Tag: dipendenza affettiva

L’Uomo Narcisista

L’Uomo Narcisista

I tratti tipici del narcisismo secondo il DSM (manuale diagnostico sui disturbi mentali) sono la mancanza di empatia (incapacità di mettersi nei panni dell’altro e riconoscerne emozioni, bisogni e/o sentimenti) e la grandiosità (ricerca di successo, attenzioni, di una condizione di prestigio, superiorità economica, culturale, intellettiva, di fama..etc..).

I narcisisti sono uomini intelligenti, brillanti, capaci, dotati di fascino e carisma, ma anche egoisti, infantili, testardi, umorali, arroganti, egocentrici, capricciosi e volitivi; si sentono superiori agli altri, si comportano come se tutto gli fosse dovuto e desiderano, più o meno apertamente, di essere ammirati e adorati da un pubblico di idolatranti fan.

Questi aspetti di grandiosità possono essere visibili (narcisista overt/estroverso/aggressivo) oppure celati e in ombra dietro la facciata di un uomo malinconico, remissivo, mite, cauto, che in realtà è un invidioso, un insicuro, un pavido e un arrogante (narcisista covert/introverso/passivo-aggressivo).

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Narcisismo e Matrimonio: come si comporta un narcisista in una relazione stabile?

Narcisismo e Matrimonio: come si comporta un narcisista in una relazione stabile?

I narcisisti generalmente non s’impegnano, non vogliono accedere ad una dimensione personalità adulta e genitoriale della personalità, vivono come eterni peter pan, hanno paura di impegnarsi, idealizzano i partner, temono l’intimità e poi – dopo aver abusato psicologicamente ed emotivamente delle loro vittime – fuggono senza rimorsi o ripensamenti verso la loro prossima avventura.

Eppure ritroviamo spesso i narcisisti in coppie stabili anche se conflittuali, perché? Continua a leggere →

Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi attiva in te il narcisista? trova il coraggio di dire no

Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi relazionali disfunzionali attiva in te un narcisista?

Trova il coraggio di dire NO.

Perché si diventa “Narcisisti”? – o meglio – perché si sviluppano personalità affettivamente immature, che per facilità di comprensione raggruppiamo sotto la definizione generale di Narcisisti?

Quali schemi di funzionamento ci sono alla base del loro vissuto e perché noi cadiamo in queste trappole?

Quali sono i nostri schemi di relazione? Ma soprattutto quali schemi attiva in te un narcisista patologico?

Siamo tutti così sciocchi, masochisti o ciechi da non accorgerci che qualcuno sta abusando emotivamente e qualche volta anche economicamente – di noi?

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Narcisismo patologico e terrorismo emotivo: la gabbia dorata del dipendente affettivo

Narcisismo patologico e terrorismo emotivo

I narcisisti patologici possono essere paragonati a dei terroristi psicologici; queste persone sono molto abili a piazzare delle bombe emotive lungo il percorso della relazione con l’obiettivo di mantenere l’assoluto controllo sulla vittima.

Questi comportamenti sono inconsci, inconsapevoli e alla base di essi, ci sono schemi di relazione ed affettivi (copioni) spesso simili e facilmente riconoscibili.

Gli schemi affettivi/di relazione/familiari da cui proviene un narcisista patologico e che ne determinano il comportamento “terroristico” sono spesso quelli del cosiddetto CONTROLLO SENZA AMORE ne sono due esempi quella della coppia di fatto e dei genitori narcisisti con alte aspettative sui figli.

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Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Dott.ssa Silvia Michelini

”..Un dipendente affettivo non è sempre una persona altruista, mite, insicura e fragile – che si affeziona facilmente – ma può essere tutt’altro: una persona internamente distaccata, fredda, evitante, ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante bilico tra la ricerca di vicinanza e l’istinto di evitare l’altro, desideroso/a di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà per incontrare e dipendere da partner che lo/la compensano e che di base sono come loro, ma indossano una maschera differente…”.
D.ssa Silvia Michelini

Cosa si intende per ALESSITIMIA, chi è un/una ALESSITIMICO?

Un alessitimico è una persona che non è in contatto con i propri stati emotivi.

Non sa riconoscere le proprie emozioni e quando le riconosce, le esprime in modo molto limitato e confuso, per questo motivo è spesso un individuo solitario, che vuole evitare i conflitti e le relazioni affettive e sociali in genere.

