Narcisismo al femminile: L’eterna bambina e il triangolo di coppia

Le donne di cui intendo parlare in questo articolo, sono quelle che con tutta probabilità sceglieranno un partner narcisista, perché a loro volta, sono dipendenti da una figura genitoriale con una personalità di stile narcisistico (padre o madre, spesso più una madre o a volte entrambi), che ha segnato pesantemente la loro infanzia e la loro autostima, costringendole all’eterna condanna di “dipendere” da qualcuno che la giudica, la svaluta, la esorta ad essere autonoma – soprattutto affettivamente – ma che di base ne nega in modo ambivalente l’autonomia stessa, costringendola – attraverso il giudizio e la svalutazione – ad aderire a codici morali, etici o di comportamento, finalizzati da un lato a non deludere questo genitore esigente e dall’altro a confermare al genitore in questione, che i suoi sacrifici, privazioni e frustrazioni individuali riguardo ai suoi genitori, non sono state un errore.

In poche parole si tratta di una catena infinita di ricatti affettivi, morali intrisi da una fortissima ambivalenza affettiva, che bloccano l’evoluzione psico-affettiva di un individuo

Un esempio molto calzante è quello delle donne maltrattate psicologicamente ( spesso anche fisicamente) dal partner, che si rifugiano nel genitore “alpha” nella speranza di conforto, appoggio e  consiglio. Inizialmente il genitore narcisista, che è in genere una persona apparentemente solida e disponibile, innalzerà la posizione del figlio/a, creando con lui/lei una forte alleanza che simbolicamente esprime la frase “io ti capisco, solo io posso veramente capirti e aiutarti”, ma dall’altra il genitore inizierà a inviare alla figlia, messaggi “paradossali” ovvero incoerenti: “beh però è sempre tuo marito, forse tu lo hai provocato…certo se tu ti comporti così…. Fai così, fai questo o quell’altro per far sì che lui faccia X o Y, …..Certo devi separarti, ma come farai coi soldi?, ci sono i bambini come pensi di fare..”? In altri casi, l’aiuto fornito è finalizzato a riprendere il controllo sul figlio o economico e affettivo e quindi non è privo di distorsioni o manipolazioni affettive, anche e ahimè spesso riguardanti al gestione dei figli, che questo tipo di donne, si trova a dover delegare per mancanza di tempo, energie, vitalità, per confusione o perché di base – è impegnatissima nella relazione disfunzionale con il partner.

Mother In Law — Image by © Illustration Works/Corbis

Ecco che il tentativo di ribellione, diventa un senso di colpa che rinforza il legame sia col genitore che con il partner, che a questo punto possiamo identificare come un narcisista di serie B, certamente un figlio altrettanto abusato dai genitori.

L’aspetto narcisistico che tuttavia intendo approfondire in questo articolo è la collusione tra un genitore narcisista (di tipo grandioso) – in genere la madre –  e una figlia che definiremo “eterna bambina”.

In questo matrimonio simbolico, la figlia femmina sceglie un uomo, si sposa o va a a convivere, mette al mondo dei figli, non tanto perché è consapevole delle scelte compiute e in seguito a una reale maturazione psicologica ed affettiva, ma per dimostrare al genitore alpha di essere diventata grande e quindi degna della sua stima, soprattutto perché, quasi certamente questa donna non farà nulla, che non è approvato prima dalla madre.

Sceglie in genere un uomo con le sue stesse caratteristiche, cioè che resta ancorato alla famiglia d’origine e mantiene con la madre un rapporto fusionale, in cui vi è una marcata assenza di confini.

L’incapacità di definire dei confini tra sé e l’altro è il nucleo della dispersione dell’identità individuale della donna e dello stallo della coppia a una condizione di perenne adolescenza.

Queste coppie sono – di fatto – relazioni a tre, nella quale l’uomo rappresenta simbolicamente una minaccia alla fusione tra la madre e la figlia.

Queste madri non amano veramente le figlie, non per cattiveria, ma perchè ne sono incapaci.

Per loro è più importante che la figlia, si attenga a quelle che sono le regole rigide del suo codice di pensiero, codice che conferma o valida la sua visione o esperienza negativa di vita: “se ho sofferto io, si vede che deve essere così per tutte e così sarà per te”.

“Il destino di ogni donna è soffrire”, “gli uomini sono tutti uguali”, “Una donna non si comporta così”.

Da un lato quindi sembra voler salvare la figlia, sostenendola nella ricerca di una sua soggettività, della libertà individuale, dall’altro però sembra non sopportare che la figlia possa avere una via d’uscita.

Via d’uscita che lei stessa non ha mai cercato.

Per l’uomo, sono Inutili i tentativi di “cacciare la suocera dal letto”, questa sarà sempre presente, perché la donna bambina, ha continuo bisogno di lei.

Non è autonoma nella gestione della vita familiare e soprattutto con i figli, che vengono spesso totalmente delegati alla nonna, quasi come fossero dei trofei da portarle in dono.

