Tag: dipendenza affettiva

Empatia, abuso psicologico e dipendenza affettiva: empatici si nasce o si diventa?

L’empatia è la capacità di immedesimarsi nell’altro, di percepire/intuire le sue emozioni e i suoi pensieri.
L’empatia è un’attitudine a comprendere chi abbiamo di fronte, data dalla capacità di focalizzarsi sull’altro, mettendo momentaneamente da parte noi stessi.

L’empatia è un dono innato, una predisposizione genetica della specie umana, che può manifestarsi sulla base di una stimolazione ambientale o meno.

Ciò è stato ampiamente dimostrato da Darwin, ma anche dagli studi di G. Rizzolatti e Gallese sui neuroni specchio.

Secondo la teoria dei neuroni specchio, elaborata dal gruppo di Rizzolatti, l’empatia nasce da un processo di simulazione incarnata (Gallese, 2006) che precede l’elaborazione cognitiva.

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Workshop: Dipendenza Affettiva, Riconoscere e Superare il Trauma da Abuso Narcisistico

Sei stato abusato da un NARCISISTA?

(NAS: Narcisistic Abuse Syndrome/TdN Trauma da Narcisismo)”.

di Dott.ssa Silvia Michelini

narcisista

Molte delle persone con cui ho lavorato in questi anni, si sono rivolte a me per problemi e/ o sintomi riconducibili a una sofferenza nella sfera delle relazioni e in particolare al comportamento svalutante, anaffettivo, critico, impulsivo, ambivalente e/o manipolatorio del partner, dei genitori/familiari o di amici stretti/datori di lavoro.

Per questo, ho deciso di specializzarmi in questo ambito: la co-dipendenza affettiva nelle relazioni in cui vi è una collusione narcisistica.

I principali sintomi della patologia narcisista sono l’egocentrismo, la scarsa empatia, un’idea grandiosa del Sé (manifesta/overt o latente/covert) e la paura di entrare in intimità con l’altro (percepito come una possibile minaccia all’integrità del proprio Sé immaginario) ideazione paranoide e anaffettività/anoressia affettiva).

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L’Uomo Narcisista

L’Uomo Narcisista

I tratti tipici del narcisismo secondo il DSM (manuale diagnostico sui disturbi mentali) sono la mancanza di empatia (incapacità di mettersi nei panni dell’altro e riconoscerne emozioni, bisogni e/o sentimenti) e la grandiosità (ricerca di successo, attenzioni, di una condizione di prestigio, superiorità economica, culturale, intellettiva, di fama..etc..).

I narcisisti sono uomini intelligenti, brillanti, capaci, dotati di fascino e carisma, ma anche egoisti, infantili, testardi, umorali, arroganti, egocentrici, capricciosi e volitivi; si sentono superiori agli altri, si comportano come se tutto gli fosse dovuto e desiderano, più o meno apertamente, di essere ammirati e adorati da un pubblico di idolatranti fan.

Questi aspetti di grandiosità possono essere visibili (narcisista overt/estroverso/aggressivo) oppure celati e in ombra dietro la facciata di un uomo malinconico, remissivo, mite, cauto, che in realtà è un invidioso, un insicuro, un pavido e un arrogante (narcisista covert/introverso/passivo-aggressivo).

il narcisista

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Narcisismo e Matrimonio: come si comporta un narcisista in una relazione stabile?

Narcisismo e Matrimonio: come si comporta un narcisista in una relazione stabile?

I narcisisti generalmente non s’impegnano, non vogliono accedere ad una dimensione personalità adulta e genitoriale della personalità, vivono come eterni peter pan, hanno paura di impegnarsi, idealizzano i partner, temono l’intimità e poi – dopo aver abusato psicologicamente ed emotivamente delle loro vittime – fuggono senza rimorsi o ripensamenti verso la loro prossima avventura.

Eppure ritroviamo spesso i narcisisti in coppie stabili anche se conflittuali, perché? Continua a leggere →

Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi attiva in te il narcisista? trova il coraggio di dire no

Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi relazionali disfunzionali attiva in te un narcisista?

Trova il coraggio di dire NO.

Perché si diventa “Narcisisti”? – o meglio – perché si sviluppano personalità affettivamente immature, che per facilità di comprensione raggruppiamo sotto la definizione generale di Narcisisti?

Quali schemi di funzionamento ci sono alla base del loro vissuto e perché noi cadiamo in queste trappole?

Quali sono i nostri schemi di relazione? Ma soprattutto quali schemi attiva in te un narcisista patologico?

Siamo tutti così sciocchi, masochisti o ciechi da non accorgerci che qualcuno sta abusando emotivamente e qualche volta anche economicamente – di noi?

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Narcisismo patologico e terrorismo emotivo: la gabbia dorata del dipendente affettivo

Narcisismo patologico e terrorismo emotivo

I narcisisti patologici possono essere paragonati a dei terroristi psicologici; queste persone sono molto abili a piazzare delle bombe emotive lungo il percorso della relazione con l’obiettivo di mantenere l’assoluto controllo sulla vittima.