Queste persone manifestano un certo distacco anche in psicoterapia, si impegnano poco, non vogliono approfondire certe tematiche, perché hanno scarse/ridotte capacità di insight (guardarsi dentro) e di mentalizzazione.

Si tratta di quelle persone che definiremmo “chiuse”, “strane” ,“schive”, che reagiscono in modo impulsivo agli stimoli esterni, perché non sono in grado di mentalizzare i loro processi interni (percezione dei propri processi emozionali).

L’alessitimico/a è una persona rigida, anche nella postura e nelle espressioni facciali, una persona disinteressata, che non nutre aspettative verso il mondo esterno non si aspetta che mondo esterno non ne abbia nei suoi confronti. Vanheule et al.(2007).

Alcuni studi recenti, inoltre, hanno dimostrato che questa caratteristica non è solo l’espressione di un disagio clinico (un sintomo), ma un tratto ben distinto, associato a vari tipi di personalità, soprattutto quelle che hanno a che fare con la disregolazione emotiva. (Luminet et al., 2001). Fonte autori: http://www.stateofmind.it/2015/10/alessitimia-psicopatologia-adulti/

Il caos emotivo interno è una caratteristica molto evidente in questi soggetti che all’apparenza sembrano persone ben adattate, intelligenti, abili nel contesto lavorativo, ma scarsamente efficaci in quello affettivo/interpersonale.

L’alessitimico cela un insieme di stati interni aggrovigliati confusi, non “sente” nulla e spesso, per sentire qualcosa ricerca delle esperienze estreme (droga, alcool.. sport estremi, sesso).

E’possibile riscontrare il tratto alessitimico in molte personalità da leader, considerate vincenti o estreme (campioni sportivi, viaggiatori, eremiti, …..) associate a tratti narcisistici, ossessivi, schizoidi,o istrionici che tuttavia vivono in costante evitamento e dissociazione interna.

Queste persone sono molto infelici e spesso non sanno neanche descrivere come si sentono…

..”sono come musicisti sordi alla ricerca della nota perfetta per iniziare a suonare la melodia della loro vita, ma che al primo tentativo di emetterla restano bloccati in un fermo immagine perenne, perché al loro interno vi è solo un silenzioso caos”. Dott.ssa Silvia Michelini.

Per questo motivo un alessitimico/a è una persona che ci confonde e si confonde con frequenti esplosioni emotive, in costante bilico tra evitamento e ricerca della vicinanza dell’altro per provare emozioni.

Un alessitimico/a sembra molto partecipe alle relazioni sociali, ma di fatto ha solo imparato la sua parte. Sa che è giusto dire MI DISPIACE, ma non prova nulla o meglio NON SI PERMETTE DI PROVARLO CONSCIAMENTE.

Per questo l’alessitimia è una caratteristica tipica delle personalità ossessive in amore e degli stati dissociativi, che si manifestano soprattutto attraverso sintomi somatoformi. (Freud li avrebbe chiamati disturbi di conversione nelle personalità isteriche).

In poche parole una persona alessitimica non può/vuole provare emozioni, per questo in presenza delle persone che gliene suscitano si sente spesso in difficoltà, vorrebbe scappare, ma allo stesso tempo cercare di vivere attraverso quella persona.

L’alessitimia è una caratteristica associata a vari tipi di temperamenti e personalità post-traumatiche, soprattutto come esito di educazioni repressive gravi traumi evolutivi (attaccamenti insicuri o disorganizzati, caos familiare, abusi intrafamiliari..).

Ecco quindi che molti ossessivi, schizoidi, narcisisti , border o istrionici, a differenza di quanto sembra in apparenza, non sono persone emotive, ma ANSIOSE.

Si tratta di caratteristiche dure da trattare, soprattutto in terapia, dato che la capacità di riconoscere e condividere le emozioni è alla base di qualsiasi relazione anche terapeutica, ma è possibile fare moltissimo attraverso trattamenti costanti nel tempo, che chiameremo di REPARENTING. (come rinascere e imparare tutto dall’inizio con un oggetto/genitore sostitutivo – il terapeuta).

Un dipendente affettivo, quindi, non è sempre una persona mite, insicura e fragile, emotiva (che si affeziona facilmente): spesso è una persona ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante ricerca di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà con tutta probabilità, per incontrare altre persone come lui/lei, che però indossano una maschera differente.

E’ come dire …. c’è chi si traveste da lupo e chi da pecora, ma entrambi nascondono lo stesso scheletro.

