Ti amo e Ti odio: Come uscire dalla relazione con un soggetto borderline

Chi è un Borderline

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Si sente spesso parlare di soggetti “borderline”, condotte border, atteggiamenti border, funzionamenti border, amori border, ma che vuol dire “borderline”?.

Diciamo che “borderline” significa linea di confine, è un termine che sta ad indicare un limite ed è molto usato – anzi spesso abusato – in ambito psichiatrico.

In psicologia il termine borderline può indicare sia un disturbo di personalità specifico (Border Personality Disorder) che un aggettivo per valutare il livello di gravità di un disturbo di personalità in generale “borderlineness” ossia un funzionamento psicologico “al limite” che  può riguardare qualsiasi disturbo di personalità (esempio personalità paranoide con un funzionamento borderline) e che in genere è legato all’utilizzo da parte della persona, di difese (meccanismi di difesa) molto primitivi come la scissione, la negazione, l’identificazione proiettiva.

In questo articolo ci occuperemo di descrivere il funzionamento psicologico di una persona affetta da BPD all’interno di una relazione di coppia e di come sia difficile per chi ci si trova distaccarsene.

Le persone affette da BPD (con maggiore frequenza  donne  ) sono caratterizzate da una marcata instabilità emotiva, tendenze autodistruttive, frequenti alterazioni dell’umore e del comportamento (reazioni o visioni estreme bianco/nero), spesso conseguenti a repentini cambiamenti nella visione del mondo e degli altri, soprattutto delle persone che li amano (partner) e/o che si prendono cura di loro (genitori, terapeuti, etc…).

Le idee di queste persone rispetto alla vita, al mondo e alle persone sono generalmente estreme e dicotomiche o bianco o nero; nel mondo interiore del border non ci sono sfumature.

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I border vivono al limite, sono acrobati in precario equilibrio su un filo di rasoio, sempre sull’orlo di una crisi e chi li ama sa bene che stare con loro è come camminare sui gusci delle uova, non sai mai quando quello che tu dirai o farai, genererà in loro una crisi di rabbia o li farà temere o minacciare un abbandono.

Un  border sono abili nel giocare con i propri limiti e quelli altrui e quasi sempre sono persone distruttive sia in modo diretto che indiretto (svalutazioni, offese, scatti di ira, pretese, imposizioni, omissioni, musi, vendette..etc) e autodistruttive (automutilazioni, assunzione di droga, condotte pericolose, promiscuità sessuale, tendenza a ritrovarsi in situazioni pericolose e rischiose); loro cercano di distaccarsi emotivamente dal vuoto interiore che sentono attraverso le condotte autodistruttive perchè il rischio li fa sentire vivi e spesso li mette nella condizione di essere salvati e quindi di avere da parte dlele persone intorno a se, le conferme di attaccamento che inconsciamente desiderano.

I border non hanno un’immagine stabile di se stessi.

E’ come fossero sempre in pezzi.

I pezzi del loro Se inoltre, sono in costante conflitto; da un lato c’è il bambino interiore, arrabbiato, confuso, richiedente e solo che è stato spesso vittima di gravi abusi e maltrattamenti, dall’altro un genitore punitivo, che biasima, critica e svaluta il bambino interiore e poi c’è anche un adulto cinico, che congela le emozioni che il bambino si permette di vivere e che si distacca dalle emozioni mostrandosi come un anaffettivo, con l’idea di proteggere il bambino vulnerabile e solo che ha dentro.

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Il border proietta queste parti scisse e inaccettabili del Se sugli altri, sul partner o su qualsiasi “oggetto” persona che si presti ad accoglierle per stile di personalità o perchè la situazione lo permette e poi le combattono come nemici invisibili, attribuendo agli altri o alle situazioni la colpa delle loro reazioni. (“sono arrabbiata con te perchè tu sei stato manchevole con me/aggressivo” etc.. in realtà è proprio il border a proiettare e a contagiare l’altro con i sentimenti che prova per poi combatterli, perchè solo proiettandoli all’esterno riesce a gestirli – identificazione proiettiva: l’altro diviene colui che agisce i sentimenti dell’altro, senza rendersene conto).

I border sono manipolatori, spesso bugiardi, perchè hanno imparato che per ottenere quello che vogliono devono barare o fingersi quello che non sono, perchè non è stata data loro l’opportunità di scoprirlo e di base loro sentono di essere indegni di amore.

I border ritengono – e spesso a ragione –  di aver subito una deprivazione di cure adeguate nell’infanzia e di conseguenza sono arrabbiati, si sentono vuoti e in diritto di chiedere, ricevere e pretendere accudimento. Come risultato, sono sempre alla ricerca di attenzione e la loro ricerca di attenzione travalica ogni regola di correttezza sia su un piano morale che etico.

I border sono spesso infedeli, promiscui, ribelli, traditori e sfuggenti.

Non possono sfuggire ai loro desideri.

In generale, qualunque personalità che funzioni ad un livello border è associata ad un bambino abusato, deprivato, svalutato, abbandonato e collerico, che da adulto, si porta dietro quel vuoto incolmabile. Una voragine senza fondo, che nessuna prova, che nessun nettare, che nessun amore potrà mai colmare.

Moltissime delle comuni nevrosi e dei disturbi di personalità, che si manifestano in ambito relazionale o sociale sono collegati a schemi di relazione disfunzionali acquisiti nella prima infanzia.

