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Narcisismo e Matrimonio: come si comporta un narcisista in una relazione stabile?

Narcisismo e Matrimonio: come si comporta un narcisista in una relazione stabile?

I narcisisti generalmente non s’impegnano, non vogliono accedere ad una dimensione personalità adulta e genitoriale della personalità, vivono come eterni peter pan, hanno paura di impegnarsi, idealizzano i partner, temono l’intimità e poi – dopo aver abusato psicologicamente ed emotivamente delle loro vittime – fuggono senza rimorsi o ripensamenti verso la loro prossima avventura.

Eppure ritroviamo spesso i narcisisti in coppie stabili anche se conflittuali, perché? Continua a leggere →

La vittima preferita dei narcisisti: la donna dipendente

La vittima preferita dei narcisisti: la donna dipendente

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Perché alcune donne, (o uomini ma meno spesso) restano invischiate in relazioni amorose malsane, che spesso non hanno nemmeno l’ambire di sbocciare?
Perché rimangono per anni appese, agonizzando in lunghe e sospiranti attese, colmando vuoti, tollerando assenze, fughe e ritorni di lui o ancora peggio perché alcuni di noi, vivono relazioni di coppia e familiari deprivanti, umilianti, spesso ignorando chiari segnali di violenza psicologica e nei casi più gravi anche fisica?
Perché le donne (anche uomini, ma meno spesso) “amano troppo”? perché si identificano sempre con l’archetipo della salvatrice (salvatore), della guaritrice (guaritore), della madre (padre) e si illudono di poter “cambiare” l’uomo (la donna) che incontrano?
Perché le donne, e alcune persone in genere, ognuna con un grado di gravità diverso, non si amano, non si stimano, non sanno stare con se stessi?

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La dipendenza affettiva: amare qualcuno per non amare se stessi

dipendenza_affettiva-432x269 Questo articolo è dedicato a tutti coloro che ricercano la felicità nell’amore, che credono consista nell’amare ed essere amati da qualcuno, che ci faccia sentire speciali e che per ottenere tutto questo, basti semplicemente dare incondizionatamente all’altro, senza aspettarsi nulla in cambio.

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che per amore si sono annullati o hanno corso dei pericoli, mettendosi in secondo piano, sentendosi poi arrabbiati o rancorosi, verso la vita e soprattutto verso se stessi; non importa che si tratti di un uomo/donna, di un figlio o di un amico/a, chi “ama troppo” si sente sempre un passo avanti rispetto agli altri, avanza sempre qualcosa…la vita è ingiusta con lui/lei, perchè lei/lui da tanto e riceve solo delusioni.

La realtà è che chi ama troppo, vuole salvare gli altri, perchè ha paura di salvare se stesso; se incontrasse qualcuno di veramente valido, lo eviterebbe a piè pari, perchè un rapporto vero e sano, gli impedirebbe di mantenere il controllo e lo/la costringerebbe a mettersi in gioco nella vita, ad affrontare i mostri del passato e a crescere, diventando un individuo autonomo ed indipendente, che si ama ed ama, prendendosi cura soprattutto di se stesso.

D.ssa Silvia Michelini

La Dipendenza Affettiva

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Cos è ?

E’ difficile definire un confine tra “l’attaccamento amoroso” e la “dipendenza” in amore, perché l’amore è già di per sé una dipendenza; si basa sui nostri bisogni più ancestrali di fusione e di amore, sul desiderio e sulla ricerca della vicinanza dell’altro.

E’ normale che in una relazione, in particolare durante la fase dell’innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza, il desiderio di “fondersi coll’altro”, ma questo desiderio “fusionale” tende a csemare con lo stabilizzarsi della relazione. Nella dipendenza affettiva, invece, il desiderio fusionale perdura inalterato nel tempo ed anzi il rapporto stesso è basato sulla ricerca fusionale: “fondersi nell’altro”.

Secondo le ricerche più recenti, condotte negli Stati Uniti, la dipendenza affettiva rientra nella più ampia categoria delle New Addictions (Nuove Dipendenze), che comprendono tutte quelle  forme di dipendenza in la dipendenza non è caratterizzata dall’uso o l’abuso di una sostanza, ma da un comportamento o da tutte quelle attività che normalmente compiamo durante la giornata (gioco, navigazione in internet, shopping, cibo etc..).

In alcuni soggetti la tendenza a ricorrere a questi comportamenti diventa patologica e ne compromette la salute psicologica e spesso anche fisica.

