono, come se senza l’essere amato fosse impossibile perfino respirare. Senza essere amati, riconosciuti ed accettati, ci si sente impossibilitati a vivere, perché si vuole colmare l’abbandono reale o simbolico subito in infanzia dai genitori.

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3. Gelosia Ossessiva, dovuta a problemi di personalità (osessivo-compulsiva), convinzione di fondo “se avrò questa conferma allora posso fidarmi”

 

Il geloso ossessivo è tormentato da dubbi e scene intrusive sull’eventuale scena del tradimento della persona amata, che aumentano man mano che il legame si fa più stretto.

 

L’ossessivo è alla continua ricerca di prove, che possano mettere a tacere i suoi sospetti.

 

L’ossessivo rispetto al paranoico, si riconosce, perché sa di sbagliare, si rende conto e si vergogna, ma non può farne a meno, non a caso sceglie partner depressi, perché accettano di essere messi/e costantemente alla prova, pur di meritare il suo amore.

 

Nei casi in cui vi sia un partner consenziente, si tratta di “folie a deux”, (follia a due) o coppia collusiva.

 

4. Gelosia Paranoica: dovuta a personalità di tipo paranoide, convinzione di fondo: “tu non mi ingannerai, perché io sono furbo/a e ti scoprirò..”

 

È caratterizzata dalla diffidenza e dalla fantasia dominante tipica dei paranoici. Da un dettaglio, nasce una fitta macchinazione di congetture alla cui base dovrebbe esserci il tentativo di “fregare” lui/lei di complottare, di tendere invisibili trappole; improvvisamente nascono fantasmi, nemici invisibili, assurdi collegamenti tra fatti, persone e idee.

 

Questo tipo di gelosia è la più grave, perché siamo in area psicotica (minore senso di realtà); la paranoia nella sua versione delirante, può portare anche a perdere il senso della realtà e a compiere azioni pericolose (si ricordi Otello con Desdemona).

 

Il geloso delirante non cerca indizi come l’ossessivo, parte già dal presupposto che si sia stato tradito/a e che l’unico modo che ha il partner per farsi perdonare è quello di confessare. Molti partner che non hanno affatto tradito, per disperazione si possono trovare a confessare fatti mai accaduti, pur di mettere a tacere il paranoide.

 

Ma a questo punto l’altro ha la conferma di ciò che temeva e può partire un copione delirante che può condurre fino all’uccisione del partner.

Se sei in relazione con un/a geloso/a patologico/a, contattaci! possiamo aiutarti a capire come uscirne, se invece sei affetto da gelosia patologica, contattaci per intraprendere un percorso di guarigione!

 

 

Il tradimento si può perdonare?

Molte delle lettere che mi inviate sono incentrate sul tema del tradimento.

infedelta-coniugale-investigatore-privatoAldilà dei motivi per cui si tradisce, per i quali è reperibile una vasta letteratura e sul dubbio se confessare o meno un tradimento, sul cui tema è già presente un articolo in questo blog, mi viene chiesto se è possibile perdonare un tradimento.

Il tradimento fa parte dell’amore, perché solo se si vuole bene o si ama, ci si sente traditi.

Non ci sentiamo traditi da un estraneo, ma sempre da chi ci è vicino: amici, familiari, amanti, coniugi.

Ma come si reagisce ad un tradimento?

Ci sono molte possibili reazioni sia emotive, che comportamentali; una delle prime reazioni emotive è il trauma, l’immensa delusione, che è quasi sempre seguita da un cambiamento nella percezione del partner, prima lo idealizzavamo, lo vedevamo perfetto ora lo vediamo un “mostro”, ne neghiamo il valore come individuo umano.

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Tutto ciò che c’era di positivo in lui/lei scompare, la dimensione della fiducia viene distrutta e con essa il collante che tiene insieme l’immagine e il valore che diamo al nostro partner. Si travalicano i confini dell’intimità, poiché si è permesso a un terzo estraneo di fare ingresso nella dimensione della coppia, si perde la stima, poiché l’altro, non è stato in grado di confessarci un disagio e ha sopperito alle sue mancanze altrove, poiché l’altro non ci ha protetto, per questo siamo in pericolo. Non sappiamo più chi è il nostro partner, non ci sentiamo più al sicuro, nemmeno con noi stessi, poiché è nella coppia che avevamo riposto anche la nostra identità di donne/uomini, padri/madri.

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La difesa successiva è il cinismo: l’amore non esiste, l’amore è solo una delusione, ma il cinismo è solo l’altra faccia dell’idealizzazione e agli estremi, si sa, non v’è virtù.

