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Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Dott.ssa Silvia Michelini

”..Un dipendente affettivo non è sempre una persona altruista, mite, insicura e fragile – che si affeziona facilmente – ma può essere tutt’altro: una persona internamente distaccata, fredda, evitante, ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante bilico tra la ricerca di vicinanza e l’istinto di evitare l’altro, desideroso/a di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà per incontrare e dipendere da partner che lo/la compensano e che di base sono come loro, ma indossano una maschera differente…”.
D.ssa Silvia Michelini

Cosa si intende per ALESSITIMIA, chi è un/una ALESSITIMICO?

Un alessitimico è una persona che non è in contatto con i propri stati emotivi.

Non sa riconoscere le proprie emozioni e quando le riconosce, le esprime in modo molto limitato e confuso, per questo motivo è spesso un individuo solitario, che vuole evitare i conflitti e le relazioni affettive e sociali in genere.

Queste persone manifestano un certo distacco anche in psicoterapia, si impegnano poco, non vogliono approfondire certe tematiche, perché hanno scarse/ridotte capacità di insight (guardarsi dentro) e di mentalizzazione.

Si tratta di quelle persone che definiremmo “chiuse”, “strane” ,“schive”, che reagiscono in modo impulsivo agli stimoli esterni, perché non sono in grado di mentalizzare i loro processi interni (percezione dei propri processi emozionali).

L’alessitimico/a è una persona rigida, anche nella postura e nelle espressioni facciali, una persona disinteressata, che non nutre aspettative verso il mondo esterno non si aspetta che mondo esterno non ne abbia nei suoi confronti. Vanheule et al.(2007).

Alcuni studi recenti, inoltre, hanno dimostrato che questa caratteristica non è solo l’espressione di un disagio clinico (un sintomo), ma un tratto ben distinto, associato a vari tipi di personalità, soprattutto quelle che hanno a che fare con la disregolazione emotiva. (Luminet et al., 2001). Fonte autori: http://www.stateofmind.it/2015/10/alessitimia-psicopatologia-adulti/

Il caos emotivo interno è una caratteristica molto evidente in questi soggetti che all’apparenza sembrano persone ben adattate, intelligenti, abili nel contesto lavorativo, ma scarsamente efficaci in quello affettivo/interpersonale.

L’alessitimico cela un insieme di stati interni aggrovigliati confusi, non “sente” nulla e spesso, per sentire qualcosa ricerca delle esperienze estreme (droga, alcool.. sport estremi, sesso).

E’possibile riscontrare il tratto alessitimico in molte personalità da leader, considerate vincenti o estreme (campioni sportivi, viaggiatori, eremiti, …..) associate a tratti narcisistici, ossessivi, schizoidi,o istrionici che tuttavia vivono in costante evitamento e dissociazione interna.

Queste persone sono molto infelici e spesso non sanno neanche descrivere come si sentono…

..”sono come musicisti sordi alla ricerca della nota perfetta per iniziare a suonare la melodia della loro vita, ma che al primo tentativo di emetterla restano bloccati in un fermo immagine perenne, perché al loro interno vi è solo un silenzioso caos”. Dott.ssa Silvia Michelini.

Per questo motivo un alessitimico/a è una persona che ci confonde e si confonde con frequenti esplosioni emotive, in costante bilico tra evitamento e ricerca della vicinanza dell’altro per provare emozioni.

Un alessitimico/a sembra molto partecipe alle relazioni sociali, ma di fatto ha solo imparato la sua parte. Sa che è giusto dire MI DISPIACE, ma non prova nulla o meglio NON SI PERMETTE DI PROVARLO CONSCIAMENTE.

Per questo l’alessitimia è una caratteristica tipica delle personalità ossessive in amore e degli stati dissociativi, che si manifestano soprattutto attraverso sintomi somatoformi. (Freud li avrebbe chiamati disturbi di conversione nelle personalità isteriche).

In poche parole una persona alessitimica non può/vuole provare emozioni, per questo in presenza delle persone che gliene suscitano si sente spesso in difficoltà, vorrebbe scappare, ma allo stesso tempo cercare di vivere attraverso quella persona.

L’alessitimia è una caratteristica associata a vari tipi di temperamenti e personalità post-traumatiche, soprattutto come esito di educazioni repressive gravi traumi evolutivi (attaccamenti insicuri o disorganizzati, caos familiare, abusi intrafamiliari..).