Questa deresponsabilizzazione è il nucleo su cui si mantiene l’assenza di autonomia, che negli anni, diviene profonda una dipendenza, difficile da spezzare, soprattutto se il partner/marito/compagno ha anche lui tratti narcisistici marcati.

In questo caso, la svalutazione è l’arma con cui queste donne feriscono il partner, incalzando con continue richieste di prestazioni e di attenzioni, affinché lui possa essere ritenuto degno della coppia.

Questo pattern relazionale, genera una dinamica affettiva disfunzionale che si basa sulla dipendenza affettiva dal genitore in primis e dal partner in seconda analisi.

Il partner/uomo narcisista potrebbe inizialmente sentirsi molto attratto da questo tipo di donna, perché sembra molto affabile, gestibile e in ogni caso di sani valori, essendo stata “conservata” a dovere dalla madre ai ripari da qualsiasi rischio di “maturazione” individuale.

Questo “sacrificio” narcisistico tuttavia, non è esente da costi per nessuno.

La rabbia, che la donna eterna bambina prova inconsciamente per essere stata privata della libertà individuale, per aver soppresso la sua vera identità o per aver evitato di formarsi una personalità, si riversa interamente sul partner, sotto forma di lamentele, astensione sessuale, conflitti, litigi, capricci, sui figli “che non fanno quello che lei ha fatto per la madre” o che pesano sulla sua fragile struttura psicologica ed affettiva, che osano avere una personalità autonoma e verso la madre sotto forma di anaffettività e svalutazione, quando questa invecchiando necessiterà della sua assistenza.

Se nella vostra coppia c’è una suocera di troppo, valutate se intraprendere un percorso di coppia, mirato a stabilire dei sani confini relazionali e un percorso individuale, mirato alla propria individuazione, ma soprattutto finalizzato a liberarci dagli schemi relazionali disfunzionali, basati sul senso di colpa, il ricatto, la sottomissione e l’autosacrificio estremo.

Se ti senti oppresso da qualcuno in famiglia, contattaci.

Ricordati che chi ti ama, non ti opprime, ma ti fa sentire, LIBERO.

Dr.ssa Silvia Michelini

4 commenti

  1. Nella mia famiglia si è esattamente sviluppata questa dinamica. Mia suocera, piuttosto anaffettiva verso i figli, era invece in perfetta sintonia affettiva con me, che ricambiavo il suo affetto come se fosse la mia vera madre. Mi ha accolto, in fuga dalla mia famiglia di origine, e mi ha fatto da mamma per 35 anni, senza mai un vero litigio e con grande amore reciproco.
    Poi mia suocera si è ammalata e , quando mi sono accorto che sarebbe morta, non mi sono più sentito di stare con la figlia, nella certezza che, senza la presenza della madre, la figlia sarebbe stata ancora più insopportabile negli atteggiamenti che l’autore dell’articolo ha descritto alla perfezione.
    Io sono uscito dalla relazione con mia moglie che, dopo la morte della madre, ha sofferto moltissimo per la duplice perdita delle sue persone di riferimento.

    1. Salve Dodo,
      Mi perdoni se dissento totalmente rispetto alla sua analisi di questa dinamica.
      La dinamica descritta da me nell’articolo è quella tra M/F una triangolazione che vede l’uomo come strumento e non come principale attore (triangolazioni relative a dinamiche isterico-matriarcali); quella che descrive lei invece, è una collusione tra lei e sua suocera, che a me appare istintivamente come una sua collusione narcisistica, data dalla ferita abbandonica di cui è stato vittima (“in fuga dalla mia famiglia di origine mi ha accolto come un figlio).
      Per questo mi viene da ipotizzare che la dinamica narcisistica sia la sua, con sua suocera e in tal senso, un vostro binomio ai danni della figlia, che per quanto caratterialmente “insopportabile” come dice lei e sicuramente intrisa nella dinamica narcisistica, o narcisista anche lei, ha avuto la peggio.
      Sua suocera, che a mio parere era la “grande madre” narcisista ha intuito questo suo punto debole e lo ha utilizzato per mantenere una posizione di egocentrico controllo sulla figlia ed entrando così nel suo rapporto di coppia.
      Una madre narcisista e anaffettiva – infatti – ha il solo inconscio obiettivo di utilizzare i figli come strumenti di estensione del proprio Ego.
      In tal senso, ne nega a volte la vera identità e persino le umane esigenze, cambia volto e maschera in base all’utilizzo che deve fare dell’altro e non ha la benchè minima forma di umana empatia verso gli altri, figli inclusi.
      I maschi sono spesso utilizzati come surrogati del maschile ideale, derisi per la loro inettitudine, ma pur sempre preferiti alle femmine con cui la madre narcisa va in competizione, per questo, le femmine devono sempre essere alle loro dipendenze, restare bambine viziate, isteriche e capricciose di cui lamentarsi, sottostare al loro controllo, mentre loro – nell’illusione di non invecchiare, né avere mai umane necessità – , possono continuare a sentirsi onnipotenti.
      Colludendo con sua suocera, e cadendo in tal senso nella sua trappola, lei ha candidato il suo matrimonio al fallimento (forse più che una moglie, cercava una madre che la preferisse agli altri figli, perché in casa si è sentito messo da parte) soddisfacendo in parte le aspettative di fallimento che nutre verso le relazioni….e alla sua ex moglie, ha dato una conferma della sua inferiorità rispetto alla madre che ha incestuosamente colluso con genero ai danni della figlia, preferendo appunto lui come figlio rispetto ai suoi veri figli… ma non solo si è anche vendicato scegliendo con estremo sadismo la sua uscita di scena, ovviamente è restato “fedele” a sua suocera, morta lei, il gioco è finito.
      Per il suo Ego questa sorta di rivalsa inconscia (essere il prescelto ai danni della vera figlia, svalutando indirettamente in questo senso la figlia stessa) deve essere servita sicuramente e immagino certamente che lei ne avesse tutti i motivi, ivi incluso il caratteraccio della sua ex moglie, la lotta di svalutazione narcisistica di cui lei sarà stato anche e certamente una vittima.
      Tuttavia io rivedrei questa analisi della faccenda lavorando su me stesso e sul mio rapporto con le donne e in particolare con la figura materna e le figure femminili in generale.

