Come accorgerci se siamo vittime di ricatto affettivo? Sei sintomi per scoprire se subisci abuso emotivo da parte delle persone a cui vuoi bene.

Senso di colpa e ricatto morale: sei sintomi
Come accorgerci se chi amiamo ci ricatta affettivamente (ricatti morali ed affettivi)

dipendenza-affettiva
I ricatti affettivi sono i ricatti più difficili da riconoscere, perché si focalizzano sul nostro sistema di valori, sull’etica, sulla morale, sulle relazioni e per questo non è facile riconoscere se ne siamo vittime o ammettere di essere noi stessi a ricattare gli altri.
Alcuni tipi di ricatti sono palesi, inequivocabili, perché chi ci ricatta esprime chiaramente le conseuguenze a cui andremmo incontro se non lo/la accontentiamo: “o lasci quel lavoro, o chiedo la separazione”, ma altri sono più sottili, nascono in relazioni affettive positive, sia amicali, che di coppia o familiari; anche se conosciamo bene la persona che abbiamo di fronte, la stimiamo, nutriamo affetto per lei/lui e apparentemente non ci sono problemi o conflitti, abbiamo sempre quella sensazione che qualcosa non va, ma non sappiamo perché.
Prima però di credere che qualcuno ci stia ricattando moralmente dobbiamo essere certi che siano presenti alcuni elementi o “sintomi”.
La dinamica del ricatto prevede due persone consenzienti, per questo il ricatto e l’obbedienza sono due facce della stessa medaglia, due aspetti della stessa carenza affettiva.

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Spesso, sia la vittima che il carnefice del ricatto sono persone che in infanzia hanno sofferto per privazioni e carenze affettive e che per questo, sono in un costante stato di bisogno e di frustrazione; entrambi ricercano l’approvazione degli altri, per paura di restare soli, per non affrontare le loro insicurezze, ma la differenza che c’è tra il ricattatore e la vittima è solo il ruolo che si è deciso di interpretare nella stessa commedia: il ricattatore non è in grado di tollerare la frustrazione derivante dalle carenze subite e per questo da bambino indifeso si identifica con un fantasmatico “aggressore” (attivo o passivo non importa), che si impone sugli altri in modo diretto e/o indiretto per ottenere ciò che vuole, mentre la vittima resta nella posizione di inferiorità del bambino convinto del fatto che se “farò tutto quello che mamma/papà vogliono, finalmente sarà amato.
Chi è passibile di ricatto si sente in colpa costantemente, per lui/lei l’amore non è mai stato gratis, ha imparato che l’amore va meritato.
Per questo i ricatti affettivi hanno molto a che spartire con la dipendenza affettiva.
La psicoterapeuta americana Susan Forward, nel suo testo “il senso di colpa”, (TEA, 2004), ha individuato SEI SINTOMI indicativi della presenza di un ricatto morale/affettivo, indipendentemente dalla sua gravità; possiamo trovarci infatti di fronte a un piccolo ricatto e a un grande ricatto, il principio è lo stesso, ma le conseguenze, chiaramente no.