Ecco quindi che molti ossessivi, schizoidi, narcisisti , border o istrionici, a differenza di quanto sembra in apparenza, non sono persone emotive, ma ANSIOSE.

Si tratta di caratteristiche dure da trattare, soprattutto in terapia, dato che la capacità di riconoscere e condividere le emozioni è alla base di qualsiasi relazione anche terapeutica, ma è possibile fare moltissimo attraverso trattamenti costanti nel tempo, che chiameremo di REPARENTING. (come rinascere e imparare tutto dall’inizio con un oggetto/genitore sostitutivo – il terapeuta).

Un dipendente affettivo, quindi, non è sempre una persona mite, insicura e fragile, emotiva (che si affeziona facilmente): spesso è una persona ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante ricerca di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà con tutta probabilità, per incontrare altre persone come lui/lei, che però indossano una maschera differente.

E’ come dire …. c’è chi si traveste da lupo e chi da pecora, ma entrambi nascondono lo stesso scheletro.

(Dr.ssa Silvia Michelini)

Il narcisista patologico e l’amore: identikit degli uomini che non sanno amare

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Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo della personalità il cui sintomo principale è un deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui.

Questa patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso”. Comporta un sentimento esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé – ovvero una forma di amore di sé che, dal punto di vista clinico, in realtà è fasulla – e difficoltà di coinvolgimento affettivo. La persona manifesta una forma di egoismo profondo di cui non è di solito consapevole, e le cui conseguenze sono tali da produrre nel soggetto sofferenza, disagio sociale o significative difficoltà relazionali e affettive.

(https://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_narcisistico_di_personalit%C3%A0)

Gli ultimi studi in ambito psicoanalitico, hanno dimostrato che “il narcisismo” fa parte di tutti quei disturbi che rientrano nell’area borderline di funzionamento psicologico. Freud aveva identificato due funzionamenti “nevrotico” e “psicotico”

Kernberg (1961) fu il primo a presupporre che invece i funzionamenti psicologici fossero tre, perchè c’era un’area (quella borderline appunto) che emergeva troppo spesso nelle diagnosi e che non riguardava il disturbo borderline di personalità, ma un differente modello di funzionamento psicologico.

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Nei soggetti con Organizzazione di Personalità Borderline l’esame di realtà rimane intatto, mentre l’Io non riesce ad integrare gli aspetti positivi e negativi dell’Oggetto (Persone, Cose, Situazioni, Eventi..) che vengono costantemente idealizzati o svalutati, attraverso l’uso di difese primitive come la scissione (totalmente buono e totalmente cattivo).

Secondo Kernberg è all’interno di questo tipo di Organizzazione di Personalità che si inseriscono tutti i Disturbi di Personalità, compreso quello Narcisistico.

Kernberg distingue tre differenti tipi di narcisismo.

  1. Il narcisismo sano, comune a tutti noi e cioè quello che ci consente di credere in noi stessi, credere nei nostri valori morali e stringere relazioni affettive ed amicali sane.
  2. Il narcisismo infantile,relativo a quelle persone che restano eterni bambini da accudire, che richiedono costanti attenzioni e per i quali una relazione è appagante nella misura in cui soddisfa i suoi bisogni fisici, emotivi, sessuali ed affettivi. Gli altri esistono per soddisfare lei/lui.
  3. Il narcisismo patologico, che si configura come uno specifico disturbo di personalità, origina da un iperinvestimento della energia affettiva sul sé. Un sé che però si concentra solo su rappresentazioni grandiose di sè e degli altri, dando origine quindi a una persona con una maschera di apparente grandiosità, dietro la quale però si nasconde in realtà l’insicurezza, il senso di inferiorità e l’incapacità di integrare aspetti positivi e negativi di se e degli altri.

Il narcisismo è da ricondurre a conflitti edipici e preedipici irrisolti, per questo si riscontra sia nelle donne che negli uomini, ma in modalità differenti.

E’ più facile incontrare un uomo che rispecchi l’identikit del narcisista, perchè nella donna il conflitto edipico e preedipico irrisolto, sfocia spesso in forme di narcisismo “inverso”, personalità depressive, dipendenti, istrioniche, seduttive, manipolatorie.

