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Narcisismo patologico e terrorismo emotivo: la gabbia dorata del dipendente affettivo

Narcisismo patologico e terrorismo emotivo

I narcisisti patologici possono essere paragonati a dei terroristi psicologici; queste persone sono molto abili a piazzare delle bombe emotive lungo il percorso della relazione con l’obiettivo di mantenere l’assoluto controllo sulla vittima.

Questi comportamenti sono inconsci, inconsapevoli e alla base di essi, ci sono schemi di relazione ed affettivi (copioni) spesso simili e facilmente riconoscibili.

Gli schemi affettivi/di relazione/familiari da cui proviene un narcisista patologico e che ne determinano il comportamento “terroristico” sono spesso quelli del cosiddetto CONTROLLO SENZA AMORE ne sono due esempi quella della coppia di fatto e dei genitori narcisisti con alte aspettative sui figli.

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Narcisismo al femminile: L’eterna bambina e il triangolo di coppia

Le donne di cui intendo parlare in questo articolo, sono quelle che con tutta probabilità sceglieranno un partner narcisista, perché a loro volta, sono dipendenti da una figura genitoriale con una personalità di stile narcisistico (padre o madre, spesso più una madre o a volte entrambi), che ha segnato pesantemente la loro infanzia e la loro autostima, costringendole all’eterna condanna di “dipendere” da qualcuno che la giudica, la svaluta, la esorta ad essere autonoma – soprattutto affettivamente – ma che di base ne nega in modo ambivalente l’autonomia stessa, costringendola – attraverso il giudizio e la svalutazione – ad aderire a codici morali, etici o di comportamento, finalizzati da un lato a non deludere questo genitore esigente e dall’altro a confermare al genitore in questione, che i suoi sacrifici, privazioni e frustrazioni individuali riguardo ai suoi genitori, non sono state un errore.

In poche parole si tratta di una catena infinita di ricatti affettivi, morali intrisi da una fortissima ambivalenza affettiva, che bloccano l’evoluzione psico-affettiva di un individuo

Un esempio molto calzante è quello delle donne maltrattate psicologicamente ( spesso anche fisicamente) dal partner, che si rifugiano nel genitore “alpha” nella speranza di conforto, appoggio e  consiglio. Inizialmente il genitore narcisista, che è in genere una persona apparentemente solida e disponibile, innalzerà la posizione del figlio/a, creando con lui/lei una forte alleanza che simbolicamente esprime la frase “io ti capisco, solo io posso veramente capirti e aiutarti”, ma dall’altra il genitore inizierà a inviare alla figlia, messaggi “paradossali” ovvero incoerenti: “beh però è sempre tuo marito, forse tu lo hai provocato…certo se tu ti comporti così…. Fai così, fai questo o quell’altro per far sì che lui faccia X o Y, …..Certo devi separarti, ma come farai coi soldi?, ci sono i bambini come pensi di fare..”? In altri casi, l’aiuto fornito è finalizzato a riprendere il controllo sul figlio o economico e affettivo e quindi non è privo di distorsioni o manipolazioni affettive, anche e ahimè spesso riguardanti al gestione dei figli, che questo tipo di donne, si trova a dover delegare per mancanza di tempo, energie, vitalità, per confusione o perché di base – è impegnatissima nella relazione disfunzionale con il partner.

Mother In Law — Image by © Illustration Works/Corbis

Ecco che il tentativo di ribellione, diventa un senso di colpa che rinforza il legame sia col genitore che con il partner, che a questo punto possiamo identificare come un narcisista di serie B, certamente un figlio altrettanto abusato dai genitori.

L’aspetto narcisistico che tuttavia intendo approfondire in questo articolo è la collusione tra un genitore narcisista (di tipo grandioso) – in genere la madre –  e una figlia che definiremo “eterna bambina”.

In questo matrimonio simbolico, la figlia femmina sceglie un uomo, si sposa o va a a convivere, mette al mondo dei figli, non tanto perché è consapevole delle scelte compiute e in seguito a una reale maturazione psicologica ed affettiva, ma per dimostrare al genitore alpha di essere diventata grande e quindi degna della sua stima, soprattutto perché, quasi certamente questa donna non farà nulla, che non è approvato prima dalla madre.

Sceglie in genere un uomo con le sue stesse caratteristiche, cioè che resta ancorato alla famiglia d’origine e mantiene con la madre un rapporto fusionale, in cui vi è una marcata assenza di confini.

L’incapacità di definire dei confini tra sé e l’altro è il nucleo della dispersione dell’identità individuale della donna e dello stallo della coppia a una condizione di perenne adolescenza.

Queste coppie sono – di fatto – relazioni a tre, nella quale l’uomo rappresenta simbolicamente una minaccia alla fusione tra la madre e la figlia.

Queste madri non amano veramente le figlie, non per cattiveria, ma perchè ne sono incapaci.

Per loro è più importante che la figlia, si attenga a quelle che sono le regole rigide del suo codice di pensiero, codice che conferma o valida la sua visione o esperienza negativa di vita: “se ho sofferto io, si vede che deve essere così per tutte e così sarà per te”.

“Il destino di ogni donna è soffrire”, “gli uomini sono tutti uguali”, “Una donna non si comporta così”.

Da un lato quindi sembra voler salvare la figlia, sostenendola nella ricerca di una sua soggettività, della libertà individuale, dall’altro però sembra non sopportare che la figlia possa avere una via d’uscita.

