Tag: masochismo morale

NARCISISMO,MASOCHISMO MORALE E DISPARITÀ’ DI GENERE: PROBLEMI DI COPPIA E NELLO SVILUPPO DELL’ IDENTITÀ’ MASCHILE/FEMMINILE

Quando si parla di masochismo, si pensa subito al masochismo sessuale, che associamo all’uomo e alla donna in egual misura, ma quando si parla invece, di masochismo affettivo/morale, pensiamo subito alla donna.

La segregazione sessuale (uomo e donna) avviene già dalla nascita, quando al maschio si assegna un fiocco azzurro e alla femmina uno rosa e prosegue lungo tutto il corso dello sviluppo affettivo e sociale attraverso l’educazione, la scuola e poi la costruzione di una famiglia.

Alcuni studi dimostrano, che le mamme si relazionano in modo differente coi figli a seconda che siano maschi o femmine e questo in base a una sorta di diktat biologico, di istinto…, ma anche in base ai vissuti più o meno traumatici del femminile, che si tramandano di generazione in generazione.

In generale, alle femmine si richiede maggiore propensione alla relazione, al dialogo, al sacrificio, alla compostezza, all’educazione e alle buone maniere, mentre al maschio si concedono fin da subito molte più libertà, soprattutto per quanto riguarda l’espressione dell’aggressività.

All’educazione EMOTIVA (orientata alla consapevolezza e alla libera espressione della propria unicità e talento), si preferisce l’educazione repressiva, che passa quasi sempre attraverso l’inibizione emotiva, la competizione (il mito del potere) e l’educazione alla vergogna.

Le femminucce sono ammonite in modo più severo se esprimono emozioni o sentimenti che sono giudicati socialmente inappropriati per il suo genere come la rabbia o l’aggressività e i maschietti sono costretti a sopprimere invece emozioni come la paura e la tristezza.

Anche nel gioco, non viene loro concesso di assumere ruoli in libertà: le femmine devono giocare a mamma e figlia e i maschietti alla guerra.

In particolare, la segregazione di genere ruota intorno al concetto di FRAGILITÀ’.

La fragilità DEVE essere esclusivo appannaggio femminile ed in generale è assolutamente temuta dalla società occidentale, perché simbolo di VULNERABILITA’ e quindi di maggiore predisposizione alla debolezza e al fallimento.

La segregazione di genere (disparità sociale basata sul genere sessuale) è uno strumento educativo, che permette alla famiglia (come strumento) e alla società di SEMPLIFICARE la realtà, dicotomizzandola.

La semplificazione è la base su cui la società costruisce STEREOTIPI (DONNA/FRAGILE E SOTTOMESSA – UOMO/FORTE E CORAGGIOSO).

Gli stereotipi sono dunque ETICHETTE, categorie che noi creiamo o alle quali ci adeguiamo implicitamente attraverso l’educazione, per semplificare la realtà, per capirla meglio e condividerla, per prevedere cioè come una persona dovrebbe comportarsi in base al suo ruolo, alla situazione, all’età che ha e via dicendo…

Gli stereotipi sono odiose limitazioni, che l’uomo vede necessarie per sentirsi al sicuro, ma che poi generano in lui un conflitto tra desiderio/piacere e dovere/frustrazione.

L’autorealizzazione infatti, così come l’individuazione sono processi che la società cerca di impedire all’essere umano attraverso la manipolazione di massa e i suoi strumenti, tra cui la segregazione di genere, la repressione della libertà sessuale e la religione.

L’individuazione è pericolosa, la libertà è pericolosa, perché le persone che hanno l’ardire di conoscere se stesse, realizzare le loro parti mancanti, sono impegnate, ma anche consapevoli e in tal senso più libere e meno governabili.

La religione in tal senso, ha l’obiettivo di EDUCARE AL SENSO DI COLPA e ALLA REPRESSIONE più che a una sana morale, impedendo che l’uomo acceda alla propria realizzazione, avvertendola come un pericolo al mantenimento dei legami affettivi e del riconoscimento sociale.