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1) RICHIESTA: Esempio Paola chiede a Mario di andare a vivere insieme; la richiesta può essere diretta o indiretta, non sempre infatti, chi ci ricatta ce lo fa capire con una frase, ma certamente si lascia comprendere, in termine di musi, silenzi, allusioni e malumori.
2) RESISTENZA: Mario risponde in modo chiaro che non se la sente, anche se potrebbe non esprimere il suo dissenso direttamente, ma prendendo tempo, accampando scuse, dichiara apertamente di non sentirsela di accontentare Paola.
3) PRESSIONE: a quel punto Paola, mostrandosi aperta al dialogo, cerca di convincere Mario che la sua richiesta è legittima, perché proviene da una donna innamorata e che due persone che si amano veramente vogliono condividere la loro vita insieme. Il dialogo si trasforma presto in un monologo, una predica nella quale Paola interroga Mario rispetto alla verità dei suoi sentimenti, etc e di quanto questa riluttanza la faccia soffrire.
4) MINACCIA: in questa fase chi ricatta, passa all’azione, illustrando all’altro le conseguenze di quello che accadrà se non lo si accontenta o mortificandosi di come il no dell’altro lo faccia soffrire: Paola dice a Mario che se non andranno a vivere insieme, non se la sentirà più di essergli fedele ad esempio, o non lo considererà più un fidanzato, ma solo una persona che “frequenta” e via dicendo.
5) RESA: Alla fine Mario riflette sulle richieste di Paola e si sente colpevole per non aver ancora maturato la volontà di andare a vivere insieme, perché chi si ama vive insieme e nonostante le sue reticenze, accetta di farlo. Non ci sarà un dialogo sulle incertezze di Mario, semplicemente perché “chi ama veramente non ha mai dubbi”.
6) RIPETIZIONE: Una volta accontentata Paola, “molla la presa” e Mario si dimentica delle sue incertezze, soprattutto perché si gode il momento di serenità della relazione ora che Paola è calma. Dopo una fase di latenza, forse Paola tornerà con una nuova richiesta.
La “manipolazione” è un comportamento naturale nell’essere umano, pensate al bambino che vuole ottenere qualcosa, ciò che non è normale è che l’altro debba cedere per paura delle conseguenze, per questo si dice che una manipolazione diventa un vero e proprio ricatto quando è usata ripetutamente dal ricattatore per costringerci ad accettare le sue richieste, a spese però dei nostri stessi desideri e del nostro benessere.
Pensi di essere vittima di un ricatto affettivo? Ricorda che non sono solo i partner, mariti/mogli, etc a manipolare e ricattare, spesso sono anche familiari diretti, madri/padri, fratelli, sorelle in uno stato di bisogno o che approfittano della nostra mancanza di indipendenza, per abusare emotivamente di noi.
Ti senti abusato emotivamente? Pensi di abusare emotivamente qualcuno?

Sia che tu sia vittima o carnefice
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D.ssa Silvia Michelini

22 commenti

  1. Gentile D.ssa Michelini

    Ho letto il suo articolo sul ricatto affettivo e vorrei esporle la mia situazione.
    Ho un rapporto molto conflittuale con i miei genitori peggiorato quando, lo scorso anno, dopo 30 anni passati ad ubbidire ciecamente ad ogni loro singola regola, sono andato a vivere da solo. Il problema è soprattutto con mia madre, una persona autoritaria che ha sempre avuto il controllo della mia vita in ogni aspetto. Ho provato più volte a chiarire quelli che sono i miei sentimenti, scendere a compromessi e mettermi nei loro panni per capire come risolvere la situazione e avere una mia indipendenza. Loro però continuano a rimanere sulle loro opinioni e mi ritengono la rovina della famiglia, ormai con mia madre non ho un dialogo pacifico da parecchio tempo e non ci vediamo da Settembre dello scorso anno. In tutto questo tempo le uniche risposte alle mie richieste di apertura sono del tipo:

    ” Evidentemente se siamo arrivati a questo è perchè tu non hai ancora capito quanto male mi hai fatto”

    oppure

    ” Quando te ne sei andato come un ladro! Come pensi mi sia sentita io quando ho trovato tutto vuoto, specialmente la mia vita! Hai mai pensato a come stavo male? Non credo proprio! Invece di aiutarmi a superare questo momento così difficile per me del distacco da voi e sopratutto da te, ti sei allontanato sempre di più! Io e te avevamo un rapporto così bello ed è finito tutto così! Non mi sono mai sentita chiedere scusa ed ho incassato anche questa! Io nonostante tutto sono pronta a dimenticare e a ricominciare senza più buttarsi addosso cattiverie e senza più rinfacciarsi cose ormai passate! Come dici tu solo adesso mi sono sentita di dirti queste cose che avevo dentro da tanto e che non avrei mai voluto dire! Ti voglio bene mamma”.

    Oltre a questo genere di risposte mi viene ricordato costantemente come il mio comportamento stia causando un forte stato depressivo a mia madre e che potrebbe portare a conseguenze gravi.
    In tutto questo, quello che ho sempre chiesto era sentirsi un pochino meno (chiamavo mia madre tutti giorni con anche attacchi di panico/paura prima di sentirla), vedersi meno per poter portare avanti anch’io la mia vita (andavo sempre io, una volta alla settimana a trovarla) e non esser obbligato a vedere persone a lei congeniali ma che a me non piacciono. Non ho mai detto a mia madre di non volerla più vedere ma semplicemente gli esposto dei “confini” entro i quali volevo che il nostro rapporto restasse per star meglio io.
    Sento di aver pagato un prezzo alto per la mia libertà e ho paura di cedere ai sensi di colpa per quello che mia madre mi dice potrebbe accaderle. Non so quindi quanto peso dare a ciò che mi viene detto e non riesco a trovare il confine tra ciò che è giusto fare e ciò che voglio fare nonostante ci abbia provato in tanto modi.

