Perchè non ti dimostra mai che ti ama? Evitare le emozioni: Come riconoscere se il tuo partner è un “Evitante”

Molti dei miei pazienti, si lamentano della “freddezza” del proprio partner, del suo modo “distaccato” di vivere il rapporto; a tutti noi è capitato di sperimentarsi in una relazione con una persona che vive le emozioni in modo conflittuale o meglio – non le vive, perchè le percepisce come minacciose.

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Perchè molte persone sentono che lasciandosi andare in un rapporto, rischiano di “perdersi”? che dimostrando all’altro/a che lo/la amano perdono “potere”?

Perchè alcune di queste persone ricercano un rapporto di coppia stabile, ma poi non sono in grado di godere del rapporto e di dimostrare all’altro i propri sentimenti?

Le ricerche e gli studi sull’attaccamento, dimostrano che può dipendere dalla qualità delle prime relazioni di cui abbiamo fatto esperienza.

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Ognuno di noi, impara ad amare, basandosi sulle prime relazioni avute in infanzia, in particolare con le prime figure di accudimento.
Il nostro modo di vivere  l’amore dipende molto dal modello di relazione che abbiamo interiorizzato in famiglia ed in particolare con la madre o con altra figura di accudimento, detta “care-giver”.

In poche parole seguiamo un modello di relazione che abbiamo appreso in famiglia, anche se non ne siamo sempre consapevoli e se lo siamo, spesso non riusciamo ad evitare di comportaci in quel modo.

Questo non vuol dire che si possa cambiare, ma è bene considerare questi modelli di base, al fine di divenire adulti affettivamente maturi e consapevoli.

In particolare gli studi Di Bowlby e Mary Ainsworth hanno evidenziato che la relazione tra la madre e il bambino, soprattutto nel primo anno di vita, lascia una traccia indelebile (“imprinting” ) che influenza tutte le successive relazioni.
Se la relazione tra la madre e il bambino/la bambina è solida, calorosa e il piccolo sviluppa fiducia rispetto alla costanza e alla presenza della madre come figura di accudimento valida e stabile sviluppa quello che tecnicamente si definisce attaccamento “sicuro”, se invece la madre non riesce ad entrare in sintonia col figlio/figlia e le sue cure sono state carenti, il bambino/la bambina sviluppa un attaccamento “insicuro”.

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I bambini che crescono in un contesto affettivo valido, si sentono amati, sanno che se sono in difficoltà c’è qualcuno che li accoglie, che li comprende e che li guida e per questo sviluppano FIDUCIA NELLE RELAZIONI, perchè si aspettano una risposta positiva dall’altro e qualora ce ne sia una negativa, sanno che l’altro può riparare o farà di tutto per farlo.

Un tipo di relazione così appagante, permette al bambino di crescere con un buon livello di autostima e una buona immagine di sè, come degno di amore, per questo da adulto, saprà anche riconoscere nel’altro emozioni, desideri e bisogni.

La recente fragilità delle unioni e la facilità con cui si disgregano le coppie e le famiglie ha contribuito, purtroppo, ad aumentare il rischio che le relazioni siano sempre meno sicure e stabili e per questo non è difficile confrontarsi con l’insicurezza nelle relazioni a qualsiasi età.

 

Da adulte, le persone con un attaccamento sicuro vivono le emozioni, l’affettività e l’intimità in modo sano ed equilibrato, non se ne sentono minacciate, mentre le persone con attaccamento insicuro hanno un attaggiamento conflittuale verso le relazioni affettive, da un lato le ricercano, dall’altro viverle li costringe a riconfrontarsi con il doloroso ricordo delle relazioni primarie, carenti o fonte di sofferenza.

L’attaccamento insicuro la SFCUOREIDUCIA e il conflitto rispetto alla propria AUTONOMIA
Le persone con attaccamento insicuro non riescono ad avere una relazione appagante perchè non hanno fiducia in se stessi e negli altri.

La mancanza assoluta di fede nel mondo esterno e quindi anche negli altri, dipende dalla sfiducia che queste persone sviluppano nei confronti die loro genitori, che non sono stati in grado, per problemi affettivi, psicologici, familiari etc.. di prendersi cura di loro in modo adeguato e cioè rispondendo in modo adeguato ai loro bisogni di cura, protezione e amore da un alto ed autonomia dall’altro.

