Perchè amiamo?

Perchè “amiamo“?

Cos’è l’amore?

 Il termine amore è troppo estensivo ed inflazionato, perchè se ne possa parlare senza una necessaria delimitazione.

In questo articolo userò il termine amore per definire la modalità di rapporto uomo-donna, che nasce dalla diversità di due soggetti-individui, si alimenta di erotismo e fonda una coppia sulla base di una progettualità comune.

Coppia, erotismo, desiderio, progettualità sono termini che nella loro copresenza differenziano l’amore da tutte le altre modalità agapiche o idealizzate, quali l’amore parentale, coniugale, amicale o quello verso determinati valori come il bene e la conoscenza.

Per poter parlare d’amore è necessario chiedersi da dove nasce, come si forma e si evolve poi nella coppia, che ne rappresenta la base.

D’altra parte la resistenza della coppia alle mode, alle pressioni socio-culturali in continuo mutamento, alla cultura e alle varie epoche storiche, dimostra che essa è  un fenomeno universale e fondante la realtà umana, perchè è il prototipo universale del rapporto madre-bambino.

L’amore ha a che fare con l’innata predisposizione dell’essere umano al contatto e alla comunicazione e il desiderio ha origine  dal primo rapporto amoroso che l’Essere Umano sperimenta e cioè quello con il “Care-Giver” da cui dipende totalmente (chi si prende cura del bambino – in genere la Madre).

La condizione di totale dipendenza diviene pian piano in una condizione di autonomia/indipendenza.

Un primo punto fondamentale quindi, è dato dalla naturale, intrinseca tendenza dell’essere umano a trasformare la dipendenza fisiologica primaria in una sempre maggiore autonomia che conduce l’uomo a costituirsi sempre più come INDIVIDUO.

La psiche umana nasce con l’uomo ed ha varie funzioni, che si evolveranno secondo un principio epigenetico (seguendo i naturali stadi della genetica), ma anche in base all’esperienza con l’ambiente.

L’ambiente potrà essere supportivo, rappresentando in tal modo un fattore di protezione per lo sviluppo di una personalità “sana” oppure disfunzionale secondo vari gradi di entità, costituendo un fattore di rischio per l’instaurarsi di blocchi evolutivi ed emotivi.

In tal senso, tanto più è precoce un trauma (reale o percepito) sull’organismo, tanto più diffusa e pervasiva sarà la menomazione o la distorsione della personalità nelle sue funzioni primarie.

Un secondo aspetto, non meno importante, è dato dalla capacità di saper cogliere, dietro le apparenze, la realtà psichica dell’altro, capacità che è la base di ogni rapporto umano. (teoria della mente).

Se Io evolvo e mi sviluppo come INDIVIDUO, avrò una mia personalità e una mia individualità, ma avvertirò da un lato la naturale ed innata esigenza a ricreare quello stato di primordiale benessere collegato all’amore incodizionato materno, della totale dipendenza, dall’altro quello di affermare la mia individualità sull’Altro e creare una nuova unione.

Se il mio sviluppo emotivo e psicologico non ha subìto arresti o traumi, sarò in grado di far convivere in me queste due tendenze (dipendenza/indipendenza) e di trovare un Altro diposnibile ed instaurare con lui/lei una relazione sana e soddisfacente.

Dall distorsione di questo equilibrio nascono le dinamiche amorose sofferte ed insoddisfacenti.

Il Mito delle Due Metà

Da questa necessaria premessa, si evince come non è possibile considerare la coppia come un’unità, un unico sistema in cui si “fondono” due soggetti, nè tantomeno come la somma di due metà, che nate da una primitiva perduta unità (mito dell’androgino), si cercano disperatamente nella speranza di ritrovarsi e ricongiungersi per sentirsi finalmente completati.

La coppia è piuttosto l’incontro e la scelta di due INDIVIDUI diversi , che nell’amore, cosi’ come sottolinea la teoria della Gestalt, costituiscono qualcosa di molto di più che la semplice somma di due unità. (La totalità è più che la semplice somma degli elementi che la costituiscono. – Teoria della Gestalt).

La coppia non è accoppiamento.

Ognuno di noi è un “sistema” unico, irripetibile in continua interdipendenza con gli altri sistemi e i suoi membri, da cui dipendiamo per la nostra sopravvivenza emotiva e coi quali cerchiamo consciamente o meno di mantenerci in equilibrio.

L’individuo è una persona che, (come indica l’etimologia della parola veid “mancanza”, “perdita”, da cui il termine vedova), ha bisogno di un’altra persona per realizzarsi interiormente.

E il bisogno è l’antitesi della scelta.

Quando nasciamo la dipendenza è implicita, perchè abbiamo bisogno di essere accuditi per sopravvivere, ma con la crescita devono emergere sempre più quelle capacità psichiche mature, che danno luogo all’autonomia, intesa come rivisitazione e messa in discussione di quegli “schemi” appresi, di quei modelli genitoriali che abbiamo vissuto durante l’infanzia.

“L’individuo” è perciò colui che ha compiuto un lungo, faticoso e spesso incompiuto cammino, che si snoda dall’iniziale e fisologica dipendenza del neonato, fino all’autonomia dell’adolescenza.

Alla nascita, e con la nascita, si forma la prima coppia: il bambino deve poter contare su un essere umano soddisfacente per poter sopravvivere fisicamente, ma anche e sopratutto emotivamente; in questo senso, si configura quello che sarà il successivo rapporto d’amore tra adulti.

Se la figura genitoriale primaria si rivela supportiva, il bambino ne ricava un’immagine positiva, dalla quale poi dovrà certo separarsi per RI-nascere, ma che conterrà in sè la dinamica del “ricordo” positivo. Non avrà un vuoto. Quando attingerà alla “sacca dell’amore” la troverà sempre piena. Non troverà il bambino ferito e solo desideroso di trovare una mamma.

E’ evidente quindi che la SIMBIOSI e la SEPARAZIONE, come valori assoluti rappresentano le due facce dell’ AMORE.

E’ altrettanto evidente però, che in ogni forma d’arte si tende a rappresentare in maniera più o meno drammatica, proprio queste situazioni.

Pertanto potremmo chiederci se esiste una modalità d’amore “sana”?

Sicuramente la base dell’amore è una coppia formata da due soggetti autonomi, capaci di stabilire un rapporto di intimità, ma anche di separarsi ovvero di raggiungere un equlibrio tra i due poli opposti: “simbiosi-separazione” – “dipendenza-indipendenza” e quindi tra “amore e odio”, in cui l’odio può diventare l’unico sentimento sperimentato a livello conscio o inconscio, da chi non riuscendo ad ottenere questo equilibrio con i suoi strumenti è destinato ad oscillare tra i due poli di autonomia e dipendenza, odiando l’oggetto da cui dipende, ma non potendo separarsene, poichè rappresenta l’unica sua fonte di sicurezza.

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