Dott.ssa Silvia Michelini     psicologiacoppia@gmail.com

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Essere GENITORI EFFICACI: Come?

Che significa entrare “in sintonia” con qualcuno?

Significa letteralmente orientare la nostra attenzione emotiva e il nostro ascolto profondo verso l’altro. Sembra scontato, ma non lo è. Noi siamo concentrati su noi stessi, sui messaggi che il nostro corpo e la nostra mente ci inviano costantamente rispetto a ciò che ci accade e per questo siamo già impegnati a gestire le nostre emozioni, qualche volta, soprattutto se già come bambini non siamo stati amati, facciamo fatica a dedicarci agli altri e tendiamo a “reagire di impulso” piuttosto che AGIRE e modulare le nostre risposte in base a una maggiore consapevolezza di queste ultime e delle interazioni che viviamo.

Cosa accade quando ci troviamo con un bambino piccolo?

I bambini, soprattutto quelli molto piccoli (0-3 anni), non sono ancora in grado di auto-regolarsi, il loro cervello non è ancora completamente maturo per questo e indovinate un pò da chi imparano a gestire le proprie emozioni?

Da noi..ma se noi siamo già molto impegnati a gestire le nostre in un continuo e faticosissimo lavoro di concentrazione come possiamo essere un modello di identificazione valido per un bambino?

Dobbiamo impegnarci, essere consapevoli e se non ci sentiamo in grado, chiedere sostegno, senza vergognarci. Diventare genitori riapre ferite antiche riguardo al nostro essere stati bambini e se non lavoriamo sui nostri dolori, non saremo in grado di alleviare quelli del nostro bambino, con il rischio di trasmettergli frustrazione e sfiducia!

Non significa colpevolizzarsi o perdere di naturalezza nell’esser genitori, ma esserlo in modo molto più appagante acquisendo strumenti, senza perdere di istinto.

L’istinto infatti non sempre ci aiuta. Noi non siamo animali, per questo la nostra istintività è modulata da risposte spesso condizionate da vecchi traumi e per questo, quel che spesso chiamiamo istinto è solo una RE-azione ad una nostra paura o dolore.

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I bambini hanno bisogno del sostegno di un adulto per regolare le loro emozioni e per muoversi nell’ambiente e il nostro “scaffolding” (sostegno adulto) li aiuterà a passare dalla semplice “reattività” alla “ricettività”; ciò favorisce lo sviluppo del cervello soprattutto sul piano affettivo (rafforza il legame e con esso la sicurezza del bambino) e non solo cognitivo (pensiero, percezione..linguaggio etc).

Per potersi SINTONIZZARE AFFETTIVAMENTE sull’altro, in questo caso nostro figlio occorre seguire qualche semplice principio.