Per questo motivo le persone con attaccamento insicuro, hanno un imprinting negativo alle relazioni, che sono quindi percepite come fonte di sofferenza e nella vita affettiva adulta mettono in atto dei “copioni relazionali” abbastanza prevedibili, che hanno appreso in famiglia.

Bowlby ha identificato poi tre tipi di attaccamento insicuro: evitante – ambivalente – disorganizzato.

Oggi parliamo delle persone con attaccamento EVITANTE e cioè quelle che spesso percepiamo come inafferrabili, schive, distaccate e aride di emozioni, sia che siano in una relazione stabile o poco impegnativa.

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Gli evitanti sono persone che hanno imparato presto a dover contare solo su loro stessi, perchè i genitori non erano disponibili e li hanno spinti verso un’autonomia troppo precoce.

Il messaggio che questi genitori mandano ai loro figli è che una relazione (madre-figlio/amicale etc..) è limitante per la propria autonomia.

Avvertendo la relazione come una minaccia alla propria autonomia, gli evitanti, nascondono le proprie emozioni, a volte anche a loro stessi, non riescono a stare in una relazione, perchè gli suscita ansia e per questo puntano tutto sulla propria realizzazione personale.

Gli evitanti “single”si “difendono” dal rischio di amare, concentrandosi sui difetti del proprio partner dopo poco che conoscono una persona e vivono quindi relazioni brevi del tutto inconsistenti, che non li coinvolgano emotivamente.

Gli evitanti in “coppia” sono  descritti come egocentrici e concentrati su se stessi; fanno fatica a ragionare come coppia e a costruire un senso del NOI, qualsiasi richiesta da parte dell’altro viene percepita come pressante, quasi come se la certezza del suo amore sia la sua sola presenza, della quale l’altro deve accontentarsi.

Gli evitanti descrivono i loro partner (sebbene normalissimi), come esigenti, lamentosi, sofficanti..etc. e vivono l’intimità emotiva e sessuale come un grande ostacolo, che li costringe a confrontarsi con le vecchie ferite, per questo, spesso di fronte alle richieste di maggiore intimità, rispondono al partner con la noia o con la fuga.

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Una persona con attaccamento insicuro/ un EVITANTE, può cambiare?

Vivere relazioni sane ed appaganti è il primo scalino per poter sperimentare un affettività più matura, purtroppo non sempre gli evitanti scelgono un partner con attaccamento sicuro, il più delle volte si confrontano con gli AMBIVALENTI, che hanno subito gli stessi traumi infantili, ma che hanno risposto sviluppando un atteggiamento paradossale rispetto alle relazioni: le ricercano per avere conferme continue di amore, che tuttavia sono insufficienti a colmare i loro vuoti e per questo sono perennemente insoddisfatti. Gli ambivalenti inoltre basano la loro carente autostima sulle conferme esterne e per questo, se in relazione con un evitante, rischiano di incappare spesso nel tradimento, nel senso di colpa e nelle eterne lotte di potere, caratteristiche delle coppie disfunzionali.

L’ideale quindi è saper individuare chi ha un attaccamento sano, ma se ci siamo innamorati di qualcuno che invece ha un attaccamento insicuro, non possiamo far altro che pazientare affrontando insieme un percorso di coppia, o individuale focalizzato sulle relazioni e sulla possibilità di sviluppare un’ affettività matura.
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D.rssa Michelini