Il border ha registrato nella sua memoria che nessuno lo ama, che non ci si può fidare di chi si ama, perchè spesso è proprio quella persona che dovrebbe accudirci ed amarci a farci del male; i border sono spesso figli di genitori a loro volta affettivamente disturbati o abusati, che si sono presi cura di loro in modo inconstante, imprevedibile, inadeguato o lo hanno fatto per poi rinfacciarglielo, attraverso modalità  di relazione “paradossali” in cui alternavano momenti di amore a momenti di intensa rabbia (esempio una mamma tenera e carina prepara la pappa a suo figlio e un minuto dopo se si sporca ha una crisi di rabbia e gli urla contro che è un bambino cattivo che fa arrabbiare mamma e che quindi non merita quel pasto, lasciandolo senza cena).

Nei casi più gravi i border sono stati abbandonati o maltrattati sia psicologicamente che fisicamente, hanno assistito a violente liti tra genitori o sono stati sessualmente abusati da loro. Per questo i border sviluppano uno stile di attaccamento ambivalente o disorganizzato  (ti amo e ti odio, ho bisogno di te, ma sapendo che tu non sei disponibile, non sei buono, non meriti fiducia, non sei stabile o una base affettiva sicura io sono frustrato nel dover chiedere, nel sentire ancora e ancora quell’esigenza a rivolgermi a te in quanto madre/padre e quindi se tu mi dai io devo rifiutare il tuo amore per affermare me stesso e quindi devo distruggerti, devo odiarti per salvare me).

Per un border amare significa farsi male, perchè ha imparato che le emozioni possono essere piume ma anche coltelli e che spesso chi ci ama li usa entrambi nello stesso momento.

I border trasportano questi schemi di relazione deprivanti, abusanti, evitanti e ambivalenti nelle relazioni di coppia in età adulta.

Perché siamo attratti da un soggetto Borderline

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Chi non subirebbe il fascino di una bellissima donna fragile in difficoltà che sa farti sentire speciale ed unico, che pende dalle tue labbra, che sa guardarti dentro come nessuno mai, che sa usare il suo corpo e la sua sessualità come armi? Chi non si innamorerebbe di chi sa sognare, di chi vive la vita attimo per attimo, di chi sa toglierti il fiato con un sorriso e chi non perderebbe la testa per un bellissimo tenebroso e misterioso ragazzo controverso, per un artista, un musicista, un poeta, chi non sentirebbe di voler salvare un’anima spezzata, di riabilitarla, di aiutarla a volare? dopotutto chiedono solo amore! e con l’amore ogni ferita può guarire.

L’amore è la medicina per ogni malattia.

Certo.. a meno che per qualcuno non sia proprio l’amore la medicina che lo cura e nel contempo la malattia mortale da curare.

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I border hanno questa visione dell’amore: lo necessitano, lo chiedono, ma se lo ricevono si sentono in colpa e devono distruggere il legame e la persona che asserisce di amarli, perchè non è possibile che loro siano degni di amore e che al mondo possa esistere qualcuno capace di amare gli altri.

I border sanno trascinare l’altro in un vortice di emozioni intense e spesso i loro amori iniziano in modo travolgente, passionale e romantico.

Quando i soggetti con personalità borderline si sentono amati o vedono la possibilità di sentirsi amati si mostrano fragili, distaccati, diffidenti e appaiono persone bisognose di cure, attenzioni, ma quando si legano ad una persona che si mostra in grado di accoglierli emotivamente ed affettivamente (che sia un partner, un amico, un medico..)  iniziano a temere l’abbandono, sia reale che immaginario e a comportarsi come se l’altro lo stesse abbandonando, ecco quindi che il loro umore cambia sensibilmente ed esplode la rabbia intensa e feroce. Insieme alla rabbia cambia in modo drastico e repentino anche la visione che il border ha di se stesso e degli altri ed ecco che il/la suo/a amante salvatore/salvatrice diviene immediatamente un bastardo e cinico traditore che vuole lasciarla/o.

Un border non conosce vie di mezzo, se si sente solo o teme l’abbandono, perde completamente la razionalità e diventa gravemente impulsivo, perde lucidità fino a credere che qualcosa che teme sia realmente accaduto (paranoie, deliri..).

TU MI AMI E IO DEVO DISTRUGGERTI/DISTRUGGERMI

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I border riservano a coloro che li amano gli attacchi più crudeli, perchè paradossalmente più sono felici e si sentono amati, più hanno paura.

Odiano in primis se stessi, per cui non possono accettare che qualcuno li ami e per questo se vivono una relazione stabile (raramente ci riescono) questa è perennemente messa a repentaglio dai loro continui attacchi al legame e dall’ossessività con cui si concentrano sul partner e sulle sue mancanze nei loro confronti.

Chi li ama, deve superare costantemente delle prove e deve amarli così come sono, nel loro lato peggiore, deve dare continua prova di fiducia e per questo la relazione di coppia è costantemente minacciata dai loro attacchi distruttivi; il border vede l’amore come qualcosa di cui non ci si può fidare, ma nel contempo, se l’altro lo vuole lasciare, sfinito dalla sua distruttività, si accanisce ferocemente per non essere abbandonato.

Per poter tenere il legame sotto costante accusa, i border si concentrano sui lati negativi del partner accusandolo costantemente di mancanze affettive oppure interpretano eventi e comportamenti in modo distorto, attribuendo agli altri intenzioni malevole e nel frattempo si mantegono sulla difensiva attaccando prima di essere attaccati, ferendo l’altro prima che l’altro ferisca te.

I border non si fidano di nessuno, in primis di chi li ama e li accudisce.

