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Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi attiva in te il narcisista? trova il coraggio di dire no

Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi relazionali disfunzionali attiva in te un narcisista?

Trova il coraggio di dire NO.

Perché si diventa “Narcisisti”? – o meglio – perché si sviluppano personalità affettivamente immature, che per facilità di comprensione raggruppiamo sotto la definizione generale di Narcisisti?

Quali schemi di funzionamento ci sono alla base del loro vissuto e perché noi cadiamo in queste trappole?

Quali sono i nostri schemi di relazione? Ma soprattutto quali schemi attiva in te un narcisista patologico?

Siamo tutti così sciocchi, masochisti o ciechi da non accorgerci che qualcuno sta abusando emotivamente e qualche volta anche economicamente – di noi?

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Narcisismo al femminile: L’eterna bambina e il triangolo di coppia

Le donne di cui intendo parlare in questo articolo, sono quelle che con tutta probabilità sceglieranno un partner narcisista, perché a loro volta, sono dipendenti da una figura genitoriale con una personalità di stile narcisistico (padre o madre, spesso più una madre o a volte entrambi), che ha segnato pesantemente la loro infanzia e la loro autostima, costringendole all’eterna condanna di “dipendere” da qualcuno che la giudica, la svaluta, la esorta ad essere autonoma – soprattutto affettivamente – ma che di base ne nega in modo ambivalente l’autonomia stessa, costringendola – attraverso il giudizio e la svalutazione – ad aderire a codici morali, etici o di comportamento, finalizzati da un lato a non deludere questo genitore esigente e dall’altro a confermare al genitore in questione, che i suoi sacrifici, privazioni e frustrazioni individuali riguardo ai suoi genitori, non sono state un errore.

In poche parole si tratta di una catena infinita di ricatti affettivi, morali intrisi da una fortissima ambivalenza affettiva, che bloccano l’evoluzione psico-affettiva di un individuo

Un esempio molto calzante è quello delle donne maltrattate psicologicamente ( spesso anche fisicamente) dal partner, che si rifugiano nel genitore “alpha” nella speranza di conforto, appoggio e  consiglio. Inizialmente il genitore narcisista, che è in genere una persona apparentemente solida e disponibile, innalzerà la posizione del figlio/a, creando con lui/lei una forte alleanza che simbolicamente esprime la frase “io ti capisco, solo io posso veramente capirti e aiutarti”, ma dall’altra il genitore inizierà a inviare alla figlia, messaggi “paradossali” ovvero incoerenti: “beh però è sempre tuo marito, forse tu lo hai provocato…certo se tu ti comporti così…. Fai così, fai questo o quell’altro per far sì che lui faccia X o Y, …..Certo devi separarti, ma come farai coi soldi?, ci sono i bambini come pensi di fare..”? In altri casi, l’aiuto fornito è finalizzato a riprendere il controllo sul figlio o economico e affettivo e quindi non è privo di distorsioni o manipolazioni affettive, anche e ahimè spesso riguardanti al gestione dei figli, che questo tipo di donne, si trova a dover delegare per mancanza di tempo, energie, vitalità, per confusione o perché di base – è impegnatissima nella relazione disfunzionale con il partner.

Mother In Law — Image by © Illustration Works/Corbis

Ecco che il tentativo di ribellione, diventa un senso di colpa che rinforza il legame sia col genitore che con il partner, che a questo punto possiamo identificare come un narcisista di serie B, certamente un figlio altrettanto abusato dai genitori.

L’aspetto narcisistico che tuttavia intendo approfondire in questo articolo è la collusione tra un genitore narcisista (di tipo grandioso) – in genere la madre –  e una figlia che definiremo “eterna bambina”.

In questo matrimonio simbolico, la figlia femmina sceglie un uomo, si sposa o va a a convivere, mette al mondo dei figli, non tanto perché è consapevole delle scelte compiute e in seguito a una reale maturazione psicologica ed affettiva, ma per dimostrare al genitore alpha di essere diventata grande e quindi degna della sua stima, soprattutto perché, quasi certamente questa donna non farà nulla, che non è approvato prima dalla madre.

Sceglie in genere un uomo con le sue stesse caratteristiche, cioè che resta ancorato alla famiglia d’origine e mantiene con la madre un rapporto fusionale, in cui vi è una marcata assenza di confini.

L’incapacità di definire dei confini tra sé e l’altro è il nucleo della dispersione dell’identità individuale della donna e dello stallo della coppia a una condizione di perenne adolescenza.

Queste coppie sono – di fatto – relazioni a tre, nella quale l’uomo rappresenta simbolicamente una minaccia alla fusione tra la madre e la figlia.

