Tag: separazione

Narcisismo, Masochismo Morale e disparità di genere: problemi di coppia e nello sviluppo dell’identità maschile/femminile

Quando si parla di masochismo, si pensa subito al masochismo sessuale, che associamo all’uomo e alla donna in egual misura, ma quando si parla invece, di masochismo affettivo/morale, pensiamo subito alla donna.

La segregazione sessuale (uomo e donna) avviene già dalla nascita, quando al maschio si assegna un fiocco azzurro e alla femmina uno rosa e prosegue lungo tutto il corso dello sviluppo affettivo e sociale attraverso l’educazione, la scuola e poi la costruzione di una famiglia.

Alcuni studi dimostrano, che le mamme si relazionano in modo differente coi figli a seconda che siano maschi o femmine e questo in base a una sorta di diktat biologico, di istinto…, ma anche in base ai vissuti più o meno traumatici del femminile, che si tramandano di generazione in generazione.

In generale, alle femmine si richiede maggiore propensione alla relazione, al dialogo, al sacrificio, alla compostezza, all’educazione e alle buone maniere, mentre al maschio si concedono fin da subito molte più libertà, soprattutto per quanto riguarda l’espressione dell’aggressività.

All’educazione EMOTIVA (orientata alla consapevolezza e alla libera espressione della propria unicità e talento), si preferisce l’educazione repressiva, che passa quasi sempre attraverso l’inibizione emotiva, la competizione (il mito del potere) e l’educazione alla vergogna.

Le femminucce sono ammonite in modo più severo se esprimono emozioni o sentimenti che sono giudicati socialmente inappropriati per il suo genere come la rabbia o l’aggressività e i maschietti sono costretti a sopprimere invece emozioni come la paura e la tristezza.

Anche nel gioco, non viene loro concesso di assumere ruoli in libertà: le femmine devono giocare a mamma e figlia e i maschietti alla guerra.

In particolare, la segregazione di genere ruota intorno al concetto di FRAGILITÀ’.

La fragilità DEVE essere esclusivo appannaggio femminile ed in generale è assolutamente temuta dalla società occidentale, perché simbolo di VULNERABILITA’ e quindi di maggiore predisposizione alla debolezza e al fallimento.

La segregazione di genere (disparità sociale basata sul genere sessuale) è uno strumento educativo, che permette alla famiglia (come strumento) e alla società di SEMPLIFICARE la realtà, dicotomizzandola.

La semplificazione è la base su cui la società costruisce STEREOTIPI (DONNA/FRAGILE E SOTTOMESSA – UOMO/FORTE E CORAGGIOSO).

Gli stereotipi sono dunque ETICHETTE, categorie che noi creiamo o alle quali ci adeguiamo implicitamente attraverso l’educazione, per semplificare la realtà, per capirla meglio e condividerla, per prevedere cioè come una persona dovrebbe comportarsi in base al suo ruolo, alla situazione, all’età che ha e via dicendo…

Gli stereotipi sono odiose limitazioni, che l’uomo vede necessarie per sentirsi al sicuro, ma che poi generano in lui un conflitto tra desiderio/piacere e dovere/frustrazione.

L’autorealizzazione infatti, così come l’individuazione sono processi che la società cerca di impedire all’essere umano attraverso la manipolazione di massa e i suoi strumenti, tra cui la segregazione di genere, la repressione della libertà sessuale e la religione.

L’individuazione è pericolosa, la libertà è pericolosa, perché le persone che hanno l’ardire di conoscere se stesse, realizzare le loro parti mancanti, sono impegnate, ma anche consapevoli e in tal senso più libere e meno governabili.

La religione in tal senso, ha l’obiettivo di EDUCARE AL SENSO DI COLPA e ALLA REPRESSIONE più che a una sana morale, impedendo che l’uomo acceda alla propria realizzazione, avvertendola come un pericolo al mantenimento dei legami affettivi e del riconoscimento sociale.

L’individuazione è un processo psichico unico e irripetibile di ogni individuo che consiste nel superamento del conflitto umano insito negli opposti e nel concetto di dualità (MASCHILE-FEMMINILE/ODIO-AMORE..etc) nell’integrazione dei vari elementi frammentari della realtà e nel raggiungimento di una consapevolezza di se stessi e di una.

Tutto ciò che esiste è doppio, l’energia è duale (polo positivo e negativo) anche se originariamente si narra non esistevano l’uomo e la donna, ma un androgino che poi fu diviso in due parti, per questo l’uomo e la donna si sentono manchevoli e ricercano per tutta l’esistenza la loro parte mancante.