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Alcune caratteristiche però sono comuni ai due sessi:

  • scarsa empatia
  • egoismo
  • evitamento (attaccamento evitante)
  • incapacità di trovare un equilibrio tra amore/odio e desiderio/paura.
  • incapacità di avere relazioni affettive stabili e durature
  • rapidi innamoramenti e rapidi disinnamoramenti
  • paura di crescere, invecchiare
  • eccessiva concentrazione sull’aspetto fisico e l’estetica
  • tendenza a comportarsi in modo seduttivo e manipolatorio
  • tendenza a dare più importanza al gruppo di amicizie dello stesso sesso (gruppi di donne/uomini)
  • sfiducia verso l’altro sesso
  • gravi conflitti affettivi e psicologici irrisolti con le figure di attaccamento
  • gravi deprivazioni affettive subite nell’infanzia.

Oggi parliamo tuttavia del narcisista UOMO.

Un narcisista si sente sempre in pericolo, perchè in qualsiasi momento la sua fragile maschera può essere distrutta o messa in discussione e per questo nelle relazioni affettive ha uno stile di attaccamento principalmente EVITANTE. (intimità, emotività, vicinanza e condivisione emotiva, lo mettono a disagio, lo fanno fuggire).

Se il narcisista entra in relazione con qualcuno questi, deve testimoniarne la grandezza e se ciò non accade l’altro viene svalutato e suscita rabbia, frustrazione o umiliazione.

Il narcisista è severissimo con se stesso, ha un Super Io molto sadico, che lo mantiene in un costante senso di inferiorità (per arrivare alla perfezione, non è mai abbastanza ciò che fai), per questo per difendersi, proietta spesso questo senso di inferiorità sugli altri, costringedoli in continui test o prove, per dimostrare il loro vero amore, la loro integrità morale e il loro valore in genere. Per lui/lei non siete mai abbastanza.

Il narcisista patologico è anche molto invidioso in generale e non di rado anche nella relazione affettiva, la sua immaturita lo spinge ad essere invidioso dell’altro sesso e a mantenersene distante poichè aprirsi all’altro comporterebbe il rischio di esserne fagocitato, di perdere la propria autonomia o di perdere la propria maschera.

Il narcisista è interessato a specchiarsi in voi e voi dovete rispecchiare ciò che lui/lei vuole vedere, in caso contrario, sarete svalutati e vittime di pesanti reazioni di aggressività.

L’altro è così sia un amato salvatore che un odiato rivale! Il rapporto con gli altri diventa frequentemente parassitario e improntato sullo sfruttamento per alimentare la propria autostima. Tutti questi vissuti sono inscritti in un profondo senso di solitudine, che Kernberg chiama magnificent loneliness, nel quale sono immersi questi pazienti.
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2012/02/kernberg-disturbo-narcisistico-di-personalita/.

E’ facile innamorarsi di un narcisista, perchè nelle prime fasi del corteggiamentosi mostra simpatico, brillante, seduttivo e disponibile.

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Vi fa sentire speciali, perchè in quel momento per lui rappresentate un “oggetto” interessante, soprattutto agli occhi degli altri, magari un suo amico si era innamorato di voi, magari siete donne forti, belle, di successo etc.. oppure gli sembrate fragili, facilmente manipolabili, per questo lui vi desidera, vi vuole a tutti i costi ed essendo spesso un uomo bello, affascinante, spigliato e colto..di certo lo noterete e ne resterete affascinata.

Una volta cadute in questa trappola, inizierete a notare che il vostro principe azzurro si tramuta pian piano in un rospo velenoso: è sempre di cattivo umore, è lunatico, silenzioso, distaccato..c’è qualcosa che non va, si è già stancato, da muse ispiratrici vi siete trasformate in madri petulanti e severe che cercano di insegnare al povero malcapitato come si ama, come si vive e come ci si relaziona agli altri.

In memoria dei primi tempi, in cui lo avete visto al meglio della sua capacità recitativa, resterete ancorate a lui cercando di soddisfare le sue richieste al fine di vederlo tornare a sorridere. Eppure, improvvisamente, non va bene il vestito che vi siete messe, non va bene il vostro peso, il lavoro non va, la frase che avete detto, non va bene la vostra idea politica, il fatto che non rispecchiate il suo ideale di donna, che è spesso la scissione tra una santa (madre idealizzata) e la puttana (donna seduttiva).