    1. Ciao Stefano,

      il tuo è veramente un intervento importante in questo sito e per questo articolo, perchè descrive esattamente la trappola del ricatto affettivo, in cui un essere umano può trovarsi anche con i propri cari.
      Tua madre è una donna con delle problematiche relazionali molto serie.
      Tu stai agendo in modo sano. FINALMENTE e lei sta rincarando la dose del ricatto.
      Non lo fa apposta. Sta male, ma la colpa non è tua.
      LA COLPA NON E’ TUA.
      Non può diventarlo nemmeno se lei si buttasse dalla finestra o si suicidasse dando la colpa a te.
      Scusa se ti pavento questo tragico esempio, ma da terapeuta so…che chi ha come genitore un genitore ricattante, teme questo, teme il peggio, teme che il proprio genitore possa annichilirsi, soffrire, morire di amore.
      Il punto è che l’amore ci vuole liberi.
      Una madre che non realizza che suo figlio..non è suo e che il compito insito nella maternità è dare ali ai figli per farli volare, SENZA VOLERE NULLA IN CAMBIO, ha fallito il suo percorso evolutivo spirituale connesso al dono della maternità.
      Certamente ripiega affettivamente su di te perchè ha delle carenze, ma il suo compito evolutivo era quello di colmarle in modo autonomo, senza farle ricadere su di te.
      La manipolazione psicologica di cui sei stato vittima è molto elevata.
      Vietare di vedere persone a lei non congeniale, obblighi a farle visita..te la sei cavata solo con degli attacchi di panico..ma altri uomini ne risentono a livello sessuale, nelle relazioni affettive e spesso non maturano, gli viene impedita la possibilità di sperimentarsi in modo autonomo.
      Benedetti attacchi di panico, io li considero doni. Sono frecce, semafori che ci indicano che stiamo andando contro noi stessi…che per compiacere gli altri, per non deluderli, per non rischiare l’abbandono, stiamo rinunciando al nostro Sè.
      Hai agito bene.
      Continua così. E’ giusto creare confini, è giusto uscire di casa.
      Hai un padre? se si, perchè questo uomo non intercede in questo rapporto simbiotico malato?
      Hai fatto anche bene a palesare i tuoi sentimenti, fallo ancora. Spiega a tua madre che tu le vuoi bene, ma amare qualcuno non vuol dire non vivere per restare un neonato nelle sue braccia, senza evolvere dallo stato orale di dipendenza e staticità.
      I figli crescono, lei invecchia e deve affrontare questo passaggio.
      Forse potrebbe diventare nonna, ma se non ti lascia andare come fai? :-DDDD
      Tu dille che sei continua a colpevolizzarti fa ammalare lei te e che tu non ti senti incentivato ad andarla a trovare se lei è sempre negativa e addossa a ate ogni reponsabilità dei suoi fallimenti o vuoti affettivi.
      Aiutala a trovare un percorso di sostegni psicologico.
      Grazie del tuo intervento, veramente prezioso, reale, preciso e a cuore aperto.
      Mi capita raramente di avere commenti così calzanti quel che io intendevo comunicare quando scrivo e a chi mi rivolgo, per quale sofferenza.
      Un bacione e fammi sapere come va!
      DRssa Michelini

  2. È difficile uscire dalla situazione la mia ex non accetta il fatto che io voglia chiudere la relazione e lei continua a minacciarmi di mandarmi qualcuno

    1. Che intende per “mandare qualcuno”? Minacce di ripercussioni violente? subisce stalking?

  3. P. ragazza disperata | Rispondi

    Sarò breve. Dopo tanti anni insieme, tre mesi fa ho detto che avevo bisogno di staccare perchè non ce la facevo più! da tre anni almeno che avevamo più liti che altro, per motivazioni assurde e io essendo una persona molto emotiva, tanti dispiaceri mi hanno causato gastrite e tachicardia a volte. Dopo tre mesi di lontananza in cui lui spesso mi accusava ingiustamente di avere un altro, abbiamo cominciato a riprendere i rapporti per cui lui mi domanda di tornare insieme, ma visti i precedenti mi sento più insicura nel voler riprendere la storia ma nel rispetto dei sentimenti che provo gli ho proposto una sorta di “rifrequentazione” per capire se le cose potessero ancora funzionare, e lui mi chiede se lo amo, io rispondo che provo ancora per lui dei sentimenti, al che lui mi dice che non accetta alcun tipo di frequentazione quindi o torniamo insieme come se quelle incomprensioni e liti non fossero mai esistite oppure mi cancella dalla sua vita, se mi vedrà per la strada farà finta di non conoscermi, cancella il mio numero e si mette con un’altra (con cui mi ha fatto capire che si frequenta da un po’). E’ ingiusta una cosa simile…

