Dott.ssa Silvia Michelini     psicologiacoppia@gmail.com

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L’amore ai tempi del COVID-19: narcisismo, isolamento, quarantena e coabitazione forzata: disastro o salvezza per le relazioni e la salute psicologica?

L’emergenza Covid-19 si è abbattuta sulla popolazione mondiale, stravolgendo in pochi giorni le nostre vite e la nostra illusione di controllo; il fenomeno è paragonabile ad uno shock post-traumatico, ad un meteorite che sì è abbattuto sulla nostra illusione di invincibilità e auto-determinazione (convinzione di poter gestire o governare il nostro ambiente circostante e il nostro destino).

Se il narcisismo è figlio del lassismo educativo di genitori deleganti ed infantili, della vanità, dei vizi, dell’esaltazione dell’Io, della cultura individualista/edonista e soprattutto nipote della più pericolosa madre-globalizzazione, cosa accadrà a breve?

Il coronavirus è il risultato di una politica economica votata alla globalizzazione e allo sfruttamento dell’ambiente, ma paradossalmente attraverso la quarantena ci spinge ad osservarne i risultati devastanti in termini sociali e relazionali.

Quali trasformazioni subiranno le nostre relazioni, ma soprattutto la nostra capacità di stare in relazione?

Quali conseguenze sulla salute psicologica?

Ho dedicato 15 anni della mia vita alla psicologia evolutiva, allo studio della dialettica tra individuo, società, politica e cultura, al trauma, alla psicodinamica e alla clinica applicata alle personalità del cluster B (caratterizzate da forte emotività, scarsa capacità di controllare i propri impulsi, tendenza a non sopportare le frustrazioni e difficoltà a rispettare regole ed autorità).

Ho dedicato anni di lavoro clinico alla psicologia con l’intento di intercettare ed aiutare “bambini traumatizzati” nel corpo di un adulto, immettere nella società persone sempre più consapevoli e liberi, con un livello di empatia ed intelligenza emotiva più elevato; in tal senso la psicologia non può più limitarsi all’individuo, ma deve tener presente la comunità.

Il singolo è solo una parte del tutto, fondamentale ingranaggio di un frattale più ampio e quanto più le persone si liberano da schemi socialmente imposti (tra cui conformismo, senso di colpa, moralismo cattolico, sessismo e segregazione di genere), quanto più sono meno astiose e capaci di ampliare la loro “finestra di tolleranza”, il loro livello di comprensione empatica dell’altro, nell’assenza del giudizio e della moralizzazione fine a sé stessa.

Se accetto me stesso, le mie ombre e i miei demoni, sono in grado di accettare anche te.

Perché come dice Nicolò Fabi “Io sono l’altro”.

Il mio coraggioso ed idealistico intento è contribuire, con umiltà e dedizione, all’eradicazione del narcisismo egoico/infantile (presente in piccola parte in ognuno di noi a differenti livelli di gravità) dalla società per favorire la naturale evoluzione psico-affettiva dell’individuo, quale base della società stessa.

Per farlo si passa attraverso la liberazione dagli schemi culturalmente imposti: la schiavitù della limitazione ai ruoli maschile/femminile e del narcisismo quale rappresentante sprezzante ed inesorabile dell’egoismo capitalistico, obeso di stimoli, di vizi, di paure e governato solo da istinti biechi quale il potere, la sopraffazione, il sessismo di genere, il disprezzo della fragilità e dei deboli, l’assenza di empatia e di capacità di CONDIVIDERE e stare IN COMUNIONE.

Questo virus ci coglie di sorpresa, ma forse ci fornisce la possibilità di riflettere su temi importanti e ci permette di approfondire la relazione tra disturbi di personalità e cambiamenti socio-culturali in atto.

narcisismo patologico

Non è possibile infatti parlare dell’uomo, curare l’uomo senza inserirlo nella società, senza considerare che essa è un genitore come un altro, forse meno visibile, ma non meno fondamentale per lo sviluppo dell’essere umano e per la sua sopravvivenza.

Il nostro AMBIENTE è fatto di relazioni, a vari livelli, in cui noi rappresentiamo UN SISTEMA con il suo equilibrio e la sua modalità di connettersi con gli altri sistemi

La teoria dei sistemi ecologici, detta anche “dello sviluppo in un contesto” o teoria dell’“ecologia umana”, fu formulata da Urie Bronfenbrenner allo scopo di favorire la comprensione delle interrelazioni dinamiche tra i vari fattori personali e ambientali che influenzano lo sviluppo umano.

