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Genitori Narcisisti: conoscere le conseguenze psicologiche dell’abuso narcisistico sui figli

Conoscere il genitore narcisista e le conseguenze del narcisismo sui figli

Questo articolo è dedicato a TUTTE E VITTIME DI GENITORI AFFETTI DA NARCISISMO PATOLOGICO che ho incontrato lungo il mio cammino e che ho aiutato; a tutte quelle anime spezzate, quei cuori aridi, quei vuoti incolmabili , quei percorsi di sofferenza.. a tutti quei bambini abusati di ieri e adulti che oggi non si conoscono e fanno fatica ad AMARSI.

A tutti coloro che si sono nascosti in una sfera di vetro, in cui ascoltare solo il silenzio, lontano dalle urla, lontano dal dolore, a tutte quelle persone che si sentono in colpa perchè ESISTONO o perchè SONO NATE, che non hanno mai conosciuto amore, che non sanno cosa sia e non sanno riconoscerlo e per questo ancora oggi, cadono preda di manipolatori emotivi.

A tutti coloro che si sentono sbagliati, in cerca di un  amore da cui fuggono…

e in particolare a

VALERIO.

Dr.ssa Silvia Michelini

Si parla spesso di narcisismo e di dinamiche relazionali tossiche nella relazione di coppia, ma spesso si dimentica di analizzare come queste dinamiche di relazione si ripercuotano sui figli.

Le dinamiche affettive e relazionali infatti, sono interiorizzate dai figli sotto forma di “copioni”, schemi di relazione, stili di attaccamento e si ripercuotono positivamente o negativamente sulla loro vita affettiva.

Ognuno di noi può facilmente rendersi conto di come certe paure, schemi di comportamento, sensazioni, emozioni “scattino in automatico” funzionino come una “coazione a ripetere” di copioni familiari già vissuti.

Non basta rendersi conto che quello che abbiamo vissuto in famiglia è sbagliato, ci ha fatto soffrire e non vogliamo riattuarlo per essere salvi; questi schemi sono inconsci, atavici e scattano in ogni situazione che riattiva quel pattern emotivo e di comportamento, soprattutto quando ci si trova ad incarnare il ruolo del marito/moglie o genitore e per questo identificarsi inconsciamente con il genitore abusante (sia da un punto di vista fisico o emotivo) è facile.

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SCHEMI DI RELAZIONE IMPLICATI NELLE RELAZIONI TOSSICHE: PERCHE’ CADI NELLA TRAPPOLA DEL NARCISISTA?

SCHEMI DI RELAZIONE IMPLICATI NELLE RELAZIONI TOSSICHE: PERCHE’ CADI NELLA TRAPPOLA DEL NARCISISTA?

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Cos’è uno SCHEMA DI RELAZIONE?

Uno schema di relazione è un pattern di psicologico e affettivo, che orienta il comportamento di un individuo e che si forma in base alle esperienze relazionali primarie, definite legami di attaccamento.

L’essere umano possiede qualità affettive e sociali innate, perché lo sviluppo del sistema nervoso centrale alla nostra nascita non è completo; l’uomo, almeno per tutto il primo anno di vita (in particolare nel primo triennio), necessita di cure, amore, protezione e sicurezza costanti e adeguate al fine di garantirsi la sopravvivenza, non solo fisica ma anche psicologica.

E’ stato dimostrato infatti, che traumi relazionali precoci interferiscono con il normale sviluppo del SNC e esitano in veri e propri assetti di personalità definiti da Nicola Lalli “personalità post-traumatiche”.

Prima di morire il grande professore propose di inserire questa categoria diagnostica nel DSM, ma ad oggi, non troviamo nessuna categoria che possa definire queste personalità.

Uno schema di relazione sano è uno schema adattivo, cioè che favorisce la naturale evoluzione dell’individuo in termini di aumento di complessità.

Lo sviluppo  cerebrale, infatti, segue un andamento sequenziale secondo un modello gerarchico e si basa su un principio evolutivo definito “esperienza dipendente”.