    1. Ingiusto in che senso? mi sembra una valida opportunità di terminare questo tira e molla. Cioè o cerchiamo di costruire un rapporto accettandoci nella nostra interezza e impegnandoci alla fedeltà, oppure meglio chiudere, lasciar stare, terminare le prove, le anteprime e chiudere direttamente il sipario.

  4. Buonasera dottoressa,
    Ho letto il suo articolo e volevo esporle la mia storia:
    Convivo e ho un figlio con una ragazza con una precedente relazione alle spalle dalla quale era nato un altro figlio.
    Io sono nella situazione che se non abbasso la testa sui comportamenti errati del figlio di lei (ragazzo con varie denunce alle spalle) lei mi minaccia di portarmi via mio figlio perché tanto siamo in Italia e la legge da sempre ragione alle madri Non tutelando i padri. Con la stessa scusa pretende che mantengo il figlio al posto del padre. Inoltre sono stato aggredito più volte da lei (causandomi lesioni e escoriazioni con punti) con la consapevolezza di non essere tutelato dalla legge e in caso di difesa legittima di passare alla parte del torto per violenza sulle donne.

  5. Cara Dottoressa,
    mi ritrovo purtroppo in tanta sofferenza …che a 45 anni sono ancora costretta a subire.Non riesco nemmeno a dirla stasera e amo quei genitori forse piu’ di me stessa. Mi manca l’aria quando discutiamo…Spero di modificare comportamenti miei che si ripetono…Grazie

    1. Cara Francesca,

      con una breve terapia centrata su questo aspetto si risolve ogni cosa.
      Se sei di Roma contattami

  6. Gentile dottoressa,
    credo di essere anch’io vittima di manipolazione affettiva (da parte di mia madre), e vorrei raccontarle la mia storia per avere un suo parere a riguardo.
    Da quando l’anno scorso mi sono fidanzata e ho iniziato a frequentare il Conservatorio, eventi che mi hanno portato a stare giornate intere fuori casa quasi tutti i giorni, mentre prima uscivo pochissimo, ho iniziato ad avere problemi con mia madre. O meglio, anche prima il nostro rapporto non è che fosse rose e fiori, tutt’altro; la discussione era all’ordine del giorno. Il mio rapporto con mia madre è sempre stato basato sui doveri, sugli obblighi e sull’ottemperare a questi ultimi. Il non farlo o l’opporsi, comportava l’ira di mia madre e la sua violenza, con schiaffi ed urla. Il nostro principale argomento di discussione è sempre stato quello riguardante le faccende domestiche, e ancora oggi, dopo anni, è rimasto sempre lo stesso. Mia mamma soffre di una lieve forma di sclerosi multipla, che comunque la invalida molto a livello fisico e le impedisce di essere pienamente efficiente, motivo per il quale richiede costantemente il mio aiuto in casa. Ora, siccome io ho la mia vita e i miei impegni, riesco poco a starle dietro. Quando sono fuori casa per studio o lavoro non mi dice niente, ma se rimango in casa vuole il mio aiuto, e quando preferisco fare altro si arrabbia molto e arriviamo a fare discussioni molto violente. Stessa cosa accade quando rimango tanto tempo fuori casa, torno a casa di notte perché sono uscita con gli amici o mi prendo la libertà di rimanere per il weekend dal mio ragazzo (è l’unico momento che ho per trascorrere più tempo con lui, dal momento che durante la settimana studio, seguo i corsi e lavoro). Succede l’inferno ogni volta. Ultima discussione: domani mattina dovrei partecipare ad un concerto, ma lei si è lamentata del fatto che dovrei aiutarla in casa, visto che io di solito il sabato mattina non ho da seguire corsi. Le ho spiegato che questa è la mia vita e che non posso sentirmi obbligata nei suoi confronti, e lei mi ha risposto dicendo che se non rimango a casa ad occuparmi le faccende dovrà pensarci lei, ma questo la farà stancare molto perchè non ce la fa. Io mi sono francamente stufata di questa situazione. Ogni volta che voglio fare una cosa che va bene a me, mi faccio mille problemi e mi sento in colpa, perché già so che a mia madre non andrà bene. Quando sono dal mio ragazzo, spesso capita che scoppio a piangere perché sento di star facendo una cosa sbagliata.
    Dottoressa, è dura ribellarmi a lei. Razionalmente so che non sto facendo nulla di male, ma inconsciamente, dentro di me, mi sento in colpa. Mi porto dentro questo senso di colpa fin da piccola. Sono sempre lì dietro di lei a cercare di accontentarla, cerco di fare il massimo, di dividermi in maniera equa tra la famiglia e la mia vita, ma è dura. Mi sento in trappola, e non voglio più sentirmi così.