2 commenti

  1. Buongiorno e grazie in anticipo se vorrà dedicarmi un pò del suo tempo.
    Vado subito al dunque. Da febbraio 2015 ho iniziato a frequentare un ragazzo che mi ha corteggiata per un anno senza che io accettassi mai di uscire con lui perchè avevo paura di quello che potessi provare per lui. Alla fine, come sempre, al cuor non si comanda e così ho iniziato a frequentarlo. Lui dolcissimo, tenero e sempre presente inizialmente. Il problema?? E’ che lui mi ripeteva spesso che aveva paura di legarsi, che quando chiedeva a se stesso se fosse innamorato di me la risposta era ancora no, ma che stava bene con me ed era da molto che non provava questi sentimenti ma che crede ormai di essere incapace di amare perché ha paura di vedere la sua debolezza e la sua fragilità di fronte a tale sentimento. Premessa: io ho 35 anni e lui 45!!
    Ad aprile se ne andò dicendo che lui non è capace di provare sentimenti. Che stava bene con me ma aveva paura di farmi male, mentre se fosse stato solo poteva far male solo a se stesso, ma continuava a chiamarmi tutti i giorni…così dopo un mese torniamo insieme ….e da allora sembrava andare tutto bene, fino a che non siamo partiti ad agosto per le nostre vacanze…di lì è iniziato il mio incubo….l’ho sentito parlare da solo…più che parlare, arrabbiarsi contro qlcuno, ma era solo in bagno…urlava come se stesse facendo ancora il suo vecchio lavoro . Lui aveva un lavoro in cui copriva un ruolo molto importante. Era stato spinto dal padre nella scelta di quel posto. Un padre molto severo e autoritario che da piccolo ha spento la sua vivacità. Comunque, a causa di un suo grave errore personale, è stato licenziato 8 anni fa…ad oggi è in corso ancora un ricorso per tale provvedimento. Un’esperienza dolorosa e terribile per lui, e per la famiglia. Una famiglia borghese, dove non si sopporta la vergogna per quello che è successo.
    Tornando a me in vacanza, vedendo la mia reazione di spavento e terrore ha finto di smettere di parlare da solo, dico “ha fatto finta” dato che comunque io lo vedevo parlucchiare sottovoce o molto piano, o mentalmente quando si accorgeva che io lo sorprendevo…..addirittura lo vedevo gesticolare o fare le espressioni tipiche del dialogo! Alla mia richiesta di farsi aiutare da uno psicologo o psichiatra, mi ha risposto che lui non ne ha bisogno, che sta bene e da un dottore non ci torna neanche morto, che il suo malessere è come quando uno nasce malato di una malattia incurabile. In tutto questo scopro anche che mi ha mentito sul suo lavoro, che un lavoro non ce l’ha e nonostante gli abbia chiesto di dirmi la verità, lui ha continuato a mentire…così lo l’ho lasciato seduta stante, spiegandogli che il rispetto e la fiducia sono alla base di ogni tipo di rapporto tra due persone e che, inoltre, per potermi dare amore è necessario che lui trovi il suo equilibrio….
    Mi sento persa e così inizio un percorso da uno psicologo.Intanto lui, di tutto questo mio discorso, capì solo che io mi fossì scocciata, ma non ha smesso di cercarmi, senza però farmi vedere dei veri cambiamenti e facendo attenzione a non promettermi nulla… L’unico cambiamento è stato aver trovato un lavoro e ad ottobre è partito per questo.
    Io avevo ancora tanta confusione e paura, ma sentivo che ne ero ancora innamorata. Finiamo così per tornare insieme a natale. Torno insieme anche ai suoi problemi. Continua ancora a parlare da solo, quando crede non lo veda o senta nessuno, continua a dire che ha perso l’entusiasmo per qualunque cosa, continua a dirmi che non sa definire quello che sente me (che sono importante ma lui non può perdere la testa perché quando ha perso il controllo gli hanno tolto il suo “vecchio” lavoro), continua a non riuscire a dire che sono la sua ragazza (pur comportandosi come tale), continua a non dirmi ti voglio bene, continua a non farmi entrare pienamente nella sua vita e infatti non mi fa conoscere nessuno della sua famiglia e mi tiene fuori anche dai suo affari personali (lui è benestante di famiglia e si trova a gestire diversi beni) dicendo che questo non riguarda il nostro rapporto….Il tutto alternato a momenti di dolcezza, di intensa intimità e di grande impegno ad essere meno freddo e più presente nella mia vita, nonostante la lontananza. Io mi dicevo, grazie anche all’aiuto del mio psicologo che ha cercato di farmi comprendere che parlare da solo non è pazzia, che stava facendo dei passi avanti e dovevo solo aspettare e rispettare i suoi tempi.
    E poi l’incubo la settimana scorsa., nel momento in cui sembrava andasse tutto bene. Scende e vuole presentarmi sua sorella. Arriviamo davanti casa della sorella, mi lascia la mano e mi dice che non devo fare capricci e che non gli va di entrare mano nella mano. Io mi arrabbio, lui esplode in una rabbia che in un anno e mezzo non avevo mai visto e continua dicendomi che a quel punto non se la sente più di farmela conoscere. lo lo insulto dicendogli che non è un uomo e vado via. Lui mi chiama la sera, per dirmi che è stanco che sia sempre io a dettare i tempi del nostro rapporto, che lui non ha bisogno di nessuno e io non ho bisogno di lui. Mi cerca il giorno successivo dicendo che io ho deciso di lasciarlo che lui vuole che pensi meglio a quello che voglio, che lui non vuole tenermi fuori dalla sua vita ma ha bisogno di tempo anche per farmi conoscere la famiglia…io sto male e piango davanti a lui. L’indomani cambia tutto…mi lascia perché non può darmi il futuro che io sogno e non vuole che io stia male e pianga per lui. Io accetto e gli dico di essere coerente e lasciarmi stare. Inutile, mi chiama il giorno dopo. Io non rispondo, mi scrive che io l’ho fatto sentire importante, che da quando mi ha conosciuta lui non ha più fatto uso di cannabis (questo me lo avevano detto anche gli amici) e lui in cambio è riuscito solo a farmi piangere. Ha continuato dicendomi che io per lui sono la sua ultima possibilità, ma lui proprio non riesce ad amarsi e quindi come può amare qualcun’ altro? E’ partito, lasciandomi anche un regalo davanti al mio ufficio, ma senza salutarmi. Ha continuato a cercarmi altre volte, ma io gli ho detto che non ha senso sentirci tanto le cose non cambiano. Ne ho parlato al mio psicologo, che pensa che lui potrebbe soffrire di un disturbo bordeline.Io pensavo fosse più un disturbo evitante di personalità, perchè in realtà non ha mai avuto scatti di rabbia, nè autolesioni, nè mi ha mai espresso le sue emozioni con parole eclatanti….voi che disturbo pensiate possa avere? E poi perché mi manca così tanto, perché vorrei che mi chiamasse dicendo che nn può fare a meno di me e vuole solo farsi aiutare?
    Grazie ancora.