(Dr.ssa Silvia Michelini)

La danza del narciso: Fasi della relazione con un Narcisista Patologico

La danza del narciso

Chi è riuscito ad uscire da una relazione con un/una narcisista patologico/a, conosce bene lo stato di confusione, misto a senso di colpa e vergogna che si prova dopo essere stati abbandonati o avere avuto la forza di separarsi e mettere fine a una storia controversa, conflittuale e dai toni terrificanti.

Ci si ritrova spesso a pensare e ripensare ossessivamente a cosa sia potuto accadere affinchè quella persona –  che prima ci aveva idealizzato e amato così tanto –  improvvisamente ci svaluta, ci abbandona e ci considera il fulcro di ogni sua sofferenza, qualcuno da lasciare e abbandonare, al fine di salvare se stesso/a, o meglio quel falso se, quella maschera che protegge il/la narcisista dalle sue fragilità interne.

Le storie di amore che vedono protagonisti un/una narcisista e un/una co-dipendente affettiva/o sembrano ricalcare un copione, per questo è possibile delineare una serie di fasi cicliche.

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COME USCIRE DA UNA RELAZIONE MASOCHISTICA CON UN/A NARCISISTA PATOLOGICO: IL NO CONTACT E IL PROCESSO DI CONSAPEVOLEZZA

E’ molto difficile uscire da una relazione con un/a narcisista perché lui/lei vi conosce alla perfezione, sa esattamente quali bottoni spingere, conosce le vostre debolezze, i vostri bisogni più intimi, le vostre carenze emotive e questa abilità e intelligenza, le sviluppa e le mantiene così come un perenne bambino in stato di bisogno emotivo, che ha diritto di avere senza dare nulla in cambio.

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Gli altri gli occorrono per nutrirsi psicologicamente, per specchiarsi, per poter immaginare un’identità che in realtà non c’è e nel contempo per poter proiettare tutto quello che di se e del mondo percepisce come negativo.

Siete il suo cestino della spazzatura, il suo specchio, il suo biberon, la sua bambola/bambolotto.

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Il narcisismo patologico al femminile: quando è la donna ad abusare e manipolare l’uomo

La donna abusante: il narcisismo patologico al femminile.

In genere, quando si pensa al narcisismo patologico e alla manipolazione affettiva, si fa riferimento a quelle relazioni sado-masochistiche di co-dipendenza in cui l’uomo è un manipolatore, egoista, freddo, anaffettivo e la donna una persona altruista, disponibile, spesso sottomessa idealista e romantica che si pone in una condizione di dipendenza affettiva all’interno della relazione abusante.

Per questi motivi si tende a pensare che la manipolazione affettiva sia un’ esclusiva maschile, perché le donne, rispetto agli uomini, parlano più apertamente, sono più inclini ad intraprendere un percorso di terapia e a non provare vergogna rispetto al fatto di amettere di essere le “vittime” in un rapporto di coppia.

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E’ per questo che l’uomo narcisista è oggetto di maggiore attenzione da parte di psicoterapeuti, sia da un punto di vista clinico che puramente scientifico e letterario; gli uomini sono meno disposti ad ammettere di essere le vittime in un rapporto, hanno una tendenza minore a lamentarsi, a condividere con gli altri le loro difficoltà affettive e spesso compensano il loro stato di deprivazione affettiva e vergogna isolandosi e chiudendosi emotivamente.

Ciò accade, perché ancora oggi, gli stereotipi di genere sono molto radicati; la donna può mostrarsi debole, fragile, anzi viene considerata tale a priori, mentre l’uomo deve mostrarsi sempre forte, vincente e non può manifestare i suoi sentimenti perché ciò lo renderebbe un debole e un perdente “una femminuccia” agli occhi della società.

Le donne affette da narcisismo grave quindi, restano spesso in ombra, così come le loro vittime.