    1. Cara Nanà la tua non è una situazione facile.
      Immagino che non ci sia un padre/marito vero?
      Nelle situazioni come la tua si genera una sorta di simbiosi (spesso voluta da madre e figlia ma in questo caso solo da sua madre) e anche un inversione di ruolo pericolosissima nella quale i figli debbono fare da genitori o partner ai propri genitori.
      Non conosco la tua età ma ti trovi chiaramente in un conflitto tra appartenenza e autonomia in una fase critica della tua esistenza.
      Nel caso di tua madre chiaro, questa invalidità la obbliga in un certo senso a chiederti di attenersi a dei doveri in casa e comprendo che se tu sei qui a lamentarti, non stiamo parlando di una dinamica conscia ma di una tua sensazione di ricatto affettivo ogni volta che tu VIVI e ti allontani da lei.
      Questo accade perchè inconsciamente il tuo allontanamento consiste per lei in una minaccia.
      Tua madre ha paura, ma questa paura è inconscia e in questo modo la sta buttando su di te sotto forma di doverizzazioni e lamentele, utilizzando i sensi di colpa e la genitorialità come richiamo alla diffferenza gerarchica e quindi il rapporto viene impostato sul dovere e sul potere piuttosto che sull’amore.
      Sentendoti così invasa, fai fatica chiaramente anche a provare amore, perchè provarlo significa in un certo senso sentirti fagocitata da una madre che non è consapevole delle proprie esigenze affettive e non sa gestirle.
      Riguardo le faccende io credo che tu debba aiutare in casa, se ci vive e se sua madre è malata, ma questo dovere termina con 1/2 ore che lei può mettere a disposizione a sua madre al giorno per commissioni o aiuti.
      Se sei grande per essere libera, lo sei anche per fare dei compromessi con la realtà.
      Tanto la realtà in ogni caso ti colpisce in piena faccia.
      Dopo tale impegno, doveroso per una persona maggiorenne che vive a casa, tu devi vivere la tua vita, e lavorare sui suoi sensi di colpa, quelli che chiaramente avrai quando vorrà spiccare il volo definitivamente.
      Se tua madre si vittimizza e non ha possibilità economiche di ovviare alla tua perdita in casa con un supporto in casa, chiaramente lei si sentirebbe perennemente in colpa.
      E’ difficile da capire ma una persona malata ha paura di restare sola in senso pratico non solo affettivo.
      Non si sente autonoma e spesso poi l’atteggiamento psichico peggiora le condizioni.
      E’ chiaro che a livello simbolico tu non dovresti sentirti in colpa di nulla e i doveri di casa sono un dovere di tutti indipendentemente se uno dei memnri è malato o no, ma se ciò accade è inevitabile che ci si senta investiti di una responsabilità maggiore di quella che si desidererebbe.
      Ti consiglio quindi di iniziare ora a lavorare su di te sulla sua maturità affettiva, sulla relazionalità e sul suo rapporto con il dovere e con sua madre.
      Questi schemi di vulnerabilità e invischiamento o al contrario per compensazione di evitamento e ribellione rischiano altrimenti di passare/agire alla sua relazione attuale e un domani a sua figlia/o.
      Ogni madre è a sè, io ad esempio piuttosto che chiedere aiuto a mia figlia preferirei chiederle di trascorrere insieme del tempo, di volerci bene..ma non molte persone riescono a vivere così apertamente l’affettività, molti la scambiano solo come scambio di supporto basato sul RICONOSCIMENTO DI TUTTO QUELLO CHE HO FATTO PER TE…questo è uno schema particolarmente italico. :-DDD

      Un caro saluto!
      Fammi sapere come va
      😀

  7. Mi fa molto riflettere il fatto che la maggior parte dei commenti si riferisca al rapporto tra genitori e figli. Anche io sto subendo più o meno pesanti ricatti da parte di mio padre, ma mi impegno a non cedere. La mia vita e’ troppo importante. E’ mia, ho solo questa.