Questi comportamenti sono inconsci, inconsapevoli e alla base di essi, ci sono schemi di relazione ed affettivi (copioni) spesso simili e facilmente riconoscibili.

Gli schemi affettivi/di relazione/familiari da cui proviene un narcisista patologico e che ne determinano il comportamento “terroristico” sono spesso quelli del cosiddetto CONTROLLO SENZA AMORE ne sono due esempi quella della coppia di fatto e dei genitori narcisisti con alte aspettative sui figli.

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Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Dott.ssa Silvia Michelini

”..Un dipendente affettivo non è sempre una persona altruista, mite, insicura e fragile – che si affeziona facilmente – ma può essere tutt’altro: una persona internamente distaccata, fredda, evitante, ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante bilico tra la ricerca di vicinanza e l’istinto di evitare l’altro, desideroso/a di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà per incontrare e dipendere da partner che lo/la compensano e che di base sono come loro, ma indossano una maschera differente…”.
D.ssa Silvia Michelini

Cosa si intende per ALESSITIMIA, chi è un/una ALESSITIMICO?

Un alessitimico è una persona che non è in contatto con i propri stati emotivi.

Non sa riconoscere le proprie emozioni e quando le riconosce, le esprime in modo molto limitato e confuso, per questo motivo è spesso un individuo solitario, che vuole evitare i conflitti e le relazioni affettive e sociali in genere.

Queste persone manifestano un certo distacco anche in psicoterapia, si impegnano poco, non vogliono approfondire certe tematiche, perché hanno scarse/ridotte capacità di insight (guardarsi dentro) e di mentalizzazione.

Si tratta di quelle persone che definiremmo “chiuse”, “strane” ,“schive”, che reagiscono in modo impulsivo agli stimoli esterni, perché non sono in grado di mentalizzare i loro processi interni (percezione dei propri processi emozionali).

L’alessitimico/a è una persona rigida, anche nella postura e nelle espressioni facciali, una persona disinteressata, che non nutre aspettative verso il mondo esterno non si aspetta che mondo esterno non ne abbia nei suoi confronti. Vanheule et al.(2007).

Alcuni studi recenti, inoltre, hanno dimostrato che questa caratteristica non è solo l’espressione di un disagio clinico (un sintomo), ma un tratto ben distinto, associato a vari tipi di personalità, soprattutto quelle che hanno a che fare con la disregolazione emotiva. (Luminet et al., 2001). Fonte autori: http://www.stateofmind.it/2015/10/alessitimia-psicopatologia-adulti/

Il caos emotivo interno è una caratteristica molto evidente in questi soggetti che all’apparenza sembrano persone ben adattate, intelligenti, abili nel contesto lavorativo, ma scarsamente efficaci in quello affettivo/interpersonale.

L’alessitimico cela un insieme di stati interni aggrovigliati confusi, non “sente” nulla e spesso, per sentire qualcosa ricerca delle esperienze estreme (droga, alcool.. sport estremi, sesso).

E’possibile riscontrare il tratto alessitimico in molte personalità da leader, considerate vincenti o estreme (campioni sportivi, viaggiatori, eremiti, …..) associate a tratti narcisistici, ossessivi, schizoidi,o istrionici che tuttavia vivono in costante evitamento e dissociazione interna.

Queste persone sono molto infelici e spesso non sanno neanche descrivere come si sentono…

..”sono come musicisti sordi alla ricerca della nota perfetta per iniziare a suonare la melodia della loro vita, ma che al primo tentativo di emetterla restano bloccati in un fermo immagine perenne, perché al loro interno vi è solo un silenzioso caos”. Dott.ssa Silvia Michelini.

Per questo motivo un alessitimico/a è una persona che ci confonde e si confonde con frequenti esplosioni emotive, in costante bilico tra evitamento e ricerca della vicinanza dell’altro per provare emozioni.

Un alessitimico/a sembra molto partecipe alle relazioni sociali, ma di fatto ha solo imparato la sua parte. Sa che è giusto dire MI DISPIACE, ma non prova nulla o meglio NON SI PERMETTE DI PROVARLO CONSCIAMENTE.

Per questo l’alessitimia è una caratteristica tipica delle personalità ossessive in amore e degli stati dissociativi, che si manifestano soprattutto attraverso sintomi somatoformi. (Freud li avrebbe chiamati disturbi di conversione nelle personalità isteriche).

In poche parole una persona alessitimica non può/vuole provare emozioni, per questo in presenza delle persone che gliene suscitano si sente spesso in difficoltà, vorrebbe scappare, ma allo stesso tempo cercare di vivere attraverso quella persona.

L’alessitimia è una caratteristica associata a vari tipi di temperamenti e personalità post-traumatiche, soprattutto come esito di educazioni repressive gravi traumi evolutivi (attaccamenti insicuri o disorganizzati, caos familiare, abusi intrafamiliari..).