Sono sensibili, ad un livello estremo, sognano un amore idilliaco e simbiotico, ma se lo vivessero si sentirebbero soffocare e quindi sono in perenne conflitto tra essere fagocitati o scappare.

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Hanno un grande vuoto, una ferita inguaribile, ma quando si sentono amati si rendono conto paradossalmente di quanto questa voragine sia enorme, ricevere amore diviene per loro necessario, ma nello stesso tempo doloroso e per questo sono sempre in collera e pronti  a ferire l’altro.

L’amore che ricevono non è mai sufficiente, non si è mai fatto abbastanza per loro.

C’è sempre bisogno di avere qualcuno o qualcosa in più; la loro fame è inesauribile, di persone, di emozioni, di vita, di cibo, di esperienze.

La relazione con un border è una relazione intensa, emozionante, ma spesso distruttiva e pericolosa, che lascia l’altro partner svuotato, impotente di fronte ai continui attacchi del partner.

I border minacciano costantemente il legame per distruggerlo, ma anche per metterlo “alla prova” e quando questo accade, la loro rabbia distruttiva si riversa sull’oggetto d’amore perduto, che nell’esatto momento in cui si libera, diviene la conferma delle sue paure. “Ho cercato l’abbandono e tu me l’hai dato, per questo io ti odio, non hai superato la prova d’amore più grande, non sei la “madre totalmente buona e infaticabile” di cui io avevo bisogno, non sei la persona che mi ha aiutato a riscattarmi delle ferite della vita, sebbene lo avevi promesso, sei un traditore, non sei restato nonostante tutto, ma io ho bisogno di te e devo riaverti, a costo di distruggere la mia vita e la tua“.

USCIRE DALLA RELAZIONE CON UN BORDER GRAVE.

I border sono autodistruttivi e dopo la fine di una relazione emergono in loro anche tratti ossessivi e persecutori.

Non si arrendono e continuano ad accusare l’ex partner, alternano momenti di odio e disprezzo ad altri di disperata ricerca di riconciliazione. Spesso minacciano la loro incolumità (suicidio) oppure quella del partner.

Per questose ci si trova in una relazione così distruttiva è consigliabile rivolgersi a un terapeuta per cercare di uscirne in modo indolore sia per il partner “sano” che per il border.

L’ideale sarebbe che lentamente il border si distacchi in modo che non si senta abbandonato drasticamente e/o che possa attribuire la fine della relazione a cause esterne o che sia lui/lei stessa in primis a volerla interrompere.

In ogni caso se siete in relazione con un border grave o siete un border e volete cercare di uscire da questa spirale emotiva distruttiva, migliorare la vostra capacità di relazionarvi, rivolgetevi con estrema urgenza a uno psicoterapeuta di zona.
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Dottoressa Silvia Michelini

psicologiadicoppia.net

www.silviamichelini.com

 

22 commenti

  1. Buon giorno mi scusi x il mio italiano sono tunisina sto da 2 anni con un uomo cosi lo amo tantissimo.ho subito labandono su isole di notte ho subito tanti gravi cose.malgrado tutto lo amo.e vorrei essere aiutata x contunuare non x lasciarlo.lo amo tanto .avrei bisogno di consigli .grazie ah lui no ha priblemi ad essere aiutato.e un uomo x bene ma quando sbaglia pago io nel piu grave cose e si sbaglio io nel piu banale cose idem .grazie

    1. Gentile Sandra io non so come aiutarla perchè non capisco nulla di cosa ha scritto. Che lingua parla? Comprendo INGLESE E FRANCESE.
      Scriva come può.

  2. Gentile dott.ssa il disturbo borderline e quello narcisistico possono essere associati?? Grazie

    1. No, semplicemente il disturbo borderline ha aspetti del narcisismo e il narcisismo può avere un funzionamento di tipo “borderline”.
      Cioè in psicologia per borderline si intende sia il livello funzionamento di una personalità (sano – nevrotico – borderline – psicotico), sia un preciso disturbo di personalità, che tuttavia è raro trovare “puro” nel suo essere, ma è spesso associato ad altri problemi, sintomi o condotte.
      In questo senso possiamo avere un narcisista che funziona ad un livello sano/nevrotico/border/psicotico.
      Io detesto le diagnosi, soprattutto quelle univoche e del DSM perchè da che ho esperienza in questo ambito, non ho mai riscontrato un paziente puro. Le personalità si sovrappongono nei tratti, sebbene ve ne siano di dominanti, idem le sintomatologie esistono esempio gli attacchi di panico, ma quelli di Maria non sono mai uguali a quelli di Paolo.
      Ogni persona è a se, usciamo dalla logica della DIAGNOSI.
      E’ una trappola, una giustificazione.
      E’ necessario darsela perchè è necessario dare voce e parola a qualcosa che viviamo, ma non restiamoci incastrati.

