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NARCISISMO,MASOCHISMO MORALE E DISPARITÀ’ DI GENERE: PROBLEMI DI COPPIA E NELLO SVILUPPO DELL’ IDENTITÀ’ MASCHILE/FEMMINILE

Quando si parla di masochismo, si pensa subito al masochismo sessuale, che associamo all’uomo e alla donna in egual misura, ma quando si parla invece, di masochismo affettivo/morale, pensiamo subito alla donna.

La segregazione sessuale (uomo e donna) avviene già dalla nascita, quando al maschio si assegna un fiocco azzurro e alla femmina uno rosa e prosegue lungo tutto il corso dello sviluppo affettivo e sociale attraverso l’educazione, la scuola e poi la costruzione di una famiglia.

Alcuni studi dimostrano, che le mamme si relazionano in modo differente coi figli a seconda che siano maschi o femmine e questo in base a una sorta di diktat biologico, di istinto…, ma anche in base ai vissuti più o meno traumatici del femminile, che si tramandano di generazione in generazione.

In generale, alle femmine si richiede maggiore propensione alla relazione, al dialogo, al sacrificio, alla compostezza, all’educazione e alle buone maniere, mentre al maschio si concedono fin da subito molte più libertà, soprattutto per quanto riguarda l’espressione dell’aggressività.

All’educazione EMOTIVA (orientata alla consapevolezza e alla libera espressione della propria unicità e talento), si preferisce l’educazione repressiva, che passa quasi sempre attraverso l’inibizione emotiva, la competizione (il mito del potere) e l’educazione alla vergogna.

Le femminucce sono ammonite in modo più severo se esprimono emozioni o sentimenti che sono giudicati socialmente inappropriati per il suo genere come la rabbia o l’aggressività e i maschietti sono costretti a sopprimere invece emozioni come la paura e la tristezza.

Anche nel gioco, non viene loro concesso di assumere ruoli in libertà: le femmine devono giocare a mamma e figlia e i maschietti alla guerra.

In particolare, la segregazione di genere ruota intorno al concetto di FRAGILITÀ’.

La fragilità DEVE essere esclusivo appannaggio femminile ed in generale è assolutamente temuta dalla società occidentale, perché simbolo di VULNERABILITA’ e quindi di maggiore predisposizione alla debolezza e al fallimento.

La segregazione di genere (disparità sociale basata sul genere sessuale) è uno strumento educativo, che permette alla famiglia (come strumento) e alla società di SEMPLIFICARE la realtà, dicotomizzandola.

La semplificazione è la base su cui la società costruisce STEREOTIPI (DONNA/FRAGILE E SOTTOMESSA – UOMO/FORTE E CORAGGIOSO).

Gli stereotipi sono dunque ETICHETTE, categorie che noi creiamo o alle quali ci adeguiamo implicitamente attraverso l’educazione, per semplificare la realtà, per capirla meglio e condividerla, per prevedere cioè come una persona dovrebbe comportarsi in base al suo ruolo, alla situazione, all’età che ha e via dicendo…

Gli stereotipi sono odiose limitazioni, che l’uomo vede necessarie per sentirsi al sicuro, ma che poi generano in lui un conflitto tra desiderio/piacere e dovere/frustrazione.

L’autorealizzazione infatti, così come l’individuazione sono processi che la società cerca di impedire all’essere umano attraverso la manipolazione di massa e i suoi strumenti, tra cui la segregazione di genere, la repressione della libertà sessuale e la religione.

L’individuazione è pericolosa, la libertà è pericolosa, perché le persone che hanno l’ardire di conoscere se stesse, realizzare le loro parti mancanti, sono impegnate, ma anche consapevoli e in tal senso più libere e meno governabili.

La religione in tal senso, ha l’obiettivo di EDUCARE AL SENSO DI COLPA e ALLA REPRESSIONE più che a una sana morale, impedendo che l’uomo acceda alla propria realizzazione, avvertendola come un pericolo al mantenimento dei legami affettivi e del riconoscimento sociale.

L’individuazione è un processo psichico unico e irripetibile di ogni individuo che consiste nel superamento del conflitto umano insito negli opposti e nel concetto di dualità (MASCHILE-FEMMINILE/ODIO-AMORE..etc) nell’integrazione dei vari elementi frammentari della realtà e nel raggiungimento di una consapevolezza di se stessi e di una.

Tutto ciò che esiste è doppio, l’energia è duale (polo positivo e negativo) anche se originariamente si narra non esistevano l’uomo e la donna, ma un androgino che poi fu diviso in due parti, per questo l’uomo e la donna si sentono manchevoli e ricercano per tutta l’esistenza la loro parte mancante.

Anticamente la nostra natura non era quella di oggi. I generi non erano tre o due, come ora, maschio e femmina, ma ce n’era uno che partecipava di entrambi… un androgino… la forma di questo essere era sferica, e aveva quattro mani e quattro gambe… Giove decise di tagliarlo a metà… da tempo perciò è connaturato agli esseri umani l’amore reciproco, per questo ognuno è sempre alla ricerca della propria metà, sia essa uomo o donna, indipendentemente dal proprio sesso, per ricostituire l’intero iniziale… Per questo diciamo che ognuno cerca la propria metà… La causa della nostra ricerca è che un tempo eravamo interi, e al desiderio e al perseguimento dell’intero noi diamo nome amore” (Platone)

Gli strumenti educativi con cui la società spinge le persone al conformismo e al rispetto di regole morali e codici etici condivisi è basato sulla SVALUTAZIONE, LA PUNIZIONE, IL RICATTO E SOPRATTUTTO LA VERGOGNA; basti pensare ai metodi educativi che vigevano ancora negli anni 70 in cui le “cinghiate” erano considerate SANE FORME DI AMORE PATERNO.