Queste madri non amano veramente le figlie, non per cattiveria, ma perchè ne sono incapaci.

Per loro è più importante che la figlia, si attenga a quelle che sono le regole rigide del suo codice di pensiero, codice che conferma o valida la sua visione o esperienza negativa di vita: “se ho sofferto io, si vede che deve essere così per tutte e così sarà per te”.

“Il destino di ogni donna è soffrire”, “gli uomini sono tutti uguali”, “Una donna non si comporta così”.

Da un lato quindi sembra voler salvare la figlia, sostenendola nella ricerca di una sua soggettività, della libertà individuale, dall’altro però sembra non sopportare che la figlia possa avere una via d’uscita.

Via d’uscita che lei stessa non ha mai cercato.

Per l’uomo, sono Inutili i tentativi di “cacciare la suocera dal letto”, questa sarà sempre presente, perché la donna bambina, ha continuo bisogno di lei.

Non è autonoma nella gestione della vita familiare e soprattutto con i figli, che vengono spesso totalmente delegati alla nonna, quasi come fossero dei trofei da portarle in dono.

Questa deresponsabilizzazione è il nucleo su cui si mantiene l’assenza di autonomia, che negli anni, diviene profonda una dipendenza, difficile da spezzare, soprattutto se il partner/marito/compagno ha anche lui tratti narcisistici marcati.

In questo caso, la svalutazione è l’arma con cui queste donne feriscono il partner, incalzando con continue richieste di prestazioni e di attenzioni, affinché lui possa essere ritenuto degno della coppia.

Questo pattern relazionale, genera una dinamica affettiva disfunzionale che si basa sulla dipendenza affettiva dal genitore in primis e dal partner in seconda analisi.

Il partner/uomo narcisista potrebbe inizialmente sentirsi molto attratto da questo tipo di donna, perché sembra molto affabile, gestibile e in ogni caso di sani valori, essendo stata “conservata” a dovere dalla madre ai ripari da qualsiasi rischio di “maturazione” individuale.

Questo “sacrificio” narcisistico tuttavia, non è esente da costi per nessuno.

La rabbia, che la donna eterna bambina prova inconsciamente per essere stata privata della libertà individuale, per aver soppresso la sua vera identità o per aver evitato di formarsi una personalità, si riversa interamente sul partner, sotto forma di lamentele, astensione sessuale, conflitti, litigi, capricci, sui figli “che non fanno quello che lei ha fatto per la madre” o che pesano sulla sua fragile struttura psicologica ed affettiva, che osano avere una personalità autonoma e verso la madre sotto forma di anaffettività e svalutazione, quando questa invecchiando necessiterà della sua assistenza.

Se nella vostra coppia c’è una suocera di troppo, valutate se intraprendere un percorso di coppia, mirato a stabilire dei sani confini relazionali e un percorso individuale, mirato alla propria individuazione, ma soprattutto finalizzato a liberarci dagli schemi relazionali disfunzionali, basati sul senso di colpa, il ricatto, la sottomissione e l’autosacrificio estremo.

Se ti senti oppresso da qualcuno in famiglia, contattaci.

Ricordati che chi ti ama, non ti opprime, ma ti fa sentire, LIBERO.

Dr.ssa Silvia Michelini

La famiglia allargata: consigli per i genitori e la coppia

Consigli per i genitori che si trovano a dover costituire una FAMIGLIA ALLARGATA
FAMIGLIA “ALLARGATA”
Una risorsa o un fallimento?

La famiglia allargata è una realtà sempre più diffusa, che può rappresentare una grande risorsa per i figli, ma anche motivo di conflitti, ansia e difficoltà di adattamento.
Di base, la famiglia allargata è il risultato di una rottura, di una disgregazione, quella della coppia coniugale di partenza e per questo, non è sempre semplice gestire sentimenti ed emozioni, sia i propri che quelli dei figli, senza contare che spesso una famiglia che si disgrega e ritrova successivamente il suo equilibrio, va incontro anche a una serie di cambiamenti pratici: casa, scuola, abitudini etc.
Per “funzionare” è necessario che i nuovi partner si comportino in modo equilibrato e misurato, garantendo ai figli continuità emotiva e stabilità sia in termini affettivi che pratici.
La separazione è paragonabile ad un lutto e ognuno ha i suoi tempi per elaborarla o può avere difficoltà nel farlo e per questo non sempre da soli riusciamo a gestire tutto lo stress che ne deriva.