  3. Gentile Dottoressa, è possibile che il disturbo borderline sia fortemente associato anche con un disturbo di tipo dissociativo, nel quale la persona ha come l’impressione di osservarsi dall’esterno o anche di non riconoscere il proprio corpo guardandosi allo specchio?
    Inoltre volevo chiederle secondo lei come si può fare a non sentirsi in colpa se si finisce una relazione con una persona borderline. Nel senso, alla fine se uno ci pensa questa persona non ha mai avuto questi atteggiamenti nei nostri confronti con cattiveria, ma semplicemente perché affetta da questa malattia. Purtroppo è anche vero che però questi suoi atteggiamenti hanno mano mano diminuito quello che era il nostro amore nei confronti di questa persona. Sono tormentato, perché mi suona come una cosa egoistica il fatto di lasciarla e abbandonarla. Non si dovrebbe restare accanto ad una persona ammalata? Si dovrebbe avere la forza di continuare ad amarla…

    1. Caro Giovanni,
      il tuo intervento è molto prezioso perchè mette in luce un aspetto molto controverso della malattia mentale e cioè il fatto che è una malattia come un’altra e allora perchè dovremmo, nella logica dell’amore e dell’accettazione dell’altro, abbandonarlo nella difficoltà?
      questo è un retaggio moralistico di stampo cattolico in cui tutti siamo cresciuti “FINCHè MORTE NON CI SEPARI, NELLA BUONA E NELLA CATTIVA SORTE”.
      Verissimo
      Tuttavia deve esserci la VOLONTA’ RECIPROCA DI GUARIRE.
      Il punto è che quando la malattia investe la sfera relazionale, non ci si riesce a relazionare in modo sano con persone la cui patologia è connessa al RIFIUTO DELL’AMORE.
      Si generano quindi decompensazioni nella reciprocità dei rapporti nei quali spesso l’uno è l’ancora dell’altro.
      E’ un pò come dover dare da bere a chi non ha la bocca.
      L’acqua gliela dai, ma scivola via.
      Il problema è che vorremmo ostinarci a credere di essere noi a poterli/e aiutare, ma non è così.
      Se sono affetto da una grave ernia esempio, vado dall’ortopedico, se invece ho un problema border/narcisistico..etc, raramente vado dallo psicologo se non mi ci mandano oppure ci vanno a finire le persone che mi aiutano, che mi amano, da un lato perchè mi vogliono bene, dall’altro perchè forse loro, hanno un eccessivo senso di autosacrificio (sindrome della crocerossina/del salvatore) e quindi uno stampo di personalità ossessivo nel quale moralità etica, avere una buona immagine di se regnano sovranoi e spesso spingono la persona a forzature sovraumane pur di ottenere il risultato che inconsciamente si sono preposti (devo stargi accanto, non ho fatto abbastanza, non è giusto…etc).
      In questo disperato tentativo, queste persone diventano medici, psicologi, maghi, ricercatori…tutto per conquistare controllare gestire un oggetto d’amore ingestibile.
      Ma quindi, chi ha bisogno di aiuto?
      Entrambi.
      Il funzionamento BORDER è associato a moltissimi disturbi di personalità, non a caso si parla oggi di BORDERLINESS per indicare un funzionamento distorto e alterato della personalità che invece può avere moltissime sfaccettature.
      Nell’articolo si parla invece proprio della personalità BORDER che può funzionare a un livello nevrotico/border/o psicotico.
      Ad un livelloi psicotico o sulla linea (appunto border) possono trovarsi anche fenomeni dissociativi o alterazioni della sfera cognitiva (memoria, incoerenze tra dire e fare..dissonanze cognitive..etc).
      Ti consiglio di recarti tu da uno psicologo che ti aiuti ad uscire da questo tunnel e dalla tentazione continua di RITENTARE E SALVARE.
      Se sei di Roma.
      Io sono qui.

      1. Buongiorno dott.ssa,
        ho riletto il suo articolo varie volte ed è incredibile come io mi ritrovi nei meccanismi e nelle situazioni descritte fin nei minimi particolari.
        Ho avuto una relazione di un anno con un ragazzo affetto da disturbo di personalità paranoide con probabile funzionamento borderline. Questa non è una vera e propria diagnosi, ma l’opinione della psicoterapeuta che mi sta seguendo, e leggendo questo articolo riconosco ogni singolo “sintomo” descritto.
        Colgo l’occasione del commento di Giovanni e della sua risposta (per certi versi illuminante) per porle una domanda. Dopo un anno di relazione ho deciso a malincuore e tra mille sofferenze e dubbi di lasciarlo, in seguito all’ennesimo episodio distruttivo che mi ha fatto sentire svuotata e schiacciata me ne sono andata. Quindi non perché l’amore fosse finito ma per l’ultimo briciolo di istinto di sopravvivenza che mi era rimasto. Dopo un iniziale periodo di rabbia nei miei confronti, un periodo in cui non capiva le mie motivazioni, ha iniziato anche lui un percorso di psicoterapia. Dopo due mesi abbiamo avuto un breve riavvicinamento, e riconosco che in molti atteggiamenti è effettivamente una persona diversa. Sta facendo un percorso intenso e impegnativo. Ma ci sono stati un paio di episodi, di piccolo conto, totalmente privi dell’aggressività e della rabbia che lo hanno caratterizzato tante volte, che mi hanno comunque fatto sentire di essere tornata al passato. Sono stati una specie di campanello di allarme, qualcosa mi è scattato dentro, forse l’istinto di sopravvivenza di cui sopra. Mi sono quindi nuovamente allontanata. E’ passato un altro mese da allora e rimango con questo dubbio su cui mi arrovello ogni singolo giorno: le persone affette da questo disturbo possono realmente guarire? O possono solamente “mitigare” alcuni aspetti, “contenerli”? Possono essere in grado, prima o poi, di avere una relazione sana? Così come Giovanni, anche io mi sono detta che lui è una persona malata, e che io lo stavo abbandonando nonostante l’amassi – inoltre in questo caso, la volontà reciproca di guarire c’è, lui ha iniziato la terapia (dopo che l’ho lasciato). Vorrei che la terapia lo facesse guarire e che potessimo tornare in una relazione sana, ma allo stesso tempo una parte di me non lo crede possibile (la stessa parte che ha sentito quei campanelli di allarme forse). Vorrei darci un’altra possibilità ma sono consapevole che la posta in gioco è alta (la mia salute mentale) e di non essere sicura di riuscire ancora a sopportare psicologicamente comportamenti così distruttivi e svilenti, anche se si trattasse di un tempo limitato sulla strada della guarigione. La mia domanda quindi è: la guarigione da patologie così radicate nel profondo è effettivamente possibile? In quanto tempo e a quale prezzo?
        Grazie, saluti
        Jus