Il cinismo è una difesa pericolosa perché si instaura nella mente del soggetto alterando la sua modalità di pensiero. La persona “cambia le sue convinzioni sulla vita, sulle persone e sull’amore” e quindi lascia che l’esperienza negativa intacchi il concetto di vita, fede e amore in generale.

 Nelle coppie che decidono autonomamente di provare a superare il tradimento s’instaura poi la dinamica del senso di colpa, della sfiducia e del ricatto.

Questa è una dinamica di potere, ci s’illude di poter controllare il rapporto per renderlo esente dal tradimento: telefonate, messaggi, prove d’amore, inseguimenti, pedinamenti..etc..

Qualunque coppia che intenda invece superare insieme un tradimento, deve accettare due condizioni essenziali: da un lato intraprendere il cammino del perdono e dall’altra quello del sacrificio narcisistico.

amore-libri-da-leggereIl perdono è un cammino lungo e di grande sofferenza, che richiede estrema maturità affettiva, perseveranza ed elevazione spirituale in entrambi i partner; stesso vale per il traditore, che è chiamato invece ad un sacrificio narcisistico per il bene della coppia.

In questo senso, il tradimento riguarda entrambi i partner: ognuno ha le sue responsabilità e la coppia che riesce a superarlo è quella che s’impegna in un progetto di accettazione e riconoscimento.

Il traditore semplicemente s’illude che l’ideale non sia morto, ma possa ritrovarlo con un altro partner, senza sospettare che puntualmente si troverà allo stesso bivio.

Il traditore non deve incappare inoltre nella tentazione di giustificarsi perché afflitto dai sensi di colpa, deve accettare i suoi limiti ed assumersi tutto il peso della colpa; colui che si giustifica intacca ancora di più la dimensione della fiducia.

tradimento-moglieIl tradimento distrugge l’ego, svela al soggetto che “l’amore non è ideale, non è perfetto, che l’altro non è perfetto, ma soprattutto che non lo sei tu”, per questo chi perdona un tradimento passa da una dimensione infantile dell’amore a una dimensione differente: “Il tradimento è il lato oscuro dell’una e dell’altro, ciò che conferisce loro significato, ciò che li rende possibili” Hillmann.

Nel rapporto di coppia si è sempre in equilibrio tra la voglia di appartenere all’altro e quella di mantenere la propria libertà e la propria individualità e solo chi riesce a mantenere questo equilibrio non rischia di tradire. Il possesso dell’altro è aihmè una mera illusione.

In due la vita è più semplice da un lato, ci si sente protetti, ma da soli ci sente più liberi e spesso chi tradisce sta lanciando un SOS all’altro partner: “sto soffocando”, “mi sento oppresso/a”, “chi sono io senza di te”?, oppure “mi sento solo/a”, oppure ancora, “basta voglio un cambiamento”!

49-l_01c61338fac642758d6a7021e29e8641Tradire è rivoluzionare, è reclamare la propria identità e vale per tutte le sfere delle relazioni, non solo quella di coppia.

Anche da bambini e da adolescenti, per crescere abbiamo dovuto tradire i nostri genitori, perchè con il loro desiderio di possesso tendono ad impedire la libera espressione dell’individualità del figlio e a voler affermare il proprio ego invece di amare in modo incondizionato: “ti amerò se tu farai questo, o se tu sarai questo o quello, altrimenti, mi deluderai e io soffrirò“.

Io sono me stesso/a, non sono ciò che tu vuoi che io sia.

Molto spesso chi tradisce, si è finto/a un’altra persona per accontentare chi ama, ma alla fine, ha tradito solo se stesso/a, rinnegando la sua vera identità e per questo, nella sua debolezza, la ricerca altrove, tranne che in se stesso/a.

Il tradito e spesso meno consapevole, perché deve fare i conti con la svalutazione del sé, con lal solitudine, la delusione in cui viene abbandonato/a e ha bisogno di maggiore tempo per poter arrivare alla dimensione del perdono.

Molto spesso ciò non è neanche possibile, perché l’altro reitera il danno, continuando a mentire per non compiere il sacrificio narcisistico e rinunciare all’ideale.

E’ dura farcela da soli, senza il sostegno di un mediatore o di uno psicologo/a, ma molti si vergognano e sono reticenti nel chiedere aiuto.

Se anche tu sei stato/a tradito/a, contattaci, ti aiuteremo a superare questo brutto momento!

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www.psicologiadicoppia.net

D.ssa Silvia Michelini

I ruoli nella coppia, biologia o stereotipo?