Anticamente la nostra natura non era quella di oggi. I generi non erano tre o due, come ora, maschio e femmina, ma ce n’era uno che partecipava di entrambi… un androgino… la forma di questo essere era sferica, e aveva quattro mani e quattro gambe… Giove decise di tagliarlo a metà… da tempo perciò è connaturato agli esseri umani l’amore reciproco, per questo ognuno è sempre alla ricerca della propria metà, sia essa uomo o donna, indipendentemente dal proprio sesso, per ricostituire l’intero iniziale… Per questo diciamo che ognuno cerca la propria metà… La causa della nostra ricerca è che un tempo eravamo interi, e al desiderio e al perseguimento dell’intero noi diamo nome amore” (Platone)

Gli strumenti educativi con cui la società spinge le persone al conformismo e al rispetto di regole morali e codici etici condivisi è basato sulla SVALUTAZIONE, LA PUNIZIONE, IL RICATTO E SOPRATTUTTO LA VERGOGNA; basti pensare ai metodi educativi che vigevano ancora negli anni 70 in cui le “cinghiate” erano considerate SANE FORME DI AMORE PATERNO.

Oggi rispetto all’autoritarismo, vige invece un generale LASSISMO GENITORIALE, una sorta di perenne condizione infantile, narcisistica e amorale, nella quale il genitore non vuole assumere il suo ruolo di educatore, delega dove può e concentrato su se stesso e non fornisce al bambino un rispecchiamento emotivo adeguato, ma solo oggetti e in tal senso candida i figli al caos e antisocialità, perché la libertà non è assenza di confini e regole, ma si basa sull’autorevolezza e la consapevolezza emotiva; non si trova né nell’estremo yang della violenza, né nell’estremo yin della passiva rassegnazione.

Simbiosi e amore

L’individuazione quindi è intesa come realizzazione della propria personalità attraverso meccanismi che non hanno nulla a che fare con la sottomissione e la vergogna, ma che puntano alla disgregazione di questi sistemi di pensiero e alla creazione di un Sé unico, al di sopra di tutti questi contrasti, all’unione tra i due poli psicologici maschile e femminile nella personalità e al suo sviluppo nella sua unicità con enfasi rispetto agli aspetti SOGGETTIVI dell’essere umano.

Torniamo quindi al tema del masochismo e dell’aggressività nell’uomo e nella donna come forme di NARCISISMO, cioè di immaturità psicoaffettiva, scissione e identità frammentaria.

Lo sviluppo dei maschi e delle femmine, nonostante la violenza operata dalla società consumista sulla spontaneità e la creatività, prosegue indisturbato e in modo abbastanza simile fino all’adolescenza e l’età adulta (giovane adulto – 18-30), momento in cui alla donna, si richiede di iniziare a pensare al suo futuro, a una famiglia a dei figli e di rinunciare sostanzialmente alla sua realizzazione, mentre al suo compagno uomo è concesso, anzi diciamo IMPOSTO di proseguire nella sua realizzazione E DI RENDERE FELICE LA SUA DONNA E SOSTENTARE LA FAMIGLIA mentre la sua compagna sarà “colei che silenziosamente lo curerà e lo assisterà senza infastidirlo nel suo processo di autorealizzazione”.

E’ da qui che in ogni coppia si instaura un conflitto “isterico” (di forza) e uno stallo narcisistico, in cui le polarità maschile e femminile invece di completarsi si respingono.

La donna, identificatasi con la madre, ma innamorata del padre (complesso di Elettra) ed illusa da lui di poter conquistare il mondo, inizia ad avere un conflitto di identificazione: se sceglie la sua parte femminile, deve “castrare” il suo pene immaginario e in tal senso, invidiare quello del padre o del marito/compagno.

Ciò determina forte rabbia e senso di colpa, ma raramente ad ella sarà concesso di esprimerla o sarà tacciata di isteria o di essere una donna “indomabile”.

Nel mondo del lavoro, qualora lei abbia forza di tentare di destreggiarsi, sarà costretta ad indossare un fallo simbolico, che poi a poco servirà se non ad illudersi, perché anche li, viene penalizzata e per questo spesso alla fine, anche se non sarebbe la sua prima scelta sceglie di realizzarsi solo attraverso un uomo e quindi la famiglia.

Chi sceglie di non farlo viene etichettata come “zitella infelice” e se non avrà figli come “una povera donna sterile che non è stata in grado di dare figli al marito” o se non li vuole, un isterica femminista.

L’uomo deve avere un pene potente, un seme altamente fertilizzante e non mostrare mai una debolezza, un cedimento dinnanzi alla sua compagna.

