Dott.ssa Silvia Michelini     psicologiacoppia@gmail.com

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Il disturbo narcisistico di personalità è il risultato di una combinazione di fattori genetici innati (temperamento) ed ambientali appresi, sia relazionali (familiari-affettivi), che socio-culturali (media, scuola,..etc..). Un/una “narcisista” è in primis una persona “immatura” e “ripiegata su se stessa” (egocentrica), che non ha sviluppato (nonostante l’apparente sensibilità), la capacità di investire affettivamente sugli altri, poiché tutta l’energia che questo processo richiederebbe gli è necessaria per mantenere in equilibrio se stesso/a.

       

E’ proprio a causa di questa struttura carente e fragile, che i narcisisti non tollerano i legami e le responsabilità ad essi annesse, a meno che in questo legame non intravedano inconsciamente un vantaggio egoico e cioè la possibilità di ripetere all’infinito il simbiotico legame idealizzato madre-figlio. Essi desiderano più o meno consciamente che qualcuno si occupi di loro, che prosegua a svolgere per loro la funzione riflessiva che in genere la madre svolge con il figlio/la figlia picolo/a (2-6 anni), permettendo quindi loro di restare eterni/e peter pan/Trilly.

Il narcisismo è quindi una fase naturale dello sviluppo psico-affettivo, che tutti attraversiamo durante l’infanzia e che diviene patologica solo si verifica un arresto della maturazione del soggetto a tale stadio. Freud parla a tal riguardo di “Narcisismo primario” per definire il processo attraverso il quale l’investimento libidico del soggetto passa da se stesso (Io) all’altro (Tu). Con il passare degli anni cioè –  l’ investimento libidico narcisistico (energetico) da intrapsichico diviene “oggettuale”, si muove cioè dall’interno verso l’esterno. Non significa che il bambino sia un alieno egocentrico, anzi come scoprirono i post freudiani l’essere umano è innatamente “sociale”, la libido/energia psichica è precocemente indirizzata sugli altri (libido relazionale), ma la motivazione (i sistemi motivazionali) cambiano, perché cambia il modo di relazionarsi all’altro (madre/mondo esterno).

Nell’infanzia il rapporto con l’altro è finalizzato alla sopravvivenza è asimmetrico e la sua funzione è permettere al bambino di sviluppare fiducia verso il mondo esterno: “io bambino dipendo totalmente da te non posso nulla, mentre tu genitore puoi tutto e il tuo premio sono io”.

   

Questa illusione di onnipotenza del genitore, considerato una mera estensione del proprio Io, si perde man mano che il bambino scopre che il genitore non è sempre disponibile, che la simbiosi con esso non può essere eterna e costante, che subisce delle “rotture”, seguite (ci si augura) da altrettante “riparazioni”. Winnicott parla a tal riguardo – di madre sufficientemente buona. Il bambino vive in uno stato di “onnipotenza soggettiva” nel quale è convinto di essere la causa di tutto e di poter creare e distruggere le cose come nella sua fantasia. Anche la madre/padre, in questo spazio, vengono percepiti dal bambino (in misura diversa) come onnipotenti.

Pian piano, se lo sviluppo avviene in modo naturale, il bambino abbandonerà questa visione per capire che i genitori sono qualcosa di diverso da se stesso (l’altro fuori da me) e che vivono indipendentemente da lui e dai suoi bisogni.

Per questo si dice che l’oggetto a cui la libido infantile si riferisce è “parziale”, perché con la crescita il soggetto dovrebbe divenire capace di dare e prendere, (non solo di pretendere) e tollerare l’ambivalenza dell’oggetto, mantenendo la fiducia verso l’altro che è presente anche se non immediatamente disponibile. Se lo sviluppo si arresta alla fase narcisistica si parla di narcisismo “secondario” o nevrosi narcisistica, perché la libido oggettuale viene ritirata dall’oggetto e nuovamente indirizzata sul se.

Ma perché la capacità di investire sulle relazioni e sul mondo esterno si blocca?