La teoria dei sistemi ecologici distingue cinque tipi di sistemi ambientali che supportano e guidano lo sviluppo umano, e con cui un individuo interagisce, che hanno influenze bi-direzionali all’interno di essi e tra i diversi sistemi.

Ogni sistema contiene ruoli, norme e regole che offrono diverse possibilità di plasmare lo sviluppo dell’individuo.

I cinque sistemi della teoria dei sistemi ecologici sono Microsistema, Mesosistema, Esosistema, Macrosistema e Cronosistema.

È dunque normale che il modo di essere di qualcuno cambia dal modo di essere di un altro, in base all’ambiente –  anche a parità di condizioni.

E allora quali sfide ci sta ponendo dinnanzi il COVID-19 sul versante delle relazioni?

 

IMMOBILISMO, PARALISI ECONOMICA E ISOLAMENTO

Siamo abituati a ritmi frenetici, a drogarci di stimoli, a correre velocemente e improvvisamente siamo bloccati in casa, privati della libertà ad osservare dalla finestra il mondo che prima ci appariva familiare ed ora sembra diverso, vuoto, sospeso.

Strade deserte, amici e parenti lontani.

Facciamo i conti con la depressione di fondo, che è la base di tutte le patologie psicologiche, con LA PAURA di non farcela, la paura del cambiamento, ma soprattutto la paura della morte, che sia delle relazioni, dei nostri sogni, della possibilità di costruire qualcosa… del nostro futuro.

L’immobilismo meditativo forzato dal coronavirus ci dà la possibilità di guardare in faccia chi siamo e a che punto siamo e questo ci terrorizza.

In terapia vi dico spesso FERMATI A RESPIRARE E ASCOLTA COSA SENTI…

Mi dispiace Dott.ssa non ci riesco, mi sento stupido a meditare…tutte le difese psicologiche sono messe in atto dall’uomo proprio per evitare di confrontarsi con sé stesso. Proiettiamo la negatività sull’altro, sugli eventi esterni, diamo la responsabilità a qualcuno e cosi ci sentiamo in diritto di piangere e lagnarci per ogni cosa.

Quale migliore occasione di un virus altamente contagioso per ALLONTANARCI ANCORA DI PIU’ DALL’ALTRO E DAGLI ALTRI?

Quindi il coronavirus può aiutarci a capire la pericolosità dell’isolamento ora che lo assaporiamo nella sua effettiva fattezza oppure può rafforzarlo, in termini di paura del contagio, paura dell’altro e dell’intimità.

È un’opportunità per osservare i limiti del nostro narcisismo o per rafforzarlo.

Bella sfida…

In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono sospese metaforicamente nello spazio virtuale, l’illusione della vicinanza, diventa realtà….

il virus ci toglie la possibilità di accedere a quella vicinanza e quell’intimità che il paradossalmente il narcisismo teme e condanna in virtù dell’autonomia isterica, ma allo stesso tempo ce la fa desiderare attraverso la continua ricerca di stimoli; ecco uomo…. ora, la tua solitudine è realtà: non possiamo toccarci, baciarci, l’anaffettività diventa la regola, ma il senso civico, la reciprocità e lo spirito di comunità sono l’unica strada per uscirne.

La cultura tribale verso la cultura globale.

Possiamo quindi affermare senza paure che il covid-19 è la cura “omeopatica” (simile cura simile) al narcisismo e al delirio di onnipotenza.

Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato, quanto tempo abbiamo perso e quanto ci ricorderemo di questo quando tutto sarà finito? (me lo auguro).

COABITAZIONI FORZATE IN ASSENZA DI ROUTINE GIORNALIERE

Scuole chiuse, telelavoro, congedi parentali, serrande abbassate per l’80 percento delle attività commerciali …. tutti a casa, insieme.

Questa condizione mette a rischio e stravolge tutti quegli equilibri di coppia e familiari basati sul disimpegno, ovvero sulla possibilità di evadere dalle proprie responsabilità o dal partner stesso che magari non sopportiamo più di tanto, dallo stress o dai drammi familiari attraverso attività compensatorie: serate, aperitivi, sport, hobby, delega nella cura dei bambini e della loro educazione a scuole e tate.

Adesso dobbiamo/possiamo/vogliamo imparare a fare tutto senza l’aiuto di mamma e papà o di chi ne fa le veci a STARE con l’altro e a gestire la nostra e l’altrui emotività, pena baruffe familiari, di coppia e/o crisi isteriche personali.

