Dott.ssa Silvia Michelini     psicologiacoppia@gmail.com

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I bambini, troppo spesso, si trovano ad assolvere la funzione di “mediatori” tra i due genitori, all’interno del conflitto di coppia.
I due membri della coppia, nonché genitori, spostano la tensione di coppia a livello più ampio, coinvolgendo i figli nel conflitto.
Il figlio che si trova ad incarnare il ruolo di “capro espiatorio”(bersaglio), converte spesso il conflitto in un “sintomo”, ad esempio si ammala, si comporta male e fa delle scelte che indispettiscono o mettono in difficoltà il genitore, trascinando anche lui/lei in un circolo vizioso.


La coppia basa il suo equilibrio sul sintomo del figlio, che permette in tal modo ai due partner di evitare il conflitto e di allearsi per uno scopo comune: l’educazione del figlio, la sua guarigione o la sue “redenzione”.
I genitori, completamente assorbiti dalla malattia o dalla problematica del figlio, rimuovono le loro tensioni di coppia.

 

 

 

 

 

Il figlio “malato” o “sbagliato” si offre come mezzo sostitutivo su cui proiettare tutte le proprie energie;

egli infatti diviene indispensabile e ha l’impressione, che senza il suo “vincolo” i genitori non resterebbero insieme.

 

Dall’esterno si avrà l’impressione che i due genitori siano molto impegnati nell’educazione o nel “recupero” di un figlio e che le uniche divergenze esistenti siano quelle inerenti alle scelte da farsi in merito.
Ciascun genitore legittima il suo atteggiamento sull’educazione del figlio come reazione all’atteggiamento dell’altro genitore (“Io sono severo/a con i bambini perché tu li vizi eccessivamente/ Io vizio i bambini perché tu li mortifichi continuamente”)
Vi sono inoltre genitori che si alleano e uniscono le loro forze in opposizione ad un figlio, ritenuto sbagliato o inadeguato;
Se il figlio/a in questione si presta ad incarnare il ruolo del “capro espiatorio” metterà in atto, di risposta, comportamenti inadeguati, inopportuni o pericolosi o sfocerà in sintomatologie ansiose, psicosomatiche tali, da permettere ai genitori di continuare a tenere alta la tensione e il conflitto sull’educazione del figlio.

Il figlio inoltre resterà dipendente dalla figura genitoriale giudicante, si sentità incapace ed inferiore e la sua autostima ne risentirà in modo severo.
Un’altra forma di manipolazione psicologica del bambino è data dal suo coinvolgimento in un’alleanza unilaterale con un genitore a scapito dell’altro.
Ciò accade quando un genitore cerca di fare del bambino il suo complice e di istigarlo contro l’altro.
Questa dinamica ha effetti devastanti sulla psiche del bambino;

 

 

Il figlio assume il ruolo di “giudice” o “paciere” nei dissidi tra i due genitori o ancor peggio diventa all’occasione genitore dei suoi stessi genitori e sebbene non ne possegga ancora le capacità viene utilizzato come rifugio, consolazione o protezione dalle frustrazioni di coppia o individuali. Se una madre confida a suo figlio tutte le lamentele che ha da fare sul marito nominandolo il suo “ometto” di casa o se un padre confida alla figlia (la sua “principessa”) la sua insoddisfazione di coppia, ricoprendola di eccessive attenzioni, non ci sarà da meravigliarsi se i bambini ne resteranno estremamente traumatizzati e da adulti si sentiranno eternamente inibiti nei loro rapporti di coppia.
Il figlio coinvolto negli intrighi della coppia, sia come alleato sia come “nemico comune” diventa il punto di cristallizzazione del conflitto familiare, “ la vergogna della famiglia”, la la “pecora nera” e non potrà mai essere sè stesso, fare delle scelte autonome o sentirsi libero, perchè se guarisse.

 

D.ssa Silvia Michelini