Via d’uscita che lei stessa non ha mai cercato.

Per l’uomo, sono Inutili i tentativi di “cacciare la suocera dal letto”, questa sarà sempre presente, perché la donna bambina, ha continuo bisogno di lei.

Non è autonoma nella gestione della vita familiare e soprattutto con i figli, che vengono spesso totalmente delegati alla nonna, quasi come fossero dei trofei da portarle in dono.

Questa deresponsabilizzazione è il nucleo su cui si mantiene l’assenza di autonomia, che negli anni, diviene profonda una dipendenza, difficile da spezzare, soprattutto se il partner/marito/compagno ha anche lui tratti narcisistici marcati.

In questo caso, la svalutazione è l’arma con cui queste donne feriscono il partner, incalzando con continue richieste di prestazioni e di attenzioni, affinché lui possa essere ritenuto degno della coppia.

Questo pattern relazionale, genera una dinamica affettiva disfunzionale che si basa sulla dipendenza affettiva dal genitore in primis e dal partner in seconda analisi.

Il partner/uomo narcisista potrebbe inizialmente sentirsi molto attratto da questo tipo di donna, perché sembra molto affabile, gestibile e in ogni caso di sani valori, essendo stata “conservata” a dovere dalla madre ai ripari da qualsiasi rischio di “maturazione” individuale.

Questo “sacrificio” narcisistico tuttavia, non è esente da costi per nessuno.

La rabbia, che la donna eterna bambina prova inconsciamente per essere stata privata della libertà individuale, per aver soppresso la sua vera identità o per aver evitato di formarsi una personalità, si riversa interamente sul partner, sotto forma di lamentele, astensione sessuale, conflitti, litigi, capricci, sui figli “che non fanno quello che lei ha fatto per la madre” o che pesano sulla sua fragile struttura psicologica ed affettiva, che osano avere una personalità autonoma e verso la madre sotto forma di anaffettività e svalutazione, quando questa invecchiando necessiterà della sua assistenza.

Se nella vostra coppia c’è una suocera di troppo, valutate se intraprendere un percorso di coppia, mirato a stabilire dei sani confini relazionali e un percorso individuale, mirato alla propria individuazione, ma soprattutto finalizzato a liberarci dagli schemi relazionali disfunzionali, basati sul senso di colpa, il ricatto, la sottomissione e l’autosacrificio estremo.

Se ti senti oppresso da qualcuno in famiglia, contattaci.

Ricordati che chi ti ama, non ti opprime, ma ti fa sentire, LIBERO.

Dr.ssa Silvia Michelini

COME USCIRE DA UNA RELAZIONE MASOCHISTICA CON UN/A NARCISISTA PATOLOGICO: IL NO CONTACT E IL PROCESSO DI CONSAPEVOLEZZA

E’ molto difficile uscire da una relazione con un/a narcisista perché lui/lei vi conosce alla perfezione, sa esattamente quali bottoni spingere, conosce le vostre debolezze, i vostri bisogni più intimi, le vostre carenze emotive e questa abilità e intelligenza, le sviluppa e le mantiene così come un perenne bambino in stato di bisogno emotivo, che ha diritto di avere senza dare nulla in cambio.

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Gli altri gli occorrono per nutrirsi psicologicamente, per specchiarsi, per poter immaginare un’identità che in realtà non c’è e nel contempo per poter proiettare tutto quello che di se e del mondo percepisce come negativo.

Siete il suo cestino della spazzatura, il suo specchio, il suo biberon, la sua bambola/bambolotto.

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Il narcisismo patologico al femminile: quando è la donna ad abusare e manipolare l’uomo

La donna abusante: il narcisismo patologico al femminile.

In genere, quando si pensa al narcisismo patologico e alla manipolazione affettiva, si fa riferimento a quelle relazioni sado-masochistiche di co-dipendenza in cui l’uomo è un manipolatore, egoista, freddo, anaffettivo e la donna una persona altruista, disponibile, spesso sottomessa idealista e romantica che si pone in una condizione di dipendenza affettiva all’interno della relazione abusante.

Per questi motivi si tende a pensare che la manipolazione affettiva sia un’ esclusiva maschile, perché le donne, rispetto agli uomini, parlano più apertamente, sono più inclini ad intraprendere un percorso di terapia e a non provare vergogna rispetto al fatto di amettere di essere le “vittime” in un rapporto di coppia.

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E’ per questo che l’uomo narcisista è oggetto di maggiore attenzione da parte di psicoterapeuti, sia da un punto di vista clinico che puramente scientifico e letterario; gli uomini sono meno disposti ad ammettere di essere le vittime in un rapporto, hanno una tendenza minore a lamentarsi, a condividere con gli altri le loro difficoltà affettive e spesso compensano il loro stato di deprivazione affettiva e vergogna isolandosi e chiudendosi emotivamente.

Ciò accade, perché ancora oggi, gli stereotipi di genere sono molto radicati; la donna può mostrarsi debole, fragile, anzi viene considerata tale a priori, mentre l’uomo deve mostrarsi sempre forte, vincente e non può manifestare i suoi sentimenti perché ciò lo renderebbe un debole e un perdente “una femminuccia” agli occhi della società.

Le donne affette da narcisismo grave quindi, restano spesso in ombra, così come le loro vittime.

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