        1. Salve Cara,
          capisco la tentazione che si ha, di inquadrare la persona con cui stiamo/amiamo…..ci rassicura e sono felice che in qualche modo, le mie dettagliate descrizioni aiutino a sentirci un pò più capiti…ma io credo anche- che queste supposizioni diagnostiche, non riguardino la sua terapia e che il suo terapeuta sia già stato molto gentile a fornirle un’idea, che tuttavia forse, non la soddisfa in pieno nel suo dubbio e nel suo inconscio desiderio di “salvare” lui….
          E’ lui tuttavia, che deve capire se vuole salvarsi, lui dovrebbe interessarsi della sua salute e se non lo fa, lei dovrebbe lavorare sul fatto che ama una persona con questa problematica, sull’asimmetria e i presupposti su cui si basa la relazione, sulle motivazioni inconsce che vi spingono a colludere, sul perchè e sull’eventualità, per lei di accettarlo o meno. E’ un disturbo complesso che non guarisce facilmente e senza una ferrea volontà della persona.. e la terapia, continuamente minacciata rispetto ai confini e al setting, si basa in questo caso sul recupero di una visione integra dell'”oggetto ” e nel contempo, sulla fiducia e la costanza.. elementi che il border non ha o con cui fa molta fatica ad empatizzare.. la sua esigenza di svalutare e abbandonare o manifestare l’abbandono temuto rendono la terapia molto complessa.. per questo essa è una chance.. sempre in costante bilico di imminente svalutazione, la cui riuscita dipende da moltissimi fattori (legga fattori di successo della psicoterapia, in particolare la relaizone terapeutica). Lei dovrebbe esporre questi dubbi al/alla sua terapeuta, manifestando l’esigenza di avere da lei/lui dei chiarimenti riguardo a questi dubbi, oppure lavorando sulla vostra relazione e fiducia e sulla sua esigenza di “tradirlo” attraverso un altro parere, che nasconde inconsciamente sfiducia verso il terapeuta.
          Qualora volesse un altro parere e il suo terapeuta è concorde/informato allora io potrei riceverla a studio o darle una consulenza/secondo parere.

          Grazie dell’interessamento e della sua attenta analisi, complimenti

  4. Salve dottoressa Silvia,
    Sono stato lasciato dalla mia compagna Border. Una storia brevissima durata 3 mesi. Lei è andata con un’altro appena subito con il quale già convive. Stanno insieme ora quasi 3 mesi, vorrei sapere se lei potrebbe tornare da me? Oppure mi ha dimenticato del tutto.

    1. Salve Lello,
      più che chiederti se lei tornerà, chiediti perchè tu vuoi che lei torni, nonostante tu abbia la consapevolezza della sua instabilità emotiva e del fatto che l’ha portata a stare con un altro uomo e a fare una scelta che non sei tu. Hai mai pensato di fare un percorso tuo sulle relazioni? Mirato a comprendere il legame tra alcuni schemi comportamentali ripetitivi, copioni relazionali, affettivi o psicologici di cui restiamo vittime?
      Sei di Roma
      Un Caro Saluto

  5. Salve Dottoressa. Io sono entrata da qualche mese purtroppo in una relazione con un ragazzo che soffre di questo disturbo. Leggo e rileggo il suo articolo e mi ci rispecchio letteralmente, anche per la questione “crocerossina”. Credevo anch’io di poterlo aiutare, ma evidentemente mi sbagliavo di grosso. Vorrei uscire da questa relazione senza creare troppi danni. Potrebbe consigliarmi quale sarebbe il metodo migliore? Perché da quanto ho capito, il taglio netto di ogni tipo di rapporto non farebbe altro che aggravare la situazione. Vorrei uscire non dico tranquilla, ma per lo meno che non venga a disturbare la mia famiglia. La ringrazio!

    1. Carissima occorre una terapia mirata.
      Se vuole può contattarmi al 3398873385 x prendere un appuntamento a studio o via skype.
      Un caro saluto

  6. Buongiorno Dottoressa,
    Sono imbattuto in una relazione con una ragazza diagnostica per disturbo depressivo, seppur in maniera velata notavo qualcos’altro sotto la superficie (sono medico): disturbi alimentari, autosabotaggio, pensiero white and black, segnali esili, però c’erano…..
    All’inizio ero il migliore del mondo (cercavo di limare queste cose per non farmi idolatrare), successivamente, durante una recidiva depressiva, cambiò tutto: inizio ad attaccarmi/colpirmi/umiliarmi con una ferocia che non pensavo potesse esistere colpendo in maniera deliberata i miei punti deboli ripetutamente.
    Ho cercato più volte di convincerla a fare psicoterapia e di rivedere con un collega la terapia farmacologica, senza alcun risultato….si esce psicologicamente a pezzi da queste interazioni.

