Dott.ssa Silvia Michelini     psicologiacoppia@gmail.com

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Cos è la gelosia?

È emozione, sentimento, stato del cuore o un insicurezza dilagante?

I libri di psicologia sono pieni di teorie sulla gelosia, così come quelli letterari e religiosi. La gelosia riguarda molte relazioni, quella parentale, quella di coppia e quella amicale.

Federico Navarro, riprendendo il pensiero di Wilhelm Reich, definisce la gelosia come una “reazione”, insieme con la possessività, alla condizione di “depressività”, che nasce come conseguenza di un allattamento scarso e insoddisfacente e cioè di una prima esperienza d’amore inadeguata.

Quali sono le origini della gelosia?

La gelosia è un sentimento primordiale; la prima volta che la sperimentiamo è nella primissima infanzia; quando nasciamo, abbiamo bisogno di essere amati, protetti e ci sentiamo minacciati quando chi si prende cura di noi, rivolge le sue attenzioni altrove. La lontananza della madre (o del care-giver) è un pericolo per il neonato, che senza di lei morirebbe di fame o resterebbe solo ed esposto ai rischi dell’ambiente.

A tal riguardo, Sigmund Freud riteneva che non provare gelosia non è sano.

Secondo lui si tratta di un bisogno primordiale, che ha origine nella fase edipica e sebbene sia osservabile in tutte le culture, è soggetto all’influenza dell’ambiente (che valore da la società alla fedeltà?),  e ai  cambiamenti che la famiglia, ha subìto in questi anni. (famiglie monoparentali, famiglie allargate.. etc..).

Il bambino è geloso della madre, della sua fisicità, del suo affetto e indirizza questa gelosia verso il padre percepito come il primo vero rivale; la bambina è gelosa del padre ed nutre sentimenti ambivalenti verso la madre, percepita sia come rivale, ma anche come la prima fonte di sopravvivenza e amore.

Freud faceva distinzione fra tre forme di gelosia:

    * La gelosia normale, concorrenziale: quando il partner viene inconsciamente identificato alla madre o al padre. Il geloso prova allora una sorta di paura di perdere la fonte delle sue sicurezze, il suo punto di riferimento.

    * La gelosia proiettata: quando il geloso sospetta l’altro perché è egli stesso infedele.

    * La gelosia delirante: per Freud, si tratta di una negazione della propria omosessualità: si diventa geloso/a di un ipotetico/a rivale, ma in realtà siamo noi a provare sentimenti ambivalenti verso di esso: “io non lo amo perché è un uomo/una donna, ma è mia moglie/marito che lo ama/la ama“.

La gelosia è uguale nell’uomo e nella donna?

Non ci sono studi precisi, che ci possano dare delle indicazioni rispetto a questa domanda. La gelosia è un sentimento equamente suddiviso, ma l’uomo la manifesta in modo più plateale. Questa differenza comportamentale ha un’interpretazione legata alla cultura: si ritiene che l’uomo sia biologicamente candidato al tradimento (innato istinto di riproduzione e di propagazione della specie) e che per questo sia capace di avere dei rapporti solamente per il sesso, mentre si pensa che la donna debba necessariamente provare dei sentimenti di amore verso un uomo per avere rapporti sessuali con lui. L’infedeltà femminile è stata per questo sempre considerata più grave, il che potrebbe spiegare le reazioni più violente dei loro partner. In realtà anche biologicamente la femmina di primate, ricerca il maschio dominante durante il periodo riproduttivo, che nella femmina umana va dai 14 ai 50 anni!

La paura di perdere l’altro “Io sono l’unico/a per Te”.

C’è molta confusione intorno al tema della gelosia; c’è chi ritiene che non c’è amore senza un pizzico di gelosia, chi invece sostiene che l’amore sia libertà, intesa non come assenza di regole, ma come fiducia.

Ma come si spiega la psicologia della gelosia? Bisogna nuovamente scomodare Sigmund Freud. Quando amiamo improvvisamente ripiombiamo nel ricordo dell’antica frustrazione infantile edipica, quando scoprimmo che la madre/il padre non erano nostra esclusiva proprietà, che la fonte dell’amore primario e cioè “la madre” non era un nostro prolungamento, ma “un’altra persona” fatta di desideri e anche d’imperfezioni. E’ per questo che forse mentre piangevamo disperati, lei si stava facendo la doccia, perché era molto stanca o ancor peggio era con un uomo!

La gelosia nasce perciò dalla paura di perdere l’altro, nasce dal dolore, dal senso d’impotenza che si prova quando si capisce che ciò che amiamo, non è nostro, non siamo noi, non possiamo “controllarlo” e per questo dipendiamo da lui/lei. Noi non siamo unici, non siamo insostituibili.

La gelosia nasce nelle prime relazioni affettive e si manifesta nel presente, col partner, (voglio essere il centro del tuo mondo), con gli amici (sei il/la mio/a miglior amico/a) tra fratelli (chi è il preferito di casa?). In generale nasce e muore con la paura di perdere l’oggetto d’amore, qualunque esso sia.

Mancanza di fiducia. Siamo solo insicuri?

Oggi, gli specialisti sottolineano che la gelosia si spiega semplicemente con la mancanza di fiducia in se stessi. Il geloso dubita del proprio potenziale di seduzione. Quando si ha abbastanza fiducia in sé, in generale si proietta la propria fiducia sull’altro.