La dipendenza affettiva è quindi una forma patologica di amore in cui non vi è reciprocità all’interno della relazione di coppia; uno dei due partner  riveste il ruolo di “colui/colei che ama incondizionatamente” e vede nel legame con l’altro, spesso problematico o sfuggente, l’unica ragione della propria esistenza.

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La continua ricerca d’amore ha tutte le caratteristiche di una qualsiasi dipendenza:

– l’ebbrezza: la sensazione di piacere, che il dipendente prova quando è con il partner, gli è indispensabile per stare bene e non riesce ad ottenerla in altri modi;

– la tolleranza: il dipendente ricerca quantità di tempo sempre maggiori da dedicare al partner, riducendo sempre di più la propria autonomia e le relazioni con gli altri;

– l’astinenza: l’assenza del partner (per lavoro ad esempio) getta il dipendente in uno stato di allarme. Talvolta il bisogno della presenza fisica dell’altro è talmente forte che il dipendente sente di esistere solo quando il partner gli è vicino. Il partner infatti è visto come l’unica fonte di gratificazione, le attività quotidiane sono trascurate e l’unica cosa importante è il tempo che si trascorre insieme.

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Perché si diventa dipendenti?

Le cause vanno ricercate in traumi evolutivi (soprattutto nel rapporto genitore-figlio), che hanno intaccato l’autostima e l’identità della persona (immagine di Sé) determinandone uno stile affettivo prettamente depressivo e auto-svalutante.

La persona dipendente si percepisce inconsciamente come inadeguata, non degna di amore, la sua autostima dipende interamente dal giudizio esterno e dalle conferme e rassicurazioni della persona amata.

I dipendenti affettivi, solitamente donne, nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi, che spesso hanno origini profonde quali “vuoti affettivi” dell’infanzia. Il partner assume il ruolo di un salvatore , egli diventa lo scopo della loro esistenza, la sua assenza anche temporanea da la sensazione al soggetto di non esistere” (DuPont, 1998)

Alla base vi è spesso un conflitto edipico irrisolto.

Il dipendente dedica tutto sé stesso all’altro, trascurando se stesso e i propri reali bisogni e spesso rimettendo in atto lo stesso copione relazionale della sua infanzia.

Per questi motivi il soggetto dipendente sceglie un partner che gli permetta di mantenere il ruolo di “salvatore” e di creare un legame “co-dipendente”. (partner altrettanto dipendenti, aggressivi, svalutanti, anaffettivi, sfuggenti, evitanti, etc..).

Il legame co-dipendente “vittima-carnefice”, mantiene il soggetto dipendente (il salvatore) in una posizione di controllo totale sull’altro (il bisognoso), che a sua volta percependo inconsciamente il controllo continuerà a mostrarsi sfuggente e inadeguato al fine di respingere la soffocante dinamica di schiavitù amorosa.

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Spesso nessuno dei due partner, ma soprattutto il soggetto dipendente, è in grado da solo/a di uscire dalla relazione, sebbene entrambe riconoscano che si tratta di un legame insoddisfacente e autodistruttivo.

La dipendenza è intimamente collegata alla paura del cambiamento e di sperimentarsi come individui indipendenti, sviluppando le proprie capacità personali; per questo i soggetti dipendenti spesso si prefiggono mete irrealistiche ed inarrivabili, al fine di giustificare a se stessi, una volta fallito il tentativo, l’impossibilità di mettersi in gioco. (es: non mi sono mai sposato/a perché incontro solo uomini/donne inconcludenti e inaffidabili, oppure pazzi/e)

La dipendenza affettiva colpisce, soprattutto le donne fragili che, hanno subito abusi psicologici, affettivi e a volte anche fisici in famiglia, che hanno avuto padri sfuggenti e violenti oppure madri anaffettive ed ambivalenti.

Chi è dipendente crede che amare sia amare l’altro oltre ogni limite, negando invece l’aspetto più profondo dell’amore e cioè “la reciprocità” e “il rispetto”.

Amare un’altra persona significa innanzitutto amare e rispettare se stessi e i propri desideri, comunicandoli al partner che ponendosi in una dimensione simmetrica, dona tanto quanto riceve in un continuo interscambio di ruoli.