L’individuazione è un processo psichico unico e irripetibile di ogni individuo che consiste nel superamento del conflitto umano insito negli opposti e nel concetto di dualità (MASCHILE-FEMMINILE/ODIO-AMORE..etc) nell’integrazione dei vari elementi frammentari della realtà e nel raggiungimento di una consapevolezza di se stessi e di una.

Tutto ciò che esiste è doppio, l’energia è duale (polo positivo e negativo) anche se originariamente si narra non esistevano l’uomo e la donna, ma un androgino che poi fu diviso in due parti, per questo l’uomo e la donna si sentono manchevoli e ricercano per tutta l’esistenza la loro parte mancante.

Anticamente la nostra natura non era quella di oggi. I generi non erano tre o due, come ora, maschio e femmina, ma ce n’era uno che partecipava di entrambi… un androgino… la forma di questo essere era sferica, e aveva quattro mani e quattro gambe… Giove decise di tagliarlo a metà… da tempo perciò è connaturato agli esseri umani l’amore reciproco, per questo ognuno è sempre alla ricerca della propria metà, sia essa uomo o donna, indipendentemente dal proprio sesso, per ricostituire l’intero iniziale… Per questo diciamo che ognuno cerca la propria metà… La causa della nostra ricerca è che un tempo eravamo interi, e al desiderio e al perseguimento dell’intero noi diamo nome amore” (Platone)

Gli strumenti educativi con cui la società spinge le persone al conformismo e al rispetto di regole morali e codici etici condivisi è basato sulla SVALUTAZIONE, LA PUNIZIONE, IL RICATTO E SOPRATTUTTO LA VERGOGNA; basti pensare ai metodi educativi che vigevano ancora negli anni 70 in cui le “cinghiate” erano considerate SANE FORME DI AMORE PATERNO.

Oggi rispetto all’autoritarismo, vige invece un generale LASSISMO GENITORIALE, una sorta di perenne condizione infantile, narcisistica e amorale, nella quale il genitore non vuole assumere il suo ruolo di educatore, delega dove può e concentrato su se stesso e non fornisce al bambino un rispecchiamento emotivo adeguato, ma solo oggetti e in tal senso candida i figli al caos e antisocialità, perché la libertà non è assenza di confini e regole, ma si basa sull’autorevolezza e la consapevolezza emotiva; non si trova né nell’estremo yang della violenza, né nell’estremo yin della passiva rassegnazione.

Simbiosi e amore

L’individuazione quindi è intesa come realizzazione della propria personalità attraverso meccanismi che non hanno nulla a che fare con la sottomissione e la vergogna, ma che puntano alla disgregazione di questi sistemi di pensiero e alla creazione di un Sé unico, al di sopra di tutti questi contrasti, all’unione tra i due poli psicologici maschile e femminile nella personalità e al suo sviluppo nella sua unicità con enfasi rispetto agli aspetti SOGGETTIVI dell’essere umano.

Torniamo quindi al tema del masochismo e dell’aggressività nell’uomo e nella donna come forme di NARCISISMO, cioè di immaturità psicoaffettiva, scissione e identità frammentaria.

Lo sviluppo dei maschi e delle femmine, nonostante la violenza operata dalla società consumista sulla spontaneità e la creatività, prosegue indisturbato e in modo abbastanza simile fino all’adolescenza e l’età adulta (giovane adulto – 18-30), momento in cui alla donna, si richiede di iniziare a pensare al suo futuro, a una famiglia a dei figli e di rinunciare sostanzialmente alla sua realizzazione, mentre al suo compagno uomo è concesso, anzi diciamo IMPOSTO di proseguire nella sua realizzazione E DI RENDERE FELICE LA SUA DONNA E SOSTENTARE LA FAMIGLIA mentre la sua compagna sarà “colei che silenziosamente lo curerà e lo assisterà senza infastidirlo nel suo processo di autorealizzazione”.

E’ da qui che in ogni coppia si instaura un conflitto “isterico” (di forza) e uno stallo narcisistico, in cui le polarità maschile e femminile invece di completarsi si respingono.