Il narcisista, svaluta la donna, perchè ha un conflitto verso il femminile, che attira e  seduce e in tal senso fagocita; non ha integrato gli aspetti sessuali legati alla figura materna, che spesso idealizza e osanna, per questo nutre ancora inconsciamente la fantasia che la madre sia desessualizzata.

Quando gode con una donna, inconsciamente rammenta che la donna non è desessualizzata e in tal senso sviluppa un senso di invidia, odio, ribrezzo e frustrazione.

L’obiettivo del narcisista in una coppia stabile è quindi quello di deprivare la donna, nutrendosi della sua energia e di confermarsi l’immagine sacra della madre idealizzata.

Per farlo, la mantiene in un costante senso di dipendenza, le da quel poco che basta per sopravvivere nella relazione e poi ricomincia a deprivarla.

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Vediamo la differenza di comportamento del narciso nelle relazioni brevi e in quelle stabili come il matrimonio, perchè non sempre il narciso è il peter pan palestrato e di successo che vola di fiore in fiore e che ama più se stesso che gli altri, magari è un timido poeta, un impiegato del catasto, che cerca una donna stabile di cui nutrirsi per tutto il resto della vita.

RELAZIONI BREVI

  • Inizio idilliaco seguito da sparizioni
  • Cattivo umore improvviso, insabilità emotiva.
  • Indecisione rispetto al fatto di volere o no una storia
  • Tendenza a sparire e tornare
  • Entusiasmo seguito da una rapida noia
  • Tendenza a svalutare la partner
  • Comportamento altalenante: forti dimostrazioni di attaccamento seguite da distacchi e fughe.
  • Romanticismo estremo seguito da dubbi e timori rispetto alla coppia, alle relazioni in genere.

RELAZIONI IMPEGNATE

  • Partner percepito come base sicura (sostituto materno)
  • tendenza ad avere relazioni extraconiugali/doppia vita
  • svalutazione della partner: critiche continue che la mantengano debole affinchè lui possa continuare ad abusare di lei psicologicamente (vampirismo energetico)
  • freddezza emotiva
  • disinteresse sessuale
  • inconscia invidia verso il partner, per i suoi successi o buoni risultati.
  • mantenimento della relazione per fini utilitaristici (casa, denaro, ritorno economico).
  • sensazione di essere continuamente intrappolato e di dovere evadere (madre soffocante)
  • aggressività verbale e/o psicologica verso il partner
  • sentimento che non cresce con gli anni, ma resta sempre statico, distaccato e freddo.
  • comportamento altalenante: forti dimostrazioni di attaccamento seguite da distacchi e fughe.
  • tendenza a mostrarsi debole ed impaurito o smarrito se la partner dimostra di volersi liberare di lui.
  • tendenza a fare promesse che poi non vengono mantenute.

Se sei vittima di un narcisista, non sarà facile uscirne da sola.

Hai necessità di un supporto psicologico urgente, che ti aiuti a riemergere da quello stato di confusione e torpore, di anestesia affettiva in cui certamente ti senti, per recuperare autostima e voglia di vivere.

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Perchè non ti dimostra mai che ti ama? Evitare le emozioni: Come riconoscere se il tuo partner è un “Evitante”

Molti dei miei pazienti, si lamentano della “freddezza” del proprio partner, del suo modo “distaccato” di vivere il rapporto; a tutti noi è capitato di sperimentarsi in una relazione con una persona che vive le emozioni in modo conflittuale o meglio – non le vive, perchè le percepisce come minacciose.

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Perchè molte persone sentono che lasciandosi andare in un rapporto, rischiano di “perdersi”? che dimostrando all’altro/a che lo/la amano perdono “potere”?

Perchè alcune di queste persone ricercano un rapporto di coppia stabile, ma poi non sono in grado di godere del rapporto e di dimostrare all’altro i propri sentimenti?

Le ricerche e gli studi sull’attaccamento, dimostrano che può dipendere dalla qualità delle prime relazioni di cui abbiamo fatto esperienza.

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Ognuno di noi, impara ad amare, basandosi sulle prime relazioni avute in infanzia, in particolare con le prime figure di accudimento.
Il nostro modo di vivere  l’amore dipende molto dal modello di relazione che abbiamo interiorizzato in famiglia ed in particolare con la madre o con altra figura di accudimento, detta “care-giver”.

In poche parole seguiamo un modello di relazione che abbiamo appreso in famiglia, anche se non ne siamo sempre consapevoli e se lo siamo, spesso non riusciamo ad evitare di comportaci in quel modo.