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Io e Te una cosa sola: i rischi della coppia affetta da dipendenza simbiotica

IO E TE SIAMO COMPLICI E SAREMO PER SEMPRE “UNA COSA SOLA”

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L’idea di VERO AMORE viene spesso associata all’idea di coppia simbiotica e fusionale e cioè formata da due partner, che vedono nella COMPLICITA’e la FUSIONE la base della relazione.
Il desiderio di unione e condivisione è molto forte; indipendenza e autonomia sono valori che sono considerati una minaccia alla coppia e all’amore in genere, per questo i due partner o uno dei due, che ha sull’altro maggiore presa psicologica mira al mantenimento dello stato fusionale.
In apparenza queste coppie sono invidiabili, camminano mano nella mano, si scambiano tenere effusioni, si rivolgono all’altro con nomignoli o soprannomi affettuosi, escono sempre insieme, lavorano o hanno un progetto in comune, condividono tutto e si sentono persi quando l’altro è lontano.
Molti ritengono che questo sia il “vero amore”, quello nel quale non ci sono contrasti apparenti, i litigi e i confronti sono minimi e si è uniti dal reciproco desiderio di fusione; tuttavia questo tipo di relazione è assai pericolosa ed invalidante per sia per la personalitò che per la salute relazionale ed affettiva dei due partner.
Fredu diceva: quando due partner sono sempre d’accordo su tutto, uno dei due sta pensando per entrambi.

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La dipendenza affettiva: amare qualcuno per non amare se stessi

dipendenza_affettiva-432x269 Questo articolo è dedicato a tutti coloro che ricercano la felicità nell’amore, che credono consista nell’amare ed essere amati da qualcuno, che ci faccia sentire speciali e che per ottenere tutto questo, basti semplicemente dare incondizionatamente all’altro, senza aspettarsi nulla in cambio.

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che per amore si sono annullati o hanno corso dei pericoli, mettendosi in secondo piano, sentendosi poi arrabbiati o rancorosi, verso la vita e soprattutto verso se stessi; non importa che si tratti di un uomo/donna, di un figlio o di un amico/a, chi “ama troppo” si sente sempre un passo avanti rispetto agli altri, avanza sempre qualcosa…la vita è ingiusta con lui/lei, perchè lei/lui da tanto e riceve solo delusioni.

La realtà è che chi ama troppo, vuole salvare gli altri, perchè ha paura di salvare se stesso; se incontrasse qualcuno di veramente valido, lo eviterebbe a piè pari, perchè un rapporto vero e sano, gli impedirebbe di mantenere il controllo e lo/la costringerebbe a mettersi in gioco nella vita, ad affrontare i mostri del passato e a crescere, diventando un individuo autonomo ed indipendente, che si ama ed ama, prendendosi cura soprattutto di se stesso.

D.ssa Silvia Michelini

La Dipendenza Affettiva

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Cos è ?

E’ difficile definire un confine tra “l’attaccamento amoroso” e la “dipendenza” in amore, perché l’amore è già di per sé una dipendenza; si basa sui nostri bisogni più ancestrali di fusione e di amore, sul desiderio e sulla ricerca della vicinanza dell’altro.

E’ normale che in una relazione, in particolare durante la fase dell’innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza, il desiderio di “fondersi coll’altro”, ma questo desiderio “fusionale” tende a csemare con lo stabilizzarsi della relazione. Nella dipendenza affettiva, invece, il desiderio fusionale perdura inalterato nel tempo ed anzi il rapporto stesso è basato sulla ricerca fusionale: “fondersi nell’altro”.

Secondo le ricerche più recenti, condotte negli Stati Uniti, la dipendenza affettiva rientra nella più ampia categoria delle New Addictions (Nuove Dipendenze), che comprendono tutte quelle  forme di dipendenza in la dipendenza non è caratterizzata dall’uso o l’abuso di una sostanza, ma da un comportamento o da tutte quelle attività che normalmente compiamo durante la giornata (gioco, navigazione in internet, shopping, cibo etc..).

In alcuni soggetti la tendenza a ricorrere a questi comportamenti diventa patologica e ne compromette la salute psicologica e spesso anche fisica.

La dipendenza affettiva è quindi una forma patologica di amore in cui non vi è reciprocità all’interno della relazione di coppia; uno dei due partner  riveste il ruolo di “colui/colei che ama incondizionatamente” e vede nel legame con l’altro, spesso problematico o sfuggente, l’unica ragione della propria esistenza.

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La continua ricerca d’amore ha tutte le caratteristiche di una qualsiasi dipendenza:

– l’ebbrezza: la sensazione di piacere, che il dipendente prova quando è con il partner, gli è indispensabile per stare bene e non riesce ad ottenerla in altri modi;

– la tolleranza: il dipendente ricerca quantità di tempo sempre maggiori da dedicare al partner, riducendo sempre di più la propria autonomia e le relazioni con gli altri;

– l’astinenza: l’assenza del partner (per lavoro ad esempio) getta il dipendente in uno stato di allarme. Talvolta il bisogno della presenza fisica dell’altro è talmente forte che il dipendente sente di esistere solo quando il partner gli è vicino. Il partner infatti è visto come l’unica fonte di gratificazione, le attività quotidiane sono trascurate e l’unica cosa importante è il tempo che si trascorre insieme.

