Tag: paura d’amare

L’Uomo Narcisista

L’Uomo Narcisista

I tratti tipici del narcisismo secondo il DSM (manuale diagnostico sui disturbi mentali) sono la mancanza di empatia (incapacità di mettersi nei panni dell’altro e riconoscerne emozioni, bisogni e/o sentimenti) e la grandiosità (ricerca di successo, attenzioni, di una condizione di prestigio, superiorità economica, culturale, intellettiva, di fama..etc..).

I narcisisti sono uomini intelligenti, brillanti, capaci, dotati di fascino e carisma, ma anche egoisti, infantili, testardi, umorali, arroganti, egocentrici, capricciosi e volitivi; si sentono superiori agli altri, si comportano come se tutto gli fosse dovuto e desiderano, più o meno apertamente, di essere ammirati e adorati da un pubblico di idolatranti fan.

Questi aspetti di grandiosità possono essere visibili (narcisista overt/estroverso/aggressivo) oppure celati e in ombra dietro la facciata di un uomo malinconico, remissivo, mite, cauto, che in realtà è un invidioso, un insicuro, un pavido e un arrogante (narcisista covert/introverso/passivo-aggressivo).

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Amore e Ossessività: Impossibilità di Amare l’altro nel DOC da relazione

La personalità Ossessiva

Il tratto ossessivo (diverso dalla patologia ossessiva) è un tratto di personalità molto comune, soprattutto in Occidente: meticolosità, criticismo, autodeterminazione, indipendenza, ricerca della perfezione, controllo, autosacrificio… sono tutti aspetti della personalità che sono premiati dalla società e dalla cultura sin dai primi anni di vita di un bambino.

Verso i 2/3 anni il bambino vitale e gioioso, inizia a manifestare la sua volontà di imporsi sull’ambiente e di esercitare quindi la sua autonomia.

Questa volontà del bambino può trovarsi di fronte a un conflitto tra la ricerca di autodeterminazione e l’inibizione di quest’ultima, che passa attraverso la soppressione della spontaneità e dell’autonomia per mezzo di strategie educative basate sulla repressione, la svalutazione e la vergogna piuttosto che sul confronto e sul ragionevole e opportuno controllo dell’esuberanza del bambino.

Quante volte abbiamo visto al parco bambini che vengono continuamente redarguiti ad ogni passo che fanno “non ti sporcare!”, “ non ti sedere a terra”, “copriti” “non correre”.. ogni iniziativa autonoma, spontanea o giocosa del bambino viene repressa più che incentivata e gestita con autorevolezza.

Il genitore severo preferisce sopprimere un comportamento anziché condividerlo col bambino, insegandogli come fare in una data situazione che reputa poco opportuna.

La repressione e la svalutazione determinano un profondo senso di inadeguatezza, frustrazione, rabbia e vergogna nel bambino, minando la sua autostima “DA SOLO NON CE LA FACCIO”.

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Coppia e intimità,paura e desiderio: esercizi per superare la paura dell’intimità

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IO E TE DA SOLI: CHE PAURA!

Perché abbiamo paura che concedendoci all’altro rischiamo di perderci?

Perché smettiamo di desiderarci e con il tempo in ogni coppia, cala la motivazione e il desiderio?
Uno dei primi stereotipi da sfatare in fatto di coppia e amore è che “l’amore vero dura in eterno e non ha bisogno di essere alimentato” e che “se mi concedo all’altro, l’altro utilizzerà le mie debolezze e fragilità per controllarmi o mi ferirà”.
FALSO.
La capacità di mantenere una propria identità individuale all’interno del rapporto, attraverso la cura, il calore e attenzione reciproca, fa sì che la relazione sia stabile e duri nel tempo.
Molte persone pensano che amarsi con volontà e dedizione sia noioso, poco spontaneo e che sia un modo come un altro per trascinare una storia finita, ma non sempre è così. Molti amori muoiono perché sono lasciati fuori al freddo in pieno inverno, perché ognuno dei due partner ritiene che sia dovere dell’altro dare, ricambiare, dimostrare e che se le sue aspettative non sono soddisfatte, certamente allora l’altro non ci ama e quindi perché noi dovremmo dimostrare cosa proviamo o fare qualcosa in più? Che lo faccia lui/lei!!!.
Eppure eccovi qui a leggere questo articolo. Un amore è finito quando certamente non avete bisogno di cercare materiale su internet per comprendere meglio voi stessi o l’altro.
Certo qui si parla di amore RICAMBIATO e della coppia, che nonostante le difficoltà e qualche scricchiolamento dovuto agli anni trascorsi, ha ancora voglia di riscoprirsi.
L’amore maturo e la capacità di relazionarsi in modo sano, implica non avere conflitti irrisolti nelle relazioni e con essi, una forte paura dell’intimità, alla quale noi attribuiamo quasi sempre un significato sessuale, ma la sessualità ne rappresenta solo l’esito.
Perché abbiamo paura di entrare in confidenza con il nostro partner? E soprattutto perché questa paura spesso compare quando il rapporto è già consolidato e non all’inizio, nella fase di conoscenza ed innamoramento? Perché la paura dell’intimità va di pari passo con il consolidarsi di una relazione d’amore?

