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La danza del narciso: Fasi della relazione con un Narcisista Patologico

La danza del narciso

Chi è riuscito ad uscire da una relazione con un/una narcisista patologico/a, conosce bene lo stato di confusione, misto a senso di colpa e vergogna che si prova dopo essere stati abbandonati o avere avuto la forza di separarsi e mettere fine a una storia controversa, conflittuale e dai toni terrificanti.

Ci si ritrova spesso a pensare e ripensare ossessivamente a cosa sia potuto accadere affinchè quella persona –  che prima ci aveva idealizzato e amato così tanto –  improvvisamente ci svaluta, ci abbandona e ci considera il fulcro di ogni sua sofferenza, qualcuno da lasciare e abbandonare, al fine di salvare se stesso/a, o meglio quel falso se, quella maschera che protegge il/la narcisista dalle sue fragilità interne.

Le storie di amore che vedono protagonisti un/una narcisista e un/una co-dipendente affettiva/o sembrano ricalcare un copione, per questo è possibile delineare una serie di fasi cicliche.

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Le maschere del narcisista: non solo vanità

I 4 volti del narcisista: non sempre si tratta di persone vanitose!

Secondo la psicologa W.T. Behary esistono quattro differenti volti del narcisista.

Ciò che li accomuna tutti è la fragilità, il bisogno di indossare delle “maschere” per proteggersi e arginare la paura, una fra tutte la paura dell’abbandono e del rifiuto da cui si sentono costantemente minacciati e che combattono in primis schermandosi emotivamente ed evitando attivamente ogni forma di intimità emotiva con gli altri e poi cercando costanti attenzioni da parte degli altri al fine di nutrire e rassicurare un Ego/Io debole, frammentato e in ogni caso deficitario.

Per questo è molto difficile “fare un discorso onesto” con un narcisista.

Lui/Lei riuscirà sempre ad indossare la maschera giusta, che lo/la farà uscire indenne, che gli garantirà una giustificazione plausibile agli occhi degli altri (i tuoi, quelli degli altri reali o immaginari) e che di fronte allo specchio gli restituirà un’immagine sempre gradevole di se stesso/a.

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Vediamo quali sono quindi questi 4 volti del narcisista:

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Ti amo e Ti odio: Come uscire dalla relazione con un soggetto borderline

Chi è un Borderline

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Si sente spesso parlare di soggetti “borderline”, condotte border, atteggiamenti border, funzionamenti border, amori border, ma che vuol dire “borderline”?.

Diciamo che “borderline” significa linea di confine, è un termine che sta ad indicare un limite ed è molto usato – anzi spesso abusato – in ambito psichiatrico.

In psicologia il termine borderline può indicare sia un disturbo di personalità specifico (Border Personality Disorder) che un aggettivo per valutare il livello di gravità di un disturbo di personalità in generale “borderlineness” ossia un funzionamento psicologico “al limite” che  può riguardare qualsiasi disturbo di personalità (esempio personalità paranoide con un funzionamento borderline) e che in genere è legato all’utilizzo da parte della persona, di difese (meccanismi di difesa) molto primitivi come la scissione, la negazione, l’identificazione proiettiva.

In questo articolo ci occuperemo di descrivere il funzionamento psicologico di una persona affetta da BPD all’interno di una relazione di coppia e di come sia difficile per chi ci si trova distaccarsene.

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La famiglia allargata: consigli per i genitori e la coppia

Consigli per i genitori che si trovano a dover costituire una FAMIGLIA ALLARGATA
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Una risorsa o un fallimento?

La famiglia allargata è una realtà sempre più diffusa, che può rappresentare una grande risorsa per i figli, ma anche motivo di conflitti, ansia e difficoltà di adattamento.
Di base, la famiglia allargata è il risultato di una rottura, di una disgregazione, quella della coppia coniugale di partenza e per questo, non è sempre semplice gestire sentimenti ed emozioni, sia i propri che quelli dei figli, senza contare che spesso una famiglia che si disgrega e ritrova successivamente il suo equilibrio, va incontro anche a una serie di cambiamenti pratici: casa, scuola, abitudini etc.
Per “funzionare” è necessario che i nuovi partner si comportino in modo equilibrato e misurato, garantendo ai figli continuità emotiva e stabilità sia in termini affettivi che pratici.
La separazione è paragonabile ad un lutto e ognuno ha i suoi tempi per elaborarla o può avere difficoltà nel farlo e per questo non sempre da soli riusciamo a gestire tutto lo stress che ne deriva.

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Come accorgerci se siamo vittime di ricatto affettivo? Sei sintomi per scoprire se subisci abuso emotivo da parte delle persone a cui vuoi bene.

Senso di colpa e ricatto morale: sei sintomi
Come accorgerci se chi amiamo ci ricatta affettivamente (ricatti morali ed affettivi)

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I ricatti affettivi sono i ricatti più difficili da riconoscere, perché si focalizzano sul nostro sistema di valori, sull’etica, sulla morale, sulle relazioni e per questo non è facile riconoscere se ne siamo vittime o ammettere di essere noi stessi a ricattare gli altri.
Alcuni tipi di ricatti sono palesi, inequivocabili, perché chi ci ricatta esprime chiaramente le conseuguenze a cui andremmo incontro se non lo/la accontentiamo: “o lasci quel lavoro, o chiedo la separazione”, ma altri sono più sottili, nascono in relazioni affettive positive, sia amicali, che di coppia o familiari; anche se conosciamo bene la persona che abbiamo di fronte, la stimiamo, nutriamo affetto per lei/lui e apparentemente non ci sono problemi o conflitti, abbiamo sempre quella sensazione che qualcosa non va, ma non sappiamo perché.
Prima però di credere che qualcuno ci stia ricattando moralmente dobbiamo essere certi che siano presenti alcuni elementi o “sintomi”.
La dinamica del ricatto prevede due persone consenzienti, per questo il ricatto e l’obbedienza sono due facce della stessa medaglia, due aspetti della stessa carenza affettiva.