Oggi rispetto all’autoritarismo, vige invece un generale LASSISMO GENITORIALE, una sorta di perenne condizione infantile, narcisistica e amorale, nella quale il genitore non vuole assumere il suo ruolo di educatore, delega dove può e concentrato su se stesso e non fornisce al bambino un rispecchiamento emotivo adeguato, ma solo oggetti e in tal senso candida i figli al caos e antisocialità, perché la libertà non è assenza di confini e regole, ma si basa sull’autorevolezza e la consapevolezza emotiva; non si trova né nell’estremo yang della violenza, né nell’estremo yin della passiva rassegnazione.

Simbiosi e amore

L’individuazione quindi è intesa come realizzazione della propria personalità attraverso meccanismi che non hanno nulla a che fare con la sottomissione e la vergogna, ma che puntano alla disgregazione di questi sistemi di pensiero e alla creazione di un Sé unico, al di sopra di tutti questi contrasti, all’unione tra i due poli psicologici maschile e femminile nella personalità e al suo sviluppo nella sua unicità con enfasi rispetto agli aspetti SOGGETTIVI dell’essere umano.

Torniamo quindi al tema del masochismo e dell’aggressività nell’uomo e nella donna come forme di NARCISISMO, cioè di immaturità psicoaffettiva, scissione e identità frammentaria.

Lo sviluppo dei maschi e delle femmine, nonostante la violenza operata dalla società consumista sulla spontaneità e la creatività, prosegue indisturbato e in modo abbastanza simile fino all’adolescenza e l’età adulta (giovane adulto – 18-30), momento in cui alla donna, si richiede di iniziare a pensare al suo futuro, a una famiglia a dei figli e di rinunciare sostanzialmente alla sua realizzazione, mentre al suo compagno uomo è concesso, anzi diciamo IMPOSTO di proseguire nella sua realizzazione E DI RENDERE FELICE LA SUA DONNA E SOSTENTARE LA FAMIGLIA mentre la sua compagna sarà “colei che silenziosamente lo curerà e lo assisterà senza infastidirlo nel suo processo di autorealizzazione”.

E’ da qui che in ogni coppia si instaura un conflitto “isterico” (di forza) e uno stallo narcisistico, in cui le polarità maschile e femminile invece di completarsi si respingono.

La donna, identificatasi con la madre, ma innamorata del padre (complesso di Elettra) ed illusa da lui di poter conquistare il mondo, inizia ad avere un conflitto di identificazione: se sceglie la sua parte femminile, deve “castrare” il suo pene immaginario e in tal senso, invidiare quello del padre o del marito/compagno.

Ciò determina forte rabbia e senso di colpa, ma raramente ad ella sarà concesso di esprimerla o sarà tacciata di isteria o di essere una donna “indomabile”.

Nel mondo del lavoro, qualora lei abbia forza di tentare di destreggiarsi, sarà costretta ad indossare un fallo simbolico, che poi a poco servirà se non ad illudersi, perché anche li, viene penalizzata e per questo spesso alla fine, anche se non sarebbe la sua prima scelta sceglie di realizzarsi solo attraverso un uomo e quindi la famiglia.

Chi sceglie di non farlo viene etichettata come “zitella infelice” e se non avrà figli come “una povera donna sterile che non è stata in grado di dare figli al marito” o se non li vuole, un isterica femminista.

L’uomo deve avere un pene potente, un seme altamente fertilizzante e non mostrare mai una debolezza, un cedimento dinnanzi alla sua compagna.

Praticamente qualsiasi posizione assume la donna è criticata tranne quella della brava madre e donna di famiglia e l’uomo può solo fare il macho.

L’uomo single è definito “UNO SCAPOLONE D’ORO”, una donna “UN’ACIDA ZITELLA”, un uomo che ha molte donne è “UN GRANDE CONQUISTATORE”, una donna che vuole vivere la sua sessualità liberamente “UNA LURIDA, UNA VACCA, UNA ZOCCOLA, UNA PUTTANA”….

L’uomo innamoratosi di una donna libera, gioiosa, piena di interessi, si troverà necessariamente a doverla sottomettere per essere uomo, perché se instaurasse con lei un legame intimo, paritario, la sua identificazione col padre verrebbe meno e dovrebbe fare i conti con il suo lato femminile “represso”.

La donna così, repressa da ogni lato, inizierà a comportarsi come una serpe covata in seno.

Ricercherà costanti attenzioni dal suo uomo rispetto alle rinunce che ha fatto e fa per lui, per i figli.

Si ammalerà di ESIGENZA DI GRATITUDINE, che è la base del vittimismo e del narcisismo masochista al femminile.

I conflitti edipici nell’uomo infatti, lo portano a desiderare una donna forte come un padre che non esprime fragilità e a respingere ogni esigenza di intimità con essa per provare la loro virilità.

Un po’ come due cavalli che corrono liberi insieme e alla fine solo uno dei due resta in stalla, mentre l’altro continua a correre.

Ecco la famosa INVIDIA DEL PENE della donna e DELLA VAGINA da parte dell’uomo.

PRATICAMENTE DUE PERSONE CHE SI INVIDIERANNO E SI COMBATTERANNO PER IL RESTO DELLA LORO VITA NON POTENDOSI MAI INCONTRARE IN UN NUCLEO DI INTIMITÀ’.