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Il co-parenting: gestione dei figli nella coppia separata

Una coppia può decidere in qualsiasi momento di lasciarsi e di rompere il cosiddetto «patto coniugale», soprattutto se dopo vari tentativi di risoluzione i conflitti siano divenuti ingestibili e la tensione tra i due genitori inaccettabile.
In questi casi la separazione può rivelarsi addirittura più «sana» o «salvifica» rispetto all’eventualità che i figli assistano e crescano in un clima relazionale malsano, che si basa sulla sopportazione, sul dolore, sull’evitamento dei conflitti e su modelli affettivi e genitoriali inefficaci o contraddittori (genitori che si arrendono, che sopportano, che stanno insieme e non si amano.. che vivono indossando «maschere»).
Se però il patto coniugale (sia affettivo che formale) può essere rotto in qualsiasi momento, quello genitoriale prosegue tutta la vita ed esige coerenza, condivisione e collaborazione.

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Separati in casa? Senso del dovere, paura o comodità?

Separati in casa, meglio o peggio per i figli?

Chi sono i “separati di fatto”?

C_0_articolo_466070_listatakes_itemTake_1_immaginetakeMolte coppie decidono di continuare ad abitare insieme, nonostante non si amino più, anche se spesso, hanno già stabilito nuove relazioni affettive o sessuali al di fuori del matrimonio.

Perché queste coppie interrompono il legame affettivo ma decidono di mantenere quello formale?.

Questa scelta è dettata dal senso del dovere ( per i figli) o dalla convenienza economica?

La serenità dei figli è un motivo valido o solo una scusa?

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Risposte difficili a domande scomode: le dinamiche che portano una coppia a voler interrompere la relazione affettiva sono molte, sono diverse e sono assolutamente soggettive.

Molto spesso quando ci si accorge di non amare più il partner, ci si rende anche conto di condividere con quest’ultimo un progetto ben più ampio, che implica tutta una serie di fattori economici, non facili da sbrogliare se non con lunghe lotte da avvocati e giudici.

La separazione legale, trascina la coppia in un vortice di sofferenza emotiva, di cambiamenti forzati e repentini e con essa innesca una reazione a catena in tutti i membri della famiglia.

Molte coppie per paura o per comodità quindi, decidono di continuare a “fingersi una coppia” davanti ai figli.

Questa possibilità inizialmente protegge i figli da una sofferenza improvvisa, ma è come voler evitare un dolore acuto preferendone uno cronico.

La falsità e l’inganno sono come veleni a cui a piccole dosi, giorno per giorno ci si abitua.

resize.aspxI bambini hanno un loro naturale istinto empatico, sono abilissimi psicologi!

La loro sopravvivenza psichica, affettiva e materiale dipende dai genitori, dal loro andare d’accordo, per questo motivo, qualsiasi conflitto tra i due coniugi è percepito come una minaccia a se stessi.

E’ chiaro che molto dipende dall’età dei figli e dal rapporto che i due partner decidono di mantenere, se affettuoso e collaborativo, oppure di reciproca freddezza e distaccata sopportazione.

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Un bambino di due anni, a livello emotivo percepirà il distacco e la freddezza che può esserci tra i due coniugi, ma di certo ha minori capacità cognitive di un bambino di dieci anni; il bambino di due anni si troverà con delle sensazioni emotive contrastanti e confuse da elaborare nel tempo, mentre il bambino di dieci anni, con una realtà ancora non contemplata e con pensieri e idee già in parte strutturate.

Il bambino più grande si fa domande, si sente in colpa, si schiera, si chiede cosa si poteva fare di più ..e via dicendo..

Se i bambini sono molto piccoli, è preferibile non soffermarsi nel dare spiegazioni troppo elaborate, perché il bambino si troverebbe a gestire un carico emotivo grandissimo, senza le risorse per fronteggiarlo.

Se invece i figli sono più grandi, è necessario, che la coppia comunichi la decisione, al momento opportuno e con le parole giuste.

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Il messaggio che i figli devono poter apprendere – sia a livello verbale che nel comportamento – è che i genitori hanno deciso di comune accordo di non essere più una coppia di innamorati, ma che in ogni caso restano i loro genitori, che si vogliono bene e che questo affetto li aiuterà a superare ogni conflitto.

Questa promessa va poi mantenuta, anche se il conflitto c’è.

Ecco quindi che la separazione in casa è una decisione che si prende da un lato per paura, da un altro per comodità.

Per una coppia senza figli, la separazione in casa, può essere un accordo civile tra personalità adulte, ma implica in ogni caso non poche prove da superare, una tra queste il superamento della gelosia e della possessività soprattutto da un punto di vista sessuale.