Molti guariranno, molti cresceranno, molti cadranno…

Se il narcisismo è l’evitamento delle emozioni e del coinvolgimento il COVID-19 è il suo speculare nemico.

Questa pausa ci porta alla disintossicazione dagli “aiutini” esterni e se pensiamo al narcisismo, dobbiamo necessariamente riflettere sulle triangolazioni e quindi sull’impossibilità per gli appartenenti del cluster-B di tradire, fuggire scappare e compensare attraverso TERZE VIE (lavoro, amici, sbronze, parenti o amanti).

La distanza tra le persone fa aumentare il desiderio oppure ci permette di delegarlo altrove, ecco quindi che aumenta la voglia di comunicare via chat con annesso rischio di essere effettivamente scoperti ora che, la “moglie non è in vacanza” o il “postino non può più suonare due volte” (anzi non passa proprio più).

Per i single o i più giovani diventa quasi impossibile avere una vita sessuale e relazionale, per questo si teme un aumento della compulsione e dipendenza da social media o al ricorso eccessivo ad applicazioni per incontri o siti porno.

Le coppie stanche invece – hanno due strade: riscoprirsi e fare una terapia d’urto (entrando maggiormente in intimità) oppure osservarsi con maggiore sincerità scoprendo che tutto quello che li teneva uniti erano solo le abitudini, affitto, le routine o la cura dei figli.

Il covid-19 sarà spettatore di tanti divorzi o di tante nuove nascite.

E’ un elemento di trasformazione, di catarsi o di morte… lento e inesorabile come la neve quando si posa strato dopo strato sulle cose, facendole scomparire sotto un manto uniforme: l’immobilismo e il silenzio.

Si fermano i processi, i ricorsi, i divorzi, lasciandoci attoniti nel guardarci negli occhi e nell’attendere la prossima fine, che sia per la morte vera o simbolica dell’abbandono.

Qualcuno ci ripenserà, perché si sa, in tempo di guerra ci si unisce sul base di una volontà comune “sopravvivere”, ma per altri questo immobilismo costituirà un acceleratore di verità.

PARANOIA, IPOCONDRIA, PANICO, FOBIE, POST TRAUMATICO DA STRESS E DEPRESSIONE

L’evento Coronavirus può essere definito un evento altamente traumatico, caratterizzato da un’improvvisa modificazione dell’equilibrio psicologico ed affettivo di chi vi è coinvolto.

La paura del contagio, l’isolamento forzato può determinare l’insorgere o l’aggravarsi di patologie ansiose e depressive.

La paura di perdere il lavoro, di perdere i propri cari o di ammalarsi e di non poterli rivedere più ci mette a confronto con la morte e il terrore abbandonico.

Ecco che le personalità del cluster B si decompensano in modo severo, poiché non riescono a gestire lo stress e ad elaborare le emozioni connesse alla percezione di imminente pericolo e vulnerabilità.

La corazza narcisistica nasce proprio per celare la vergogna e proteggere la fragilità del nostro bambino interiore e tale corazza viene pesantemente intaccata da eventi disturbanti e invasivi come la minaccia di una pandemia e purtroppo in alcuni casi ci troviamo a fronteggiare LUTTI A DISTANZA, nonni o parenti che non ce la fanno, ma possiamo salutare solo attraverso una videochiamata.

I pensieri si fanno più fitti ed intrusivi, possono presentarsi ossessioni, compulsioni (pulire la casa, acquistare eccessive quantità di cibo/fare scorta, mangiare eccessivamente… etc.) incubi, insonnia e depressione.

L’andamento circolare del pensiero, genera una forte ansia e negli appartenenti al Cluster B può condurre ad un aumento dell’arousal, stati alterati di coscienza (paranoia e/o delirio ipocondriaco).

La paranoia è una condizione psicotica in cui una persona rielabora in modo razionale un sistema di credenze ed idee incentrate sulla convinzione patologica di essere accusati, criticati, minacciati o in grave pericolo.

In generale la paranoia è l’impossibilità a fidarsi “dell’altro”, del diverso, poiché percepito come potenziale nemico.

Si comprende come nel caso del Coronavirus la paura del contagio e di essere infettati può determinare un acuirsi degli episodi di delirio paranoide nelle personalità del Cluster B oppure di stampo ossessivo-fobico.