Ecco quindi che molti ossessivi, schizoidi, narcisisti , border o istrionici, a differenza di quanto sembra in apparenza, non sono persone emotive, ma ANSIOSE.

Si tratta di caratteristiche dure da trattare, soprattutto in terapia, dato che la capacità di riconoscere e condividere le emozioni è alla base di qualsiasi relazione anche terapeutica, ma è possibile fare moltissimo attraverso trattamenti costanti nel tempo, che chiameremo di REPARENTING. (come rinascere e imparare tutto dall’inizio con un oggetto/genitore sostitutivo – il terapeuta).

Un dipendente affettivo, quindi, non è sempre una persona mite, insicura e fragile, emotiva (che si affeziona facilmente): spesso è una persona ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante ricerca di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà con tutta probabilità, per incontrare altre persone come lui/lei, che però indossano una maschera differente.

E’ come dire …. c’è chi si traveste da lupo e chi da pecora, ma entrambi nascondono lo stesso scheletro.

(Dr.ssa Silvia Michelini)

La danza del narciso: Fasi della relazione con un Narcisista Patologico

La danza del narciso

Chi è riuscito ad uscire da una relazione con un/una narcisista patologico/a, conosce bene lo stato di confusione, misto a senso di colpa e vergogna che si prova dopo essere stati abbandonati o avere avuto la forza di separarsi e mettere fine a una storia controversa, conflittuale e dai toni terrificanti.

Ci si ritrova spesso a pensare e ripensare ossessivamente a cosa sia potuto accadere affinchè quella persona –  che prima ci aveva idealizzato e amato così tanto –  improvvisamente ci svaluta, ci abbandona e ci considera il fulcro di ogni sua sofferenza, qualcuno da lasciare e abbandonare, al fine di salvare se stesso/a, o meglio quel falso se, quella maschera che protegge il/la narcisista dalle sue fragilità interne.

Le storie di amore che vedono protagonisti un/una narcisista e un/una co-dipendente affettiva/o sembrano ricalcare un copione, per questo è possibile delineare una serie di fasi cicliche.

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Come uscire da una relazione con un narcisista patologico: NO CONTACT e processo di consapevolezza

Uscire da una relazione con un narcisista patologico utilizzando la tecnica del NO CONTACT.

E’ molto difficile uscire da una relazione con un/a narcisista perché lui/lei vi conosce alla perfezione, sa esattamente quali bottoni spingere, conosce le vostre debolezze, i vostri bisogni più intimi, le vostre carenze emotive e questa abilità e intelligenza, le sviluppa e le mantiene così come un perenne bambino in stato di bisogno emotivo, che ha diritto di avere senza dare nulla in cambio.

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Gli altri gli occorrono per nutrirsi psicologicamente, per specchiarsi, per poter immaginare un’identità che in realtà non c’è e nel contempo per poter proiettare tutto quello che di se e del mondo percepisce come negativo.

Siete il suo cestino della spazzatura, il suo specchio, il suo biberon, la sua bambola/bambolotto.

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Il narcisismo patologico al femminile: quando è la donna ad abusare e manipolare l’uomo

La donna abusante: il narcisismo patologico al femminile.

In genere, quando si pensa al narcisismo patologico e alla manipolazione affettiva, si fa riferimento a quelle relazioni sado-masochistiche di co-dipendenza in cui l’uomo è un manipolatore, egoista, freddo, anaffettivo e la donna una persona altruista, disponibile, spesso sottomessa idealista e romantica che si pone in una condizione di dipendenza affettiva all’interno della relazione abusante.

Per questi motivi si tende a pensare che la manipolazione affettiva sia un’ esclusiva maschile, perché le donne, rispetto agli uomini, parlano più apertamente, sono più inclini ad intraprendere un percorso di terapia e a non provare vergogna rispetto al fatto di ammettere di essere le “vittime” in un rapporto di coppia.

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E’ per questo che l’uomo narcisista è oggetto di maggiore attenzione da parte di psicoterapeuti, sia da un punto di vista clinico che puramente scientifico e letterario; gli uomini sono meno disposti ad ammettere di essere le vittime in un rapporto, hanno una tendenza minore a lamentarsi, a condividere con gli altri le loro difficoltà affettive e spesso compensano il loro stato di deprivazione affettiva e vergogna isolandosi e chiudendosi emotivamente.

Ciò accade, perché ancora oggi, gli stereotipi di genere sono molto radicati; la donna può mostrarsi debole, fragile, anzi viene considerata tale a priori, mentre l’uomo deve mostrarsi sempre forte, vincente e non può manifestare i suoi sentimenti perché ciò lo renderebbe un debole e un perdente “una femminuccia” agli occhi della società.

Le donne affette da narcisismo grave quindi, restano spesso in ombra, così come le loro vittime.

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