In una coppia con figli, questa decisione si rivela spesso controproducente, perché i figli soffriranno comunque, non c’è modo di preservarli, sia se saranno obbligati a convivere ogni giorno in un clima di conflitto e ostilità tra i genitori, sia se questi manterranno una condizione di apparente serenità.

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Ciò che fa la differenza è in ogni caso è la presenza o meno del conflitto e la percezione che il bambino ha della capacità dei genitori di superarlo per il suo bene.

E’ il conflitto che fa soffrire un bambino, anche se i genitori restano insieme tutta la vita.

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I genitori quindi, sono chiamati a vivere i loro conflitti coniugali e personali lontano dai figli, mettendoli al corrente delle loro decisioni solo dopo averli superati ed elaborati, mantenendo una linea di coerenza, verità e collaborazione.

Mai sminuire l’altro genitore davanti al figlio, mai trascinarlo nelle proprie battaglie, mai chieder loro di schierarsi, mai usarli come confidenti, come amici o come sostituitivi affettivi, mai privarli delle proprie scelte, mai strumentalizzarli.

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Se si cresce nel rispetto e nell’accettazione, si cresce nel vero amore e si potrà vivere più serenamente la sofferenza derivante dalla scoperta che l’amore eterno non esiste e che i genitori, come tutte le altre persone nel mondo, non sono perfetti.

Stai pensando di chiedere la separazione?

Prima di farlo contattaci! Una mediazione familiare può limitare l’impatto di una decisione così difficile per la famiglia! Non privare te stesso/a e i tuoi figli di un sostegno.

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Il tradimento si può perdonare?

Molte delle lettere che mi inviate sono incentrate sul tema del tradimento.

infedelta-coniugale-investigatore-privatoAldilà dei motivi per cui si tradisce, per i quali è reperibile una vasta letteratura e sul dubbio se confessare o meno un tradimento, sul cui tema è già presente un articolo in questo blog, mi viene chiesto se è possibile perdonare un tradimento.

Il tradimento fa parte dell’amore, perché solo se si vuole bene o si ama, ci si sente traditi.

Non ci sentiamo traditi da un estraneo, ma sempre da chi ci è vicino: amici, familiari, amanti, coniugi.

Ma come si reagisce ad un tradimento?

Ci sono molte possibili reazioni sia emotive, che comportamentali; una delle prime reazioni emotive è il trauma, l’immensa delusione, che è quasi sempre seguita da un cambiamento nella percezione del partner, prima lo idealizzavamo, lo vedevamo perfetto ora lo vediamo un “mostro”, ne neghiamo il valore come individuo umano.

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Tutto ciò che c’era di positivo in lui/lei scompare, la dimensione della fiducia viene distrutta e con essa il collante che tiene insieme l’immagine e il valore che diamo al nostro partner. Si travalicano i confini dell’intimità, poiché si è permesso a un terzo estraneo di fare ingresso nella dimensione della coppia, si perde la stima, poiché l’altro, non è stato in grado di confessarci un disagio e ha sopperito alle sue mancanze altrove, poiché l’altro non ci ha protetto, per questo siamo in pericolo. Non sappiamo più chi è il nostro partner, non ci sentiamo più al sicuro, nemmeno con noi stessi, poiché è nella coppia che avevamo riposto anche la nostra identità di donne/uomini, padri/madri.

frasi-solitudine1Una delle prime reazioni a livello comportamentale invece è la vendetta (sia immediata, che successiva); essa ha il solo scopo di scaricare dell’energia, il rancore per la perdita e per la delusione e di ristabilire l’equilibrio tra i due (“uno pari”), ma a livello affettivo e spirituale porta con sé solo una perdita di consapevolezza ed evita inoltre la fase della sofferenza e dell’accettazione, aggravando la perdita di stima, identità e intimità.

La difesa successiva è il cinismo: l’amore non esiste, l’amore è solo una delusione, ma il cinismo è solo l’altra faccia dell’idealizzazione e agli estremi, si sa, non v’è virtù.

Il cinismo è una difesa pericolosa perché si instaura nella mente del soggetto alterando la sua modalità di pensiero. La persona “cambia le sue convinzioni sulla vita, sulle persone e sull’amore” e quindi lascia che l’esperienza negativa intacchi il concetto di vita, fede e amore in generale.

 Nelle coppie che decidono autonomamente di provare a superare il tradimento s’instaura poi la dinamica del senso di colpa, della sfiducia e del ricatto.

Questa è una dinamica di potere, ci s’illude di poter controllare il rapporto per renderlo esente dal tradimento: telefonate, messaggi, prove d’amore, inseguimenti, pedinamenti..etc..