    1. E’ molto vero, ma lei collude a livello narcisistico con questa relazione.
      L’incontro Border Narciso è un connubio tipico.
      Occorre una terapia anche per lei per capire come gestire/uscire da questo schema salvifico che in ogni caso si rivelerà controproducente nelle relazioni e anche nel suo lavoro se non gestito adeguatamente.
      La sua ragazza invece, ha una diagnosi errata, (ha estrema necessità di terapia )il che è facilissimo perchè il DB così come è segnato nel DSM lascia cadere tutte quelle persone (soprattutto donne) le cui condotte autodistruttive riguardano appunto l’alimentazione, la droga, l’instabilità relazionale.
      Vi è anche una pericolosa comorbidità e/o confusione tra DB e disturbo bipolare.
      La sua ragazza necessita un lavoro sulla struttura di personalità e sul disturbo clinico d’umore.
      Se le posso essere utile per una consulenza può contattarmi al 3398873385 via sms la richiamo per appuntamento.
      Un caro saluto

  7. Dott.ssa Michelini ho letto molto attentamente il suo interessantissimo articolo in ogni sua parte ed è davvero strabiliante la precisione e i dettagli da lei riportati e in cui io identifico la mia compagna , ormai diventata ex . Ovviamente le mie sono solo ipotesi visto che una diagnosi precisa spetta ad un esperto in materia e l’interessata rifiuta un’ assistenza adeguata. La mia esperienza narra di una persona bella , intelligente, acuta, solare, sensibile , attenta nella prima fase ad ogni esigenza mia e della coppia. Ben presto però ho dovuto fare i conti con un’altra realtà, ho scoperto dentro di lei un lato oscuro , un mostro affamato che si nutriva di rabbia, rancore, bugie, omissioni, umiliazioni e tanto altro .Ho provato inizialmente a imporre dei limiti alle sue esuberanze ma è stato sempre controproducente. L’aspetto piu’ eclatante nel mio caso è stato un suo continuo effetto manipolatorio con l’intento di allontanarmi da tutti gli affetti che mi circondano (famiglia/amici/hobbies) col risultato (solo parziale) di essere sotto suo completo controllo, e in questa fase ho subito gli abusi piu’ gravi che mi hanno inevitabilmente fatto allontanare. Ora che sono riuscito a scappare dalla ragnatela continua a cercare i contatti con me e io ovviamente gli evito. Mi rendo conto della gravità della situazione e vorrei aiutarla senza ovviamente riprendere una relazione con lei evitando il contatto di qualsiasi genere che sarebbe senz’altro interpretato da lei come segnale di riavvicinamento. La mia
    domanda è come posso aiutarla ?La ringrazio anticipatamente

    1. La risposta è PERCHE’ LEI SI PREOCCUPA ANCORA COSI’ TANTO DI AIUTARE LEI?
      Ha mai pensato di lavorare sul suo schema di autosacrificio e di ipercriticismo verso se stesso?

  8. Salve Dott.ssa,
    mi sono lasciato da un mese con una ragazza dal passato turbolento, dopo una relazione di un anno circa…io mi rivedo in ciò che lei ha scritto in questo articolo, così come da qualche tempo avevo dato più senso ai frequentissimi distacchi e ritorni teatrali e esagerati della ragazza con cui stavo, pensando a un possibile disturbo di personalità. La ragazza in questione ha avuto un adolescenza (non ho mai saputo tutto nonostante lei dicesse di avermelo detto) complicata..si è avvicinata alle droghe tanto da divenirne dipendente e nel mentre era arrivata quasi a “svendere” il suo corpo a livello sessuale…ha avuto comunque una storia con un ragazzo che, a quanto ho capito, lei ha portato alla dipendenza da eroina. Ha poi passato 4 anni e mezzo in una comunità di recupero per tossicodipendenti e l’ultimo anno “dentro” le hanno diagnosticato un disturbo ossessivo-compulsivo per le troppe parafilie (e non so cos’altro avendo sempre evitato di entrare nei particolari), per cui è stata curata con psicofarmaci. Credo che la nostra storia corrisponda a quei tratti, senza avere la presunzione di esserne certo. E’ sempre stata aggressiva e ha sempre tentato di farmi ingelosire bombardandomi ogni giorno fin dall’inizio, ma all’inizio il trasporto emotivo era molto, come non mi era mai capitato, e io mi sono lasciato trasportare.
    Dopo un mese al massimo era già diventata fredda e distaccata e così è stato per un po’ di tempo finché dopo infiniti sforzi fatti da me e alcuni passi in avanti fatti da lei (seguiti da altri fatti indietro) non si è dichiarata innamorata. Io pensavo che sarebbe migliorata tutta la situazione, ma in realtà lei ha continuato ad avere quasi una volta a settimana crisi nervose in cui scoppiava inspiegabilmente e si sentiva “inadeguata”, “inferiore”, “giudicata” ecc…ogni settimana litigavamo anche per le mie richieste di spiegazioni riguardo a come potesse passare da un attaccamento forte (col passare dei mesi sempre più morboso) a un distacco ancora maggiore (mi disse infatti che a volte provava qualcosa mentre altre non provava niente per me). Dopo qualche mese scoprii che mi aveva mentito su tante persone che chiamava “amici”, scoprendo che erano suoi “ex” o comunque persone con cui aveva avuto rapporti sessuali e da lì ho iniziato a diventare molto geloso e sempre più insicuro…anche se le ho sempre creduto quando mi diceva che non mi aveva tradito.
    E’ sempre successo che nel momento di “passaggio” da un “carattere” all’altro (non so come altro spiegarmi) le usciva fuori una rabbia assurda che spesso sfociava in violenza non solo verbale ma anche fisica verso di me..un giorno dopo si attaccava a me come se fossi la persona migliore sulla terra, per poi riprovare sensi di colpa, sentirsi da meno e distaccarsi velocemente…ho provato spesso a farle capire i suoi errori stando attento a ogni minima parola che le dicevo per evitare litigate furibonde (che comunque avvenivano con cadenza almeno settimanale) e a volte sembrava capisse davvero…
    Si è sempre sentita giudicata, inadeguata, oppressa, e mi accusava di analizzarla, di voler capire ogni suo gesto..a volte mi diceva che mi svalutava e a volte mi vedeva come un “nemico”…nei momenti di attaccamento “disperato” invece aveva la paranoia che io la lasciassi, era gelosa di ogni ragazza conoscessi e aveva bisogno di me come l’aria..ma non riuscivamo a stare così per più di tre-quattro giorni..anche nell’intimità quasi sempre si faceva delle parafilie, e dopo il raggiungimento dell’orgasmo si innervosiva (mi scuso per il linguaggio usate)…così siamo arrivati a un mese fa, io ormai me ne fregavo dei suoi cambi repentini e non mi rendevano più “insicuro”, ma appena ci siamo lasciati ho avuto tantissime ricadute anche a livello nervoso..addirittura un’infiammazione alla cervicale, che dice (il medico curante) essere psicosomatica. Purtroppo ancora dopo un mese ci penso ogni giorno, e mi aspetto che si sia già buttata su un altra persona con lo stesso impeto che aveva avuto con me, anche se io sono la prima persona di cui si è innamorata (la cosa è confermata da amici in comune), per cui spero quasi di rimanere nei suoi pensieri.
    Nonostante razionalmente sappia che mi distruggerebbe a livello fisico e mentale, vorrei ancora a volte che tornasse, cambiata e consapevole, perché anche se io ho avuto diverse storie lunghe e sane…non avevo mai vissuto una storia così “intensa”, anche se indubbiamente malsana.
    Le chiedo, scusandomi dei forse troppi dettagli, se la ragazza in questione potrebbe davvero soffrire di un disturbo borderline o qualcosa del genere. Lei ha sempre negato di avere ancora qualcosa, anche in riferimento al disturbo ossessivo-compulsivo di “tipo sessuale”, nonostante le venissero spesso pensieri, come dire, perversi…e io ne sono diventato talmente tanto “dipendente” da giustificare e perdonare tanti comportamenti assurdi e a vedere come normali le cose che faceva e mi diceva, tanto da aver pensato di essere anche io la causa della rottura o di alcuni problemi che ci facevano litigare..
    ps: ho deciso già da prima della rottura di andare da uno psicoterapeuta, con cui affrontare ciò che “in me non va”.
    La ringrazio in anticipo e scusi per la lunghezza del commento

