Dott.ssa Silvia Michelini     psicologiacoppia@gmail.com

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Le esperienze di attaccamento infantili traumatiche (genitori narcisisti, psicopatici, maltrattanti, persecutori o abusanti) segnano la vita delle persone in modo definitivo e sebbene il trauma che comunemente conosciamo è quello dato da un “evento traumatico” dominante (PTSD/DPTS), non dobbiamo sottovalutare il potere traumatizzante delle relazioni.

I traumi “cumulativi” (esperienze di relazione abusanti o maltrattanti ripetute nel tempo), hanno sul cervello lo stesso effetto di un evento traumatico importante, come un lutto, un terremoto o un’esperienza di guerra.

Quando si parla di trauma, si pensa immediatamente ai traumi di guerra e al disturbo post-traumatico da stress, ma mai alle conseguenze che si trovano ad affrontare i bambini orfani di guerra o che  subiscono abusi e maltrattamenti in famiglia, in termini di adattamento e sopravvivenza.

Il trauma è il risultato di un evento o di una serie di eventi (“trauma cumulativo”) o di un’atmosfera relazionale (“atmosfera traumatica”) soverchiante e difficile da mentalizzare, che rende il soggetto temporaneamente impotente ed interrompe le ordinarie operazioni di coping e difesa”. (1994, Lingiardi, Madeddu).

L’Incuria, la discuria, l’abbandono, l’abuso psicologico, emotivo o fisico sono comportamenti tipici nel genitore narcisista, che generano nel cervello dei bambini un trauma affettivo, che può compromettere in modo definitivo (in base alla gravità e alla reiterazione degli abusi) il funzionamento delle aree connesse con la regolazione emotiva e i sistemi di iper-vigilanza (attacco-fuga).

In età adulta questi bambini saranno attratti dai medesimi schemi di abuso e conflitto, semplicemente perché il cervello “riconosce” la traccia memonica traumatica e spinge compulsivamente a “risolvere” esperienze di relazione traumatiche connesse nell’infanzia con il genitore abusante.

È triste, ma è come se ancora oggi cercassimo amore da quel genitore che non ce l’ha mai dato, nella speranza di dire “allora non è colpa mia”, io merito il tuo amore.

Le conseguenze dell’abuso sull’infanzia quindi, seppur relazionale o psicologico sono altamente nefaste ed immutabili sui sistemi di regolazione emotiva, sulla capacità di mettere dei confini col mondo esterno e sull’autostima.

Van der Kolk, massimo esperto in tema di trauma, afferma che la violenza psicologica compromette lo sviluppo delle funzioni cognitive di apprendimento, memoria, regolazione emotiva, controllo degli impulsi e aumenta il rischio in età adulta di sviluppare patologie di personalità caratterizzate da intensa drammaticità, impulsività, propensione alle dipendenze (sostanze o relazioni tossiche/dipendenza affettiva) e scarso controllo degli impulsi.

Il trauma relazionale, influisce soprattutto sul funzionamento del sistema limbico (amigdala) e della memoria (ippocampo) ed è per questo che i bambini vittime di abuso narcisistico da parte dei genitori divengono adulti umorali, ansiosi, ipervigili, iperattivi e disgregolati sia a livello comportamentale che a livello emotivo.

È come se il cervello continuasse a cercare indizi di pericolo nell’ambiente circostante e nel comportamento delle persone con cui ci relazioniamo (ossessività paranoide verso il partner o il mondo esterno) senza riuscire a risalire all’origine della ferita narcisistica o ad integrarla nel presente.

Il trauma ha effetti negativi anche sulla corteccia prefrontale che modula la nostra capacità di giudizio e valutazione della realtà.

La buona notizia è che il cervello è plastico: se oggi possiamo beneficiare con costanza di un’esperienza affettiva e di relazione positiva (anche nella relazione terapeutica che mira all’integrazione e la consapevolezza emotiva), la tenacia fa sì che il cervello adegui le risposte sinaptiche al presente, rimodulando i suoi circuiti e generando nuovi pattern.