Questo non vuol dire che si possa cambiare, ma è bene considerare questi modelli di base, al fine di divenire adulti affettivamente maturi e consapevoli.

In particolare gli studi Di Bowlby e Mary Ainsworth hanno evidenziato che la relazione tra la madre e il bambino, soprattutto nel primo anno di vita, lascia una traccia indelebile (“imprinting” ) che influenza tutte le successive relazioni.
Se la relazione tra la madre e il bambino/la bambina è solida, calorosa e il piccolo sviluppa fiducia rispetto alla costanza e alla presenza della madre come figura di accudimento valida e stabile sviluppa quello che tecnicamente si definisce attaccamento “sicuro”, se invece la madre non riesce ad entrare in sintonia col figlio/figlia e le sue cure sono state carenti, il bambino/la bambina sviluppa un attaccamento “insicuro”.

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I bambini che crescono in un contesto affettivo valido, si sentono amati, sanno che se sono in difficoltà c’è qualcuno che li accoglie, che li comprende e che li guida e per questo sviluppano FIDUCIA NELLE RELAZIONI, perchè si aspettano una risposta positiva dall’altro e qualora ce ne sia una negativa, sanno che l’altro può riparare o farà di tutto per farlo.

Un tipo di relazione così appagante, permette al bambino di crescere con un buon livello di autostima e una buona immagine di sè, come degno di amore, per questo da adulto, saprà anche riconoscere nel’altro emozioni, desideri e bisogni.

La recente fragilità delle unioni e la facilità con cui si disgregano le coppie e le famiglie ha contribuito, purtroppo, ad aumentare il rischio che le relazioni siano sempre meno sicure e stabili e per questo non è difficile confrontarsi con l’insicurezza nelle relazioni a qualsiasi età.

 

Da adulte, le persone con un attaccamento sicuro vivono le emozioni, l’affettività e l’intimità in modo sano ed equilibrato, non se ne sentono minacciate, mentre le persone con attaccamento insicuro hanno un attaggiamento conflittuale verso le relazioni affettive, da un lato le ricercano, dall’altro viverle li costringe a riconfrontarsi con il doloroso ricordo delle relazioni primarie, carenti o fonte di sofferenza.

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Le persone con attaccamento insicuro non riescono ad avere una relazione appagante perchè non hanno fiducia in se stessi e negli altri.

La mancanza assoluta di fede nel mondo esterno e quindi anche negli altri, dipende dalla sfiducia che queste persone sviluppano nei confronti die loro genitori, che non sono stati in grado, per problemi affettivi, psicologici, familiari etc.. di prendersi cura di loro in modo adeguato e cioè rispondendo in modo adeguato ai loro bisogni di cura, protezione e amore da un alto ed autonomia dall’altro.

Per questo motivo le persone con attaccamento insicuro, hanno un imprinting negativo alle relazioni, che sono quindi percepite come fonte di sofferenza e nella vita affettiva adulta mettono in atto dei “copioni relazionali” abbastanza prevedibili, che hanno appreso in famiglia.

Bowlby ha identificato poi tre tipi di attaccamento insicuro: evitante – ambivalente – disorganizzato.

Oggi parliamo delle persone con attaccamento EVITANTE e cioè quelle che spesso percepiamo come inafferrabili, schive, distaccate e aride di emozioni, sia che siano in una relazione stabile o poco impegnativa.

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Gli evitanti sono persone che hanno imparato presto a dover contare solo su loro stessi, perchè i genitori non erano disponibili e li hanno spinti verso un’autonomia troppo precoce.

Il messaggio che questi genitori mandano ai loro figli è che una relazione (madre-figlio/amicale etc..) è limitante per la propria autonomia.

Avvertendo la relazione come una minaccia alla propria autonomia, gli evitanti, nascondono le proprie emozioni, a volte anche a loro stessi, non riescono a stare in una relazione, perchè gli suscita ansia e per questo puntano tutto sulla propria realizzazione personale.

Gli evitanti “single”si “difendono” dal rischio di amare, concentrandosi sui difetti del proprio partner dopo poco che conoscono una persona e vivono quindi relazioni brevi del tutto inconsistenti, che non li coinvolgano emotivamente.