E questo non cambia nella coppia omosessuale.

Si pensa poi che vada meglio all’uomo, a cui spesso neanche va di realizzarsi, per questo la segregazione di genere è una forma di violenza ANCHE E SOPRATTUTTO SULL’UOMO, ma è una forma più silente.

L’uomo, non preparato né educato ad esprimere i sentimenti, si troverà a gestire la rabbia repressa e l’odio inconscio della compagna INCONTENTABILE, FRUSTRATA, ma nessuno dei due consapevole di questa prigione riuscirà nella coppia né a realizzare il suo individuale, né a vivere felice nella coppia.

Si verifica cioè UNO STALLO EVOLUTIVO, UN INGORGO ENERGETICO.

Confusi cercheranno fuori quello che non riescono a realizzare al suo interno, ecco quindi che l’uomo tradirà la moglie con una donna che percepisce libera e la donna con uno che sente più amorevole o più potente sessualmente.

Compito dell’uomo quindi, è realizzare il suo femminile e costruire un suo maschile, una sua identità distaccata dal modello paterno e della società patriarcale, idem deve fare la donna distaccandosi dai dettami masochistici e cattolico moralizzanti del femminile atavico e smettere di temere L’ABBANDONO ricercando costantemente la protezione maschile.

Il problema del superamento di questo masochismo nella donna è dato dal fatto che mentre nell’uomo l’espressione della fragilità è condannata e denigrata, nella donna schemi quali SACRIFICIO, SOTTOMISSIONE, PROPENSIONE ALLA SOPPORTAZIONE ESTREMA, sono considerati nella società, PUNTI DI VALORE addirittura tramandati da donna a donna.

Quante volte abbiamo sentito dire “QUELLA DONNA E’ UNA SANTA”… ma tutti sappiamo quanto queste sante agiscano all’interno della coppia e della famiglia con logiche di CONTROLLO, VENDETTA, AGGRESSIVITA’ PASSIVA, RICATTO AFFETTIVO, MANIPOLAZIONE, SADISMO E RIVENDICAZIONE SUI FIGLI, IPOCONDRIA, MALATTIA MENTALE, DEPRESSIONI.

Ecco perché la peggiore forma di maschilismo è quella femminile ed ecco perché IL FEMMINISMO E’ SOLO UN’ALTRA FACCIA DELLA MASCHILISMO.

LA VERA LIBERTA’ INDIVIDUALE E DI COPPIA PASSA PER LA REALIZZAZIONE DEL SE’ E LA POSSIBILITA’ DI ESPRIMERE LA PROPRIA CREATIVITA’ SIA NELLA COPPIA  CHE NELL’AMBIENTE ESTERNO.

Ogni coppia moderna quindi, in pieno conflitto evolutivo deve lottare contro i modelli di appartenenza, costruire un’identità individuale salda e maturare a livello affettivo includendo nel sistema di valori LA CURA E L’INTIMITA’ come obiettivo comune e non solo appannaggio del femminile.

Questo processo non è possibile se non attraverso un percorso di consapevolezza, che può passare dalla psicoterapia, al viaggio, alla scoperta di sé, ma raramente avviene in modo naturale, perché occorrono STRUMENTI per conoscere i propri schemi di relazione, le dinamiche affettive intergenerazionali e operare una sorta di piccola ribellione personale al conformismo sociale.

Questo genera in noi molta PAURA.

Questo non ci rende più felici, ma più liberi e quindi meno angosciati, più consapevoli e quindi più sereni, ma ci rende anche genitori più affettuosi che tramanderanno valori affettivi etici e morali non più ancorati al conformismo sociale ma a codici diversi che riguardano temi come L’UMANITA’ E L’EMPATIA.

Ama e conosci te stesso. E’ un dovere sia dell’uomo che della donna 😀

Dottoressa Silvia Michelini

Workshop: Dipendenza Affettiva, Riconoscere e Superare il Trauma da Abuso Narcisistico

Sei stato abusato da un NARCISISTA?

(NAS: Narcisistic Abuse Syndrome/TdN Trauma da Narcisismo)”.

di Dott.ssa Silvia Michelini

narcisista

Molte delle persone con cui ho lavorato in questi anni, si sono rivolte a me per problemi e/ o sintomi riconducibili a una sofferenza nella sfera delle relazioni e in particolare al comportamento svalutante, anaffettivo, critico, impulsivo, ambivalente e/o manipolatorio del partner, dei genitori/familiari o di amici stretti/datori di lavoro.

Per questo, ho deciso di specializzarmi in questo ambito: la co-dipendenza affettiva nelle relazioni in cui vi è una collusione narcisistica.

I principali sintomi della patologia narcisista sono l’egocentrismo, la scarsa empatia, un’idea grandiosa del Sé (manifesta/overt o latente/covert) e la paura di entrare in intimità con l’altro (percepito come una possibile minaccia all’integrità del proprio Sé immaginario) ideazione paranoide e anaffettività/anoressia affettiva).

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Guarire dall’Abuso Narcisistico: Smetti di fare la sua DIAGNOSI

Guarire dall’Abuso Narcisistico: Smetti di fare la sua DIAGNOSI

E’ Colpa mia? Colpa sua?

CAPIRE NON E’ «GUARIRE»

Abuso Narcisistico

Le diagnosi sono necessarie MA RIDUTTIVE e spesso possono rallentare il processo di RISOLUZIONE DEI CONFLITTI CON SE STESSI E GLI ALTRI, in particolar modo nel trauma da abuso narcisistico.

