Dott.ssa Silvia Michelini     psicologiacoppia@gmail.com

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Molte coppie lamentano in terapia una “mancanza di comprensione” o di “comunicazione”, le donne in particolare accusano gli uomini di non comprendere le loro emozioni e gli uomini si sentono costretti a doversi rapportare con le donne da un punto di vista emotivo, cosa che in molti casi, li disturba e li mette in conflitto con l’idea che loro hanno della maschilità e del ruolo dell’uomo nella coppia e nella famiglia.

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Ciò degenera molto spesso in un calo del desiderio sessuale nella coppia, che investe nella maggior parte dei casi la donna, ma anche gli uomini più sensibili e cioè quelli che non riescono ad entrare in contatto con la loro parte emotiva e percepiscono le recriminazioni della partner come un attacco aggressivo alla loro virilità.

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Ogni coppia, quindi, è chiamata a trovare una sua modalità di espressione dei sentimenti di amore, affetto e cura.

Per la donna, generalmente, la sessualità è connessa all’aspetto emotivo, per questo si sentirebbe più attratta dall’uomo se lui gli mostrasse maggior affetto, di contro l’uomo riesce ad essere più affettuoso quando si sente apprezzato e in armonia con la propria identità maschile (autostima); nell’autostima rientra la percezione di essere sessualmente attraenti, la sensazione di essere accolti dalla propria donna, di essere efficienti, potenti ed affidabili.

Si instaura così un circolo vizioso: la donna si chiude perchè non avverte la necessaria tenerezza, sintonia e comprensione emotiva per lasciarsi andare, l’uomo non si sente accolto, si chiude e si mostra sempre più duro.

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Per gli uomini inoltre, una chiara dimostrazione d’affetto è data dagli sforzi compiuti per sostentamento economico della famiglia; lui si aspetta di essere apprezzato per la sua efficienza e la sua integrità e non per la sua tenerezza.

Questa divergenza trova le sue origini nell’educazione differente che si da ai bambini e alle bambine rispetto ai sentimenti e la comunicazione: la bimba può esprimere i suoi sentimenti, ma non deve “chiedere” l’appoggio di nessuno, perchè è la donna che si occupa degli altri, il maschietto non deve esprimere sentimenti, soprattutto quelli considerati negativi, come tristezza, fragilità e paura, ma può esprimere chiaramente le sue volontà e farsi aiutare in ogni aspetto pratico.

L’unica emozione che spesso l’uomo mostra è la rabbia, perchè è quella più connessa con la frustrazione a cui non sono stati abituati, perchè le madri – soprattutto quelle latine – usano mettere “il maschio” al di sopra di tutti e a considerarlo il “re”, mentre la figlia femmina è spesso un’alleata, un aiuto e detiene il trono di principessa solo nella prima infanzia.

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Tutti questi insegnamenti, entrano a far parte degli schemi di relazione e dell’identità di ognuno e si trasferiscono nella relazione di coppia, creando fraintendimenti e circoli viziosi.

Come uscirne?

E’ importante che l’uomo impari che dimostrare affetto, così come tenerezza e fragilità non solo è lecito, ma è la chiave per sviluppare la loro parte femminile, che la maschilità non risiede solo negli aspetti razionali, pratici e anaffettivi, che la vera forza è la capacità di accogliere a superare i propri stati emotivi condividendoli e non reprimerli.

La donna invece deve imparare a prendersi in suoi spazi, a saper chiedere aiuto, a delegare e a cercare quella tenerezza che si aspetta di ricevere incondizionatamente, non sovrapponendosi al suo compagno in modo aggressivo o competitivo, ma chiedendo in modo chiaro cosa necessita. Il che non significa frustrare la naturalezza o mendicare amore, ma mostrare i suoi sentimenti quando ancora sono ad un livello di amore e non sono generati in frustrazione.

Attraverso questa modalità le emozioni iniziano a dialogare, si scioglie il nodo e con esso il circolo vizioso, l’energia sessuale si libera nella coppia, che inizia a funzionare meglio, dando anche maggior respiro alla sensazione di benessere individuale.

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