    1. Cara Vergana,
      credo che lei debba forse optare per un altro percorso terapeutico.
      Non a caso, scrive qui per avere un parere differente, che tra l’altro io non posso darle, sia per rispetto al collega che per impossibilità etica.
      Quel che posso dirle è che in tutta la mail, si vede che sia lei che il suo psicologo avete fatto un’attenta analisi del suo compagno, manca la sua però.
      Perchè lei si ostina a permanere o si ostinava in una relazione salvifica e dipendente con una persona in difficoltà?
      Io credo tra l’altro che la diagnosi (spesso inutile per il mio modo di lavorare poichè i tratti di personalità si sovrappongono ad un differente livello di funzionamento) sia fuorviante come è fuorviante e malsano, se ci pensa, che lei ricerchi una diagnosi per lui, piuttosto che per se stessa, nonostante stia affrontando un percorso di crescita personale.
      Smetta di chiedersi chi è lui, cosa fa e cos’ha.
      Lui è così non cambierà, se non con un lavoro, voluto e sentito sulla sua sfera emotiva, sulla sua capavità di affidarsi e fidarsi, con la capacità di condividere e 45 anni, mi sembrano anche una buona età per farlo non trova?
      Mentre leggevo avevo l’impressione si parlasse di un ragazzo di 20 anni con una madre preoccupata al seguito.
      Lui si è impegnato al suo meglio, ma più di questo non riesce a fare.
      Ora si chieda lei, cosa è disposta afare per se stessa e perchè è lei in primis a non amarsi.
      Le consiglio di variare terapeuta, poichè lei non stima il suo così affondo e inoltre non è soddisfatta e si mette al suo pari “per me era evitante, er lui era borderline”..mi pare si sia creata un’alleanza poco salvifica per lei e immagino questo sia un suo transfert sul terapeuta.
      Ne parli con lui/lei e poi valuti se cambiare percorso, riaffrontando un contratto terapeutico valido, fatto di obiettivi, tempi e anche analisi del contro-transfert.
      Un Caro Saluto

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