Tutti sul web, a leggere informarsi, diagnosticare, commentare…..tutto ormai è patologia, ogni minimo atteggiamento umano è divenuto un’etichetta, ivi inclusa la sofferenza, che viene disintegrata in tanti piccoli pezzetti per darle un nome preciso, spesso incomprensibile, ameno, che rimandi ad ALTRO DA SE.

Questo ci aiuta e vedere la nostra sofferenza meno COMPLESSA, ma crescere è proprio aumentare di complessità ed avere il coraggio di osservare le nostre ombre, NON SOLO RICERCARE LUCE anche se è salvifico, utile ed essenziale.

Articoli, corsi, manuali, testi, ci aiutano a dare un nome alla sofferenza, a contenerla in una cornice che ci fa sentire più sicuri, a ricercare IL COLPEVOLE, ma sempre al di fuori di NOI STESSI.

Questo ci fa sentire nel giusto (salvi), meno dispersi nel caos dell’incomprensione (soprattutto nei casi confusione correlati all’abuso psicologico), ma la DIAGNOSI, è un processo, un dialogo continuo e non un’etichetta indelebile e soprattutto NON RISOLVE L’EMIGMA DELLA COMPLESSITA’ UMANA.

Capire ci fa sentire più potenti, perché NOI SAPPIAMO e in questo modo, CI ELEVIAMO dalle bassezze istintuali, ma ecco che la conoscenza, così come la psicologia possono diventare UN’ARMA DI DIFESA NARCISISTICA che usiamo contro gli altri o peggio ancora contro di noi, il nostro ELMO DI MINERVA.

Anche io scrivo articoli, faccio video (presto :-D), corsi e mi conformo alla nuova Era, ma il mio scopo è incuriosire, interessare, fornire un appiglio, un sostegno momentaneo che conduca ad interessarsi alla terapia.

In terapia si cammina insieme ricercando la VERITA’ SOGGETTIVA di ognuno e dando voce all’unicità della VOSTRA SOFFERENZA, che non si riduce a un articolo, un corso o un articolo.

In una stessa personalità possiamo trovare moltissimi tratti, ma ognuno è unico, sfugge al controllo di un’etichetta e se ci siamo innamorati di una persona complessa e sofferente, se ci attraggono o attraiamo persone di un certo tipo o peggio ancora siamo costretti a relazionarci con questi a vita (genitori/figli), allora l’accettazione (non intesa come passiva rassegnazione, ma azione assertiva) e la consapevolezza sono l’unica strada possibile per uscire dalla stagnazione e la coazione a ripetere.

Questo cammino è possibile con chi ha l’intenzione e la passione di voler crescere DI COMPLESSITA’. Essere centrati su se stessi, non vuol dire diventare egoisti (ESALTAZIONE DELL’IO), ma mirare ad avere CONSAPEVOLEZZA EMOTIVA e non solo intellettiva.

Per questo chiediti, se hai capito di essere vittima di abuso narcisistico, di avere incontrato un/una manipolatore/trice, una personalità instabile, narcisista, border, istrionica (tutte quelle del cluster B), PERCHÉ’ PROSEGUI AD INTERESSARTI A STUDIARE, RICERCARE DIAGNOSI SU DI ESSA?

Questa fase DIAGNOSTICA, essendo appunto la diagnosi un dialogo, è un modo che usi per RESTARE ATTACCATO AL TUO PERSECUTORE INTERNO.

Quando in terapia vi suggerisco di “non limitarvi ad espellere le proglottidi/piccole parti del parassita, ma di persistere finché non sarà proprio il parassita a lasciare il vostro corpo” è questo che intendo…e cioè che “la guarigione arriva quando si espelle i parassita intero, L’OGGETTO NARCISISTICO INTERIORIZZATO..o meglio, l’immagine idealistica di VOI STESSI che il narcisista ha impresso dentro di voi convincendovi che sia legata a lui/lei e che non sia veramente qualcosa di vostro“. Dottoressa Silvia Michelini

Solo quando non sentirete più l’esigenza di RILEGGERVI/RILEGGERLI, RICONOSCERVI E RASSICURARVI, siete pronti alla fase successiva: L’ELIMINAZIONE DEL PARASSITA/OGGETTO NARCISISTICO INTERIORIZZATO.

“E’ questo il vero distacco, non da lui/lei che probabilmente non c’è mai realmente stato/a, ma DALL’IDEA CHE VOI VI SIETE FATTI VOI STESSI ATTRAVERSO LO SPECCHIO DEGLI OCCHI DEL NARCISISTA.  Ci ostiniamo e ricercare quell’immagine di NOI INSIEME A LUI/LEI, quella favola che ci è stata promessa, perchè ricercare ossessivamente – e quindi CEDERE CHE QUALCOSA DA QUALCHE PARTE CI SIA STATO, fa certamente meno male che rendersi conto di essere stato gli unici ad esserci”. Dottoressa Silvia Michelini

Inoltre lo facciamo perché NON VOGLIAMO SENTIRCI PAZZI AD AVER VISTO sentito qualcosa che gli altri e ora anche la scienza ci dice, che non esiste siamo noi NEL GIUSTO, non siamo noi ad aver sbagliato….

Vogliamo essere certi/e, soprattutto perché siamo così auto sacrificali, idealisti e romantici, che NON CI SIA PROPRIO NESSUNA , NESSUAN CURA PER QUESTA PERSONA/AMORE.

Se ci fosse stata lui/lei, sarebbe ora con voi nella terapia di coppia, che sono certa, gli avete già proposto 456 volte.

La macchia della colpa instillata dal narciso, ha fatto presa.