Le differenze tra l’uomo e la donna non sono esclusivamente biologiche, ma anche e soprattutto sociali e culturali.

La società si aspetta che un uomo o una donna si comportino in un certo modo (stereotipi di ruolo) e queste aspettative rappresentano un aspetto fondamentale della differenza uomo-donna / maschile-femminile, ma anche il limite di ogni coppia.

pulizieL’impostazione sociale del ruolo maschile e femminile è profondamente cambiata negli ultimi anni, perchè è stato ampiamente dimostrato (dal numero di divorzi), che il modello classico è attualmente inapplicabile, nonchè fallimentare.

In passato la donna gestiva la casa e l’educazione dei figli, si occupava e deteneva l’esclusiva su tutte le attività domestiche, che svolgeva con grande competenza, abilità e accuratezza.

Questo ruolo era considerato prestigioso dalla società dell’epoca, e pertanto era ambito dalla quasi totalità delle donne.

La famiglia era ed è considerata un valore intoccabile e indissolubile perché costituiva l’istituzione portante della società.

La coppia non contava, gli uomini avevano spesso altre donne fuori dalla famiglia e ciò era accettato dalle mogli, poichè queste non potevano ambire a qualcosa di più che qualcuno che le mantenesse e si prendesse cura di loro.

Ciò che contava era la sopravvivenza della famiglia e soprattutto quella della prole.Questo modello, basato appunto sulla “sopravvivenza” viene ancora oggi replicato in modo abbastanza acritico, sebbene non sia più adatto alle esigenze dell’uomo e della donna del nuovo millennio.

D’altronde le possibilità di sviluppo professionale erano molto limitate, già l’uomo faceva fatica ad affermarsi nella sua carriera, pertanto la carriera e il prestigio professionale non avevano lo stesso valore che oggi gli attribuiamo.

Oggi sia l’uomo che la donna attraversano un momento di profonda crisi identitaria.

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La prima area in crisi è la genitorialità; l’educazione dei figli è orientata alla “performance” e diventa terreno di interminabili discussioni e dibattiti, in cui i pareri “dell’esperto” pullulano.

L’istinto alla genitorialità si è perduto.

In questa società i figli, soprattutto quelli che scelgono di realizzarsi creativamente, stentano a rendersi autonomi e a “lasciare il nido”, pertanto il compito dell’educazione dei figli si rivela ancora più arduo ed estenuante che in passato, soprattutto perché tutto il tempo dei genitori è dedicato alla professione e ne resta veramente poco per i figli.

Presi in questa morsa, l’uomo e la donna sono continuamente angosciati dalla paura del “fallimento”, la donna tuttavia è maggiormente svantaggiata dal punto di vista professionale se decide di avere una famiglia e soprattutto dei figli.

In questi casi la donna deve spesso accontentarsi di ruoli subalterni e precari, mentre l’uomo potendo dedicarsi con più impegno all’attività professionale, riesce con maggiori probabilità a realizzare la sua carriera.

cattive-abitudini-coppia_v_dmarNon c’è quindi da sorprendersi se queste donne reagiscono con gelosia e distruttività e non ci si può limitare a considerarle “nevrotiche”.

La donna è svantaggiata sotto il profilo professionale anche perché nella carriera si esigono valori produttivi che si oppongono di netto a quelli dell’educazione alla femminilità che le viene impartita da bambina e queste differenze educative tra maschio e femmina si tramandano di generazione in generazione : il maschio fa X la femmina Y.

Questa bambina, da “grande”, avrà l’impressione che l’immagine femminile di debolezza, passività, bisogno di sostegno e di aiuto, serve solo a far sì che l’uomo si senta più forte e coraggioso e se sente di possedere qualità (attribuite generalmente all’uomo) quali iniziativa, forza, competitività, si scontrerà con in rifiuto della società, che la colpevolizzerà per aver ambito ad un ruolo tipicamente maschile.

Una donna che sente di possedere le qualità idonee per ambire a una certa carica, non dovrebbe essere considerata anormale o nevrotica e per questo spinta a reprimere le sue qualità.

Ad oggi, non sono stati fatti molti passi avanti, visto che la “pari opportunità” è ancora un valore da “portare avanti”; di conseguenza per potersi realizzare, la donna ha finito per “mascolinizzarsi” solo per ambire a cariche maschili e sta rinunciando ad esprimere e a sviluppare le caratteristiche femminili nella società e in professioni che le richiedano e le valorizzino.