Gli evitanti in “coppia” sono  descritti come egocentrici e concentrati su se stessi; fanno fatica a ragionare come coppia e a costruire un senso del NOI, qualsiasi richiesta da parte dell’altro viene percepita come pressante, quasi come se la certezza del suo amore sia la sua sola presenza, della quale l’altro deve accontentarsi.

Gli evitanti descrivono i loro partner (sebbene normalissimi), come esigenti, lamentosi, sofficanti..etc. e vivono l’intimità emotiva e sessuale come un grande ostacolo, che li costringe a confrontarsi con le vecchie ferite, per questo, spesso di fronte alle richieste di maggiore intimità, rispondono al partner con la noia o con la fuga.

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Una persona con attaccamento insicuro/ un EVITANTE, può cambiare?

Vivere relazioni sane ed appaganti è il primo scalino per poter sperimentare un affettività più matura, purtroppo non sempre gli evitanti scelgono un partner con attaccamento sicuro, il più delle volte si confrontano con gli AMBIVALENTI, che hanno subito gli stessi traumi infantili, ma che hanno risposto sviluppando un atteggiamento paradossale rispetto alle relazioni: le ricercano per avere conferme continue di amore, che tuttavia sono insufficienti a colmare i loro vuoti e per questo sono perennemente insoddisfatti. Gli ambivalenti inoltre basano la loro carente autostima sulle conferme esterne e per questo, se in relazione con un evitante, rischiano di incappare spesso nel tradimento, nel senso di colpa e nelle eterne lotte di potere, caratteristiche delle coppie disfunzionali.

L’ideale quindi è saper individuare chi ha un attaccamento sano, ma se ci siamo innamorati di qualcuno che invece ha un attaccamento insicuro, non possiamo far altro che pazientare affrontando insieme un percorso di coppia, o individuale focalizzato sulle relazioni e sulla possibilità di sviluppare un’ affettività matura.
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D.rssa Michelini

Dialogo emotivo e sessualità nella coppia: la differenza nell’espressione delle emozioni tra uomo e donna

Molte coppie lamentano in terapia una “mancanza di comprensione” o di “comunicazione”, le donne in particolare accusano gli uomini di non comprendere le loro emozioni e gli uomini si sentono costretti a doversi rapportare con le donne da un punto di vista emotivo, cosa che in molti casi, li disturba e li mette in conflitto con l’idea che loro hanno della maschilità e del ruolo dell’uomo nella coppia e nella famiglia.

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Ciò degenera molto spesso in un calo del desiderio sessuale nella coppia, che investe nella maggior parte dei casi la donna, ma anche gli uomini più sensibili e cioè quelli che non riescono ad entrare in contatto con la loro parte emotiva e percepiscono le recriminazioni della partner come un attacco aggressivo alla loro virilità.

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Uomini sfuggenti: Perché alcuni uomini scappano dalle relazioni serie?

Perché alcuni uomini rifiutano di impegnarsi in amore?

Partner  sfuggenti e “narcisi”: come riconoscerli e come evitarli.

UNA NOTA IMPORTANTE:

Esistono sia uomini che donne sfuggenti, questo non vuole essere un articolo “sessista”, esistono narcisi e narcise, solo si presentano con caratteri e ruoli diversi.

Spesso anche nel ruolo della vittima, della moglie ipercritica, dell’eterna ragazzina si cela una persona con forti tratti narcisisti, quindi l’articolo vale per qualsiasi partner, ma più spesso sono le donne a chiedere aiuto quando si trovano in queste situazioni.

Quello che analizziamo oggi è quello classico maschile, per rispondere alle mille lettere che mi mandate ogni giorno sul tema UOMINI SFUGGENTI e che quindi si presenta come un argomento richiesto, di cui vale la pena parlare.

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A moltissime donne, almeno una volta nella vita è capitato di restare affascinate da relazioni molto coinvolgenti da un punto di vista erotico passionale, ma scarsamente tangibili da un punto di vista affettivo; queste relazioni sono caratterizzate da brevi e intensi incontri, seguiti dalla fuga del partner e dalla fervente attesa della sua prossima telefonata, il partner sfuggente lancia messaggi ambigui e incostanti: un giorno sei il suo primo pensiero, ti telefona pieno di idee e buoni propositi, ti invita in bei ristoranti e si comporta in modo galante e/o passionevole, ma il giorno dopo è freddo e distaccato ed evasivo. Continua a leggere →