Ancora ricercate inconsciamente le vostre colpe o le proiettate totalmente sull’altro.

La fissazione ossessiva sulla vita dell’altro, sui motivi per cui è diventato/a narcisista, non fanno altro che tenerti legata a lui/lei e soprattutto rifletti…. “Lui/lei ha messo quel seme in te, che germoglia anche in sua assenza, mentre con tutta probabilità lui/lei sarà già occupato/a ad investire su un altro OGGETTO GRATIFICANTE, voi state li a confermare la sua esagerata importanza.. Bingo… C’è ancora lui/lei sul podio delle vostre attenzioni”.

 

Che ci sia o non ci sia a quanto pare, ha ancora potere sulla vostra giornata!

Il dubbio ti rende ancora legato a lui/lei, ma soprattutto ti porta a diventare IL TERAPEUTA DELLA TUA COPPIA, quando l’unica terapia di cui hai bisogno è la tua, per riemergere, per crescere, per tornare a vivere.

Fare il piccolo investigatore ti porta a RAZIONALIZZARE ECCESSIVAMENTE la tua storia, distaccandoti dalle emozioni e quindi favorisce i meccanismi di scissione, che mantengono intatta la dinamica di abuso

Molti di voi mollano dopo aver espulso le proglottidi, ma il vero percorso inizia dopo che avete detto NO, che vi siete accorti di essere ammalati di questa parassitaria forma di amore….

E infatti restano nell’illusione di poter fare i piccoli terapeuti per gli amici riabilitando così la loro ferita narcisistica.. è invece dopo che vi siete liberati che parte il processo espulsivo e di rinascita VERO!

 

Narcisismo patologico e terrorismo emotivo: la gabbia dorata del dipendente affettivo

Narcisismo patologico e terrorismo emotivo

I narcisisti patologici possono essere paragonati a dei terroristi psicologici; queste persone sono molto abili a piazzare delle bombe emotive lungo il percorso della relazione con l’obiettivo di mantenere l’assoluto controllo sulla vittima.

Questi comportamenti sono inconsci, inconsapevoli e alla base di essi, ci sono schemi di relazione ed affettivi (copioni) spesso simili e facilmente riconoscibili.

Gli schemi affettivi/di relazione/familiari da cui proviene un narcisista patologico e che ne determinano il comportamento “terroristico” sono spesso quelli del cosiddetto CONTROLLO SENZA AMORE ne sono due esempi quella della coppia di fatto e dei genitori narcisisti con alte aspettative sui figli.

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Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Dott.ssa Silvia Michelini

”..Un dipendente affettivo non è sempre una persona altruista, mite, insicura e fragile – che si affeziona facilmente – ma può essere tutt’altro: una persona internamente distaccata, fredda, evitante, ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante bilico tra la ricerca di vicinanza e l’istinto di evitare l’altro, desideroso/a di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà per incontrare e dipendere da partner che lo/la compensano e che di base sono come loro, ma indossano una maschera differente…”.
D.ssa Silvia Michelini

Cosa si intende per ALESSITIMIA, chi è un/una ALESSITIMICO?

Un alessitimico è una persona che non è in contatto con i propri stati emotivi.

Non sa riconoscere le proprie emozioni e quando le riconosce, le esprime in modo molto limitato e confuso, per questo motivo è spesso un individuo solitario, che vuole evitare i conflitti e le relazioni affettive e sociali in genere.

Queste persone manifestano un certo distacco anche in psicoterapia, si impegnano poco, non vogliono approfondire certe tematiche, perché hanno scarse/ridotte capacità di insight (guardarsi dentro) e di mentalizzazione.

Si tratta di quelle persone che definiremmo “chiuse”, “strane” ,“schive”, che reagiscono in modo impulsivo agli stimoli esterni, perché non sono in grado di mentalizzare i loro processi interni (percezione dei propri processi emozionali).

L’alessitimico/a è una persona rigida, anche nella postura e nelle espressioni facciali, una persona disinteressata, che non nutre aspettative verso il mondo esterno non si aspetta che mondo esterno non ne abbia nei suoi confronti. Vanheule et al.(2007).

Alcuni studi recenti, inoltre, hanno dimostrato che questa caratteristica non è solo l’espressione di un disagio clinico (un sintomo), ma un tratto ben distinto, associato a vari tipi di personalità, soprattutto quelle che hanno a che fare con la disregolazione emotiva. (Luminet et al., 2001). Fonte autori: http://www.stateofmind.it/2015/10/alessitimia-psicopatologia-adulti/

Il caos emotivo interno è una caratteristica molto evidente in questi soggetti che all’apparenza sembrano persone ben adattate, intelligenti, abili nel contesto lavorativo, ma scarsamente efficaci in quello affettivo/interpersonale.

L’alessitimico cela un insieme di stati interni aggrovigliati confusi, non “sente” nulla e spesso, per sentire qualcosa ricerca delle esperienze estreme (droga, alcool.. sport estremi, sesso).

E’possibile riscontrare il tratto alessitimico in molte personalità da leader, considerate vincenti o estreme (campioni sportivi, viaggiatori, eremiti, …..) associate a tratti narcisistici, ossessivi, schizoidi,o istrionici che tuttavia vivono in costante evitamento e dissociazione interna.

Queste persone sono molto infelici e spesso non sanno neanche descrivere come si sentono…

..”sono come musicisti sordi alla ricerca della nota perfetta per iniziare a suonare la melodia della loro vita, ma che al primo tentativo di emetterla restano bloccati in un fermo immagine perenne, perché al loro interno vi è solo un silenzioso caos”. Dott.ssa Silvia Michelini.