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Se soffri di dipendenza affettiva sicuramente ti riconoscerai nei seguenti sintomi

  • Ossessione o fissazione verso il partner o presunto partner
  • Paura dell’abbandono, della separazione
  • Paura di manifestare i propri bisogni e desideri, che generano in rancore  e rabbia, oppure in sintomi clinici come panico, ansia, depressione, insonnia, etc.
  • Ricerca di conferme e approvazione continua dal partner
  • Senso d’inferiorità nei confronti del partner
  • Dedizione totale al partner con conseguente ritiro dalla vita sociale e dai propri interessi.
  • Gelosia e possessività estrema
  • Controllo del partner
  • Eccessiva tolleranza a comportamenti inadeguati del partner: svalutazione, controllo, aggressività
  • Eccessiva asimmetria del rapporto di coppia: partner da salvare, malato, inarrivabile sfuggente…
  • Sentimenti di colpa vergogna e autosvalutazione
  • Tendenza al ripiegamento sul sé
  • Scarsa iniziativa personale

Chiamami o scrivi a:

psicologiacoppia@gmail.com

Cosa fare se lui ti da per scontata?

Questo è un articolo ironico (ed autoironico), una lettura “leggera”, ma non troppo, che invita le donne a riflettere sul loro livello di autostima e sulle differenze tra uomo e donna. Per una volta, concentriamoci sugli aspetti positivi del maschile ed usciamo dalla visione negativa e svalutante degli uomini, dalla commiserazione, dalla lamentela, dalla passività e da tutte quelle abitudini, che ci rendono tristi e non ci aiutano ad avere successo nella vita!

E’ la solita vecchia storia, vi incontrate, vi innamorate e lui sembra quello perfetto per voi…

E’ l’inizio di un nuovo amore fatto di passione, di voglia di scoperta e di entusiasmi,  il tutto condito da un micidiale cocktail ormonale.

Stare lontani anche solo per un’ora appare una fatica insormontabile, vi cercate, vi desiderate e ai vostri occhi tutto è perfetto, purchè lui resti con voi.

Dopo alcuni anni però, la fiamma inizia ad affievolirsi per lasciare spazio alla routine.

Qualcuno dice siano 3, altri 7; dalla mia esperienza come psicologa e come donna, ho potuto osservare che l’innamoramento (inteso come stato di ubriachezza molesta con evidenti sintomi di instabilità mentale e completa perdita della ragione) termina dopo circa 3/4 anni.

Il processo è lento ed inesorabile, non ve ne accorgerete, perchè nel frattempo  – con tutta probabilità –  siete stati presi entrambi da altre cose : il lavoro, la casa.. ed è raro che abbiate accanto una persona consapevole di ciò e che abbia desiderio di evitare che accada.

In genere l’uomo è pigro nella coppia e diciamocela tutta…lo siete anche voi! l’unica cosa che differenzia l’uomo dalla donna in questo, è che l’uomo non rompe le palle. La donna sì.

Improvvisamente la passione lascia il posto alla tenerezza,  la spontaneità diviene un ruolo, la scoperta diventa piacevole prevedibilità e l’entusiasmo si trasforma spesso in criticismo. Dopo l’innamoramento inizia quella fase detta “disillusione”.

E’ come se ci togliessero improvvisamente delle fette di kiwi dagli occhi (i kiwi sono molto più salutari del prosciutto e sopratutto non sono cadaveri!).

Ciò che prima ci soprendeva, ora inizia a darci noia, anzi ci chiediamo come abbamo fatto ad innamorarci di un uomo che lascia i calzini sulla macchina del gas, si dimentica gli anniversari e  spesso tentenna anche quando deve ricordarsi il nostro nome….

Come avete  fatto ad innamorarvi di un uomo che prima non vi staccava gli occhi di dosso e ora non si accorge nemmeno se rientrate a casa con un jamaicano a cavalcioni?

La piccola smorfia che fa quando beve e che ai primi appuntamenti vi pareva assolutamente sexy ed  irresistibile, ora appare come un’indecorosa ed insopportabile paresi.

La voracità che ha quando mangia e che i primi tempi pensavate  fosse data dall’imminente rischio di morte a seguito di estenuanti nottate di sesso, ad oggi vi pare una scena dell’horror, completata da sguardi assassini (i vostri).

Perchè? Semplice….

Siete diventati simbiotici. Siete caduti nella trappola dell’ozio e della prevedibilità e credete ancora alle favole, a quelle che vi dicevano che “vissero felici e contenti”.

Con tutta probabilità siete delle brave personcine e credete che in amore vincano la disponibilità, le premure e cioè comportarsi come mogliettine assolutamente impeccabili.