Praticamente qualsiasi posizione assume la donna è criticata tranne quella della brava madre e donna di famiglia e l’uomo può solo fare il macho.

L’uomo single è definito “UNO SCAPOLONE D’ORO”, una donna “UN’ACIDA ZITELLA”, un uomo che ha molte donne è “UN GRANDE CONQUISTATORE”, una donna che vuole vivere la sua sessualità liberamente “UNA LURIDA, UNA VACCA, UNA ZOCCOLA, UNA PUTTANA”….

L’uomo innamoratosi di una donna libera, gioiosa, piena di interessi, si troverà necessariamente a doverla sottomettere per essere uomo, perché se instaurasse con lei un legame intimo, paritario, la sua identificazione col padre verrebbe meno e dovrebbe fare i conti con il suo lato femminile “represso”.

La donna così, repressa da ogni lato, inizierà a comportarsi come una serpe covata in seno.

Ricercherà costanti attenzioni dal suo uomo rispetto alle rinunce che ha fatto e fa per lui, per i figli.

Si ammalerà di ESIGENZA DI GRATITUDINE, che è la base del vittimismo e del narcisismo masochista al femminile.

I conflitti edipici nell’uomo infatti, lo portano a desiderare una donna forte come un padre che non esprime fragilità e a respingere ogni esigenza di intimità con essa per provare la loro virilità.

Un po’ come due cavalli che corrono liberi insieme e alla fine solo uno dei due resta in stalla, mentre l’altro continua a correre.

Ecco la famosa INVIDIA DEL PENE della donna e DELLA VAGINA da parte dell’uomo.

PRATICAMENTE DUE PERSONE CHE SI INVIDIERANNO E SI COMBATTERANNO PER IL RESTO DELLA LORO VITA NON POTENDOSI MAI INCONTRARE IN UN NUCLEO DI INTIMITÀ’.

E questo non cambia nella coppia omosessuale.

Si pensa poi che vada meglio all’uomo, a cui spesso neanche va di realizzarsi, per questo la segregazione di genere è una forma di violenza ANCHE E SOPRATTUTTO SULL’UOMO, ma è una forma più silente.

L’uomo, non preparato né educato ad esprimere i sentimenti, si troverà a gestire la rabbia repressa e l’odio inconscio della compagna INCONTENTABILE, FRUSTRATA, ma nessuno dei due consapevole di questa prigione riuscirà nella coppia né a realizzare il suo individuale, né a vivere felice nella coppia.

Si verifica cioè UNO STALLO EVOLUTIVO, UN INGORGO ENERGETICO.

Confusi cercheranno fuori quello che non riescono a realizzare al suo interno, ecco quindi che l’uomo tradirà la moglie con una donna che percepisce libera e la donna con uno che sente più amorevole o più potente sessualmente.

Compito dell’uomo quindi, è realizzare il suo femminile e costruire un suo maschile, una sua identità distaccata dal modello paterno e della società patriarcale, idem deve fare la donna distaccandosi dai dettami masochistici e cattolico moralizzanti del femminile atavico e smettere di temere L’ABBANDONO ricercando costantemente la protezione maschile.

Il problema del superamento di questo masochismo nella donna è dato dal fatto che mentre nell’uomo l’espressione della fragilità è condannata e denigrata, nella donna schemi quali SACRIFICIO, SOTTOMISSIONE, PROPENSIONE ALLA SOPPORTAZIONE ESTREMA, sono considerati nella società, PUNTI DI VALORE addirittura tramandati da donna a donna.

Quante volte abbiamo sentito dire “QUELLA DONNA E’ UNA SANTA”… ma tutti sappiamo quanto queste sante agiscano all’interno della coppia e della famiglia con logiche di CONTROLLO, VENDETTA, AGGRESSIVITA’ PASSIVA, RICATTO AFFETTIVO, MANIPOLAZIONE, SADISMO E RIVENDICAZIONE SUI FIGLI, IPOCONDRIA, MALATTIA MENTALE, DEPRESSIONI.

Ecco perché la peggiore forma di maschilismo è quella femminile ed ecco perché IL FEMMINISMO E’ SOLO UN’ALTRA FACCIA DELLA MASCHILISMO.

LA VERA LIBERTA’ INDIVIDUALE E DI COPPIA PASSA PER LA REALIZZAZIONE DEL SE’ E LA POSSIBILITA’ DI ESPRIMERE LA PROPRIA CREATIVITA’ SIA NELLA COPPIA  CHE NELL’AMBIENTE ESTERNO.