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  1. Liberarsi dalla paura di sbagliare rispetto agli errori già compiuti  dai nostri genitori (passato) e da quelle relative alla crescita dei figli (futuro). Non vuol dire non essere consapevoli di quel che abbiamo vissuto come figli e di volerlo evitare ai nostri, ma di non identificarci con nostro figlio, proiettando su di lui i nostri vissuti non risolti coi nostri genitori. Riguardo al futuro, non vuole dire non essere genitori attenti e solleciti, ma di essere calmi e rilassati, certi del nostro valore umano come genitori e del fatto che sbaglieremo, ma che la consapevolezza di non voler sbagliare  è già la strada per sbagliare meno rispetto a chi non si mette in discussione. Qualche piccolo errore umano, se seguito da un tentativo di riparazione, può anche essere educativo per un bambino, perchè gli trasmette l’idea che un genitore non è perfetto, che la perfezione non esiste e anzi che gli altri in quanto esseri umani, possono cedere, stancarsi, perdere la pazienza..etc. Li aiuta a non cadere in un pericoloso narcisismo e senso di onnipotenza.
  2. Chiediamoci PERCHE’ un bambino si comporta in un modo piuttosto che un altro. Non limitiamoci a decidere che quel comportamento è sbagliato e quindi a cercare di eliminarlo o condannarlo, ma cerchiamo, almeno inizialmente, di comprendere se è un modo del bambino per comunicarci qualcosa, in assenza di altri mezzi.4184556-teenage-ragazza-rotazione-gli-occhi-di-fronte-a-genitori-arrabbiati
  3. Concentriamoci su COME COMUNICHIAMO piuttosto che su COSA. Se esempio voglio dire a mio figlio che non possiamo restare dalla nonna, posso dire “NO NON POSSIAMO RESTARE MI DISPIACE” oppure cercare scuse, inventare balle (la peggiore) ma posso anche dire SI AMORE POSSIAMO TORNARE DALLA NONNA DOMANI. 8SI CONDIZIONATO).
  4. Doniamo al bambino il nostro CONFORTO piuttosto che il nostro giudizio. Se ad esempio un bambino prende un giocattolo ad un altro bambino e ha una crisi quando glielo togliamo o lo invitiamo a ridarglielo, non limitiamoci a dire E’ IL SUO, NON SI FA…etc, ma comprendiamo quanto per un bambino non dotato ancora di una moralità e di un Io strutturato, sia difficile elaborare la frustrazione di una negazione. Sostituiamo quindi NON SI FA CATTIVO, con CAPISCO AMORE E’ DIFFICILE PER TE e attendiamo che si scarichi per poi proporre altre attività.llllll
  5. DOMINARE E ACCUDIRE IL NOSTRO BAMBINO INTERIORE – Non lasciamoci contagiare da rabbia e frustrazione. Se nostro figlio piange e non sappiamo perchè, certamente anche la nostra parte bambina si farà sentire in termini di frustrazione. Cerchiamo di accettare in primis che noi stessi possiamo essere frustrati, diamoci conforto, non giudichiamoci genitori negativi e non mettiamoci al livello del bambino, urlando e perdendo il controllo. Se ci riusciamo almeno il 70% delle volte saremo già a un buon passo. Come ripeto, si verificano delle “rotture emotive” in ogni rapporto affettivo umano,l’importante è che siano rotture sane (non eccessive e cioè che non rientrano nelle condotte traumatizzanti per il bambino violenza verbale o fisica, intimidazione, punizioni estreme etc) e seguite da un tentativo di riparazione.
  6. ESSERE UNO SPECCHIO PER NOSTRO FIGLIO – Ascoltare piuttosto che parlare, evitare inutili paternali, soprattutto se a livello emotivo il bambino è scompensato e quindi non in grado di dare reale ascolto a livello cognitivo. Rimandiamo la parte razionale ad un momento successivo e concentriamoci su quella emotiva, rispecchiando le parole del bambino, perchè questo lo lo aiuta sentirsi davvero ascoltato.Diapositiva24
  7. FARSI DELLE DOMANDE: Come posso insegnare meglio a mio figlio questo?, quale può essere il modo migliore?
  8. ESSERE COERENTI SENZA ESSERE ECCESSIVAMENTE RIGIDI: Se non vogliamo che nostro figlio non dica parolacce aihmè non dobbiamo dirle nemmeno noi o per lo meno questo comportamento devve costituire un eccezione e non la regola.
  9. INSEGNARE L’EMPATIA – FAVORIRE ED INCORAGGIARE IL BAMBINO A METTERE IN ATTO COMPORTAMENTI DI RIPARAZIONE ADEGUATI: aiutiamolo a capire ed entrare in empatia con i suoi pari (soprattutto dopo i 2 anni – 2 anni e mezzo) e chiediamogli come potrebbbe riparare ad un suo eventuale comportamento sbagliato.
  10. LEGITTIMARE LE EMOZIONI: Impariamo ad accettare che i nostri figli non sono perfetti e quindi possono provare emozioni che a noi non piacciono: rabbia, tristezza etc in situazioni in cui noi non vorremmo o ci sentiamo già scompensati di nostro (ad esempio stanchi, frustrati etc..). In questi casi dobbiamo accogliere queste emozioni e non rifiutarle.

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Daniel J. Siegel racchiude in una formula questi prioncipi sotto l’acronimo REINCANALA

R – RIDURRE LE PAROLE

E – ESPORRE I FATTI EVITANDO LE PREDICHE

IN – INSEGNARE AL BAMBINO COME ENTRARE IN SINTONIA CON SE STESSO E GLI ALTRI (capire la propria mente)

C – COINVOLGERE IL BAMBINO NELLA DISCIPLINA

A – ACCETTARE LE EMOZIONI

N – NON DIRE NO CATEGORICI MA DEI SI CONDIZIONATI

A – ACCENTUARE IL POSITIVO

LA – LAVORARE CON LA FANTASIA (strategie alternative per risolvere una crisi emotiva del bambino).

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Dottoressa Silvia Michelini

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