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Spesso, sia la vittima che il carnefice del ricatto sono persone che in infanzia hanno sofferto per privazioni e carenze affettive e che per questo, sono in un costante stato di bisogno e di frustrazione; entrambi ricercano l’approvazione degli altri, per paura di restare soli, per non affrontare le loro insicurezze, ma la differenza che c’è tra il ricattatore e la vittima è solo il ruolo che si è deciso di interpretare nella stessa commedia: il ricattatore non è in grado di tollerare la frustrazione derivante dalle carenze subite e per questo da bambino indifeso si identifica con un fantasmatico “aggressore” (attivo o passivo non importa), che si impone sugli altri in modo diretto e/o indiretto per ottenere ciò che vuole, mentre la vittima resta nella posizione di inferiorità del bambino convinto del fatto che se “farò tutto quello che mamma/papà vogliono, finalmente sarà amato.
Chi è passibile di ricatto si sente in colpa costantemente, per lui/lei l’amore non è mai stato gratis, ha imparato che l’amore va meritato.
Per questo i ricatti affettivi hanno molto a che spartire con la dipendenza affettiva.
La psicoterapeuta americana Susan Forward, nel suo testo “il senso di colpa”, (TEA, 2004), ha individuato SEI SINTOMI indicativi della presenza di un ricatto morale/affettivo, indipendentemente dalla sua gravità; possiamo trovarci infatti di fronte a un piccolo ricatto e a un grande ricatto, il principio è lo stesso, ma le conseguenze, chiaramente no.

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1) RICHIESTA: Esempio Paola chiede a Mario di andare a vivere insieme; la richiesta può essere diretta o indiretta, non sempre infatti, chi ci ricatta ce lo fa capire con una frase, ma certamente si lascia comprendere, in termine di musi, silenzi, allusioni e malumori.
2) RESISTENZA: Mario risponde in modo chiaro che non se la sente, anche se potrebbe non esprimere il suo dissenso direttamente, ma prendendo tempo, accampando scuse, dichiara apertamente di non sentirsela di accontentare Paola.
3) PRESSIONE: a quel punto Paola, mostrandosi aperta al dialogo, cerca di convincere Mario che la sua richiesta è legittima, perché proviene da una donna innamorata e che due persone che si amano veramente vogliono condividere la loro vita insieme. Il dialogo si trasforma presto in un monologo, una predica nella quale Paola interroga Mario rispetto alla verità dei suoi sentimenti, etc e di quanto questa riluttanza la faccia soffrire.
4) MINACCIA: in questa fase chi ricatta, passa all’azione, illustrando all’altro le conseguenze di quello che accadrà se non lo si accontenta o mortificandosi di come il no dell’altro lo faccia soffrire: Paola dice a Mario che se non andranno a vivere insieme, non se la sentirà più di essergli fedele ad esempio, o non lo considererà più un fidanzato, ma solo una persona che “frequenta” e via dicendo.
5) RESA: Alla fine Mario riflette sulle richieste di Paola e si sente colpevole per non aver ancora maturato la volontà di andare a vivere insieme, perché chi si ama vive insieme e nonostante le sue reticenze, accetta di farlo. Non ci sarà un dialogo sulle incertezze di Mario, semplicemente perché “chi ama veramente non ha mai dubbi”.
6) RIPETIZIONE: Una volta accontentata Paola, “molla la presa” e Mario si dimentica delle sue incertezze, soprattutto perché si gode il momento di serenità della relazione ora che Paola è calma. Dopo una fase di latenza, forse Paola tornerà con una nuova richiesta.
La “manipolazione” è un comportamento naturale nell’essere umano, pensate al bambino che vuole ottenere qualcosa, ciò che non è normale è che l’altro debba cedere per paura delle conseguenze, per questo si dice che una manipolazione diventa un vero e proprio ricatto quando è usata ripetutamente dal ricattatore per costringerci ad accettare le sue richieste, a spese però dei nostri stessi desideri e del nostro benessere.
Pensi di essere vittima di un ricatto affettivo? Ricorda che non sono solo i partner, mariti/mogli, etc a manipolare e ricattare, spesso sono anche familiari diretti, madri/padri, fratelli, sorelle in uno stato di bisogno o che approfittano della nostra mancanza di indipendenza, per abusare emotivamente di noi.
Ti senti abusato emotivamente? Pensi di abusare emotivamente qualcuno?

Sia che tu sia vittima o carnefice
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Dove c’è ricatto, non c’è amore!

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Psicologiadicoppia: tel 339-8873385
D.ssa Silvia Michelini

Il parto e l’allattamento come occasione nella coppia di crescita affettiva e spirituale

In questo articolo tratteremo un argomento delicato e controverso e cioè il corrispettivo maschile della cosidetta “invidia del pene maschile”: l’invidia della vagina e del seno femminile, che ci conduce a toccare temi quale l’equilibrio dello yin e lo yang nell’uomo e nella donna in una fase delicata come la nascita di un figlio.

http://it.wikipedia.org/wiki/Yin_e_yang

Si tratta di un argomento un pò complesso ed apparentemente contorto, ma chiunque di voi, immedesimandosi nel ricordo delle prime fasi della nascita di un figlio, può rammentare queste sensazioni più o meno consapevoli.

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