Ecco alcuni segnali che possiamo considerare “campanelli d’allarme” riguardo il nostro stato di benessere psico-affettivo e che quasi certamente sono il risultato di esperienze di relazione traumatiche con genitori narcisisti o in generale personalità tossiche e disturbanti.

COAZIONE A RIPETERE o RIPETIZIONE DEL TRAUMA

La tua vita di relazione sembra la ripetizione degli schemi vissuti in infanzia coi tuoi genitori, sebbene ti fossi ripromesso/a di cercare una persona diversa.

La persona che consideri inizialmente “diversa”, si presenta spesso come il “salvatore “o “salvatrice” e dato che il tuo bambino interiore è ancora alla ricerca del suo genitore idealizzato (“ti dimostrerò di meritare il tuo amore”), sarà propenso senza valutare razionalmente i rischi ad affidarsi a chiunque lo/la faccia sentire al sicuro o desiderato.

 

Perché accade?

A livello emotivo il bambino interiore traumatizzato ricerca da parte dell’altro un “love bombing energetico” e da adulto tende a considerare le persone “normali” ed equilibrate, come statiche e noiose;  è alla ricerca di una relazione che gli dia la sensazione di rimodulare tutti quei neurotrasmettitori del sistema limbico, compromessi con l’abuso in età infantile e di rivivere quell’up & down tipico delle relazioni tossiche (ti cerco ti idealizzo, poi ti svaluto, mi allontano e ti punisco).

I circuiti della serotonina, del cortisolo, dell’ossitocina, della dopamina e dell’adrenalina sono compromessi in modo cronico.

 CAOS E ASSENZA DI CONFINI

L’abuso vissuto durante l’infanzia, che tende a ripetersi nel tempo, deteriora progressivamente la tua capacità di mettere dei confini o meglio “allena” il tuo cervello a sopportare il dolore psichico, emotivo e fisico, per questo i sistemi di valutazione della realtà di un adulto traumatizzato sono compromessi.

Esempio: Uno schiaffo può capitare e la punizione è giusta se “mi sono comportato male”, me lo meritavo e via dicendo.

E perché sviluppiamo dipendenza e soprattutto DA COSA?

In termini neuro scientifici dipendiamo dall’ambivalenza del premio da parte del mondo esterno ovvero dal fatto che i partner abusanti oggi, rimettono in atto quegli schemi di idealizzazione, svalutazione e abbandono che erano soliti agire i nostri genitori; per questo la dipendenza si instaura nel momento esatto in cui il giudizio del partner verso di noi passa da idealizzante e positivo a “critico e arrabbiato”; ecco che allora ossessivamente cerchiamo di riposizionare la lancetta del termometro su “sono ok per te, per favore vedi quanto sono bravo/a, bello/a?.. vedi quanto merito amore”?

Il problema è che continuiamo a sanguinare addosso alle persone che ci hanno causato queste ferite invece di crescere.

L’obiettivo dell’abusante infatti – è mantenere attivo il gioco, non vincerlo, conservare la posizione sadica di decidere come ti sentirai tu oggi, usarti come un joystick dei suoi umori e soprattutto, come un bidone della spazzatura.

La sensazione è la medesima… “tu sei qui, mi sei di peso …. già è tanto che ti sopporto, poiché tu hai bisogno di me per esistere e io ti gratifico anche solo degnandoti della mia presenza”.

In realtà è tutto un bluff. Non avete bisogno di nessuno per vivere oggi, neanche dei vostri genitori, sia quelli fantasmatici che quelli che vi ricreate per non affrontare il dolore e l’abbandono, ma soprattutto la vergogna di esservi sentiti immeritevoli di amore.

INCAPACITA’ DI CAPIRE LA DIFFERENZA TRA UN AMORE SANO E UN AMORE PATOLOGICO.