La donna, identificatasi con la madre, ma innamorata del padre (complesso di Elettra) ed illusa da lui di poter conquistare il mondo, inizia ad avere un conflitto di identificazione: se sceglie la sua parte femminile, deve “castrare” il suo pene immaginario e in tal senso, invidiare quello del padre o del marito/compagno.

Ciò determina forte rabbia e senso di colpa, ma raramente ad ella sarà concesso di esprimerla o sarà tacciata di isteria o di essere una donna “indomabile”.

Nel mondo del lavoro, qualora lei abbia forza di tentare di destreggiarsi, sarà costretta ad indossare un fallo simbolico, che poi a poco servirà se non ad illudersi, perché anche li, viene penalizzata e per questo spesso alla fine, anche se non sarebbe la sua prima scelta sceglie di realizzarsi solo attraverso un uomo e quindi la famiglia.

Chi sceglie di non farlo viene etichettata come “zitella infelice” e se non avrà figli come “una povera donna sterile che non è stata in grado di dare figli al marito” o se non li vuole, un isterica femminista.

L’uomo deve avere un pene potente, un seme altamente fertilizzante e non mostrare mai una debolezza, un cedimento dinnanzi alla sua compagna.

Praticamente qualsiasi posizione assume la donna è criticata tranne quella della brava madre e donna di famiglia e l’uomo può solo fare il macho.

L’uomo single è definito “UNO SCAPOLONE D’ORO”, una donna “UN’ACIDA ZITELLA”, un uomo che ha molte donne è “UN GRANDE CONQUISTATORE”, una donna che vuole vivere la sua sessualità liberamente “UNA LURIDA, UNA VACCA, UNA ZOCCOLA, UNA PUTTANA”….

L’uomo innamoratosi di una donna libera, gioiosa, piena di interessi, si troverà necessariamente a doverla sottomettere per essere uomo, perché se instaurasse con lei un legame intimo, paritario, la sua identificazione col padre verrebbe meno e dovrebbe fare i conti con il suo lato femminile “represso”.

La donna così, repressa da ogni lato, inizierà a comportarsi come una serpe covata in seno.

Ricercherà costanti attenzioni dal suo uomo rispetto alle rinunce che ha fatto e fa per lui, per i figli.

Si ammalerà di ESIGENZA DI GRATITUDINE, che è la base del vittimismo e del narcisismo masochista al femminile.

I conflitti edipici nell’uomo infatti, lo portano a desiderare una donna forte come un padre che non esprime fragilità e a respingere ogni esigenza di intimità con essa per provare la loro virilità.

Un po’ come due cavalli che corrono liberi insieme e alla fine solo uno dei due resta in stalla, mentre l’altro continua a correre.

Ecco la famosa INVIDIA DEL PENE della donna e DELLA VAGINA da parte dell’uomo.

PRATICAMENTE DUE PERSONE CHE SI INVIDIERANNO E SI COMBATTERANNO PER IL RESTO DELLA LORO VITA NON POTENDOSI MAI INCONTRARE IN UN NUCLEO DI INTIMITÀ’.

E questo non cambia nella coppia omosessuale.

Si pensa poi che vada meglio all’uomo, a cui spesso neanche va di realizzarsi, per questo la segregazione di genere è una forma di violenza ANCHE E SOPRATTUTTO SULL’UOMO, ma è una forma più silente.

L’uomo, non preparato né educato ad esprimere i sentimenti, si troverà a gestire la rabbia repressa e l’odio inconscio della compagna INCONTENTABILE, FRUSTRATA, ma nessuno dei due consapevole di questa prigione riuscirà nella coppia né a realizzare il suo individuale, né a vivere felice nella coppia.

Si verifica cioè UNO STALLO EVOLUTIVO, UN INGORGO ENERGETICO.

Confusi cercheranno fuori quello che non riescono a realizzare al suo interno, ecco quindi che l’uomo tradirà la moglie con una donna che percepisce libera e la donna con uno che sente più amorevole o più potente sessualmente.