Ogni coppia moderna quindi, in pieno conflitto evolutivo deve lottare contro i modelli di appartenenza, costruire un’identità individuale salda e maturare a livello affettivo includendo nel sistema di valori LA CURA E L’INTIMITA’ come obiettivo comune e non solo appannaggio del femminile.

Questo processo non è possibile se non attraverso un percorso di consapevolezza, che può passare dalla psicoterapia, al viaggio, alla scoperta di sé, ma raramente avviene in modo naturale, perché occorrono STRUMENTI per conoscere i propri schemi di relazione, le dinamiche affettive intergenerazionali e operare una sorta di piccola ribellione personale al conformismo sociale.

Questo genera in noi molta PAURA.

Questo non ci rende più felici, ma più liberi e quindi meno angosciati, più consapevoli e quindi più sereni, ma ci rende anche genitori più affettuosi che tramanderanno valori affettivi etici e morali non più ancorati al conformismo sociale ma a codici diversi che riguardano temi come L’UMANITA’ E L’EMPATIA.

Ama e conosci te stesso. E’ un dovere sia dell’uomo che della donna 😀

Dottoressa Silvia Michelini

Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi attiva in te il narcisista? trova il coraggio di dire no

Narcisismo Patologico e Relazioni abusanti: quali schemi relazionali disfunzionali attiva in te un narcisista?

Trova il coraggio di dire NO.

Perché si diventa “Narcisisti”? – o meglio – perché si sviluppano personalità affettivamente immature, che per facilità di comprensione raggruppiamo sotto la definizione generale di Narcisisti?

Quali schemi di funzionamento ci sono alla base del loro vissuto e perché noi cadiamo in queste trappole?

Quali sono i nostri schemi di relazione? Ma soprattutto quali schemi attiva in te un narcisista patologico?

Siamo tutti così sciocchi, masochisti o ciechi da non accorgerci che qualcuno sta abusando emotivamente e qualche volta anche economicamente – di noi?

Continua a leggere →

Narcisismo al femminile: L’eterna bambina e il triangolo di coppia

Le donne di cui intendo parlare in questo articolo, sono quelle che con tutta probabilità sceglieranno un partner narcisista, perché a loro volta, sono dipendenti da una figura genitoriale con una personalità di stile narcisistico (padre o madre, spesso più una madre o a volte entrambi), che ha segnato pesantemente la loro infanzia e la loro autostima, costringendole all’eterna condanna di “dipendere” da qualcuno che la giudica, la svaluta, la esorta ad essere autonoma – soprattutto affettivamente – ma che di base ne nega in modo ambivalente l’autonomia stessa, costringendola – attraverso il giudizio e la svalutazione – ad aderire a codici morali, etici o di comportamento, finalizzati da un lato a non deludere questo genitore esigente e dall’altro a confermare al genitore in questione, che i suoi sacrifici, privazioni e frustrazioni individuali riguardo ai suoi genitori, non sono state un errore.

In poche parole si tratta di una catena infinita di ricatti affettivi, morali intrisi da una fortissima ambivalenza affettiva, che bloccano l’evoluzione psico-affettiva di un individuo

Un esempio molto calzante è quello delle donne maltrattate psicologicamente ( spesso anche fisicamente) dal partner, che si rifugiano nel genitore “alpha” nella speranza di conforto, appoggio e  consiglio. Inizialmente il genitore narcisista, che è in genere una persona apparentemente solida e disponibile, innalzerà la posizione del figlio/a, creando con lui/lei una forte alleanza che simbolicamente esprime la frase “io ti capisco, solo io posso veramente capirti e aiutarti”, ma dall’altra il genitore inizierà a inviare alla figlia, messaggi “paradossali” ovvero incoerenti: “beh però è sempre tuo marito, forse tu lo hai provocato…certo se tu ti comporti così…. Fai così, fai questo o quell’altro per far sì che lui faccia X o Y, …..Certo devi separarti, ma come farai coi soldi?, ci sono i bambini come pensi di fare..”? In altri casi, l’aiuto fornito è finalizzato a riprendere il controllo sul figlio o economico e affettivo e quindi non è privo di distorsioni o manipolazioni affettive, anche e ahimè spesso riguardanti al gestione dei figli, che questo tipo di donne, si trova a dover delegare per mancanza di tempo, energie, vitalità, per confusione o perché di base – è impegnatissima nella relazione disfunzionale con il partner.

Mother In Law — Image by © Illustration Works/Corbis

Ecco che il tentativo di ribellione, diventa un senso di colpa che rinforza il legame sia col genitore che con il partner, che a questo punto possiamo identificare come un narcisista di serie B, certamente un figlio altrettanto abusato dai genitori.