“L’altro” si materializza come potenziale “untore” e in tal senso l’isolamento e la paura possono innalzare anche i livelli di aggressività e favorire la comparsa di episodi di acting sia in casa tra parenti che con conoscenti o estranei.

 IPERVIGILANZA, AGGRESSIVITÀ’ INTRASPECIFICA IN CASO DI CATTIVITÀ’ O SCARSE RISORSE E CONDOTTE COMPORTAMENTALI PRIMITIVE (I SISTEMI ATTACCO E FUGA)

Di fronte al pericolo (reale, percepito, imminente o prossimo), il nostro cervello si comporta attivando tutte quelle strutture deputate al controllo e alla difesa ai fini della sopravvivenza.

L’emozione di base è la PAURA, mentre il panico ne è la sua estremizzazione disfunzionale.

Il nostro cervello innesca una serie di risposte comportamentali e ormonali che hanno come obiettivo ultimo la sopravvivenza.

Questa modalità di funzionamento è ISTINTIVA E INNATA per cui scatta anche in modo non volontario e cosciente.

In altre parole, è possibile che si attivi prima che ci sia data la possibilità di accorgercene.

L’emozione di base, la paura, viene elaborata dai sistemi neurali connessi al sistema limbico (emozioni e memoria) ed in particolare dall’amigdala, che è associata all’innesco di reazioni comportamentali immediate ed efficaci.

Il cervello è anche responsabile della regolazione e della produzione di ormoni e NT (neurotrasmettitori: serotonina, adrenalina, cortisolo.); per questo uno stato prolungato di attivazione del sistema difensivo nel caso di traumi o shock, può determinare una depressione reattiva, un’astenia psico-fisica e ente un calo delle difese immunitarie.

Le risposte del cervello dei mammiferi alle situazioni critiche sono la fuga, l’attacco o la paralisi/freezing.

Le conseguenze di uno stato prolungato di stress micro-traumatico sono le medesime del DPTS (disturbo post-traumatico da stress)

Sintomi clinici: ansia, depressione, pensieri intrusivi, flashback, fobie e paura di risperimentare il trauma, evitamento di persone e luoghi connessi al trauma, rabbia cronica, eccessi di ira.

Sintomi Psicosomatici: insonnia, dolori articolari, emicrania, stanchezza cronica, difficoltà digestive etc.

Sintomi cognitivi: fissazione sul ricordo del trauma, rimarginazione con finezza dei dettagli, flashback, pensieri intrusivi.

Un’estrema conseguenza dell’attivazione del cervello in situazioni critiche è l’insorgere di un trauma complesso, condizione che si stabilisce in seguito a uno stato di attivazione difensiva (paura cronica, disturbo d’ansia generalizzato) prolungata nel tempo.

Si comprende come in una situazione di emergenza psico-sociale come questa è molto probabile che queste reazioni si inneschino a catena: chi fugge, chi litiga col vicino perché non ha rispettato al 100 percento il decreto portando fuori il cane alle 2.45 di notte, chi finisce per passare il giorno a pulire o a cucinare per un reggimento; siamo tutti attenti a fissare l’altro in un eterno presente, poiché l’altro potrebbe ucciderci e contagiarci.

Nei casi più gravi possono slatentizzarsi disturbi di personalità gravi come quello anti-sociale, narcisistico e borderline.

Vi sarà un aumento esponenziale di patologie legate allo stress post-traumatico e le capacità di resilienza di ognuno di noi verranno messe alla prova.

È nelle difficoltà che si trova sempre la strada per evolvere diceva Einstein, certo noi non possiamo ambire a tanto, ma possiamo almeno cercare di concentrarci su alcuni elementi positivi della situazione di quarantena:

  • Più tempo per fare insight (guardarsi dentro, riflettere su di noi sulla qualità delle nostre relazioni.
  • Più tempo per fare progetti (lavorare ad un nuovo progetto di lavoro).
  • Più tempo da trascorrere con il partner: fortuna o condanna a morte?
  • Più tempo per apprezzare la dimensione del nido e della tana
  • Più tempo per parlare o giocare coi nostri figli.
  • Più tempo per film, spettacoli e cultura comodamente da casa
  • Possibilità di iniziare a praticare l’hobby o lo sport (spazio permettendo) che avevamo lasciato da parte per mancanza di tempo
  • Possibilità di imparare a vivere ad un “volume più basso” apprezzando il silenzio, quale rivelatore del nostro vero stato d’animo, senza maschere, ne’ scuse, ne’ droghe (reali o metaforiche) per annebbiare la coscienza.