La nostra genetica cioè, ha bisogno di esperienze che garantiscano all’individuo l’adeguato terreno in cui poter sviluppare le sue potenzialità.

Tali potenzialità possono non svilupparsi o svilupparsi in modo distorto in seguito alla inadeguata risposta dell’ambiente ai bisogni primari del neonato.

Per inadeguata si intende ERRATA (discuria: cure presenti ma non adatte ai bisogni del bambino), ASSENTE (incuria: cure assenti, abbandono, deprivazione) O ECCESSIVA (ipercura: cure eccessive, vizi, pretese).

Ci possono poi essere traumi effettivi legati cioè ad eventi che irrompono precocemente nella sfera psichica dell’essere umano generando grande shock (terremoti, incidenti, lutti..).

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Le perversioni femminili

Le Perversioni femminili

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Dott.ssa Silvia Michelini – Psicologa, Roma

Cosa si intende per PERVERSIONE? Qual è il confine tra normale e patologico in amore?

Molto spesso è difficile delineare un confine tra normalità e patologia, soprattutto negli affetti.

Questo articolo è un viaggio nell’interpretazione psicoanalitica delle perversioni femminili, poiché la psicoanalisi è ancora oggi, la teoria che maggiormente si è occupata di questo tema e che ha fornito le risposte più esaustive da un punto di vista teorico.

Ognuno intende l’amore a modo suo, vi ripone delle aspettative, spesso irrealistiche o stereotipate e cerca in età adulta di unirsi ad una persona che condivida con lui/lei la sua stessa idea dell’amore e del rapporto di coppia.

Qualora s’imbatta in un conflitto, avrà la tendenza ad attribuire la causa all’altro o al caso, mentre quasi in tutte le coppie, i motivi di conflitto sono simili o comunque ricorrenti, ma ciò che varia è la modalità con cui li si affronta e il grado di responsabilità di ognuno dei due partner.

Per quel che riguarda l’aspetto sessuale, delineare un confine tra normale e patologico è più semplice.

La perversione è definita in ambito psicologico come “un comportamento psicosessuale, che si esprime in forme atipiche rispetto alla norma”.[1]

Il DSM IV definisce le perversioni come “impulsi sessuali, comportamenti ricorrenti ed eccitanti sessualmente riguardanti oggetti inanimati, sofferenza o umiliazione per se stessi, del partner, di bambini o di altre persone non consenzienti, che si manifestano per un periodo uguale o superiore ai sei mesi”.

E’ chiaro come il confine tra la normalità e la patologia è segnato da due aspetti: l’oggetto e la volontà dell’oggetto e che dipende da quale norma si assume come criterio.

Secondo Freud (1915), lo sviluppo psicosessuale sano, passa attraverso varie fasi: orale, anale, edipica e genitale; lo sviluppo parte dalla prima fase, che è la meno evoluta (fase orale), associata al neonato, per cui al completo stato di dipendenza e di parzialità (il soggetto non è in grado di percepire l’altro come una persona unica, intera, dotata di sentimenti e pensieri propri) alla più evoluta, quella genitale, che coincide con la capacità adulta di amare, formare una coppia e una famiglia.

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In questa fase il soggetto diviene capace di percepire l’altro come “diverso da se”, come intero, come un individuo capace di sue emozioni e pensieri.

Per Freud la perversione è una FISSAZIONE o UNA REGRESSIONE ad uno stadio di sviluppo psicosessuale precedente, in cui la sessualità si esprime attraverso “pulsioni parziali”, strettamente legate alle zone erogene.

In particolare, Freud definisce perversa ogni condotta che si discosta dall’oggetto (come nel caso della pedofilia), dalla meta sessuale (che può essere raggiunta solo attraverso una determinata pratica, come nel caso del feticismo) o dalla zona corporea (quando il piacere sessuale è raggiunto con parti del corpo di per sé non deputate alla sessualità, ad esempio i capelli, i piedi o il vestiario per il feticista).[2]

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In tal senso la perversione è soprattutto PAURA DI AMARE E DI CRESCERE.