Gli uomini di oggi, invece, sono spiazzati di fronte allo stravolgimento dei ruoli, si sentono sempre più insicuri, timorosi di rivelarsi inadeguati nella coppia, nella famiglia e nella società.

donna_primitiva_clava_01Questa inadeguatezza ha origine nella crisi del ruolo del padre nella nostra società, improntata essenzialmente sul ruolo “materno”.

La “latitanza” dei padri relegati nelle fabbriche o negli uffici, depredati della loro paternità, e spesso senza alcun diritto su di essa, ha generato e genera figli “maternizzati”(i mammoni).

L’uomo come la donna, ha perduto il contatto con la sua vera maschilità e col ruolo paterno, cui la nostra società è carente; il padre rappresenta simbolicamente il futuro, la spinta all’autonomia è il “creatore” e l’iniziatore” del figlio alla sua libertà; è colui che custodisce e addestra il figlio al lavoro, che insegna e assiste pazientemente, che risolleva il figlio e lo educa all’età adulta, liberandolo dalla passività, dalla dipendenza e dallo stallo evolutivo.

Nella società moderna il padre è stato relegato al ruolo di “provider”, di amministratore e procuratore di reddito, nei casi peggiori è solo un dispensatore di “alimenti”, schiavizzato da ex-mogli voraci e inflessibili.

Pulizie-di-casaIl suo ruolo si è ridotto purtroppo al mondo delle “cose”: del denaro, del sesso, del telefonino e dell’auto come surrogati di una virilità perduta.

L’uomo moderno ha liquidato le sue responsabilità familiari e sociali, per ottenere prestigio e beni materiali; egli deve guadagnarsi ora l’affetto della compagna e dei figli con l’eccessiva remissività, l’arrendevolezza e la dolcezza.

Non potendo più realizzare le sue qualità più intime nella famiglia, è sempre più ossessionato dalla “performance”, come unica conferma di virilità, è confuso, spaesato ed insicuro.

L’Uomo e la Donna devono collaborare per non perdere la loro natura di maschile e di femminile; ciò non significa assolutamente incentivare la divisione dei ruoli, ma rispettare e far emergere le diversità di ognuno in un contesto di parità dei ruoli.

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I confini nella coppia: Il tradimento va confessato? Coppie chiuse e coppie aperte

Scrivo questo articolo in risposta alle tante lettere che scrivete, in cui chiedete spiegazioni ed approfondimenti sul tema del tradimento in amore.

Il tradimento è sempre sbagliato? è sempre negativo? perchè ho tradito? perchè sono stato tradito/a? devo confessarlo? essere sinceri e leali significa dirsi tutto quanto?

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Ogni coppia nasce sulla base di un patto di fiducia, tale patto ha in sè aspetti consci e inconsci,  è stato negoziato durante le prime fasi della relazione ed include una serie di “regole” implicite, che segnano i confini della coppia stessa.

Il patto di fiducia è il basimento su cui si costruisce un palazzo e varia in base al tipo di palazzo che si vuole costruire.

Ogni coppia, cioè, ha una sua tolleranza rispetto all’apertura dei confini nella coppia, alla presenza di un terzo elemento all’interno dei confini della relazione, esistono pertanto le coppie “protettive” in cui i confini sono rigidi e reali e le coppie “individualiste” in cui i confini sono percepiti a livello psicologico, ma non sono reali, poichè sono ammesse amicizie, contatti con l’esterno, frequentazioni, purchè non implichino una relazione o un coinvolgimento di tipo sentimentale e sessuale, vi sono infine le coppie “aperte” in cui sono ammesse relazioni sessuali con altre persone a patto che l’altro ne sia al corrente e che non vi sia nessuna implicazione sentimentale con l’altro, che funge da “gioco” sessuale per i due partner, che eventualmente decidono se condividere il sesso con terzi elementi, attuando le loro fantasie inconsce.

Nessuna coppia è meglio di un’altra, si tratta solo della libera scelta dei due partner, poichè il tradimento esiste, laddove termina la tolleranza dell’altro, laddove inizia la sofferenza, poichè esiste la trasgressione di una regola implicita e con essa del rispetto e della fiducia reciproca.

Ci sono coppie i cui confini sono chiusi e rigidi, queste coppie sono orientate ad una relazione maggiormente simbiotica, i partner che la compongono sono ancorati alle dinamiche di possesso ed esclusività o semplicemente dover coscientizzare il fatto che “nessuna persona ti appartiene” è troppo doloroso, pertanto evitano la discussione e negano che tale evento possa esistere, nei casi migliori, evitano di trovarsi a contatto con situazioni che possano minacciare tali confini, mettendo a rischio la coppia.