Qualunque coppia che intenda invece superare insieme un tradimento, deve accettare due condizioni essenziali: da un lato intraprendere il cammino del perdono e dall’altra quello del sacrificio narcisistico.

amore-libri-da-leggereIl perdono è un cammino lungo e di grande sofferenza, che richiede estrema maturità affettiva, perseveranza ed elevazione spirituale in entrambi i partner; stesso vale per il traditore, che è chiamato invece ad un sacrificio narcisistico per il bene della coppia.

In questo senso, il tradimento riguarda entrambi i partner: ognuno ha le sue responsabilità e la coppia che riesce a superarlo è quella che s’impegna in un progetto di accettazione e riconoscimento.

Il traditore semplicemente s’illude che l’ideale non sia morto, ma possa ritrovarlo con un altro partner, senza sospettare che puntualmente si troverà allo stesso bivio.

Il traditore non deve incappare inoltre nella tentazione di giustificarsi perché afflitto dai sensi di colpa, deve accettare i suoi limiti ed assumersi tutto il peso della colpa; colui che si giustifica intacca ancora di più la dimensione della fiducia.

tradimento-moglieIl tradimento distrugge l’ego, svela al soggetto che “l’amore non è ideale, non è perfetto, che l’altro non è perfetto, ma soprattutto che non lo sei tu”, per questo chi perdona un tradimento passa da una dimensione infantile dell’amore a una dimensione differente: “Il tradimento è il lato oscuro dell’una e dell’altro, ciò che conferisce loro significato, ciò che li rende possibili” Hillmann.

Nel rapporto di coppia si è sempre in equilibrio tra la voglia di appartenere all’altro e quella di mantenere la propria libertà e la propria individualità e solo chi riesce a mantenere questo equilibrio non rischia di tradire. Il possesso dell’altro è aihmè una mera illusione.

In due la vita è più semplice da un lato, ci si sente protetti, ma da soli ci sente più liberi e spesso chi tradisce sta lanciando un SOS all’altro partner: “sto soffocando”, “mi sento oppresso/a”, “chi sono io senza di te”?, oppure “mi sento solo/a”, oppure ancora, “basta voglio un cambiamento”!

49-l_01c61338fac642758d6a7021e29e8641Tradire è rivoluzionare, è reclamare la propria identità e vale per tutte le sfere delle relazioni, non solo quella di coppia.

Anche da bambini e da adolescenti, per crescere abbiamo dovuto tradire i nostri genitori, perchè con il loro desiderio di possesso tendono ad impedire la libera espressione dell’individualità del figlio e a voler affermare il proprio ego invece di amare in modo incondizionato: “ti amerò se tu farai questo, o se tu sarai questo o quello, altrimenti, mi deluderai e io soffrirò“.

Io sono me stesso/a, non sono ciò che tu vuoi che io sia.

Molto spesso chi tradisce, si è finto/a un’altra persona per accontentare chi ama, ma alla fine, ha tradito solo se stesso/a, rinnegando la sua vera identità e per questo, nella sua debolezza, la ricerca altrove, tranne che in se stesso/a.

Il tradito e spesso meno consapevole, perché deve fare i conti con la svalutazione del sé, con lal solitudine, la delusione in cui viene abbandonato/a e ha bisogno di maggiore tempo per poter arrivare alla dimensione del perdono.

Molto spesso ciò non è neanche possibile, perché l’altro reitera il danno, continuando a mentire per non compiere il sacrificio narcisistico e rinunciare all’ideale.

E’ dura farcela da soli, senza il sostegno di un mediatore o di uno psicologo/a, ma molti si vergognano e sono reticenti nel chiedere aiuto.

Se anche tu sei stato/a tradito/a, contattaci, ti aiuteremo a superare questo brutto momento!

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www.psicologiadicoppia.net

D.ssa Silvia Michelini

Matrimonio o Convivenza?

Nonostante le percentuali di fallimento, ancora oggi il matrimonio è la strada scelta da molte coppie, vuoi per convenzione, vuoi per cultura, ma aldilà di questi aspetti, ci sono dei motivi per cui sposarsi può essere sano nella coppia?

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Perchè nonostante molte coppie si lascino, ancora si sceglie il matrimonio?

La risposta è semplice, ci sono delle motivazioni socio-culturali e cioè per molti l’esigenza di conformarsi alla media, per altri vi è un vantaggio economico e cioè quello di potersi così svincolare dalla famiglia d’origine e poi vi sono anche gli aspetti emotivi, quali la passione, l’innamoramento e infine, si spera, una scelta sentita.

E’ chiaro che il matrimonio inteso come vincolo legale e contrattuale tra le parti è puramente una convenzione e attorno ad esso prolifera un business, che vede coinvolte attività commerciali, ma anche la stessa chiesa.