Il concetto di perversione, si allarga se si assume come norma l’ordinamento sociale dominante i cui valori vengono interiorizzati dall’individuo attraverso l’educazione.

In questo caso, ogni incapacità di contenere i propri impulsi meno socializzabili è fonte di perversione.

G. Jervis definisce così la personalità perversa:

  • Ha difficoltà a trattenersi nel soddisfare i propri impulsi (personalità orale o sadico/anale freudiana)
  • Ha costanti difficoltà nel valutare la  discrepanza dei propri atti rispetto alle norme dominanti e insieme nel valutare le conseguenze di questi atti.
  • I suoi atti procurano danni a se stesso e anche agli altri
  • E’ dotato di capacità intellettive nella norma, non è nevrotico, né psicotico.
  • E’recidivo: tende a reiterare le condotte perverse.

L’interpretazione psicoanalitica della perversione pone al centro il rinnegamento della realtà, il fingere che non esistano le differenze, la non accettazione delle diversità, dei confini che distinguono il proprio Io dagli altri, un sesso da un altro, una generazione da un’altra.

Il perverso confonde passato e presente, nega i confini della separazione, ha bisogno della finzione, del dominio, della manipolazione. Perché per il perverso è impossibile accettare la separazione? Per rispondere occorre rifarsi a Freud secondo il quale l’amore è nostalgia per il primo oggetto: la madre. Nell’altro si ricerca qualcosa che possa riprodurre la protezione, l’unione, la pienezza originarie.

E’ vero, infatti, che il primo oggetto d’amore condiziona, inconsciamente, il desiderio di ciascuno, ma l’accettazione della perdita porta a reinventare il passato nel presente scegliendo un nuovo oggetto in modo creativo. Ciò non è possibile nella perversione che non ammette la rinuncia, la perdita.

La nostalgia per la fusione e l’appagamento antichi può dare origine ad un feticcio da idolatrare, al quale sacrificare la propria vita affettiva. Il feticcio è il più delle volte un’immagine interna: la figura materna, ed esprime il bisogno di mantenere intatta, immutata l’antica fusione con il primo oggetto d’amore. Il perverso accetta il dolore provocato dai propri sintomi pur di non affrontare quello della differenziazione, della separazione.[3]

La sessualità, quale evento “psicosomatico”, che riguarda cioè sia l’aspetto psichico che fisico, ha risentito nel corso degli anni dei vari cambiamenti sociali e culturali che si sono avvicendati, dei nuovi modelli che privilegiano l’apparire anziché l’essere, la seduzione, piuttosto che il desiderio.[4]

Veniamo ora alle differenze tra uomo e donna nelle perversioni.

Sebbene non vi sia una reale differenza tra uomo e donna rispetto ai processi psicologici o somatici, i loro comportamenti risentono dei retaggi culturali ed educativi di riferimento.

Mentre negli uomini un desiderio perverso è prevalentemente messo in atto con una condotta sessuale, nelle donne la realizzazione di un simile desiderio avviene attraverso altre modalità il cui legame con la sessualità non è immediato; molto spesso le perversioni femminili riguardano i sentimenti e gli affetti, perché alcune premesse sono necessarie affinché lei si conceda e comunque non implicano sempre l’atto sessuale.

Le principali perversioni femminili sono: il masochismo e il sadismo (sia sessuale che morale), l’autolesionismo, il mascheramento e la cleptomania.

Anche se nella perversione femminile l’eccitamento sessuale non è sempre al primo posto, si possono riconoscere fantasie, motivazioni e travestimenti analoghi a quelli propri delle perversioni maschili.

In alcune donne alla base di sintomi perversi vi è il permanere, nel mondo interno, di una madre idealizzata, irraggiungibile.

Con l’adorazione, queste donne si difendono dall’odio nei confronti della madre e quindi dai propri impulsi aggressivi. Il tempo viene fermato all’infanzia, alla condizione di figlia-bambina.

