Le disfunzioni erettili maschili

Difficoltà di mantenimento dell’erezione durante il rapporto sessuale.

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L’erezione è un riflesso neuro vascolare che dipende sia da fattori fisici che psicologici; tra i fattori fisici vi è un buon equilibrio ormonale, una sana anatomia del pene, una buona salute vascolare e un sistema nervoso integro. Tra i fattori psicologici vi è invece un buon rapporto con la figura femminile in generale e con la partner con cui si fa esperienza sessuale, una buona capacità di gestire l’ansia e lo stress (coping: ansia da prestazione, periodi di forte stress lavorativo o fisico), la capacità di gestire pensieri negativi associati al sesso e/o ad esperienze sessuali non soddisfacenti, un buon livello di autostima, un’educazione sessuale non repressiva, l’assenza di traumi sessuali pregressi o tabù di tipo sessuale, l’assenza di recenti traumi affettivi (perdite, lutti..etc).
La maggior parte dei disturbi erettili maschili sono dovuti a cause psicogene, a forti periodi di stress e spesso a pensieri ed emozioni negative, che si presentano in seguito ad alcuni tentativi fallimentari e che si associano all’esperienza dando origine ad un circolo vizioso che può esitare anche nell’evitamento dell’attività sessuale stessa. (paura, ansia).
In passato le teorie psicoanalitiche riconducevano l’impotenza psicogena dell’uomo alla cosiddetta “ansia di castrazione” con la quale si definisce il conflitto inconscio che l’uomo ha nei confronti della figura femminile primaria (madre) e quindi a situazioni edipiche non risolte.
Oggi si collega l’impotenza psicogena dell’uomo a situazioni diadiche e cioè alla coppia intesa come “insieme unico e dinamico” nella quale i due membri si influenzano a vicenda: conflitti di potere, delusioni affettive, rancori, reciproci transfert infantili (schemi relazionali familiari che vengono inconsciamente proiettati in termini di aspettative di ruolo e/o comportamento sull’altro).
E’ presumibile in realtà, che l’impotenza psicogena maschile sia dovuta sia a fattori psicologici individuali (conflitti individuali di base inconsci e non, depressione, bassi livelli di autostima, traumi pregressi…) che a problematiche di coppia (conflitti psicologici di coppia inconsci e non), ma anche a fattori esterni quali stress lavorativo, pressioni sociali, stanchezza, astenia etc.. e che queste cause compartecipino a livelli differenti nella formazione del sintomo.

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Va inoltre sottolineato che per qualsiasi uomo, soffrire anche se in modo transitorio o passeggero di impotenza o difficoltà erettili anche lievi, è fonte di grave stress psicologico ma anche di sensi di colpa verso la partner ed infine comporta una profonda ferita narcisistica al sé maschile e quindi un attacco all’autostima che può condurre anche alla depressione nell’uomo.
Da un lato l’uomo si sente quasi “obbligato” a fare il suo dovere di maschio, dall’altro essendo dotato anche lui di una profonda sensibilità psicosomatica, determinati conflitti, emozioni o periodi di stress possono metterlo a dura prova e se aggiungiamo anche l’aggravante di non poter “nascondere” queste difficoltà alla partner, otteniamo un grande mix di ansia, sensi di colpa e paura.
Si comprende quindi come le emozioni negative associate a questa esperienza, seppur curabile e/o passeggera, possono rinforzare negativamente l’evento in se, conducendo ad un circolo vizioso in cui l’uomo assocerà al sesso qualcosa di sgradevole o pericoloso per la sua autostima.

LA CURA DELLE DISFUZIONI ERETTILI MASCHILI
Le tecniche di Master e Johnson
1) PIACERE EROTICO SENZA EREZIONE
2) EREZIONE SENZA ORGASMO
3) ORGASMO EXTRAVAGINALE
4) PENETRAZIONE SENZA ORGASMO
5) RAPPORTO COMPLETO
Nei punti 1 e 2 si mira a far constatare all’uomo che un’erezione può essere raggiunta, persa e poi ripresa senza problemi, questo va a contrastare i pensieri negativi che l’uomo ha quando sente di star perdendo l’erezione (ecco, ci risiamo, ecco ora che faccio..etc..).
Se un’erezione viene perduta, la partner aiuterà l’uomo a raggiungerla nuovamente e in questo una buona tecnica indicata da Master e Johnson è quella della “compressione”.
Dopo che l’uomo ha raggiunto l’erezione, la partner comprime il pene subito sotto il glande, con una leggera pressione, forte però a sufficienza da far regredire l’erezione; questa pratica non deve implicare alcuna sensazione dolorosa per l’uomo e successivamente la partner stimolerà nuovamente il compagno, provocando una nuova erezione.
Il tipo di stimolazione e il momento della giornata in cui praticare gli esercizi può essere ovviamente scelta dalla coppia, vi sono coppie che preferiscono la stimolazione manuale diretta, chi la stimolazione orale, chi la stimolazione derivata dal petting e quindi attraverso i vestiti.
Se queste tecniche da sole già dovessero produrre ansia, l’uomo viene invitato a concentrarsi sulle sue fantasie erotiche, se queste non riguardano la partner, potrebbero tuttavia sorgere alcuni conflitti di coppia che richiederebbero una consulenza di coppia con l’esplorazione delle reciproche fantasie sessuali.

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Nel punto 3 l’uomo può raggiungere l’orgasmo ma non attraverso il rapporto sessuale completo; anche questo punto presume la collaborazione della partner. Ci sono infatti alcune donne che non amano raggiungere l’orgasmo se non attraverso la penetrazione, per cui tale pratica necessita la collaborazione della partner e può nel caso di una sua negazione, far emergere sottesi conflitti di coppia o condurre alla sua rottura, perché si comprende che nel sesso ci si deve esprimere liberamente, nel rispetto però dei desideri e delle soggettività di ognuno.
Nella fase 4 può avvenire la penetrazione, sotto il controllo del partner maschile (posizione con l’uomo sopra o similari) o femminile (posizione con la donna sopra o similari), ma l’orgasmo avviene in via extra vaginale, attraverso la stimolazione che i due partner preferiscono.
Nella fase 5 si può avere il rapporto sessuale completo, ma l’uomo deve poter essere lasciato libero di gestire tempi e modalità, senza doversi preoccupare della soddisfazione della partner in quel preciso istante. Qualora raggiunga l’orgasmo prima della partner potrà soddisfarla successivamente attraverso altri tipi di stimolazioni, sempre che la partner sia disponibile in tal senso e non sia appunto strettamente legata ad un orgasmo di tipo vaginale (vedi punto 3).

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Fonte: Helen Kaplan: Manuale di Terapia Sessuale (Feltrinelli)

 

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