L’obiettivo di questo articolo quindi non è quello di evidenziare gli aspetti positivi o negativi del matrimonio da un punto di vista socio-culturale, poichè i vantaggi legali e sociali dello sposarsi sono ben chiari e spesso sono gli unici motivi per cui ci si sposa, ma di analizzarne i vantaggi o gli svantaggi da un punto di vista affettivo e di sfatare tutti i luoghi comuni su di esso.

La nuova coppia

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Ogni nuova coppia è un nuovo nucleo a se stante, svincolatosi dalla famiglia di origine e con un suo progetto, che parte dalla scelta del partner, al consolidamento dle legame per arrivare poi alla scelta della convivenza o del matrimonio.

La convivenza in tal senso, rappresenta una buona opportunità per la coppia di mettersi alla prova e di “rodarsi” per così dire in vista di un eventuale matrimonio.

Un patto segreto e un patto dichiarato.

Il legame tra due persone ha un duplice aspetto: uno affettivo, che riguarda appunto gli aspetti emotivi ed individuali e l’altro formale, che riguarda gli aspetti morali, i valori ed etici e quindi sociali.

Il legame è sostenuto sia dal progetto della coppia che dal valore simbolico dell’unione, vista come una terza entità, messa li a proteggere i due dal rischio di cadere nell’individualità: io, te e noi.

Il noi è una dimensione che è esaltata e affermata dal simbolo del matrimonio, perchè chi sposa i due innamorati, simboleggia l’affermazione del noi sull’io e cioè sull’individualità.

Sposarsi è quindi confermare a se stessi il desiderio di un progetto comune, ma anche affermarlo all’esterno.

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Ciò non ha nulla a che fare con la Chiesa e con la religione. Ogni religione decide di celebrare il rito secondo le sue usanze, e ognuno di noi è libero di scegliere se celebrare un matrimonio laico o religioso, ma è importante comprendere che il senso più spirituale del matrimonio non perde il suo potere in ogni caso.

I legami sono spesso fallimentari poichè non vi è la confluenza tra questi due aspetti e cioè emotivo e morale e la convivenza spesso ne è la causa.

La convivenza è come il matrimonio, spesso sento dire.

Purtroppo non è così, poichè manca l’elemento essenziale che è l’affermazione e la celebrazione del progetto comune del NOI.

E’ chiaro che la dimensione del NOI va alimentata in entrambe i casi, perchè come accennavo prima, se manca uno dei due elementi, l’unione è debole.

Un altro aspetto spirituale interessante è la simbologia del numero TRE, il numero “perfetto”, le unioni basate sulla somma di 1+1 danno 2 e il 2 è un numero “instabile”; molte coppie ritengono quindi che la nascita di un figlio possa ASSESTARE questa manchevolezza, ma aihmè l’arrivo del terzo REALE, può solo che far crollare ciò che scricchiolava.amore

La coppia deve compiere il suo cammino verso il noi, superando le trappole dell’individualità e vincendo il suo bambino egocentrico interiore, per lasciar spazio all’amore incondizionato e cioè quello “genitoriale”.NON SIGNIFICA FARE DA PAPA’ O DA MAMMA AL NOSTRO PARTNER, ANZI!

Ognuno di noi deve maturare quale individuo INDIPENDENTE rispettare l’individualità dell’altro, passare dalla condizione di “bambino perenne” a quella di adulto indipendente e poi di “genitore” inteso come persona in grado di DARE oltre che di ricevere.

Chi si sposa credendo di trovare nell’altro la realizzazione dei propri desideri, resterà deluso e si troverà sicuramente dall’avvocato poco tempo dopo, in genere quando i figli sono abbastanza grandi da permetterlo.

Trovarsi un amante non serve a nulla. Nella maggior parte dei casi, siete voi che dovete crescere.

Chiedi e ti sarà dato. Mai affermazione fu più vera.

Passiamo ora a sfatare tutte quelle dicerie e quei luoghi comuni che i nostri genitori ci hanno tramandato e che spesso bloccano le coppie che vogliono sposarsi se non realmente, psicologicamente, creando dei preconcetti e delle aspettative IRREALISTICHE che poi vengono trasmesse nella coppia, generando il conflitto.

STEREOTIPI SUL MATRIMONIO

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1. L’amore vince su tutto
FALSO: L’amore non vive di vita propria e non sopravvive indipendentemente da tutto il resto, ma va costruito, mantenuto e nutrito con grande impegno. Dovete iMPEGNARVI, non stare li a guardare e a lamentarvi!