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Da wikipedia:
La definizione di intimità è complessa e riguarda vari ambiti delle umane relazioni. In generale essa si può definire come una condizione di particolare vicinanza, fisica e/o emotiva, fra due esseri umani.
Si può parlare di intimità, in considerazione del rapporto che permette a due o più individui, data la loro confidenza di vivere quotidianamente gli uni accanto agli altri senza alcun disagio, in particolare nella vita domestica.
In senso romantico, l’intimità si ha quando la coppia si scambia effusioni, attenzioni reciproche o quando si trova in uno stato di particolare complicità, affetto e comunicazione autentica e sincera dei sentimenti e delle sensazioni.
L’intimità, in questo senso, è anche avvicinata, come sinonimo, alla sessualità di coppia, di cui essa esprime l’aspetto emotivo più che quello strettamente erotico e fisico. Si dice, di una coppia affiatata, che essa gode di una buona intimità; in questo senso la parola intimità è utilizzata in modo appropriato solo con riferimento a una coppia che è legata da una relazione profonda e di lunga durata.

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Si è parlato spesso di ATTACCAMENTO; ognuno di noi porta con sé e nella coppia, un bagaglio di conoscenze, di modelli, di emozioni e di comportamenti, che hanno radici antiche e questa modalità di amare, riguarda soprattutto lo stile di attaccamento che abbiamo instaurato da bambini con le nostre figure di relazione primarie: genitori, care giver, etc.
Ci sono stati molti studi in ambito neurobiologico (neurobiologia dello sviluppo), che hanno dimostrato come la qualità della relazione tra il neonato e la sua figura di accudimento sia fondamentale per la crescita del SNC del bambino, soprattutto per quel che riguarda l’affettività, il pensiero e la capacità di regolare le proprie emozioni e di entrare in empatia con l’altro.
E’ stato riscontrato che le relazioni sono la base su cui si poggia lo sviluppo del SNC, perché la qualità relazionale e le esperienze di relazione sono in grado di influenzare direttamente il cervello, in termini di formazione di certi circuiti o sinapsi. Il calore e l’affetto dei nostri genitori è la base per far si che la nostra genetica possa svilupparsi, perché il cervello si sviluppa in base a un principio definito esperienza-dipentente.
Un bambino trascurato, abbandonato, maltrattato, impara che non può fidarsi di quelle persone che per lui/lei dovrebbero invece rappresentare la più certa e concreta fonte di sicurezza, accudimento, amore e calore non svilupperà certi circuiti cerebrali e “registrerà” nella sua memoria che AMARE E’ PERICOLOSO, AFFIDARSI E’ PERICOLOSO.