Attenzione!!! la “mogliettina impeccabile” non è solo quella che tutti conosciamo e che conserviamo nell’ ‘immaginario collettivo: sottomessa, un pò sdrucita, silenziosa e ansimante, attende il rientro dell’amato alla finestra, trascorre tutto il giorno al supermercato e davanti alla TV per studiare quale piatto preparare al suo bel maritino, mentre smacchia il bucato coi bigodini in testa. Noi la chiameremo CENERENTOLA.

La “mogliettina sollecita” è anche la donna con le palle, ben vestita, istruita, quella super efficente, che è sempre pronta a darsi da fare per la famiglia, per il marito, per la casa e intanto lavora anche. Noi la chiameremo LA VALCHIRIA.

Per la Cenerentola e la Valchiria il risultato è lo stesso.

Lui guarda la partita, esce con gli amici, gioca a PES, ha sempre da lavorare, qualsiasi cosa pur di non stare con voi…..e in cuor vostro sperate che un giorno all’altro, quell’ ex principe azzurro, ora sbiadito e consunto da varie lavatrici, si accorga di tutti gli sforzi che fate per la coppia.

Le avete provate tutte, sia con le buone che con le cattive; gli avete parlato in modo chiaro e conciso (niente di più errato), vi siete lamentate (cosa ancora più errata con un uomo), avete flirtato con i passanti (ma lui stava guardando il culo di un’altra nel frattempo), gli avete cucinato tutto il libro di suor germana e lui vi dice che quella sera non ha fame.

Perchè? Semplice, perchè siete noiose e vi siete trasformate nell’ideale che l’uomo ha della donna UNA MADRE.

Un madre sottomessa (Cenerentola) o una madre onnipotente (Valchiria).

Ciò succede anche a noi donne, provate a pensarci “è così tanto un bravo ragazzo eppure non scatta la scintilla!!!”.

è così un bravo ragazzo, ma...” e intanto lo tradite col più bastardo dei dongiovanni”….

Il principe azzurro in realtà non lo vuole nessuno….tutte vogliono il ribelle, ma la cosa ancora più assurda è che le donne hanno la pretesa di sposare il principe azzurro e trasformarlo in Brad Pitt nel film Fight Club.

Un uomo a questo ragionamento così complesso non ci arriva. Sposa in genere una iena mascherata da pecora ed insegue gazzelle per tutta la savana…

Nessuno vi dirà che il principe azzurro è gay e che a Biancaneve piacciono le ammucchiate, ma è così.

Come avete fatto a diventare LE MAMME? e come smettere?

vi regalo qualche pillola…..qualche piccolo suggerimento e spunto di riflessione…

1) Inizia a vivere come se esistessi solo tu: immagina come sarebbe la tua vita se lui ti lasciasse oggi?

Sei indipendente affettivamente? Cosa faresti senza di lui?

2) Stravolgi le tue abitudini (tutte)

3) Lavora sulla tua autostima: dal look, ai sogni lasciati nel cassetto a fare la muffa, a quei chiletti di più che hai lasciato si accumulassero..

3) Smetti di fare ciò che fa una madre e cioè AMARE INCONDIZIONATAMENTE ED ESSERE SOLLECITA E PREMUROSA.

4) Non svilire la sua mascolinità e non permettere che faccia altrettanto con la tua femminilità. Rispetta il tuo uomo! e non pretendere che lui ti rispetti, se tu non rispetti lui.

5) Permettigli di essere un uomo, dandogli il tempo di assumersi le sue responsabilità. Non indossare i suoi pantaloni e lascia che si esprima liberamente!

5) Smetti di parlare, di lamentarti e di essere depressa! agisci su te stessa!!

6) Inizia a concederti tutti quei piaceri e a fare tutte quelle cose che vorresti fare con lui, ma da sola.

7) Fatti delle nuove amicizie, esci, scordati il cellulare a casa. Se hai dei figli, lasciali a lui ed esci con le amiche, lascia che faccia il padre!

8) Esci con lui solo se ti va e non per fare la spesa! uscite solo se avete organizzato qualcosa di piacevole ed interessante

9) Se sei casalinga, trovati un lavoro, uno qualsiasi.

10) Se lui ti innervosisce, semplicemente, cambia argomento e scelglietene uno che non riguardi la casa, i figli, le bollette o il telegiornale…trovatevi un hobby di coppia!

Sei interessata a migliorare te stessa e la tua relazione?

scrivi a: psicologiacoppia@gmail.com