Per questo motivo un alessitimico/a è una persona che ci confonde e si confonde con frequenti esplosioni emotive, in costante bilico tra evitamento e ricerca della vicinanza dell’altro per provare emozioni.

Un alessitimico/a sembra molto partecipe alle relazioni sociali, ma di fatto ha solo imparato la sua parte. Sa che è giusto dire MI DISPIACE, ma non prova nulla o meglio NON SI PERMETTE DI PROVARLO CONSCIAMENTE.

Per questo l’alessitimia è una caratteristica tipica delle personalità ossessive in amore e degli stati dissociativi, che si manifestano soprattutto attraverso sintomi somatoformi. (Freud li avrebbe chiamati disturbi di conversione nelle personalità isteriche).

In poche parole una persona alessitimica non può/vuole provare emozioni, per questo in presenza delle persone che gliene suscitano si sente spesso in difficoltà, vorrebbe scappare, ma allo stesso tempo cercare di vivere attraverso quella persona.

L’alessitimia è una caratteristica associata a vari tipi di temperamenti e personalità post-traumatiche, soprattutto come esito di educazioni repressive gravi traumi evolutivi (attaccamenti insicuri o disorganizzati, caos familiare, abusi intrafamiliari..).

Ecco quindi che molti ossessivi, schizoidi, narcisisti , border o istrionici, a differenza di quanto sembra in apparenza, non sono persone emotive, ma ANSIOSE.

Si tratta di caratteristiche dure da trattare, soprattutto in terapia, dato che la capacità di riconoscere e condividere le emozioni è alla base di qualsiasi relazione anche terapeutica, ma è possibile fare moltissimo attraverso trattamenti costanti nel tempo, che chiameremo di REPARENTING. (come rinascere e imparare tutto dall’inizio con un oggetto/genitore sostitutivo – il terapeuta).

Un dipendente affettivo, quindi, non è sempre una persona mite, insicura e fragile, emotiva (che si affeziona facilmente): spesso è una persona ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante ricerca di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà con tutta probabilità, per incontrare altre persone come lui/lei, che però indossano una maschera differente.

E’ come dire …. c’è chi si traveste da lupo e chi da pecora, ma entrambi nascondono lo stesso scheletro.

(Dr.ssa Silvia Michelini)

Genitori Narcisisti: conoscere le conseguenze psicologiche dell’abuso narcisistico sui figli

Conoscere il genitore narcisista e le conseguenze del narcisismo sui figli

Questo articolo è dedicato a TUTTE E VITTIME DI GENITORI AFFETTI DA NARCISISMO PATOLOGICO che ho incontrato lungo il mio cammino e che ho aiutato; a tutte quelle anime spezzate, quei cuori aridi, quei vuoti incolmabili , quei percorsi di sofferenza.. a tutti quei bambini abusati di ieri e adulti che oggi non si conoscono e fanno fatica ad AMARSI.

A tutti coloro che si sono nascosti in una sfera di vetro, in cui ascoltare solo il silenzio, lontano dalle urla, lontano dal dolore, a tutte quelle persone che si sentono in colpa perchè ESISTONO o perchè SONO NATE, che non hanno mai conosciuto amore, che non sanno cosa sia e non sanno riconoscerlo e per questo ancora oggi, cadono preda di manipolatori emotivi.

A tutti coloro che si sentono sbagliati, in cerca di un  amore da cui fuggono…

e in particolare a

VALERIO.

Dr.ssa Silvia Michelini

Si parla spesso di narcisismo e di dinamiche relazionali tossiche nella relazione di coppia, ma spesso si dimentica di analizzare come queste dinamiche di relazione si ripercuotano sui figli.

Le dinamiche affettive e relazionali infatti, sono interiorizzate dai figli sotto forma di “copioni”, schemi di relazione, stili di attaccamento e si ripercuotono positivamente o negativamente sulla loro vita affettiva.

Ognuno di noi può facilmente rendersi conto di come certe paure, schemi di comportamento, sensazioni, emozioni “scattino in automatico” funzionino come una “coazione a ripetere” di copioni familiari già vissuti.

Non basta rendersi conto che quello che abbiamo vissuto in famiglia è sbagliato, ci ha fatto soffrire e non vogliamo riattuarlo per essere salvi; questi schemi sono inconsci, atavici e scattano in ogni situazione che riattiva quel pattern emotivo e di comportamento, soprattutto quando ci si trova ad incarnare il ruolo del marito/moglie o genitore e per questo identificarsi inconsciamente con il genitore abusante (sia da un punto di vista fisico o emotivo) è facile.

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La danza del narciso: Fasi della relazione con un Narcisista Patologico

La danza del narciso

Chi è riuscito ad uscire da una relazione con un/una narcisista patologico/a, conosce bene lo stato di confusione, misto a senso di colpa e vergogna che si prova dopo essere stati abbandonati o avere avuto la forza di separarsi e mettere fine a una storia controversa, conflittuale e dai toni terrificanti.

Ci si ritrova spesso a pensare e ripensare ossessivamente a cosa sia potuto accadere affinchè quella persona –  che prima ci aveva idealizzato e amato così tanto –  improvvisamente ci svaluta, ci abbandona e ci considera il fulcro di ogni sua sofferenza, qualcuno da lasciare e abbandonare, al fine di salvare se stesso/a, o meglio quel falso se, quella maschera che protegge il/la narcisista dalle sue fragilità interne.