    1. Cara Chiara
      i ricatti affettivi sono utilizzati in genere in ambito relazionale per ottenere un momentaneo arresto/cedimento rispetto alla volontà dell’altro di avanzare nel suo cammino verso una maggiore autonomia.
      Se tu mi lasci-io soffro, se non dai il bacetto a mamma – mamma piange.
      Il messaggio che passa è: se voglio che l’altro mi voglia bene, devo fare X oppure devo evitare di fare Y.
      Alla base dell’amore ci sono invece concetti come accettazione, confini, libertà, e autonomia.
      I figli sono frecce scagliate nell’ignoto e come recita una famosa poesia..NON SONO NOSTRI.
      In realtà nulla lo è…
      l’amore abbinato all’attaccamento alla paura della perdita è un male tutto occidentale e anche molto italiano 😀
      Il conflitto autonomia-appartenenza inizia con i 2/3 anni di età e prosegue fino all’adolescenza, quando inizia il vero cammino di individuazione che può essere incentivato oppure ostacolato dall’ambiente relazionale.
      Chiaramente questo tipo di stile relazionale (inivischiante) viene acquisito in famiglia e poi si estende, come modalità anche alle nostre relazioni adulte.
      E’ un conflitto tipico quello tra il figlio che spinge per fare da solo anche in chiave ribelle e un padre/madre preoccupato ansioso che lo vuole impedire o che non vuole essere lasciato e quindi cedere alla consapevolezza che la bambina…è cresciuta.
      E’ dura!
      Nel suo caso, come anche in tutti quelli qui presenti, è possibile dare un parere generico, non essendo possibile una vera analisi, che richiede impegno tempo e soprattutto attenzione alla soggettività di ognuno di noi.

  8. Gentile dottoressa,
    Nei commenti di alcuni degli utenti mi sono rispecchiata tantissimo… anche io sto passando un brutto periodo con i miei genitori, sono prossima alla laurea e vorrei trasferirmi nel Regno Unito per trovare un lavoro e raggiungere il mio ragazzo (inglese).

    Ci siamo conosciuti quando vivevo lì per un tirocinio e ci siamo innamorati.
    Quando è giunto il momento di tornare in Italia, abbiamo capito che non volevamo separarci e abbiamo iniziato una relazione a distanza. Così il nostro amore è cresciuto e, anzichè spegnersi, abbiamo cominciato a fare dei progetti per il futuro. Ad oggi, ci conosciamo da un anno e stiamo insieme da 8 mesi. Ci vediamo per circa una settimana, una volta al mese.
    Il punto è, per me è stato come vedere un cerchio che si chiude: il mio amore per questo paese, il capire che è lì che vorrei vivere (giuro, non mi sono mai sentita così a casa) e lui. Ho avuto altre due relazioni (una di due e una di tre anni e mezzo) e quindi non sono proprio alle prime armi, e per di più sono molto concreta.

    I miei genitori sanno benissimo che il motivo non è quello, però hanno cominciato a recriminare che “io voglio lasciare il paese per lui” (non vero), che dopo tutti i soldi che hanno pagato per farmi studiare devo quantomeno trovare un lavoro della miseria per ripagarli (welcome to the real world) e hanno smesso di prendermi sul serio. Del tipo che, quando provo a parlare del futuro, accendono la tv e mi guardano con un misto di tenerezza e “eh, un giorno capirai”. Insomma, non mi aiuterebbero a spostarmi, probabilmente neanche se trovassi un buon lavoro perchè sarei “lontana”, “all’estero”.
    Io ho la sensazione che siano tutte scuse per non farmi andar via, anche perchè sono figlia unica, però io non voglio essere infelice. Loro mi hanno pagato gli studi, ma io non sono mai nè stata bocciata nè ho mai perso un anno, lavoro saltuariamente, faccio sport… insomma, mi impegno. E questa situazione mi mette in crisi, non so che fare.