Compito dell’uomo quindi, è realizzare il suo femminile e costruire un suo maschile, una sua identità distaccata dal modello paterno e della società patriarcale, idem deve fare la donna distaccandosi dai dettami masochistici e cattolico moralizzanti del femminile atavico e smettere di temere L’ABBANDONO ricercando costantemente la protezione maschile.

Il problema del superamento di questo masochismo nella donna è dato dal fatto che mentre nell’uomo l’espressione della fragilità è condannata e denigrata, nella donna schemi quali SACRIFICIO, SOTTOMISSIONE, PROPENSIONE ALLA SOPPORTAZIONE ESTREMA, sono considerati nella società, PUNTI DI VALORE addirittura tramandati da donna a donna.

Quante volte abbiamo sentito dire “QUELLA DONNA E’ UNA SANTA”… ma tutti sappiamo quanto queste sante agiscano all’interno della coppia e della famiglia con logiche di CONTROLLO, VENDETTA, AGGRESSIVITA’ PASSIVA, RICATTO AFFETTIVO, MANIPOLAZIONE, SADISMO E RIVENDICAZIONE SUI FIGLI, IPOCONDRIA, MALATTIA MENTALE, DEPRESSIONI.

Ecco perché la peggiore forma di maschilismo è quella femminile ed ecco perché IL FEMMINISMO E’ SOLO UN’ALTRA FACCIA DELLA MASCHILISMO.

LA VERA LIBERTA’ INDIVIDUALE E DI COPPIA PASSA PER LA REALIZZAZIONE DEL SE’ E LA POSSIBILITA’ DI ESPRIMERE LA PROPRIA CREATIVITA’ SIA NELLA COPPIA  CHE NELL’AMBIENTE ESTERNO.

Ogni coppia moderna quindi, in pieno conflitto evolutivo deve lottare contro i modelli di appartenenza, costruire un’identità individuale salda e maturare a livello affettivo includendo nel sistema di valori LA CURA E L’INTIMITA’ come obiettivo comune e non solo appannaggio del femminile.

Questo processo non è possibile se non attraverso un percorso di consapevolezza, che può passare dalla psicoterapia, al viaggio, alla scoperta di sé, ma raramente avviene in modo naturale, perché occorrono STRUMENTI per conoscere i propri schemi di relazione, le dinamiche affettive intergenerazionali e operare una sorta di piccola ribellione personale al conformismo sociale.

Questo genera in noi molta PAURA.

Questo non ci rende più felici, ma più liberi e quindi meno angosciati, più consapevoli e quindi più sereni, ma ci rende anche genitori più affettuosi che tramanderanno valori affettivi etici e morali non più ancorati al conformismo sociale ma a codici diversi che riguardano temi come L’UMANITA’ E L’EMPATIA.

Ama e conosci te stesso. E’ un dovere sia dell’uomo che della donna 😀

Dottoressa Silvia Michelini

Empatia, abuso psicologico e dipendenza affettiva: empatici si nasce o si diventa?

L’empatia è la capacità di immedesimarsi nell’altro, di percepire/intuire le sue emozioni e i suoi pensieri.
L’empatia è un’attitudine a comprendere chi abbiamo di fronte, data dalla capacità di focalizzarsi sull’altro, mettendo momentaneamente da parte noi stessi.

L’empatia è un dono innato, una predisposizione genetica della specie umana, che può manifestarsi sulla base di una stimolazione ambientale o meno.

Ciò è stato ampiamente dimostrato da Darwin, ma anche dagli studi di G. Rizzolatti e Gallese sui neuroni specchio.

Secondo la teoria dei neuroni specchio, elaborata dal gruppo di Rizzolatti, l’empatia nasce da un processo di simulazione incarnata (Gallese, 2006) che precede l’elaborazione cognitiva.

Continua a leggere →

Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi attiva in te il narcisista? trova il coraggio di dire no

Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi relazionali disfunzionali attiva in te un narcisista?

Trova il coraggio di dire NO.

Perché si diventa “Narcisisti”? – o meglio – perché si sviluppano personalità affettivamente immature, che per facilità di comprensione raggruppiamo sotto la definizione generale di Narcisisti?