Le storie di amore che vedono protagonisti un/una narcisista e un/una co-dipendente affettiva/o sembrano ricalcare un copione, per questo è possibile delineare una serie di fasi cicliche.

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Narcisismo al femminile: L’eterna bambina e il triangolo di coppia

Le donne di cui intendo parlare in questo articolo, sono quelle che con tutta probabilità sceglieranno un partner narcisista, perché a loro volta, sono dipendenti da una figura genitoriale con una personalità di stile narcisistico (padre o madre, spesso più una madre o a volte entrambi), che ha segnato pesantemente la loro infanzia e la loro autostima, costringendole all’eterna condanna di “dipendere” da qualcuno che la giudica, la svaluta, la esorta ad essere autonoma – soprattutto affettivamente – ma che di base ne nega in modo ambivalente l’autonomia stessa, costringendola – attraverso il giudizio e la svalutazione – ad aderire a codici morali, etici o di comportamento, finalizzati da un lato a non deludere questo genitore esigente e dall’altro a confermare al genitore in questione, che i suoi sacrifici, privazioni e frustrazioni individuali riguardo ai suoi genitori, non sono state un errore.

In poche parole si tratta di una catena infinita di ricatti affettivi, morali intrisi da una fortissima ambivalenza affettiva, che bloccano l’evoluzione psico-affettiva di un individuo

Un esempio molto calzante è quello delle donne maltrattate psicologicamente ( spesso anche fisicamente) dal partner, che si rifugiano nel genitore “alpha” nella speranza di conforto, appoggio e  consiglio. Inizialmente il genitore narcisista, che è in genere una persona apparentemente solida e disponibile, innalzerà la posizione del figlio/a, creando con lui/lei una forte alleanza che simbolicamente esprime la frase “io ti capisco, solo io posso veramente capirti e aiutarti”, ma dall’altra il genitore inizierà a inviare alla figlia, messaggi “paradossali” ovvero incoerenti: “beh però è sempre tuo marito, forse tu lo hai provocato…certo se tu ti comporti così…. Fai così, fai questo o quell’altro per far sì che lui faccia X o Y, …..Certo devi separarti, ma come farai coi soldi?, ci sono i bambini come pensi di fare..”? In altri casi, l’aiuto fornito è finalizzato a riprendere il controllo sul figlio o economico e affettivo e quindi non è privo di distorsioni o manipolazioni affettive, anche e ahimè spesso riguardanti al gestione dei figli, che questo tipo di donne, si trova a dover delegare per mancanza di tempo, energie, vitalità, per confusione o perché di base – è impegnatissima nella relazione disfunzionale con il partner.

Mother In Law — Image by © Illustration Works/Corbis

Ecco che il tentativo di ribellione, diventa un senso di colpa che rinforza il legame sia col genitore che con il partner, che a questo punto possiamo identificare come un narcisista di serie B, certamente un figlio altrettanto abusato dai genitori.

L’aspetto narcisistico che tuttavia intendo approfondire in questo articolo è la collusione tra un genitore narcisista (di tipo grandioso) – in genere la madre –  e una figlia che definiremo “eterna bambina”.

In questo matrimonio simbolico, la figlia femmina sceglie un uomo, si sposa o va a a convivere, mette al mondo dei figli, non tanto perché è consapevole delle scelte compiute e in seguito a una reale maturazione psicologica ed affettiva, ma per dimostrare al genitore alpha di essere diventata grande e quindi degna della sua stima, soprattutto perché, quasi certamente questa donna non farà nulla, che non è approvato prima dalla madre.

Sceglie in genere un uomo con le sue stesse caratteristiche, cioè che resta ancorato alla famiglia d’origine e mantiene con la madre un rapporto fusionale, in cui vi è una marcata assenza di confini.

L’incapacità di definire dei confini tra sé e l’altro è il nucleo della dispersione dell’identità individuale della donna e dello stallo della coppia a una condizione di perenne adolescenza.

Queste coppie sono – di fatto – relazioni a tre, nella quale l’uomo rappresenta simbolicamente una minaccia alla fusione tra la madre e la figlia.

Queste madri non amano veramente le figlie, non per cattiveria, ma perchè ne sono incapaci.

Per loro è più importante che la figlia, si attenga a quelle che sono le regole rigide del suo codice di pensiero, codice che conferma o valida la sua visione o esperienza negativa di vita: “se ho sofferto io, si vede che deve essere così per tutte e così sarà per te”.

“Il destino di ogni donna è soffrire”, “gli uomini sono tutti uguali”, “Una donna non si comporta così”.

Da un lato quindi sembra voler salvare la figlia, sostenendola nella ricerca di una sua soggettività, della libertà individuale, dall’altro però sembra non sopportare che la figlia possa avere una via d’uscita.

Via d’uscita che lei stessa non ha mai cercato.

Per l’uomo, sono Inutili i tentativi di “cacciare la suocera dal letto”, questa sarà sempre presente, perché la donna bambina, ha continuo bisogno di lei.

Non è autonoma nella gestione della vita familiare e soprattutto con i figli, che vengono spesso totalmente delegati alla nonna, quasi come fossero dei trofei da portarle in dono.

Questa deresponsabilizzazione è il nucleo su cui si mantiene l’assenza di autonomia, che negli anni, diviene profonda una dipendenza, difficile da spezzare, soprattutto se il partner/marito/compagno ha anche lui tratti narcisistici marcati.

In questo caso, la svalutazione è l’arma con cui queste donne feriscono il partner, incalzando con continue richieste di prestazioni e di attenzioni, affinché lui possa essere ritenuto degno della coppia.