    1. Salve Matteo,

      grazie per la sua testimonianza, certamente la co-dipendenza va valutata in tutti gli aspetti di collusione sado-masochistica e narcisistica, tipici della dipendenza affettiva.

      Mi auguro che con questa terapia si trovi bene, che possa focalizzare gli schemi di relazione che sono alla base del suo funzionamento psicoaffettivo e riesca ad uscirne.

      Un caro saluto
      Silvia Michelini

  9. Da quasi otto anni frequento un ragazzo border. Ogni parola letta in qs articolo sembrava scritta sulla mia storia. Sono esausta e svuotata ma ho paura delle sue reazioni quando cerco di chiudere il rapporto. Mi ha minacciato di acido sul volto, tormenta la notte me e mia madre che non sta bene e devo qnt più possibile tenere fuori da qs delirio. Non so come fare. Sono depressa svuotata e senza più forze.

    1. Carissima Giordana,
      se lei si trova a trattare con un caso così grave in cui sono presenti chiare minacce alla sua incolumità, dovrebbe con urgenza recarsi presso un centro anti-violenza per donne e nel contempo denunciare questa persona.
      Il silenzio, l’attesa, a volte conducono alle tragedie che ogni giorno leggiamo sui giornali, se così non fosse, un esposto per minacce non condurrà quest’uomo in carcere, ma forse da uno psichiatra/psicoterapeuta, che magari potrebbe aiutarlo.
      Per quanto riguarda lei, la sua propensione a mettersi in relazioni a rischio andrebbe valutata immediatamente in un percorso individuale.