Quali schemi di funzionamento ci sono alla base del loro vissuto e perché noi cadiamo in queste trappole?

Quali sono i nostri schemi di relazione? Ma soprattutto quali schemi attiva in te un narcisista patologico?

Siamo tutti così sciocchi, masochisti o ciechi da non accorgerci che qualcuno sta abusando emotivamente e qualche volta anche economicamente – di noi?

Continua a leggere →

Le perversioni femminili

Le Perversioni femminili

images

Dott.ssa Silvia Michelini – Psicologa, Roma

Cosa si intende per PERVERSIONE? Qual è il confine tra normale e patologico in amore?

Molto spesso è difficile delineare un confine tra normalità e patologia, soprattutto negli affetti.

Questo articolo è un viaggio nell’interpretazione psicoanalitica delle perversioni femminili, poiché la psicoanalisi è ancora oggi, la teoria che maggiormente si è occupata di questo tema e che ha fornito le risposte più esaustive da un punto di vista teorico.

Ognuno intende l’amore a modo suo, vi ripone delle aspettative, spesso irrealistiche o stereotipate e cerca in età adulta di unirsi ad una persona che condivida con lui/lei la sua stessa idea dell’amore e del rapporto di coppia.

Qualora s’imbatta in un conflitto, avrà la tendenza ad attribuire la causa all’altro o al caso, mentre quasi in tutte le coppie, i motivi di conflitto sono simili o comunque ricorrenti, ma ciò che varia è la modalità con cui li si affronta e il grado di responsabilità di ognuno dei due partner.

Per quel che riguarda l’aspetto sessuale, delineare un confine tra normale e patologico è più semplice.

La perversione è definita in ambito psicologico come “un comportamento psicosessuale, che si esprime in forme atipiche rispetto alla norma”.[1]

Il DSM IV definisce le perversioni come “impulsi sessuali, comportamenti ricorrenti ed eccitanti sessualmente riguardanti oggetti inanimati, sofferenza o umiliazione per se stessi, del partner, di bambini o di altre persone non consenzienti, che si manifestano per un periodo uguale o superiore ai sei mesi”.

E’ chiaro come il confine tra la normalità e la patologia è segnato da due aspetti: l’oggetto e la volontà dell’oggetto e che dipende da quale norma si assume come criterio.

Secondo Freud (1915), lo sviluppo psicosessuale sano, passa attraverso varie fasi: orale, anale, edipica e genitale; lo sviluppo parte dalla prima fase, che è la meno evoluta (fase orale), associata al neonato, per cui al completo stato di dipendenza e di parzialità (il soggetto non è in grado di percepire l’altro come una persona unica, intera, dotata di sentimenti e pensieri propri) alla più evoluta, quella genitale, che coincide con la capacità adulta di amare, formare una coppia e una famiglia.

coppia-spumeggiante

In questa fase il soggetto diviene capace di percepire l’altro come “diverso da se”, come intero, come un individuo capace di sue emozioni e pensieri.

Per Freud la perversione è una FISSAZIONE o UNA REGRESSIONE ad uno stadio di sviluppo psicosessuale precedente, in cui la sessualità si esprime attraverso “pulsioni parziali”, strettamente legate alle zone erogene.

In particolare, Freud definisce perversa ogni condotta che si discosta dall’oggetto (come nel caso della pedofilia), dalla meta sessuale (che può essere raggiunta solo attraverso una determinata pratica, come nel caso del feticismo) o dalla zona corporea (quando il piacere sessuale è raggiunto con parti del corpo di per sé non deputate alla sessualità, ad esempio i capelli, i piedi o il vestiario per il feticista).[2]

14_01_2013_un_feticismo_che_non_ha_ragione_di_esistere_pg

In tal senso la perversione è soprattutto PAURA DI AMARE E DI CRESCERE.

Il concetto di perversione, si allarga se si assume come norma l’ordinamento sociale dominante i cui valori vengono interiorizzati dall’individuo attraverso l’educazione.

In questo caso, ogni incapacità di contenere i propri impulsi meno socializzabili è fonte di perversione.