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Perché si diventa dipendenti?

Le cause vanno ricercate in traumi evolutivi (soprattutto nel rapporto genitore-figlio), che hanno intaccato l’autostima e l’identità della persona (immagine di Sé) determinandone uno stile affettivo prettamente depressivo e auto-svalutante.

La persona dipendente si percepisce inconsciamente come inadeguata, non degna di amore, la sua autostima dipende interamente dal giudizio esterno e dalle conferme e rassicurazioni della persona amata.

I dipendenti affettivi, solitamente donne, nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi, che spesso hanno origini profonde quali “vuoti affettivi” dell’infanzia. Il partner assume il ruolo di un salvatore , egli diventa lo scopo della loro esistenza, la sua assenza anche temporanea da la sensazione al soggetto di non esistere” (DuPont, 1998)

Alla base vi è spesso un conflitto edipico irrisolto.

Il dipendente dedica tutto sé stesso all’altro, trascurando se stesso e i propri reali bisogni e spesso rimettendo in atto lo stesso copione relazionale della sua infanzia.

Per questi motivi il soggetto dipendente sceglie un partner che gli permetta di mantenere il ruolo di “salvatore” e di creare un legame “co-dipendente”. (partner altrettanto dipendenti, aggressivi, svalutanti, anaffettivi, sfuggenti, evitanti, etc..).

Il legame co-dipendente “vittima-carnefice”, mantiene il soggetto dipendente (il salvatore) in una posizione di controllo totale sull’altro (il bisognoso), che a sua volta percependo inconsciamente il controllo continuerà a mostrarsi sfuggente e inadeguato al fine di respingere la soffocante dinamica di schiavitù amorosa.

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Spesso nessuno dei due partner, ma soprattutto il soggetto dipendente, è in grado da solo/a di uscire dalla relazione, sebbene entrambe riconoscano che si tratta di un legame insoddisfacente e autodistruttivo.

La dipendenza è intimamente collegata alla paura del cambiamento e di sperimentarsi come individui indipendenti, sviluppando le proprie capacità personali; per questo i soggetti dipendenti spesso si prefiggono mete irrealistiche ed inarrivabili, al fine di giustificare a se stessi, una volta fallito il tentativo, l’impossibilità di mettersi in gioco. (es: non mi sono mai sposato/a perché incontro solo uomini/donne inconcludenti e inaffidabili, oppure pazzi/e)

La dipendenza affettiva colpisce, soprattutto le donne fragili che, hanno subito abusi psicologici, affettivi e a volte anche fisici in famiglia, che hanno avuto padri sfuggenti e violenti oppure madri anaffettive ed ambivalenti.

Chi è dipendente crede che amare sia amare l’altro oltre ogni limite, negando invece l’aspetto più profondo dell’amore e cioè “la reciprocità” e “il rispetto”.

Amare un’altra persona significa innanzitutto amare e rispettare se stessi e i propri desideri, comunicandoli al partner che ponendosi in una dimensione simmetrica, dona tanto quanto riceve in un continuo interscambio di ruoli.

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Se soffri di dipendenza affettiva sicuramente ti riconoscerai nei seguenti sintomi

  • Ossessione o fissazione verso il partner o presunto partner
  • Paura dell’abbandono, della separazione
  • Paura di manifestare i propri bisogni e desideri, che generano in rancore  e rabbia, oppure in sintomi clinici come panico, ansia, depressione, insonnia, etc.
  • Ricerca di conferme e approvazione continua dal partner
  • Senso d’inferiorità nei confronti del partner
  • Dedizione totale al partner con conseguente ritiro dalla vita sociale e dai propri interessi.
  • Gelosia e possessività estrema
  • Controllo del partner
  • Eccessiva tolleranza a comportamenti inadeguati del partner: svalutazione, controllo, aggressività
  • Eccessiva asimmetria del rapporto di coppia: partner da salvare, malato, inarrivabile sfuggente…
  • Sentimenti di colpa vergogna e autosvalutazione
  • Tendenza al ripiegamento sul sé
  • Scarsa iniziativa personale

Chiamami o scrivi a:

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