La presenza di un terzo elemento nella coppia infatti è sempre un rischio, che biologicamente significa per l’uomo, non avere certezza rispetto alla paternità della sua prole e per la femmina, la perdita del maschio e con esso la protezione della sua prole.

Psicologicamente invece significa confrontarsi con un’altra persona e con le eventuali lacune individuali o di coppia (rispetto al proprio impegno nel rapporto), significa confrontarsi con le proprie insicurezze e rischiare di incappare in una grave ferita narcisistica.

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Nelle coppie “rigide” non è ammesso nemmeno considerare la possibilità che esista un terzo altro dalla coppia, non vi è dialogo rispetto alla figura del “terzo” inteso come fantasia o realtà. Il terzo può essere costituito da una terza persona, sia maschile che femminile, come anche da un oggetto, un hobby, un’attività, che implica un impiego di energie maggiore al di fuori della coppia.

Qualsiasi coppia attraversa questa fase e vive questa realtà, perchè prima di potersi affidare ad aprire i confini, il partner deve essere rassicurato rispetto all’esclusività del rapporto.

La nostra energia può essere impiegata su un continuum che va dall’interesse verso qualcosa o qualcuno alla completa dedizione verso questa cosa o persona, dalla dimensione psicologica alla dimensione fisica (parlo e mi confronto con un altro/a vs avere un rapporto sessuale con un altro/a).

Non ci sono regole o assunti di base, non c’è un qualcosa che sia GIUSTO o SBAGLIATO, poichè il ragionamento polare giusto/sbagliato è assai riduttivo e non accoglie tutte le situazioni e le sensazioni che il tradito, come il traditore possono trovarsi a vivere.

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Le regole che gestiscono i confini andrebbero stabilite durante le prime fasi di una relazione, poichè scoprire quali siano i limiti dell’altro/a durante la relazione, comporta maggiori sofferenze, conflitti e spesso separazioni.

Il tradimento va confessato in ogni caso?

La risposta è NO.

La leggenda metropolitana circa l’estremo valore della VERITA’ è appunto una leggenda; la verità non esiste, nel senso che ogni individuo percepisce la realtà a “modo suo”, per cui la domanda che dovremmo porci è: “questa trasgressione piccola/media/grande al patto di fiducia che ho stabilito con il mio partner, farà soffrire il mio partner”?

Se la risposta è si, come chiaramente sarà, soprattutto se si tratta di una coppia classica (rigida) allora dovremmo omettere di trascinare il nostro partner in sofferenze che non gli appartengono, almeno fino al momento in cui non decidiamo che questo tradimento sia dovuto a lacune nel rapporto di coppia, a quel punto è conveniente reinvestire le energie nella coppia mettendo al corrente il partner delle lacune che vi sono, ma se l’intento è proseguire il nostro cammino con il nostro partner, il tradimento non va confessato, ma va ELABORATO SOGGETTIVAMENTE.

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Non confessare un tradimento non significa essere egoisti, spesso è l’atteggiamento contrario ad esserlo e cioè CONFESSARE/FARSI SCOPRIRE – ESSERE COLPEVOLIZZATI E PUNITI, se non intendiamo lasciare il partner, ma anzi proseguire correggendo certi atteggiamenti e incoraggiando il partner a fare la medesima cosa, non conviene confessare, ma ASSUMERSI LA RESPONSABILITA’ DEI PROPRI ERRORI ATTRAVERSO IL SILENZIO E UN PROCESSO DI CONSAPEVOLEZZA INTERIORE.

Chi tradisce sta cercando un cambiamento, una crescita e un’evoluzione perchè chiaramente il precedente equilibrio di coppia non è più adatto al benessere di entrambe.

Chiaramente non confessare non significa divenire traditori recidivi e giustificare i propri egoismi o accontentarsi di compensare mancanze nella coppia e quindi perpetrare in un comportamento psicologicamente negativo, che porta a sensi di colpa, scissione affettiva, confusione ed altre dinamiche non proprio piacevoli!

Finchè amiamo qualcuno, l’energia va portata nella coppia, per quanto doloroso e difficile sia ammettere le proprie debolezze o avere il coraggio di CHIEDERE QUELLO CHE DESIDERIAMO, siamo chiamati a non scegliere la strada più facile, perchè quella giusta è sempre in salita.

amore

Silvia Michelini

Sport, Desiderio Sessuale e Coppia; il Dual Training System

Dual Training System

Sport e Psicologia

sport e coppia In questo articolo si presenta un metodo di allenamento innovativo il Dual Training System, che si può praticare sia in coppia che in gruppo.

