Dott.ssa Silvia Michelini     psicologiacoppia@gmail.com

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L’ossessività , il perfezionismo e il controllo hanno alla loro base la paura e in particolare, la paura della “contaminazione” e dell’”intrusività” da parte del mondo esterno, inteso in generale, come ALTRO da me e quindi come TU.

In quest’ottica, le relazioni non sono più incontri, alla cui base vi è fiducia e accettazione, ma una valutazione pragmatica e razionale di costi benefici, in cui l’altro potrebbe portarci fuori strada, spingerci a cambiare idee, categorie, valori.. quei valori, quelle idee e quelle categorie, che fino ad oggi ci avevano protetto da una madre intrusiva, ossessiva o caotica o da un padre narcisista eccessivamente pretenzioso e cioè da un mondo percepito originariamente come ostile, pericoloso o al contrario, come eccessivamente perfetto, ideale ed irraggiungibile.

Nel tentativo di evitare il dolore, l’errore, la scelta, l’ossessivo si concentra sul perfezionismo e sul controllo per organizzare il suo mondo, puntando solo su se stesso/a e in tal senso – generando un Falso Sé, indistruttibile, invincibile, inattaccabile e soprattutto, completamente ripiegato su se stesso.

Ciò rappresenta una grande criticità rispetto alla naturale evoluzione psico-affettiva dell’essere umano. Si resta incastrati in una sorta di perenne potenzialità, priva di reale azione, reale sacrificio.

Viktor E. Gebsattel  (psichiatra tedesco, seguace dell’approccio esistenziale), sosteneva che l’ossessivo vive come se stesse combattendo  una perenne battaglia contro nemici inesistenti, contro una forza distruttiva che lo minaccia, che a mio parere altro non è che la proiezione della sua distruttività interna sul mondo esterno.

Questa eterna lotta, oltre a bloccare eventuali pericoli provenienti dall’esterno, blocca anche l’energia vitale e  – con essa – la possibilità di una crescita, che passa quasi sempre attraverso un processo di cambiamento.

Ecco perché dietro all’ossessivo perfezionismo, alla religiosa ossequiazione di rituali di simmetria, quella persona sta cercando di difendersi dalla possibilità che qualcuno metta in disordine il suo mondo interno e preferisce “fare da solo/a” piuttosto che condividere con gli altri.

Gli altri, cioè –  diventano elemento di disturbo anziché risorse e questo autismo psichico determina un progressivo disimpegno dalle relazioni e da tutto ciò che è correlato ad esse fino al raggiungimento di una sconsolata solitudine.

L’ossessivo maniacale accumula successi, averi ha un bambino interiore insaziabile di stimoli, di novità e di attenzioni, mentre l’ossessivo depresso, semplicemente vuole stare solo, con le sue cose e non vuole che nessuno alteri uno stato di benessere, un’età, una condizione in cui lui/lei , si sentono sereni, privi di ansia.

In tal senso, ogni novità, anche positiva è vissuta come l’imminente possibilità di una catastrofe.

La nevrosi ossessiva è possibile riscontrarla in vari tipi di personalità che mettono al centro del loro mondo il loro Ego: narcisistica, istrionica, borderline – così come con tutte quelle che hanno difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno sul versante della fiducia, esempio quella schizoide e paranoide e con i disturbi psicologici tipici: depressione, ansia, panico, ipocondria.

disturbo ossessivo compulsivo

L‘energia psichica stagna invece di fluire. Ci sentiamo sempre in pericolo, sempre iper-vigili, mentre chi vive, chi si sente di poter affrontare qualsiasi cosa senza mettere il suo Ego in questa possibilità di fallimento, allora si libera.

In generale diciamo che qualsiasi forma di disagio psichico o relazionale passa dalla sfiducia verso il mondo esterno e dalla volontà – attraverso una corazza di controllo emotivo –  di essere invulnerabili ai pericoli reali o percepiti dall’altro/dall’esterno.

Non a caso un tratto distintivo della patologia autistica è proprio quello ossessivo/compulsivo.

Questa protezione, questa corazza  – tuttavia –  è proprio ciò che ci fa ammalare, perché nel tentativo di analizzare cosa potrebbe convenirci di più: “sto effettivamente facendo un buon affare a stare con lui/lei”, finiamo per morire di fame o meglio di solitudine, che nella nostra era, fa poca differenza.

Le scelte dell’ossessivo non possono essere istintive, (casomai compulsive), lui/lei non può permetterselo se non dopo un lungo processo di dolorosa analisi dei pro e dei contro e già il fatto stesso di scegliere lo/la mette in una posizione di poter “perdere qualcosa”.

Questa avarizia di se stessi non è una forma di brutale egoismo, ma il segno della nevrosi stessa.

Per questo motivo non accettano “difetti”, “errori” e cioè la possibilità che la vita prenda una piega drammatica (come nella maggior parte dei casi) e confondono quindi la serenità con l’immutabilità della realtà esterna.

disturbo ossessivo da relazione

In questo senso la tanto agognata felicità che l’ossessivo e il narcisista vogliono raggiungere restano incastonate in una scatola di vetro: “rompere in caso di emergenza”.

Questo perché non si può essere felici se non si accetta che l’altra faccia della medaglia è la possibilità di perdere e disperarsi.

Gli esseri umani nascono per comunicare, sono innatamente sociali e in questo senso, l’uomo è programmato per dare oltre che accrescere la sua individualità; per questo –  il narcisismo tipico della nostra società – non fa che rinforzare gli aspetti ossessivi, di perfezionismo e controllo che tanto ci fanno ammalare, di ansia, di depressione  e altre nevrosi, costringendoci a vivere nel terrore della perdita e del fallimento.

L’avarizia, l’anoressia di emozioni e di sentimenti, corrispondono alla perdita progressiva di alcune funzioni del nostro cervello come l’empatia e la capacità di auto-regolazione emotiva, intesa come tolleranza alla frustrazione.

Per questo motivo l’ossessivo entra in conflitto soprattutto quando ama, perché vive una feroce battaglia tra il suo emisfero destro e sinistro e la sua guarigione è insita nell’integrazione degli aspetti emotivi in quelli razionali e guarisce se si arrende al fatto, che la sensazione di benessere vince sui conflitti razionali, seppur veri, che colgono tuttavia solo una parte della realtà umana.

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