G. Jervis definisce così la personalità perversa:

  • Ha difficoltà a trattenersi nel soddisfare i propri impulsi (personalità orale o sadico/anale freudiana)
  • Ha costanti difficoltà nel valutare la  discrepanza dei propri atti rispetto alle norme dominanti e insieme nel valutare le conseguenze di questi atti.
  • I suoi atti procurano danni a se stesso e anche agli altri
  • E’ dotato di capacità intellettive nella norma, non è nevrotico, né psicotico.
  • E’recidivo: tende a reiterare le condotte perverse.

L’interpretazione psicoanalitica della perversione pone al centro il rinnegamento della realtà, il fingere che non esistano le differenze, la non accettazione delle diversità, dei confini che distinguono il proprio Io dagli altri, un sesso da un altro, una generazione da un’altra.

Il perverso confonde passato e presente, nega i confini della separazione, ha bisogno della finzione, del dominio, della manipolazione. Perché per il perverso è impossibile accettare la separazione? Per rispondere occorre rifarsi a Freud secondo il quale l’amore è nostalgia per il primo oggetto: la madre. Nell’altro si ricerca qualcosa che possa riprodurre la protezione, l’unione, la pienezza originarie.

E’ vero, infatti, che il primo oggetto d’amore condiziona, inconsciamente, il desiderio di ciascuno, ma l’accettazione della perdita porta a reinventare il passato nel presente scegliendo un nuovo oggetto in modo creativo. Ciò non è possibile nella perversione che non ammette la rinuncia, la perdita.

La nostalgia per la fusione e l’appagamento antichi può dare origine ad un feticcio da idolatrare, al quale sacrificare la propria vita affettiva. Il feticcio è il più delle volte un’immagine interna: la figura materna, ed esprime il bisogno di mantenere intatta, immutata l’antica fusione con il primo oggetto d’amore. Il perverso accetta il dolore provocato dai propri sintomi pur di non affrontare quello della differenziazione, della separazione.[3]

La sessualità, quale evento “psicosomatico”, che riguarda cioè sia l’aspetto psichico che fisico, ha risentito nel corso degli anni dei vari cambiamenti sociali e culturali che si sono avvicendati, dei nuovi modelli che privilegiano l’apparire anziché l’essere, la seduzione, piuttosto che il desiderio.[4]

Veniamo ora alle differenze tra uomo e donna nelle perversioni.

Sebbene non vi sia una reale differenza tra uomo e donna rispetto ai processi psicologici o somatici, i loro comportamenti risentono dei retaggi culturali ed educativi di riferimento.

Mentre negli uomini un desiderio perverso è prevalentemente messo in atto con una condotta sessuale, nelle donne la realizzazione di un simile desiderio avviene attraverso altre modalità il cui legame con la sessualità non è immediato; molto spesso le perversioni femminili riguardano i sentimenti e gli affetti, perché alcune premesse sono necessarie affinché lei si conceda e comunque non implicano sempre l’atto sessuale.

Le principali perversioni femminili sono: il masochismo e il sadismo (sia sessuale che morale), l’autolesionismo, il mascheramento e la cleptomania.

Anche se nella perversione femminile l’eccitamento sessuale non è sempre al primo posto, si possono riconoscere fantasie, motivazioni e travestimenti analoghi a quelli propri delle perversioni maschili.

In alcune donne alla base di sintomi perversi vi è il permanere, nel mondo interno, di una madre idealizzata, irraggiungibile.

Con l’adorazione, queste donne si difendono dall’odio nei confronti della madre e quindi dai propri impulsi aggressivi. Il tempo viene fermato all’infanzia, alla condizione di figlia-bambina.

La conseguenza di ciò è la sottomissione all’ideale materno, la convinzione circa la propria inferiorità, il timore di aver deluso la madre, il vivere nella sua ombra sacrificando affetti e carriera.[5]

Sigmund Freud indicò con il termine di “masochismo morale” i comportamenti in cui il soggetto si infligge sofferenze assumendo un ruolo di vittima senza che vi sia in ciò eccitazione sessuale.