Esiste un tipo di attività che posso fare insieme al mio partner o con un/a amico/a o un gruppo di persone, che oltre a migliorare la mia salute e il mio aspetto fisico, può aiutarmi a sviluppare alcune abilità psicologiche importanti?(autostima, concentrazione, fiducia, empatia..).

Come può l’attività sportiva migliorare la mia qualità di vita e le mie capacità comunicative e relazionali?

yoga Il DTS è un sistema dall’allenamento che combina insieme tutti i movimenti ginnici a corpo libero nel lavoro funzionale in coppia.

Il metodo d’allenamento si basa sull’utilizzo di forze contrapposte generate dagli utenti stessi attraverso uno strumento di connessione consistente in due maniglie collegate tra di loro da una cinghia.

Il DTS può essere utile per le coppie che vogliono risolvere conflitti, tensioni e problemi di comunicazione o semplicemente trovare un’attività piacevole da svolgere insieme, occupandosi della loro salute fisica e affettiva.

Il DTS è utile anche a livello individuale, perché praticare uno sport in coppia o in gruppo, aiuta a sentirsi sempre motivati (per alcuni allenarsi da soli è noioso e alla lunga si cede alla pigrizia).

Il DTS è utile anche per migliorare i rapporti e la comunicazione all’interno di un gruppo di colleghi e tra soci di lavoro perché mette in risalto le caratteristiche individuali e soprattutto il modo di relazionarsi con l altro.

Il DTS è utile anche perché fornisce ottimi risultati fisici, ma offre una possibilità di socializzazione e di condivisione, favorendo lo sviluppo o il rafforzamento di abilità comunicative, della forza mentale e della concentrazione.

Che il benessere fisico sia in relazione con il benessere psicologico ed emotivo, non è una novità.

Corpo e mente sono due unità imprescindibili e ormai è noto ad ognuno di noi il concetto di “mente sana in corpo sano”; qualsiasi problema di salute influisce sulla nostra salute psichica e viceversa, se siamo stressati, nervosi, insoddisfatti siamo più inclini ad ammalarci e a “somatizzare”, cioè ad esprimere le nostre emozioni su un piano corporeo.

Se non stiamo bene con noi stessi, non possiamo star bene nemmeno con gli altri.

Vediamo quindi tutti gli aspetti positivi dello sport a livello fisico e a livello psicologico e scopriamo come praticare un’attività sportiva in coppia o in gruppo può aiutarci a migliorare la nostra  autostima, la nostra forza mentale e la nostra capacità di relazionarci agli altri.

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 Benefici a livello fisico

In generale praticare un’attività sportiva idonea al nostro stato di salute e alla nostra personalità, ci fa sentire più forti, più resistenti, facciamo meno fatica nel compiere le azioni quotidiane, ci sentiamo più attivi, vitali e più agili, perché?

Migliora l’efficienza dell’apparato cardiocircolatorio
Migliora la funzionalità del sistema polmonare
Migliora la funzionalità metabolica
Dona un miglior aspetto della cute
Determina una maggiore tolleranza allo sforzo e una minore percezione della fatica
Aumenta il tono muscolare

Benefici a livello Psicologico:

Umore: praticare sport ha effetti positivi sul tono dell’umore e quindi sulla tendenza a sentirsi depressi ed affaticati, soprattutto per le donne, che in fase premestruale, si sentono più nervose, irritabili e stanche e tendono ad essere più aggressive con il partner o per gli uomini stressati da mille responsabilità lavorative e spesso poco inclini a manifestare le loro emozioni.

La depressione in generale è più frequente nei soggetti sedentari. Da un punto di vista fisiologico, praticare sport favorisce l’aumento di determinati neurotrasmettitori (noradrenalina, serotonina) in grado di agire su centri nervosi responsabili delle nostre risposte emotive.

Problemi di socializzazione: Lo sport offre una possibilità di svago dalla routine quotidiana, una distrazione dai propri problemi, ma favorisce anche il miglioramento dell’immagine e quindi dell’autostima; lo sport inoltre offre opportunità di socializzazione e di aggregazione e spesso, come nel caso delle attività sportive da praticare in coppia, ci aiuta a metterci in discussione e a rapportarci agli altri.

Ansia: Lo sport praticato a livello amatoriale è efficace anche sull’ansia; tuttavia non tutte le tipologie, ad esempio il sollevamento pesi, è meno efficace, mentre gli esercizi aerobici e ritmici (carichi leggeri, movimenti rapidi) sembrano utili già alla prima sessione.

Autostima: L’attività sportiva ha effetti positivi anche sull’autostima. Se una persona si sente meglio, si vede più attraente, ha più occasioni di socializzare, si sente più attiva, più agile, meno stressata e più allegra, avrà un miglior rapporto con se stessa.