La conseguenza di ciò è la sottomissione all’ideale materno, la convinzione circa la propria inferiorità, il timore di aver deluso la madre, il vivere nella sua ombra sacrificando affetti e carriera.[5]

Sigmund Freud indicò con il termine di “masochismo morale” i comportamenti in cui il soggetto si infligge sofferenze assumendo un ruolo di vittima senza che vi sia in ciò eccitazione sessuale.

Si tratta di persone con un forte senso di colpa che le porta ad infliggersi punizioni al fine di espiare.

Nelle donne il masochismo morale trova espressione in forme di autolesionismo o condotte di tipo borderline: ferimento (con schegge di vetro o spille), spegnersi sigarette addosso, strapparsi i capelli (la tricotillomania), privarsi del cibo o instaurare con esso un rapporto conflittuale sulla base dell’analogia cibo-amore ( l’anoressia-bulimia), la sottomissione sessuale estrema, come nel film 9 settimane e mezzo (Horigkeit).

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Secondo Kraft-Ebing (1886), la sottomissione di per sé non è una perversione nella donna, ma l’estremizzazione di una sua naturale tendenza; proprio come gli uomini sono predisposti a sessualizzare l’amore, le donne sono predisposte all’amore puro e alla debolezza di volontà, che le conduce all’asservimento sessuale.[6]

Le donne masochiste, sono inconsciamente convinte di essere state bambine cattive e sporche, indegne d’amore e quando lo desiderano, si sentono in colpa e attraverso le condotte autolesionistiche simboliche, provano un senso di pace e di quiete.

L’autolesionismo rappresenta simbolicamente l’atto sessuale: con un oggetto appuntito (pene) mi trafiggo o mi ferisco (vagina/penetrazione) sento il dolore (sensazione fisica/orgasmo) e alla fine mi sento calma e rilassata (fase post orgasmica).

Le donne che soffrono di queste forme di autolesionismo hanno una sessualità problematica, poiché hanno vissuto male il loro sviluppo fisico ed affettivo, dalla comparsa della prima mestruazione in poi.

Esse non riescono ad accettare la perdita del loro corpo di bambina.

Le donne, attraverso l’autolesionismo esprimono rabbia, colpa, desiderio sessuale e bisogno di punizione.

Per chi avesse desiderio di approfgondire questa tematica consiglio il film “Ragazze Interrotte” con una meravigliosa Angelina Jolie.

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Sia le automutilazioni , sia la tricotillomania tengono sotto controllo le angosce e i conflitti dovuti al passaggio dall’infanzia all’età adulta. Si tratta di persone che, pur avendo raggiunto la maturità sessuale fisica, conservano sul piano psicologico gli ideali di genere dell’infanzia.

La donna che si strappa i capelli, così come l’anoressica, non vogliono mostrare la loro seduttività e la loro femminilità, si oppongono nel mostrarsi donne, vorrebbero tornare bambine, per non entrare in conflitto con la figura materna, percepita come dominante, ambigua (da un lato si mostra amorevole dall’altro aggressiva) e anaffettiva.

C’ è poi un’altra forma molto particolare di perversione femminile che è l’eccessiva femminilità, tecnicamente “il mascheramento di femminilità”: consiste nel desiderio irrefrenabile di confermare la propria identità sessuale esacerbandola attraverso gli abiti ed il trucco. Questa perversione è molto difficile da riconoscere, perché è chiaro che una donna si trucchi e si vesta da donna, ma in queste donne vi è una ossessività per la cura e la ricerca di abiti.

Questi mascheramenti sono usati per difendersi dall’inconscio desiderio di assumere invece tratti maschili (Freud parlava di invidia del pene) nei confronti di ciò che la donna inconsciamente ritiene un furto da lei effettuato. Le donne meno femminili cioè, si sentono in colpa, perché desiderano cose maschili (potere, realizzazione professionale etc.., per questo motivo, per compensare esagerano il loro aspetto femminile e la loro seduttività).

Per questa perversione ho scelto come esempio Marylin Monroe, che è il simbolo della sensualità e della femminilità, ma anche della sofferenza, del masochismo e della ricerca spasmodica dell’amore e dell’uomo ideale, nonostante nascondesse una profonda intelligenza e libertà di pensiero. Maryilin era schiava del suo corpo e della sua immagine, che esasperava, così come la sua vocina, per nascondere la sua intelligenza, percepita come minacciosa.