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Non a caso in futuro, si mostrerà sempre sulla difensiva, soprattutto quando la relazione con qualcuno si fa più stretta, più importante e quindi lui/lei rischia di essere abbandonato o tradito.
Nel rapporto d’amore quindi, ognuno è portatore di una storia, fatta di bisogni, desideri infranti, paure e fantasmi.
Le prime relazioni affettive significative costituiscono parte determinante della modalità di relazione all’interno della coppia.
Una persona sicura, non ha paura di concedersi in un rapporto, di impegnarsi, di svelarsi. Sa dare e ricevere, non ha bisogno di mantenere il controllo su se stesso o sull’altro per far si che non lo ferisca, per cercare di evitare che lo tradisca o lo abbandoni. Si fida e si affida, soprattutto perché ha un buon livello di autostima e non teme l’abbandono, sa essere amorevole ma anche automoma.
Le persone “insicure” in generale non riescono a trovare il giusto equilibrio tra bisogno di autonomia e di contatto/amore.
Le persone ferite, negano il loro bisogno di amore, tendono a mantenere la distanza dagli altri per evitare un coinvolgimento emotivo, (registrato come pericoloso) oppure sono alla continua ricerca di contatto, conferme e tendono a controllare l’altro e a proiettare su lui/lei le aspettative di amore infantile infranto. Nei casi più gravi (persone con alle spalle gravi traumi relazionali irrisolti) si mettono in atto nella relazione di coppia meccanismi difensivi contraddittori e distruttivi, che vanno dall’ossessione e la possessività verso la distruttività (sia verso l’altro che verso se stessi); si tratta di amori malati, malsani, pericolosi e distruttivi nei quali ci si identifica con la vittima o con il carnefice dei traumi subiti durante l’infanzia.
Una cosa è certa però: nasciamo per amarci e il desiderio d’amore chiaro o negato, unisce l’uomo e la donna nella costante ricerca della felicità.
«Ci sono tanti modi di amare, tante maniere di esprimere l’attaccamento ad una persona specifica. Modi contorti, complicati, modi che possono perfino creare disagio in chi è l’oggetto di questo affetto. Modi che producono dolore, anziché felicità, in chi ama» (Attili,2004).

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Per questi motivi, chi ha paura nelle relazioni oppure non sa trovare il giusto equilibrio tra se e l’altro può imparare a gestire l’intimità di coppia attraverso degli esercizi, perché amarsi è soprattutto un atto di volontà, inteso come un cammino comune verso una crescita e una maturazione affettiva.
Insieme, ma anche da soli, è possibile apprendere uno stile di attaccamento SICURO. (stile di attaccamento sicuro appreso), come per dire che anche se l’imprinting è stato negativo, possiamo guarire la nostra capacità di amare e in generale di relazionarci agli altri.
Gli esercizi che vi porto come esempio, sono stati studiati per favorire la comunicazione, la fiducia e la capacità di entrare in relazione con l’altro imparando a gestire la propria vulnerabilità e considerarla quindi un valore nella coppia e non un limite.

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Robert Epstein, ricercatore e professore universitario, dopo aver condotto con successo diversi esperimenti, ce lo spiega nel suo libro Making love: How people learn to love and how you can too.
Un rapporto di coppia intimo e appagante non sempre è semplice da realizzare soprattutto, per esempio, quando le relazioni durano per molti anni e rischiano di logorarsi col tempo.
Ecco un elenco di alcuni divertenti esercizi, tutti ispirati dall’analisi di studi scientifici sull’argomento, che si possono usare per creare intenzionalmente un maggiore affiatamento e una maggiore intimità emotiva con il partner:
1 Scrutarsi nell’anima: stando in piedi, o sedendovi a circa mezzo metro di distanza, guardatevi intensamente negli occhi, cercando di scrutare reciprocamente nel profondo del vostro essere. Continuate per circa due minuti e quindi parlate di ciò che avete provato.
2 Due come uno: abbracciandovi dolcemente, iniziate a percepire il respiro del partner e cercate gradualmente di sincronizzare il vostro respiro col suo. Dopo qualche minuto, potreste avvertire una sensazione di fusione reciproca.
3 Amore scimmiottato: stando in piedi o sedendovi molto vicini, iniziate a muovere mani, braccia e gambe in qualsiasi modo vogliate, purché imitiate perfettamente le movenze del vostro partner.
4 Innamorarsi: si tratta di un esercizio di fiducia, uno dei molti che aumentano le sensazioni reciproche di vulnerabilità. Stando in piedi, lasciatevi cadere all’indietro tra le braccia del partner. Quindi scambiatevi di ruolo ripetendolo diverse volte e parlate di ciò che provate.
5 Scambio di segreti: scrivete un segreto importante per voi e fate in modo che il vostro partner faccia altrettanto. Quindi scambiatevi i fogli e parlate di ciò che avete scritto.
6 Gioco della lettura del pensiero: scrivete un pensiero che volete condividere con il vostro partner e trascorrete poi qualche minuto senza parlare cercando di trasmettere quel pensiero a lui/lei mentre il partner cerca di indovinare. Se non ci riesce, rivelate ciò che stavate pensando e procedete scambiandovi i ruoli.
7 Fammi entrare: state a un metro e mezzo circa di distanza e concentratevi l’uno sull’altro. Ogni dieci secondi circa avvicinatevi un po’ di più, fino a quando, dopo diversi spostamenti, vi trovate all’interno dello spazio personale dell’altro: arrivate il più vicino possibile, ma senza toccarvi.
8 Aura d’amore: mettete il palmo della mano quanto più vicino possibile a quello del vostro partner ma, anche in questo caso, senza toccarvi davvero. Fatelo per alcuni minuti, durante i quali proverete non solo calore, ma qualche volta, promette Epstein, una sconvolgente serie di scintille.