Comunicazione, Fiducia ed Empatia: Lo sport, soprattutto se praticato in coppia o in gruppo, (vedi ad esempio la danza) migliora le nostre abilità di comunicazione non verbale e di comprensione dell’altro e di fiducia. Negli sport di gruppo e di coppia, comprendere l’intenzione dell’altro è fondamentale al fine di raggiungere l’obiettivo, che può essere individuale o comune e molto spesso la comprensione e la comunicazione, passano per l’empatia (comprensione dello stato emotivo dell’altro) e per la fiducia. (se l’altro non farà la sua parte, potrei cadere, scivolare o fallire).

Benefici dell’attività sportiva per la coppia e sul desiderio sessuale: il nuovo metodo Dual Training System

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Veniamo ora allo sport praticato in coppia.

La mia esperienza come psicologa di coppia mi ha portato a riscontrare che spesso, i motivi per cui le coppie entrano in crisi sono da attribuirsi alla scarsa qualità di vita, alla perdita della capacità di seduzione e alle poche occasioni di reale condivisione all’interno della coppia.

La routine mette a dura prova anche le coppie più innamorate e i rapporti più stabili.

Spesso dopo qualche tempo entrambe i partner “si lasciano andare”, prendono peso, trascurano la loro salute e il loro aspetto fisico per il lavoro, per i figli o semplicemente perché iniziano a dare per scontata la presenza dell’altro.

Questi lievi ed inesorabili cambiamenti dovuti alla pigrizia, creano apatia, noia e prevedibilità all’interno della coppia.

La qualità del tempo libero speso insieme poi, è spesso scarsa.

Si trascorrono molte ore al centro commerciale, al cinema o davanti alla TV o ancor peggio davanti al computer ognuno per i fatti suoi…il risultato è quasi sempre un forte calo del desiderio, che per essere alimentato ha bisogno di alcuni ingredienti essenziali: comunicazione, condivisione, complicità, intimità e fiducia, seduzione ed indipendenza.

Per comunicazione s’intende essere in connessione da un punto di vista delle emozioni: come mi sento, cosa desidero etc…

Per condivisione s’intende trascorrere del tempo di qualità insieme, dedicandosi a delle attività interessanti e stimolanti.

Per complicità s’intende la capacità di collaborare verso un obiettivo comune.

Per intimità s’intende la vicinanza non solo fisica, ma anche emotiva, che si raggiunge con la fiducia.

Per seduzione s’intende la capacità di un partner di tenere vivo l’interesse dell’altro e cioè di “attrarlo a se”.

Per indipendenza s’intende la capacità dei partner di star bene con se stessi, indipendentemente dalla presenza o dalla rassicurazione del partner.

Praticare uno sport insieme, può aiutare la coppia a mantenere vivi questi aspetti che sono intimamente legati con il desiderio sessuale.

Avere una vita sessuale soddisfacente è importantissimo, sia a livello psicologico che fisico e sia a livello individuale che nella coppia.

Lo rivela la Società Italiana di Antropologia, mantenersi in movimento non è solo un toccasana per mantenere il fisico in forma, ma è anche un importante afrodisiaco.

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La ricerca è stata condotta in Italia, e i risultati presentati dalla SIA, la Società Italiana di Andrologia, parlano chiaro: un po’ di moto fa bene alla vita di coppia, favorisce l’aumento del desiderio sessuale e migliora anche le prestazioni.

A tal riguardo ho intervistato il mio caro amico e collega Personal Trainer Roberto Stirpe in merito ad un nuovo metodo da lui brevettato e che insieme abbiamo deciso di diffondere sia nell’ambiente sportivo che tra le coppie che ogni giorno si rivolgono al mio studio in cerca di una soluzione PRATICA ai problemi di coppia.

Troppo spesso infatti, le terapie di coppia, finiscono per convincere i due partner che è meglio lasciarsi piuttosto che reinventarsi.

Da sempre consiglio ai miei pazienti, di tutte le età, di praticare uno sport adatto alla loro età, costituzione e personalità, perché lavorare a livello psicologico e non a livello fisico, ha scarsi risultati.

Il metodo di cui si parla è il Dual Training System e sia io che il mio amico e collega Roberto Stirpe, siamo convinti agisca positivamente sulla capacità di relazionarsi e di gestire le conflittualità.

 

Intervista a Roberto Stirpe

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Vediamo ora come agisce tecnicamente il metodo Dual Training System.