      1. Francamente mi ci è voluto un po’ per buttar giù il suo post.
        All’inizio ero inorridito che Lei avesse avuto l’ardire di chiamare Gran Madre Narcisista, mia suocera (i tanti generi che mi leggono impallidiranno), che io ritengo una persona così importante nella mia vita e che, ora che non c’è più, amo ancora di più. Addirittura l’idea che Lei ritenga questo rapporto “incestuoso” mi ha fatto avere un soprassalto.
        Ma poi, alla terza o quarta rilettura del suo post, ho riconosciuto certi tratti della mia personalità che non posso ignorare. È proprio vero che, nella mia famiglia di origine, ho subito delle violenze, alcune fisiche (ma all’epoca i figli si picchiavano sonoramente, anche davanti a tutti i compagni di classe, quando la maestra ci aveva scritto una nota sul diario) e altre, ben più gravi, legate alla svalutazione continua: dileggio per una balbuzie incipiente, punizioni assurde o, addirittura, completa sfiducia quando a 19 anni ho iniziato una carriera imprenditoriale che, però grazie a questa spinta, in 20 anni mi ha portato a grandi successi. Non posso negare di avere sofferto per le violenze subite, anche se queste mi hanno reso infinitamente più forte e determinato nel mio lavoro.
        Penso che mio padre fosse narcisista e che questo abbia avuto molte conseguenze su di me.
        Tuttavia, quello che mi ha fatto rabbrividire è stato il suo accenno a rivedere il mio rapporto con l’altro sesso. Penso che Lei abbia proprio ragione.
        Dopo aver lasciato la mia ex-moglie, ho infatti incontrato una donna certamente evitante (le ho sempre detto che mi teneva sullo “strapuntino”) e che io ho sempre pensato essere una narcisista, forse proiettando su di lei le mie difficoltà. Fatto sta che, nei mesi, mi sono trovato nella impossibilità di lasciarla, malgrado la sofferenza che mi provocava la sua incapacità di pensare come un “noi”, ma esclusivamente come un “io e tu”. Questo ha scatenato un desiderio di controllo e una gelosia, mai provate in vita mia, anche se stimolate ( io dico “provocate”….) dalle sue continue fughe e triangolazioni con un suo ex.
        Ora ho chiuso a zero contact, ma la sofferenza è grande.

        1. Caro Dodo,
          intanto grazie della risposta… Mi dispiace molto se sono stata così dura con Lei…ne sono consapevole, ma istintivamente mi creda lo faccio sempre quando sento che c’è dall’altra parte una mela pronta a cadere….le ho risparmiato almeno 1 annetto di terapie :-DDDD. La maggior parte del mio sdegno era rivolto alla sua ex suocera ed essendo io esperta in dinamiche narcisistiche, soprattutto sui genitori, raramente sbaglio ad intercettarne uno/una e infatti emerge questo padre che l’ha sottomessa, che lei non è riuscito ad emergere a sviluppare una sua vera personalità libera da questo modello schiacciante e oggi si divide tra l’adorazione di suo padre e un elevata paura di castrazione, non a caso sceglie donne castranti, che siano figlie o madri idealizzate e poi sadicamente deve distruggerle. Nel caso di sua suocera lei stava finalmente “strappando sua madre a suo padre/moglie”… e da li si evince un suo rapporto edipico irrisolto.
          Il fatto che lei abbia digerito la mia arrogante presupponenza e la mia innegabile violenza, (che erano chiaramente lo sprone), la conferma una persona forte, intelligente e per questo io, se vede, a lei ho dedicato questo speciale trattamento, 😀 perché ritengo che abbia delle buonissime possibilità di emergere da tutto questo.
          Deve quanto prima entrare in terapia, con un esperto di narcisismo.

          Un caro saluto

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