Ricatti affettivi e manipolazioni: se gli altri ci fanno sentire sempre in colpa

Il ricatto affettivo è la peggiore manipolazione psicologica ed affettiva che le persone intorno a noi possano infliggerci.

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Che si tratti di un familiare, di un partner, di un amico o di un collega, questo tipo di dinamica psicologica assorbe molta energia in noi e ci lascia vuoti, impotenti ed amareggiati.

Come facciamo ad accorgerci se siamo vittime di ricatto affettivo?
Ogni volta che qualcuno che amiamo o con il quale ci relazioniamo, ci mette in condizione di sentirci in colpa, qualora noi ci comportiamo in un determinato modo o non lo/a accontentiamo rispetto ad un certo desiderio, è probabile che si tratti di ricatto affettivo.
Ogni volta che, per non perdere (o per ottenere) l’amore, la stima, la compagnia di qualcuno, dobbiamo fingere di avere un’altra personalità o carattere, è possibile che ci si trovi di fronte ad un ricatto affettivo.
Non si tratta dei naturali compromessi che si fanno nelle relazioni per diplomazia o per affetto, perchè questi “si discutono insieme”, un partner/amico/collega/familiare leale, espone le sue esigenze chiaramente, correndo il rischio di essere disatteso ed è sempre pronto alla mediazione, mentre il ricattatore è estremo, egocentrico e giudicante.
Non si tratta quindi di situazioni in cui “faccio questo perchè so che ti fa piacere oppure cedo volontariamente su questo punto dopo averne discusso con lui/lei”, ma di situazioni in cui ci sentiamo messi alle strette; di fatto se non agiamo in quel modo, siamo passibili di recriminazioni, accuse, lamentele rispetto ad aspettative disattese.

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I ricattatori affettivi, prima si mostrano come persone molto disponibili, affabili e comprensive e poi pian piano iniziano ad insinuarsi con le loro pretese, con le loro mille “prove di amore o di amicizia”, per poter interagire con loro dobbiamo attenerci ad uno schema ben prestabilito e l’impressione è quella di “camminare sempre sul filo del rasoio”.
Il ricattatore affettivo ci colpisce nell’autostima, perchè giudica la nostra persona “se fossi un vero amico, faresti questo…” e noi al fine di sentirci coerenti e in sintonia con noi stessi, iniziamo a cercare di dimostrare all’altro di essere un buon amico, ecco che siamo caduti nella trappola.
Se pensi di essere vittima di ricatti affettivi, ricorda che senza un percorso psicoterapico è difficile liberarsene, soprattutto se questi provengono da dinamiche familiari, matrimoniali o nel legame coi figli.
Se ti accorgi invece di essere tu a comportarti come un ricattatore, sappi che è possibile imparare a relazionarsi agli altri in modo diù semplice e disinteressato, senza sentire sempre di “aver dato più di quello che si ottiene”.
In entrambe i casi è sull’indipendenza e l’autonomia affettiva che dobbiamo lavorare.

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D.ssa Michelini

3 commenti

  1. Buongiorno, intanto faccio i complimenti per l’articolo. Poi volevo chiedere: si può avere una dipendenza/ossessione nei confronti di una persona senza esserne innamorata (cercando prima un’amicizia e poi avendo un’amicizia con questa)? E se è possibile che questa persona (la seconda) sia una manipolatrice/ricattatrice emotiva? Inoltre l’ossessione, senza esser innamorata, può esser per una persona del nostro stesso sesso? Grazie

    1. Salve Alessandra,
      non posso entrare nel merito della domanda perchè priva degloi elementi sufficienti per esporsi attraverso un’affermazione.
      L’ossessione tuttavia, può rivolgersi verso qualsiasi “oggetto” donna, uomo, amico, madre… perchè il fulcro non è chi, ma l’ossessività.
      L’oggetto è percepito come “ideale”, ambìto o come antagonista/opposto/odiato e in tal senso negato.
      Per il resto non ho ben compreso la domanda.
      Grazie

      1. Chiedevo se l’altra persona potesse essere manipolatrice perché durante la relazione, mi diceva spesso, nei momenti di discussione: “se mi vuoi bene, torna la persona che a me piace tanto” (cioè quella accondiscendente, e non polemica), “io non ho mai detto di esser perfetta, però”, “pensa come vuoi, visto che non mi credi” e dopo che tu rispondi “posso anche crederti ma vedo i fatti, che non sono molto diversi da come ho scritto”, sentir dire “non meriti altre risposte” e cose simili…
        E ovviamente lei mi diceva ciò che le dava fastidio di me, e asseriva di voler io facessi altrettanto

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