Questo pattern relazionale, genera una dinamica affettiva disfunzionale che si basa sulla dipendenza affettiva dal genitore in primis e dal partner in seconda analisi.

Il partner/uomo narcisista potrebbe inizialmente sentirsi molto attratto da questo tipo di donna, perché sembra molto affabile, gestibile e in ogni caso di sani valori, essendo stata “conservata” a dovere dalla madre ai ripari da qualsiasi rischio di “maturazione” individuale.

Questo “sacrificio” narcisistico tuttavia, non è esente da costi per nessuno.

La rabbia, che la donna eterna bambina prova inconsciamente per essere stata privata della libertà individuale, per aver soppresso la sua vera identità o per aver evitato di formarsi una personalità, si riversa interamente sul partner, sotto forma di lamentele, astensione sessuale, conflitti, litigi, capricci, sui figli “che non fanno quello che lei ha fatto per la madre” o che pesano sulla sua fragile struttura psicologica ed affettiva, che osano avere una personalità autonoma e verso la madre sotto forma di anaffettività e svalutazione, quando questa invecchiando necessiterà della sua assistenza.

Se nella vostra coppia c’è una suocera di troppo, valutate se intraprendere un percorso di coppia, mirato a stabilire dei sani confini relazionali e un percorso individuale, mirato alla propria individuazione, ma soprattutto finalizzato a liberarci dagli schemi relazionali disfunzionali, basati sul senso di colpa, il ricatto, la sottomissione e l’autosacrificio estremo.

Se ti senti oppresso da qualcuno in famiglia, contattaci.

Ricordati che chi ti ama, non ti opprime, ma ti fa sentire, LIBERO.

Dr.ssa Silvia Michelini

Amore e Ossessività: Impossibilità di Amare l’altro nel DOC da relazione

La personalità Ossessiva

Il tratto ossessivo (diverso dalla patologia ossessiva) è un tratto di personalità molto comune, soprattutto in Occidente: meticolosità, criticismo, autodeterminazione, indipendenza, ricerca della perfezione, controllo, autosacrificio… sono tutti aspetti della personalità che sono premiati dalla società e dalla cultura sin dai primi anni di vita di un bambino.

Verso i 2/3 anni il bambino vitale e gioioso, inizia a manifestare la sua volontà di imporsi sull’ambiente e di esercitare quindi la sua autonomia.

Questa volontà del bambino può trovarsi di fronte a un conflitto tra la ricerca di autodeterminazione e l’inibizione di quest’ultima, che passa attraverso la soppressione della spontaneità e dell’autonomia per mezzo di strategie educative basate sulla repressione, la svalutazione e la vergogna piuttosto che sul confronto e sul ragionevole e opportuno controllo dell’esuberanza del bambino.

Quante volte abbiamo visto al parco bambini che vengono continuamente redarguiti ad ogni passo che fanno “non ti sporcare!”, “ non ti sedere a terra”, “copriti” “non correre”.. ogni iniziativa autonoma, spontanea o giocosa del bambino viene repressa più che incentivata e gestita con autorevolezza.

Il genitore severo preferisce sopprimere un comportamento anziché condividerlo col bambino, insegandogli come fare in una data situazione che reputa poco opportuna.

La repressione e la svalutazione determinano un profondo senso di inadeguatezza, frustrazione, rabbia e vergogna nel bambino, minando la sua autostima “DA SOLO NON CE LA FACCIO”.

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Schemi di relazione implicati nelle relazioni abusanti: perchè cadi nella trappola del narcisista?

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Cos’è uno SCHEMA DI RELAZIONE?

Uno schema di relazione è un pattern di psicologico e affettivo, che orienta il comportamento di un individuo e che si forma in base alle esperienze relazionali primarie, definite legami di attaccamento.

L’essere umano possiede qualità affettive e sociali innate, perché lo sviluppo del sistema nervoso centrale alla nostra nascita non è completo; l’uomo, almeno per tutto il primo anno di vita (in particolare nel primo triennio), necessita di cure, amore, protezione e sicurezza costanti e adeguate al fine di garantirsi la sopravvivenza, non solo fisica ma anche psicologica.

E’ stato dimostrato infatti, che traumi relazionali precoci interferiscono con il normale sviluppo del SNC e esitano in veri e propri assetti di personalità definiti da Nicola Lalli “personalità post-traumatiche”.

Prima di morire il grande professore propose di inserire questa categoria diagnostica nel DSM, ma ad oggi, non troviamo nessuna categoria che possa definire queste personalità.

Uno schema di relazione sano è uno schema adattivo, cioè che favorisce la naturale evoluzione dell’individuo in termini di aumento di complessità.

Lo sviluppo  cerebrale, infatti, segue un andamento sequenziale secondo un modello gerarchico e si basa su un principio evolutivo definito “esperienza dipendente”.

La nostra genetica cioè, ha bisogno di esperienze che garantiscano all’individuo l’adeguato terreno in cui poter sviluppare le sue potenzialità.

Tali potenzialità possono non svilupparsi o svilupparsi in modo distorto in seguito alla inadeguata risposta dell’ambiente ai bisogni primari del neonato.

Per inadeguata si intende ERRATA (discuria: cure presenti ma non adatte ai bisogni del bambino), ASSENTE (incuria: cure assenti, abbandono, deprivazione) O ECCESSIVA (ipercura: cure eccessive, vizi, pretese).

Ci possono poi essere traumi effettivi legati cioè ad eventi che irrompono precocemente nella sfera psichica dell’essere umano generando grande shock (terremoti, incidenti, lutti..).

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