      Un caro saluto
      Silvia Michelini

  10. Buongiorno dottoressa, sono capitato in questo portale a leggere il suo articolo e lo trovo estremamente chiaro e ben articolato! Scrivo qui per far conoscere a lei e ad altri utenti in difficoltà la mia relazione di quasi 3 anni finita di recente…Quando ho conosciuto la mia ex, ero in uno stato emotivo dove non ero molto preparato a relazioni mature. Facevo fatica a dire “ti amo” ad una donna e cercavo soltanto le donne più sbagliate…Lei, invece di scartarmi, ha scritto ad un dottore terapeuta per farmi guarire in modo che io e lei potessimo avere una speranza…Io lusingato ed emozionato, chiedo a lei di fidanzarci (era fine 2015) e dopo quel contesto, è iniziata una bellissima luna di miele dove lei sembrava l’altra mia metà! Stessi interessi, stesse passioni, diceva di amarmi da morire, che mi voleva per tutta la vita, che avrebbe voluto 2 gemelli da me e che un giorno desiderava addirittura sposarsi. I miei interessi erano i suoi, sessualmente era tutto bellissimo, c’era un intesa meravigliosa ed ero quasi incredulo di avere accanto una persona che mi facesse sentire cosi potente, importante, prezioso e amatissimo! Ma dopo 6 mesi la situazione si è capovolta. Un brutto giorno ha iniziato a litigare accusandomi che ero assente, che non voleva un uomo invisibile e che forse dovevamo finire la relazione! Non ci feci caso le prime volte, dal momento che litigare in una relazione è normale se capita ogni tanto…Ma purtroppo questi contesti spiacevoli presero il sopravvento, e nei mesi a seguire, venne fuori la sua parte instabile e impulsiva! Iniziava pesantemente col svalutarmi, poi mi offendeva, fino a isolarmi e trascurarmi…Mi faceva sentire una persona sbagliata, e mi faceva sentire in colpa di tutto! Durante le liti mi bloccava su whatsapp e riattaccava alle mie chiamate, poi dopo circa un giorno o due si calmava, a volta si scusava, mi diceva che mi amava e che faceva in quel modo perchè aveva avuto un vissuto traumatico…Pace fatta quindi ma non per molto…Dopo che la giostra impazzita aveva messo i freni, ad un tratto ripartiva più spericolata che mai…”Ti amo, Ti odio” “Mi manchi, Non ti voglio vedere” “Ho paura di perderti, Lasciamoci perchè noi non si va”…Le frasi più clamorose erano circa queste, associate ovviamente ai suoi stati d’animo depressivi, dove diceva di sentire un enorme vuoto, mi faceva capire che stava male e qualche volta per attirare la mia completa attenzione minacciava il suicidio…Io ormai codipendente di lei, e voglioso di aiutarla anche se mi faceva del male, non ho mai smesso di stargli accanto, nonostante dopo quei 6 mesi, sia iniziato l’inferno. Di momenti belli ne abbiamo passati, ma venivano velocemente infangati dalle sue sfuriate violente e impulsive, dove la dose aumentava sempre di più (Avrà cercato di lasciarmi almeno una ventina di volte in 2 anni). Quest’anno non abbiamo passato Capodanno insieme e da Gennaio e Maggio lei ha avuto una fase di sganciamento, dove cercava di lasciarmi con insistenza, sfuriava sempre di più e mi vedeva sempre più di rado, fino al responso finale dove poche settimane fa mi ha detto chiaro e tondo che non provava più nulla per me. Mi disse che non provava ne amore e ne attrazione fisica da tempo e ha detto che tra noi era ufficialmente finita…Adesso sono passati nemmeno 20 giorni dalla rottura e la mia sofferenza è veramente indescrivibile. Sento di amarla, sento che mi manca tantissimo e non riesco ad accettare una rottura cosi risoluta, dal momento che lei tornava sempre e manifestava il bisogno di non perdermi. Ho il mio lavoro che mi tiene impegnato, ma sono rimasto quasi isolato dal mondo sociale, mentre lei invece che preoccuparsi di me va a ballare e divertirsi tranquillamente come ci fossimo lasciati da 10 anni. Alcune fonti mi hanno pure messo in guardia su un possibile tradimento da parte sua. E adesso vedo solo buio dottoressa. Nonostante abbia il mio terapeuta che mi sprona a fare bene sul lavoro e a distrarmi, sento che mancano ancora troppe domande alle mie risposte…Lui non riesce a fare una diagnosi si di lei…Però io non mi do pace…Le sedute mi costano molto ma nella mia testa sto cercando risposte ovunque…La mia ex potrebbe davvero avere tratti Border? (Sta andando in cura dalla quarta dottoressa collega del mio dottore)…Cosa mi devo aspettare? Un suo ritorno o il silenzio di tomba? Vorrei solo un suo parere medico, o anche consigli da chi ci è passato (Sarò ben lieto di dare consigli anch’io a chi mi chiedesse un parere)…Desidero solo confrontarmi e trovare una via d’uscita, in modo che poi la mia terapia possa azionare la leva di salvataggio…Grazie a tutti per l’attenzione. Un saluto alla dottoressa e a voi utenti

    1. Salve Davide,
      essendo io un terapeuta, per mestiere, non mi sento e non posso a livello etico darle un parere affinché “la sua terapia possa funzionare”.
      Questa richiesta svaluta me come professionista e anche il collega.
      Mette al pari i consigli che potrebbero darle i lettori, al pari dei miei, al pari del collega…
      insomma a un certo punto lei dovrebbe “affidarsi” e fare quello che il collega suggerisce o cambiare.
      Dalle sue parole emerge, una convinzione di fondo che la sua terapia non sia sufficiente a colmare i suoi bisogni oppure non la soddisfa intellettualmente.
      I consigli che possiamo ricevere da amici, conoscenti, parenti, gruppi, psicologi.. sono nulli finché non comprendiamo che al di la della diagnosi dell’altro è il nostro atteggiamento ossessivo e masochistico a determinare o a far perdurare queste dinamiche di relazione.
      Quello che posso dirle pertanto è che se non si trova bene con il suo terapeuta di cambiarlo.
      Io ricevo a Roma o a distanza, a costi sostenibili da tutti, nonostante io sia abbastanza piena, per cui c’è sicuramente da avere pazienza sugli appuntamenti.
      La diagnosi la fa benissimo lei su internet e anche se scoprissimo che fosse Border..narcisista.. questo darebbe solo una parola al dolore, ma non una risoluzione.
      Certamente sentirsi ripetere alcune cose, dare un nome a ciò che ci spaventa aiuta.
      Se vuole io sono qui.
      Quella parte da lei.
      Un caro saluto

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