Si tratta di persone con un forte senso di colpa che le porta ad infliggersi punizioni al fine di espiare.

Nelle donne il masochismo morale trova espressione in forme di autolesionismo o condotte di tipo borderline: ferimento (con schegge di vetro o spille), spegnersi sigarette addosso, strapparsi i capelli (la tricotillomania), privarsi del cibo o instaurare con esso un rapporto conflittuale sulla base dell’analogia cibo-amore ( l’anoressia-bulimia), la sottomissione sessuale estrema, come nel film 9 settimane e mezzo (Horigkeit).

9_settimane_e_mezzo2

Secondo Kraft-Ebing (1886), la sottomissione di per sé non è una perversione nella donna, ma l’estremizzazione di una sua naturale tendenza; proprio come gli uomini sono predisposti a sessualizzare l’amore, le donne sono predisposte all’amore puro e alla debolezza di volontà, che le conduce all’asservimento sessuale.[6]

Le donne masochiste, sono inconsciamente convinte di essere state bambine cattive e sporche, indegne d’amore e quando lo desiderano, si sentono in colpa e attraverso le condotte autolesionistiche simboliche, provano un senso di pace e di quiete.

L’autolesionismo rappresenta simbolicamente l’atto sessuale: con un oggetto appuntito (pene) mi trafiggo o mi ferisco (vagina/penetrazione) sento il dolore (sensazione fisica/orgasmo) e alla fine mi sento calma e rilassata (fase post orgasmica).

Le donne che soffrono di queste forme di autolesionismo hanno una sessualità problematica, poiché hanno vissuto male il loro sviluppo fisico ed affettivo, dalla comparsa della prima mestruazione in poi.

Esse non riescono ad accettare la perdita del loro corpo di bambina.

Le donne, attraverso l’autolesionismo esprimono rabbia, colpa, desiderio sessuale e bisogno di punizione.

Per chi avesse desiderio di approfgondire questa tematica consiglio il film “Ragazze Interrotte” con una meravigliosa Angelina Jolie.

DONNA-ESOCIETA-2

Sia le automutilazioni , sia la tricotillomania tengono sotto controllo le angosce e i conflitti dovuti al passaggio dall’infanzia all’età adulta. Si tratta di persone che, pur avendo raggiunto la maturità sessuale fisica, conservano sul piano psicologico gli ideali di genere dell’infanzia.

La donna che si strappa i capelli, così come l’anoressica, non vogliono mostrare la loro seduttività e la loro femminilità, si oppongono nel mostrarsi donne, vorrebbero tornare bambine, per non entrare in conflitto con la figura materna, percepita come dominante, ambigua (da un lato si mostra amorevole dall’altro aggressiva) e anaffettiva.

C’ è poi un’altra forma molto particolare di perversione femminile che è l’eccessiva femminilità, tecnicamente “il mascheramento di femminilità”: consiste nel desiderio irrefrenabile di confermare la propria identità sessuale esacerbandola attraverso gli abiti ed il trucco. Questa perversione è molto difficile da riconoscere, perché è chiaro che una donna si trucchi e si vesta da donna, ma in queste donne vi è una ossessività per la cura e la ricerca di abiti.

Questi mascheramenti sono usati per difendersi dall’inconscio desiderio di assumere invece tratti maschili (Freud parlava di invidia del pene) nei confronti di ciò che la donna inconsciamente ritiene un furto da lei effettuato. Le donne meno femminili cioè, si sentono in colpa, perché desiderano cose maschili (potere, realizzazione professionale etc.., per questo motivo, per compensare esagerano il loro aspetto femminile e la loro seduttività).

Per questa perversione ho scelto come esempio Marylin Monroe, che è il simbolo della sensualità e della femminilità, ma anche della sofferenza, del masochismo e della ricerca spasmodica dell’amore e dell’uomo ideale, nonostante nascondesse una profonda intelligenza e libertà di pensiero. Maryilin era schiava del suo corpo e della sua immagine, che esasperava, così come la sua vocina, per nascondere la sua intelligenza, percepita come minacciosa.