La ricerca del premio e della gratificazione (praise approval) candida il bambino traumatizzato alla dipendenza dal love bombing da parte di partner abusanti, poiché tutto quello che quel/quella bambino/a ha imparato sull’amore è sbagliato: tradimenti, triangolazioni, punizioni, aggressioni, ricatti affettivi ed emotivi etc..).

L’amore in realtà è gratuito incondizionato e non devi conquistarlo continuamente inserendoti masochisticamente in relazioni in cui l’abusante diventa colui/colei che fa da termometro alla tua stabilità affettiva.

Il punto è che sei un/una dipendente affettivo e per questo ancora oggi hai bisogno di un padrone cattivo o una strega cattiva che determini in te la condizione di vittima, poiché quella condizione è l’unica che riconosci come amore. (masochismo relazionale).

 

PERFEZIONISMO, AUTO-SABOTAGGIO E AUTO-CRITICISMO ESTREMO

I genitori narcisisti sono spesso autoritari e violenti verbalmente con l’intento di sottomettere i figli e convincerli a fare delle cose (o a stare dalla loro parte), sulla base di punizioni, ricatti affettivi o manipolazione.

Da adulto quindi, questo/a bambino/a adotterà comportamenti finalizzati alla ricerca dell’approvazione altrui per paura di essere abbandonato/a oppure considerato/a inadeguato/a, ingrato/a verso il partner.

Se sei troppo critico/a con te stesso/a, se giustifichi sempre il comportamento dell’altro mettendoti solo tu in discussione, se rinunci a tue gioie, traguardi, attività piacevoli per l’altro oppure ti senti in colpa se sei felice, se qualcuno ti fa un complimento perché potresti sembrare vanitoso/a, egoista… beh allora quasi certamente la tua autostima è stata danneggiata da una relazione di abuso in infanzia, da un genitore che ti ha convinto che la vita e la sopravvivenza di qualcun altro (figli a parte) è più importante della tua.

Queste strategie di coping (fare fronte alla realtà) sono altamente disfunzionali, perché rimettono il bambino di ieri nella condizione di essere nuovamente abusato oggi.

 

INCLINI ALLE DIPENDENZE

Il trauma altera il funzionamento dei sistemi di reward (premio) per questo, l’adulto traumatizzato è incline alle dipendenze da sostanze che lo attivano (eccitanti) oppure lo calmano (calmanti/oppiacei), poiché i sistemi di regolazione (soprattutto quelli del SNA nervo vago) sono compromessi, pertanto è come se oggi tu dovessi sopperire alle carenze del tuo sistema nervoso diventando “il/la dj dei tuoi umori”, ma nel far questo, chiaramente si rischia di restare intrappolati nella dipendenza da sostanze pericolose o condotte devianti come la dipendenza dal gioco patologico, dall’acquisto online, dal sesso, dal cibo etc. (nuove dipendenze).

FRAMMENTAZIONE DELLA PERSONALITÀ’

 Chi sopravvive ad un trauma può sviluppare in età adulta, una serie di “sub-personalità”, che sono il risultato della frammentazione del se successiva all’abuso operata per difendere quella parte del bambino interiore che sente ancora come fragile oppure per sabotare se stesso/a con l’obiettivo di colludere con la volontà del genitore narcisisti, esempio: “tu sei un figlio ingrato e sfaccendato, sei una disgrazia, solo io posso sopportarti”!;  questo bambino, da grande potrebbe manifestare tratti di timidezza e paura del mondo esterno al fine di non confutare la tesi del genitore, senza mettersi alla prova e quindi da un lato senza rischiare di confermare che sua madre aveva ragione, ma neanche permettersi di pensare minimamente che possa non averne. (sabotatore interno).

Se sei stato/a vittima di un genitore narcisista o di un sistema familiare tossico, non ti scoraggiare! Oggi puoi imparare a mettere dei confini, puoi praticare un low contact (nei casi estremi no contact) e recuperare moltissime parti di te, progettando e lavorando alla tua vita con autonomia e pazienza.

Quell’amore, quel riconoscimento che cercavi, smetti di cercarlo all’esterno e inizia a cercalo in TE STESSO/A!!!

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