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e tu hai paura di entrare in intimità con gli altri? vorresti cambiare questa costante nella tua vita? sei in relazione con qualcuno che non sa amare?

D.rssa Michelini

Metodo Lei e Lui

www.psicologiadicoppia.net

Vicini o lontani? La paura dell’intimità

Paura d’amare?

Paura di Perdere il Controllo?

L’equilibrio affettivo nell’uomo e nella donna adulti comprende la capacità di trovare un giusto equilibrio tra dipendenza e autonomia, cosi’ come fa il bambino crescendo.

Questo percorso si completa con l’adolescenza, ma per molti resta incompiuto e si ripercuote sulla relazione di coppia.

Alcune persone quando si “avvicinano” troppo all’altro, sentono di perdere i confini di sè stessi.

L’avvicinamento si realizza quando si svelano i propri sentimenti oppure quando ci si affida all’altro.

In alcune persone l’intimità, la condivisione e l’espressione dei sentimenti sono percepiti come minacciosi, poichè mettono in pericolo l’equilibrio del soggetto, costruito su un’immagine di Sè rappresentata più che reale.

Le emozioni sono reali.

Le emozioni ti espongono alla vulnerabilità.

Le emozioni vengono dalla pancia e non dalla testa.

Spesso si scopre, che durante l’infanzia, queste persone sono state educate a sopprimere i propri sentimenti, perchè sconvenienti o semplicemente perchè il genitore si sentiva inadeguato a condividerli.

L’emozione è un linguaggio e in quanto tale s’impara e si esercita. Ci aiuta nella condivisione e nel dialogo dei sentimenti, soprattutto nella coppia.

Molti hanno paura dei sentimenti e vivono in una sorta di “baco anafettivo“, senza mai divenire farfalle.

Possono anche condurre una vita relazionale stabile, ma il patto segreto è quello di non costringerli a vedere nel loro cuore e ad abbandonarsi ai piaceri del corpo, il patto segreto è “non costringermi a volare“.

Ne scaturisce una dinamica di rabbia e frustrazione da un lato (partner che vive la privazione dell’affettività) e di confusione, invasione e senso d’impotenza dall’altro (partner che non parla la lingua dei sentimenti).

Cosa accade? accade che si litiga anche se ci si ama moltissimo e che la storia possa finire, semplicemente perchè vivere in assenza di emozioni è troppo penoso per il partner che entra in relazione con un soggetto evitante.

Se la vicinanza è troppo stretta, l’evitante si sente in colpa, si sente invaso e la rabbia espressa in un litigio fa recuperare la distanza, se c’è troppa distanza con la rabbia l’altro partner attira l’attenzione e la distanza di riduce.

Accade anche che il partner evitante sia intimorito dall’altro, perchè non si fida di lui/lei.

In questo caso, la rabbia può essere usata per verificare il grado di affidabilità del partner: se dopo una reazione rabbiosa il partner non si allontana allora lo si sente più affidabile.

In ogni caso l’evitamento, permette il controllo, di Sè e dell’Altro.

La perdita del controllo significherebbe ammettere a Sè Stessi di essere fragili e vulnerabili, esposti al dolore che la vita porta con Sè.

Evitando di vivere le sue emozioni però, l’evitante perde occasioni, così come la vita gli sfugge tra le mani come sabbia. Mentre gli altri giocano, lui/lei resta a guardare dalla finestra. Ha paura di scartare il pacco e di restare deluso/a. Nel dubbio, non lo scarta.

Evitando i sentimenti e le emozioni, l’evitante si mette in salvo da eventuali rischi di fallimenti, ma rinuncia anche alla gioia e spesso è un prezzo veramente alto da pagare.

La rabbia può essere anche un modo per sostenere il potere e il controllo in un rapporto.

Il desiderio di controllo è più forte di quello di amare.

E dove c’è controllo non può esserci amore (Jung).

Autore: Silvia Michelini

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