2. Sposarsi costa molto

FALSO: Costa molto sposarsi così come impone la società. Sposarsi in comune, costa la marca da bollo, vi basterà un testimone, un bel vestito e un piccolo rinfresco per pochi eletti. Starete sicuramente nei 1000 euro. Ma in ogni caso SPOSARSI E’ UN FATTO ESCLUSIVAMENTE PRIVATO TRA I DUE PARTNER, parenti e amici, si facciano i fatti loro.

3. Mi sposerò quando avrò comprato casa e quando sarò pronto/a a “metter su famiglia”

FALSO: Molti si sposano solo quando sono pronti economicamente ed affettivamente ad avere figli, tuttavia il matrimonio è una questione che riguarda esclusivamente la coppia, la famiglia è un progetto che eventualmente ne può conseguire.

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4. Se mi sposo allora devo fare figli

FALSO: la generatività e la progettualità possono avere molte sfaccettature, anche decidere di viaggiare in tutto il mondo, aprire un ristorante, fare insieme volontariato, allevare cani e gatti può essere un progetto.

5. Quando nascono i figli le donne cambiano/gli uomini si mettono “in pantolofole”

FALSO: ciò avviene in ogni caso, se state trascurando la dimensione del NOI, se subentra la noia, la routine e non c’è intimità, dialogo e condivisione di attività stimolanti.

6. Il matrimonio è la tomba dell’amore

FALSO: la tomba dell’amore è credere che il matrimonio sia la realizzazione delle proprie lacune affettive infantili.

7. Dopo il matrimonio non si fa più l’amore, le donne cambiano e pensano solo alla casa e ai figli

FALSO E VERO: Se vostra moglie dovesse comportarsi così è perchè non si sente corteggiata abbastanza

8. nel matrimonio ognuno deve avere il suo ruolo, la donna figli e casa e l’uomo lavoro e soldi: mia/o moglie/marito in quanto tale “deve”

FALSISSIMO: ogni individuo uomo o donna che sia ha diritto al suo spazio di realizzazione lavorativa ed economica o di svago. I compiti vanno divisi EQUAMENTE secondo gli impegni e le decisioni della coppia. Il futuro della coppia è LA PARITA’, prendete esempio dalle coppie nordiche!.

Nessuno DEVE qualcosa, ma DESIDERA COLLABORARE per la serenità della famiglia.

9. Dopo il matrimonio i parenti (suoceri) diventano invadenti

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VERO: Accade però perchè noi, che vogliamo permanere pigramente ancora nello stato “bambino” li lasciamo entrare nei confini della coppia per comodità, lamentandone poi la presenza. Se noi mettiamo confini questi verranno rispettati.

10. Se ti sposi, TI ANNOI, diventi GRANDE cioè non esci più, etc

FALSO: questo dipende solo da voi e dall’impostazione che date alla coppia, si tratta sempre di NON METTERSI SEDUTI, ma alimentare il vostro orticello, organizzarvi, decidere insieme ed AGIRE all’unisono.

11. Sposarsi è fare dei compromessi continui

FALSO: Nel matrimonio deve esserci DIALOGO E MEDIAZIONE tra i due partner non uno dei due che a turno cede ai voler dell’altro, macerando poi frustrazione e generando conflitti.

Concludo affermando che il matrimonio deve essere considerato la base, L’INIZIO DI UN PROGETTO, UN PUNTO DI PARTENZA, non un risultato, un punto di arrivo. Una coppia non hai mai un punto di arrivo, deve evolvere, crescere, essere flessibile per poter resistere.

Una coppia felice è una coppia che LAVORA SU SE STESSA OGNI GIORNO.

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La strada giusta è sempre quella in salita.

D.ssa Silvia Michelini

Perchè l’amore finisce?

Perché l’amore finisce?

fine-di-un-amoreChi non si è mai posto questa domanda?.

Quali sono le motivazioni del fallimento e a chi o a che cosa possiamo imputarle?

I divorzi e le separazioni sono in costante aumento; si possono cercare molte spiegazioni e trovare molte griglie di lettura: ma è importante capire ed analizzare alcune ipotesi di ricerca dell’evento “separazione”, al fine di apprendere quanto più possibile da questa esperienza.

Fra i molti approcci possibili, ne ho individuati almeno tre: uno psicologico, l’altro più legato al tempo, il terzo infine, di tipo culturale.

 

Motivazioni Psicologiche
Le teorie psicologiche sia quelle più datate che quelle più recenti, imputano il fallimento della coppia al prevalere dei “giochi” della collusione rispetto al desiderio di far sopravvivere il progetto. I “giochi di coppia” di cui si parla anche in questo blog sono l’intreccio che deriva dalle aspettative psicologiche infantili dei due partner circa la coppia, aspettative che spesso riguardano l’illusoria ricerca della COMPLETEZZA.