Roberto Stirpe:

Dopo la esauriente descrizione da parte della mia collega e amica Silvia andiamo ad analizzare insieme gli aspetti anche più pratici e fisici di questa nuova disciplina che siamo convinti cambierà il concetto ed il modo di allenarsi, o perlomeno porterà un po’ di innovazione e divertimento, nonché risultati, nel settore del fitness.

Entrando più nello specifico vediamo che il DTS è un sistema dall’allenamento che combina insieme tutti i movimenti ginnici a corpo libero nel lavoro funzionale in coppia. Il metodo d’allenamento si basa sull’utilizzo di forze contrapposte generate dagli utenti stessi attraverso uno strumento di connessione consistente in due maniglie collegate tra di loro da una cinghia.

Le caratteristiche principali sono:

  • Allenamenti funzionali.
  • Potenziamento del core-stability.
  • Allenamento propriocettivo.
  • Lavoro sulle capacità coordinative
  • Allenamento di tutti i distretti muscolari
  • Lavoro muscolare eccentrico e concentrico
  • Lavoro muscolare isometrico
  • Lavoro sull’apparato cardiovascolare
  • Possibilità di lavoro su i tre piani dello spazio
  • Lavori di allungamento muscolare
  • Lavori di mobilità articolare

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 Aspetti psicologici e sociali:

  • Lavoro in coppia (migliora e stimola il rapporto di fiducia con il compagno di lavoro, aiuta a migliorare la capacità di entrare in relazione e in intimità con gli altri)

Lavoro in gruppo (crea un gruppo unito)

Allenamenti divertenti (modo di allenarsi innovativo)

Stimola la competizione tra i partecipanti

Crea empatia tra i partecipanti

Migliora le capacità di intuizione e comunicazione non verbale

Migliora il proprio schema corporeo

Migliora la sensibilità di ascolto del compagno di lavoro

Migliora la gestione dei conflitti,  sia nella coppia, che in amicizia o a qualsiasi altro livellodi rapporto come quello lavorativo.

Questo sistema d’allenamento  riesce a creare un  contatto-legame tra due persone  attraverso uno strumento di connessione legato al movimento.

Tale attrezzo può essere considerato quasi il “prolungamento dei propri arti”. Tra i due corpi si instaura un legame ma senza un vero contatto fisico.

L’aspetto interessante che si crea è un legame forte e reale paragonabile a due persone che si allenano attraverso  esercizi tenendosi per mano; ad ogni azione del compagno si ha una reazione nell’altro. Ciò significa che ad ogni mio movimento, anche il minimo cambiamento di equilibrio o il cambio di intensità di contrazione del più piccolo muscolo, corrisponde un contro movimento da parte dell’altro come se i due corpi in quel momento fossero un’unica unità, un solo corpo.

Questo è un aspetto essenziale e peculiare di questo tipo di attività che la differenzia dalla maggior parte dei corsi oggi presenti sul mercato. Oggi le palestre sono piene di corsi di gruppo, ma in realtà è come allenarsi da soli in mezzo a tante persone perché tra gli allievi non c’è nessuna forma di rapporto o collaborazione a livello motorie se non il fatto di muoversi tutti insieme facendo gli stessi esercizi ma ribadisco ognuno per proprio conto. Relazionarsi, confrontarsi permette alle persone di instaurare un rapporto e quindi un legame.

Analizzando in maniera più approfondita questo aspetto ci si rende subito conto dell’importanza del lavoro in coppia e di gruppo.

Esso  genera un legame e di conseguenza un gruppo coeso e quindi  anche una maggiore partecipazione e coinvolgimento da parte di tutti i partecipanti.

L’aspetto psicologico e sociale  è il punto di forza di questa nuova disciplina che facilità il relazionarsi in sala anche con persone sconosciute inizialmente ma che dopo un allenamento con il DTS possono comunque instaurare un rapporto di conoscenza e soprattutto riesce nelle coppie a migliorare il rapporto attraverso l’ascolto del corpo del partner e attraverso quindi una collaborazione e sinergia muscolare-psicologica. E’ utile anche tra colleghi di lavoro e in tutte quelle situazioni in cui le persone devono collaborare verso un obiettivo comune.

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Sono convinto che il lavoro con il DTS possa migliorare la qualità e la profondità  dei  rapporti. Per questo continueremo sulle nostre ricerche per avere maggiori dati e prove di quanto sopra abbiamo elencato. Voglio anche ringraziare Silvia per la partecipazione e coinvolgimento a questo nuovo progetto e complimentarmi con lei per le sue capacità, la sue intuizioni, la passione e l’impegno nel lavoro.

Roberto Stirpe e Silvia Michelini