Marilyn-Monroe-marilyn-monroe-30012990-883-1280

 

 

 

Un’altra perversione femminile è la cleptomania.

cleptomaniaEssa è la tendenza compulsiva a rubare, spesso accompagnata da eccitazione sessuale ed è presente prevalentemente nel sesso femminile. Tradizionalmente la psicoanalisi individua l’invidia del pene alla base della cleptomania che si esprime nel desiderio di impossessarsi di qualcosa che la donna ritiene le sia stato negato. Non esiste un confine netto tra feticismo e cleptomania, infatti l’oggetto rubato può essere utilizzato per eccitarsi sessualmente e non rappresenta esclusivamente il pene, ma, come il feticcio, simboleggia perdite e assenze patite nel corso dell’infanzia. Il furto concerne il riappropriarsi delle gratificazioni negate e al contempo la vendetta e il trionfo. L’oggetto rubato diviene il sostituto dell’amore e della protezione che il bambino avrebbe desiderato e previene la depressione e l’ansia.[7]

Spesso tra le fantasie sessuali di soggetti normali sono presenti fantasie di soggiogare, possedere, essere padroni dell’altro.

Ciò che differenzia il perverso è la necessità di passare all’atto, di tradurre in azioni reali tali desideri.

Dal momento che la perversione nega i limiti e i confini, il partner non è un individuo separato, ma un oggetto da asservire.

Come è chiaro nel film 9 settimane e mezzo, questa strategia perversa è destinata a fallire, poiché rivela la effettiva incapacità di entrare in relazione, di amare o di odiare realmente l’altro.

Ciò che il perverso teme è il coinvolgimento negli affetti, l’avere a che fare con un oggetto vivo e non con un feticcio da poter manipolare a proprio piacimento.

Un altro film che mi sento di consigliare a coloro che vogliono familiarizzare con le perversioni femminili è “La pianista”, soprattutto in riferimento all’assenza paterna e al malsano rapporto madre figlia, che spesso è alla base delle perversioni affettive e sessuali femminili.

la-pianista-

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

•             Deutsch H., La psicologia della donna, 2 voll., Boringhieri, Torino, 1977.

•             Freud S., Sessualità femminile, in Opere, vol. XI, Boringhieri, Torino, 1979.

•             Freud S., Tre saggi sulla teoria sessuale, in Opere, vol. IV, Boringhieri, Torino, 1970.

•             Freud S., Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci, in Opere, vol. VI, Boringhieri, 1974.

•             Freud S.,Il problema economico del masochismo, in Opere, vol. X, Boringhieri, Torino, 1978.

•             Galimberti U. (2007): Dizionario di Psicologia – Le Garzantine, 2007.

•             Kaplan L. J., Perversioni femminili, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1992.

•             Rienzo G. ,Le perversioni femminili, collana “Saperne di Più”, 2003.

•             Salvo A., Perversioni al femminile, Mondadori, Milano, 1997.

•             Sinonelli, Petruccelli, Vizzarro, Le perversioni sessuali: aspetti clinici e giuridici, Franco Angeli, 2002

•             Stoller R. J., Perversioni: la forma erotica dell’odio, Feltrinelli, Milano, 1978.

•             Vegetti Finzi (a cura di), Psicoanalisi al femminile, Laterza, Roma-Bari, 1992.


[1] Umberto Galimberti: Dizionario di Psicologia “Le Garzantine”, pag. 772

[2] Ibidem

[3] Rienzo G. (2003): “Le perversioni femminili” – collana “saperne di più”.

[4] Simonelli, Vizzarri, Petrucelli (2002): “Le perversioni sessuali: aspetti clinici e giuridici” – Franco Angeli

[5] Rienzo G. (2003): “Le perversioni femminili” – collana “saperne di più”.

[6] Simonelli, Vizzarri, Petrucelli (2002): “Le perversioni sessuali: aspetti clinici e giuridici” pag. 45

[7] Rienzo G. (2003): “Le perversioni femminili” – collana “saperne di più”.