Tuttavia la relazione di coppia implica un dare oltre che un avere e molto spesso si proietta sul partner il desiderio dell’uomo o della donna perfetta, incolpandolo/a poi di non rispettare questi canoni. Altre aspettative sono quelle di recuperare l’amore, la stima o l’affetto che non si è ricevuto in infanzia, ma anche questa aspettativa resta delusa, perchè la relazione di coppia è tra due adulti che hanno un grado di maturità sufficiente tale da permettere il passaggio dalla personalità bambina a quella adulta a quella genitoriale. Una persona che cerca sempre di essere il bambino o sempre il genitore o solo l’adulto nella relazione prima o poi fallisce poichè si crea UNO STALLO nelle dinamiche di comunicazione e i GIOCHI che inizialmente ci hanno atratto, perchè erano adatti al nostro grado di maturità, ora ci stancano.

Per cui se la coppia si fissa sui giochi e solo su determinate modalità di comunicazione, iniziano i drammi, i conflitti e i possibili tradimenti, soprattutto se uno dei due si stanca di giocare a mamma e figlio, vittima e carnefice o ad altri giochetti simili che si verificano molto spesso nella coppia.

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Il tempo
Le relazioni falliscono perché la scelta è stata fatta in base a quello che conta di più nell’immediato e non a quello che conta di più nel lungo periodo. E’ come dire che non abbiamo preso bene le distanze! (guardare al futuro). Crescendo ed evolvendo, cambiano desideri e progetti, che non sempre sono condivisibili. Se la coppia non condivide una progettualità comune, inevitabilmente anche amandosi, entrerà in forte contrasto e alla fine uno dei due cercherà di realizzare se stesso altrove.
La relazione tende a finir male se non c’è corrispondenza tra quello che si vuole dall’altro e quello che si pensa di riceverne: chiunque ha amato senza essere ricambiato altrettanto, sa quanto può essere frustrante. Alle volte si potrebbe consigliare di ridurre le proprie aspettative e diminuire il proprio coinvolgimento: ma è un consiglio difficile da seguire. Siamo davvero così sprovveduti da fare sempre la scelta sbagliata? Probabilmente no: il fatto è che sceglie troppo spesso in base a quello che conta di più nell’immediato.
Ma quello che conta nel lungo periodo è diverso: i fattori che contano cambiano, cambiano le persone e cambiano le relazioni. Ci sono cose che è difficile giudicare all’inizio di una relazione: l’idea che l’amore vinca tutti gli ostacoli è molto romantica, ma poco reale.
Quando si devono prendere delle decisioni, quando arrivano i figli e si devono fare alcune scelte, una cosa che sembrava poco importante, lo diventa. Altri fattori invece nel lungo periodo diventano secondari: come l’idea che l’altro sia “interessante” (all’inizio c’è il timore che se cala l’interesse la relazione svanisce).
In realtà quasi tutto tende a diminuire col tempo (nelle coppie studiate statisticamente): calano la capacità di comunicare, l’attrazione fisica, il piacere di stare insieme, gli interessi in comune, la capacità di ascoltare, il rispetto reciproco, il trasporto romantico; ciò può essere deprimente, ma è importante fin dall’inizio sapere che cosa aspettarsi col tempo, avere aspettative realistiche circa quello che si potrà ottenere e quello che finirà con l’essere più importante a lungo andare.
Motivazioni di Tipo Culturale
Questo approccio, per capire la crisi di coppia, è stato sviluppato dal Prof. Mario Bertini dell’Università di Roma. Bertini fa notare che ognuno di noi ha delle aspettative irrealistiche rispetto al matrimonio/convivenza.
E’ la cultura romantica dei fiori bianchi, dell’abito bianco di nozze, della fedeltà reciproca a tutti i costi, della felicità di stare insieme… (eppure anno dopo anno, aumenta la conflittualità, la coppia è sempre più in crisi).
E’ come se la coppia dicesse: “Dopo tanto laborioso cammino, finalmente siamo approdati a questo meraviglioso giardino recintato dove tutto si può godere. Protetti dal nostro amore e dalla consistenza del contratto.
Il compito che ci sta davanti è finalmente quello di godere “consumando” insieme tutto quello che ci viene chiesto è di rispettare le regole di non uscire dal recinto e di sacrificarsi l’un l’altro, sicuri che l’amore riuscirà a far superare ogni ostacolo”.
E’ un atteggiamento di base dettato dal consumismo.

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Questi sono alcuni dei possibili motivi e tu cosa ne pensi?

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