    1. Cara Chiara,
      il momento che affrontano i tuoi…è un momento loro.
      Il ciclo di vita genitoriale si sta chiudendo e loro si ritrovano a dover reinvestire su loro stessi, nella coppia e magari, se hanno una visione classica della vita matrimoniale, l’hanno anche accantonata per anni per concentrarsi tutti sui figli.
      La loro visione è altamente ricattatoria, ma non sarei così severa nel mio cuore con loro..nel senso che, forse il problema oltre che affettivo è culturale..
      lo stampo culturale, gli schemi culturali del “HO FATTO TANTO PER TE E ORA MI RIPAGHI COSI'”…uniti al fatto che loro, certamente, sulla base della loro infanzia e genitori, hanno sacrificato la loro realizzazione/evoluzione individuale per sottomettersi al genitore simbolico, scegliendo di adeguarsia schemi classici (laurea/matrimonio/figli vicino casa coi genitori di lei) contribuiscono a generare tutta questa RABBIA da parte loro,.. è una rabbia molto più intima, di quanto tu possa immaginare e non riguarda aihmè solo te.
      Questo MUSO, questo braccio di ferro inutile che perderanno, in realtà cela il dolore più nero, cioè quello di due genitori a cui STANNO PORTANDO VIA LA LORO BAMBINA e quindi, quasi certamente DEVE ESSERCI UN COLPEVOLE E SE NON SIAMO NOI, NON E’ LEI…ALLORA E’ LUI.
      Un dolore che riguarda rendersi conto di quello che loro avrebbero potuto fare e non hanno fatto.
      Sono meccanismi sottili inconsci, di cui loro non sono coscienti. Non lo fano apposta, ritengono di agire per il tuo bene.
      Cerca di avere nel contempo comprensione e amore per loro, senza però perdere di vista quel che è giusto per te.
      Questi sono i classici genitori che se qualcosa poi VA STORTO allora TE L’AVEVAMO DETTO NOI! :-DDD
      Io credo che tu stia facendo un’ottima scelta, non so se i tuoi sono in pensione, potrebbero trasferirsi loro insieme a te!
      Se la loro visione è NON SCHIODO DA QUI…Altro problema loro.
      Se lavorano…beh allora chiaramente è diverso, ma Roma Londra siamo a 1h di volo, facendo un abbonamento vi vedreste credo con al stessa frequenza con cui si vedono oggi i figli che vivono magari a 30km da casa, se consideriamo traffico, impedimenti e la rilassatezza del dire VABBE DAI CI VADO DOMANI.
      Quindi…comprendo tantissimo il dolore dei tuoi genitori, ma è un compito che devono affrontare, non ha senso lottare contro corrente. Si perdono solo le forze e con una ragazza ormai grande e decisa come te…credo ci sia ben poco da fare! 😀
      Prova a parlare loro con il CUORE.

      A cercare il loro CUORE al di la della RABBIA.
      E’ dura accettare che I FIGLI NON SONO NOSTRI.
      Cosi come che a volte il loro sorriso, non è proprio sul divano accanto a noi.
      E allora forse siamo noi, che dovremmo cercare quel sorriso in NOI, lontano da quel “divano”
      Un Caro Saluto

  9. Buongiorno, volevo chiedere: in un rapporto di amicizia frasi come “se sei davvero mia amica come dici, fai così”, “se mi vuoi bene, fai così/torna la persona che mi piace tanto”, “mi stai deludendo,pensavo mi volessi più bene di così”, “io non ho mai detto di esser perfetta, però”, “pensa come vuoi, visto che non mi credi” e dopo che tu rispondi “posso anche crederti ma vedo i fatti, che non sono molto diversi da come ho scritto”, sentir dire “non meriti altre risposte”… e simili come possono essere considerati?

    Precisando che questo avveniva sempre quando cercavo di dire cosa non mi andava, mentre l’altra persona diceva sempre cosa non le andava di me, e asseriva di voler io facessi altrettanto…

    1. Direi una forma di amicizia ambigua, simbiotica e malata con evidenti dinamiche di ricatto affettivo e tentativo di dominanza da parte della sua amica su di lei.

      1. Cosa intende con simbiotica? La ringrazio

        1. Faccia ricerche sul sito e su google.

  10. Una frase come “hai libero arbitrio con me ma ricorda che tutto questo ha una conseguenza” la posso interpretare come manipolatoria? Grazie

    1. Forse come una minaccia direi 😀

      1. Comunque una frase non dolce, non da amica credo…

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