La risposta la troviamo nella precoce disillusione narcisistica e cioè nella rottura della FIDUCIA verso le figure di attaccamento oppure nella mancata disillusione narcisistica e cioè nel mantenimento della visione del genitore come onnipotente.

Il passaggio all’investimento oggettuale non avviene automaticamente con la crescita , ma richiede che il bambino si senta amato in modo adeguatamente sano e che quindi –  abbia una “madre/padre/genitore/care giver sufficientemente buona/o”.

Cosa significa “adeguatamente sano”? né troppo, né poco.

Quando l’amore dei genitori è eccessivo o assente il bambino non apprende come relazionarsi e la carenza di stimoli adeguati a livello relazionale non permette al cervello di sviluppare le aree correlate all’empatia.

La capacità empatica richiede cioè un “modeling” da parte dei genitori che dovrebbero dare in primis il BUON ESEMPIO di “come si ama” e “cosa significa essere amati”.

Se l’amore manca, il bambino non sa cosa significhi amare ed essere amato, se l’amore donatogli è eccessivo e a senso unico, da grande, gli sembrerà ovvio che gli altri amino lui/lei, ma ciò non implica che lui/lei debba sentirsi in grado o in dovere di ricambiare, anzi, quando per qualche motivo mancherete nel garantire un certo livello di energia gratuita, invece di aiutarvi, i  narcisisti/le narcisiste vi faranno sentire in colpa come i bambini/bambine viziati/e fanno quando mamma/papà ha la febbre, ma loro sono ancora molto piccoli per capirlo e gli urlano “cattiva mamma/papà” se la minestrina non è pronta.

competitività narcisistica

 

Da queste due differenti situazioni (incuria/discuria o ipercura) derivano i due principali atteggiamenti dei narcisisti:

La compensazione del vuoto: la fame e la carenza di amore causano una sensazione di vuoto e fame di affetto cronica, per questo il/la narcisista diviene avido/a di attenzioni e riconoscimenti, nel tentativo di ritrovare quell’amore che non ha mai ricevuto, nell’illusione di riempire questo vuoto cosmico.

Le petit Prince/la petite Princesse: l’esaltazione del bambino è la causa dell’egocentrismo nell’adulto; il narcisista egocentrico è convinto che tutto gli sia dovuto, che gli altri gli siano inferiori, che non abbiano mai ragione a meno che non concordino con lui e che solo lui/lei sia onesto, mentre gli altri siano tutti ingiusti e cattivi con lui/lei.

In tutti e due i casi l’individuo è ripiegato su se stesso; nel primo caso, il soggetto vive in una sorta di senso di ingiustizia perenne per cui deve pretendere l’amore che non ha mai avuto al fine di  colmare il vuoto affettivo alla base di esso e per questo si verificano le cosiddette “alte pretese” riguardo agli altri, che devono ammirarlo/a, ed essere sempre a sua disposizione. Nel secondo caso, il soggetto abituato ad essere idolatrato/idolatrata come un Dio/Dea da uno o entrambe i genitori pretenderà di riprodurre questo schema di relazione altamente dipendente e sbilanciato anche nella vita adulta. L’atteggiamento condiviso è di grande arroganza, superbia, rigidità e volubilità.

Il/la narcisista è incapace di riconoscimento e gratitudine (caratteristiche essenziali per accedere a quella che la Klein chiamava fase depressiva dello sviluppo, nella quale si considera l’altro non più solo un oggetto, ma un SOGGETTO) ed è incapace di provare empatia, perché è cresciuto/a nell’illusione di poter replicare la simbiosi madre/figlio perché l’ha vissuta fino all’età adulta o di rimpiazzarla dato che non l’ha potuta vivere al momento giusto. I diversi livelli di gravità della nevrosi narcisistica, determinano poi l’instaurarsi o meno della personalità narcisistica patologica i cui differenti livelli di funzionamento ne determinano la gravità e l’intensità/rigidità delle difese.

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