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Un’altra perversione femminile è la cleptomania.

cleptomaniaEssa è la tendenza compulsiva a rubare, spesso accompagnata da eccitazione sessuale ed è presente prevalentemente nel sesso femminile. Tradizionalmente la psicoanalisi individua l’invidia del pene alla base della cleptomania che si esprime nel desiderio di impossessarsi di qualcosa che la donna ritiene le sia stato negato. Non esiste un confine netto tra feticismo e cleptomania, infatti l’oggetto rubato può essere utilizzato per eccitarsi sessualmente e non rappresenta esclusivamente il pene, ma, come il feticcio, simboleggia perdite e assenze patite nel corso dell’infanzia. Il furto concerne il riappropriarsi delle gratificazioni negate e al contempo la vendetta e il trionfo. L’oggetto rubato diviene il sostituto dell’amore e della protezione che il bambino avrebbe desiderato e previene la depressione e l’ansia.[7]

Spesso tra le fantasie sessuali di soggetti normali sono presenti fantasie di soggiogare, possedere, essere padroni dell’altro.

Ciò che differenzia il perverso è la necessità di passare all’atto, di tradurre in azioni reali tali desideri.

Dal momento che la perversione nega i limiti e i confini, il partner non è un individuo separato, ma un oggetto da asservire.

Come è chiaro nel film 9 settimane e mezzo, questa strategia perversa è destinata a fallire, poiché rivela la effettiva incapacità di entrare in relazione, di amare o di odiare realmente l’altro.

Ciò che il perverso teme è il coinvolgimento negli affetti, l’avere a che fare con un oggetto vivo e non con un feticcio da poter manipolare a proprio piacimento.

Un altro film che mi sento di consigliare a coloro che vogliono familiarizzare con le perversioni femminili è “La pianista”, soprattutto in riferimento all’assenza paterna e al malsano rapporto madre figlia, che spesso è alla base delle perversioni affettive e sessuali femminili.

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BIBLIOGRAFIA

•             Deutsch H., La psicologia della donna, 2 voll., Boringhieri, Torino, 1977.

•             Freud S., Sessualità femminile, in Opere, vol. XI, Boringhieri, Torino, 1979.

•             Freud S., Tre saggi sulla teoria sessuale, in Opere, vol. IV, Boringhieri, Torino, 1970.

•             Freud S., Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci, in Opere, vol. VI, Boringhieri, 1974.

•             Freud S.,Il problema economico del masochismo, in Opere, vol. X, Boringhieri, Torino, 1978.

•             Galimberti U. (2007): Dizionario di Psicologia – Le Garzantine, 2007.

•             Kaplan L. J., Perversioni femminili, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1992.

•             Rienzo G. ,Le perversioni femminili, collana “Saperne di Più”, 2003.

•             Salvo A., Perversioni al femminile, Mondadori, Milano, 1997.

•             Sinonelli, Petruccelli, Vizzarro, Le perversioni sessuali: aspetti clinici e giuridici, Franco Angeli, 2002

•             Stoller R. J., Perversioni: la forma erotica dell’odio, Feltrinelli, Milano, 1978.

•             Vegetti Finzi (a cura di), Psicoanalisi al femminile, Laterza, Roma-Bari, 1992.


[1] Umberto Galimberti: Dizionario di Psicologia “Le Garzantine”, pag. 772

[2] Ibidem

[3] Rienzo G. (2003): “Le perversioni femminili” – collana “saperne di più”.

[4] Simonelli, Vizzarri, Petrucelli (2002): “Le perversioni sessuali: aspetti clinici e giuridici” – Franco Angeli

[5] Rienzo G. (2003): “Le perversioni femminili” – collana “saperne di più”.

[6] Simonelli, Vizzarri, Petrucelli (2002): “Le perversioni sessuali: aspetti clinici e giuridici” pag. 45

[7] Rienzo G. (2003): “Le perversioni femminili” – collana “saperne di più”.