In alcuni casi il geloso è un soggetto che “ama troppo” e sente minacciata la sua identità nella coppia, per questo cerca una terza persona che lo/la rassicuri rispetto alla sua autonomia.

Gelosia Positiva e Gelosia Distruttiva

Un po’ di gelosia è sana. Aiuta a mantenere vivo il gioco delle parti (provocazione/gelosia/affermazione della coppia). Quando la gelosia però invade la mente e si trasforma in un sentimento distruttivo è causa di RABBIA, FRUSTRAZIONE e DOLORE per sé stessi e per gli altri. I pensieri divengono paranoidi, si perde il senso della misura, della realtà, si perdono i confini tra il sé e l’altro.

Nelle situazioni più gravi si riscontrano reazioni comportamentali che mettono in pericolo l’incolumità fisica della persona amata e/o del/della rivale. In questi casi la gelosia patologica (o delirante) può assumere risvolti drammatici e può essere considerata una manifestazione sintomatica di un disturbo più strutturato nella personalità del/della partner. La distruttività della reazione aggressiva è aggravata dal fatto che la persona gelosa spesso percepisce consapevolmente la sua incapacità di auto-controllarsi e di mediarne gli effetti, subendoli automaticamente.

In questi casi l’unica soluzione è una terapia psicologica.

 

Le conseguenze della gelosia, il circolo vizioso:

La prima conseguenza è un disagio emotivo: preoccupazioni eccessive, sospettosità, rimuginazione, dubbi, paura di essere rifiutati, abbandonati, traditi, di rimanere da soli, senso di insicurezza personale ed incertezza circa la solidità della coppia, ipersensibilità alle critiche del partner, ecc.

Si prova rabbia e disprezzo misti a paura e coinvolgimento amoroso (ti amo e ti odio).

S’instaura una dinamica di sospetto: il geloso concentra tutta la sua attenzione su dettagli e fatti, che vadano a dimostrare le sue paure e confermino le sue aspettative distorte. Il geloso chiude tutte le aperture della coppia all’esterno: viaggi, uscite, nuove conoscenze, feste…, preferisce il controllo dell’altro. In questa continua colpevolizzazione e sfiducia, l’altro si sente schiacciato e alla fine l’unico modo per affermarsi e sfuggire al controllo è tradire.

Fraintendimenti: la profezia che si auto avvera (“Non è come pensi…hai capito male..”):

Quando la vittima della gelosia ossessiva si trova con altre persone in presenza del partner inizia un gioco mentale: esamina tutti quegli aspetti che potrebbero accendere nell’altro il fuoco della gelosia come per ( bellezza fisica-estetica, intelligenza, personalità e carisma, successo professionale, situazione economica; ecc). Allo stesso tempo la persona gelosa controllerà ossessivamente gli sguardi, il tono della voce e gli atteggiamenti del rivale in relazione alla persona amata. La persona gelosa interpreterà le risposte verbali ed altri comportamenti messi in atto dalla persona amata durante lo scambio comunicativo con il potenziale rivale, come atteggiamenti di apertura ed accettazione di quelle che sono state irrazionalmente interpretate come avances nel tent ativo di sedurla.

A questo punto il geloso si chiude in sé stesso, la sua rabbia si rivolge sul partner (non vuole più vederlo, si nega sessualmente..) e cerca in tal modo di attrarre la sua attenzione, ottenendo l’effetto contrario.

Strategie positive per gestire la gelosia.

Lavorare sulla propria autostima

Lavorare sul proprio aspetto fisico

Aumentare le proprie capacità affettive, comunicative relazionali

Ricavare momenti di svago e di creatività per la coppia

Lavorare sulle relazioni amicali e sulla rivalità

 

La gelosia nella coppia

I sintomi più evidenti della gelosia sono l’ossessività e la diffidenza.

Ci sono varie motivazioni alla base della gelosia: può esserci un conflitto affettivo del passato, una forma di difesa, l’ insicurezza personale e la bassa autostima, la dipendenza affettiva e il desiderio di manipolare l’altro.

In certe coppie la gelosia è una forma di comunicazione; in assenza di quella nsi sarebbe costretti ad affrontare problemi che si vogliono invece negare.

La gelosia si può manifestare in diversi modi: può essere celata cioè quando si accompagna ad emozioni e pensieri non percettibili dagli altri oppure può essere manifesta quando se ne parla liberamente.

Infine come già accennato occorre far distinzione tra la gelosia sana, che appare al momento della minaccia reale della relazione e che può ragionevolmente salvare la coppia e quella patologica, ovvero un’ossessione distruttiva e dannosa per la coppia che  si accompagna ad una drammaticità esagerata e spesso violenta.

 

Come difendersi dalla gelosia, strategie per non sembrare gelosi e per non esserne vittime.

Tutti noi mettiamo in atto dei meccanismi inconsci (difese) per proteggerci dalla sofferenza o dalla minaccia della sofferenza.

Alcuni si chiudono in se stessi, rifuggendo l’amore, altri imparano a tollerare l’idea di eventuali tradimenti, convincendosi di essere “gli eletti” e cioè di avere un posto privilegiato; in altri casi si diventa i registi del tradimento, è il caso della realizzazione della paura edipica stessa e cioè lo scambio di coppia o il ménage a trois. (meglio controllare che essere ingannati).

In tutti i casi le reazioni di violenza e rabbia, che minaccino l’integrità fisica e psicologica dell’altro sono patologiche e pertanto non possono essere tollerate o giustificate.