L’aspetto narcisistico che tuttavia intendo approfondire in questo articolo è la collusione tra un genitore narcisista (di tipo grandioso) – in genere la madre –  e una figlia che definiremo “eterna bambina”.

In questo matrimonio simbolico, la figlia femmina sceglie un uomo, si sposa o va a a convivere, mette al mondo dei figli, non tanto perché è consapevole delle scelte compiute e in seguito a una reale maturazione psicologica ed affettiva, ma per dimostrare al genitore alpha di essere diventata grande e quindi degna della sua stima, soprattutto perché, quasi certamente questa donna non farà nulla, che non è approvato prima dalla madre.

Sceglie in genere un uomo con le sue stesse caratteristiche, cioè che resta ancorato alla famiglia d’origine e mantiene con la madre un rapporto fusionale, in cui vi è una marcata assenza di confini.

L’incapacità di definire dei confini tra sé e l’altro è il nucleo della dispersione dell’identità individuale della donna e dello stallo della coppia a una condizione di perenne adolescenza.

Queste coppie sono – di fatto – relazioni a tre, nella quale l’uomo rappresenta simbolicamente una minaccia alla fusione tra la madre e la figlia.

Queste madri non amano veramente le figlie, non per cattiveria, ma perchè ne sono incapaci.

Per loro è più importante che la figlia, si attenga a quelle che sono le regole rigide del suo codice di pensiero, codice che conferma o valida la sua visione o esperienza negativa di vita: “se ho sofferto io, si vede che deve essere così per tutte e così sarà per te”.

“Il destino di ogni donna è soffrire”, “gli uomini sono tutti uguali”, “Una donna non si comporta così”.

Da un lato quindi sembra voler salvare la figlia, sostenendola nella ricerca di una sua soggettività, della libertà individuale, dall’altro però sembra non sopportare che la figlia possa avere una via d’uscita.

Via d’uscita che lei stessa non ha mai cercato.

Per l’uomo, sono Inutili i tentativi di “cacciare la suocera dal letto”, questa sarà sempre presente, perché la donna bambina, ha continuo bisogno di lei.

Non è autonoma nella gestione della vita familiare e soprattutto con i figli, che vengono spesso totalmente delegati alla nonna, quasi come fossero dei trofei da portarle in dono.

Questa deresponsabilizzazione è il nucleo su cui si mantiene l’assenza di autonomia, che negli anni, diviene profonda una dipendenza, difficile da spezzare, soprattutto se il partner/marito/compagno ha anche lui tratti narcisistici marcati.

In questo caso, la svalutazione è l’arma con cui queste donne feriscono il partner, incalzando con continue richieste di prestazioni e di attenzioni, affinché lui possa essere ritenuto degno della coppia.

Questo pattern relazionale, genera una dinamica affettiva disfunzionale che si basa sulla dipendenza affettiva dal genitore in primis e dal partner in seconda analisi.

Il partner/uomo narcisista potrebbe inizialmente sentirsi molto attratto da questo tipo di donna, perché sembra molto affabile, gestibile e in ogni caso di sani valori, essendo stata “conservata” a dovere dalla madre ai ripari da qualsiasi rischio di “maturazione” individuale.

Questo “sacrificio” narcisistico tuttavia, non è esente da costi per nessuno.

La rabbia, che la donna eterna bambina prova inconsciamente per essere stata privata della libertà individuale, per aver soppresso la sua vera identità o per aver evitato di formarsi una personalità, si riversa interamente sul partner, sotto forma di lamentele, astensione sessuale, conflitti, litigi, capricci, sui figli “che non fanno quello che lei ha fatto per la madre” o che pesano sulla sua fragile struttura psicologica ed affettiva, che osano avere una personalità autonoma e verso la madre sotto forma di anaffettività e svalutazione, quando questa invecchiando necessiterà della sua assistenza.

Se nella vostra coppia c’è una suocera di troppo, valutate se intraprendere un percorso di coppia, mirato a stabilire dei sani confini relazionali e un percorso individuale, mirato alla propria individuazione, ma soprattutto finalizzato a liberarci dagli schemi relazionali disfunzionali, basati sul senso di colpa, il ricatto, la sottomissione e l’autosacrificio estremo.

Se ti senti oppresso da qualcuno in famiglia, contattaci.

Ricordati che chi ti ama, non ti opprime, ma ti fa sentire, LIBERO.

Dr.ssa Silvia Michelini

La famiglia allargata: consigli per i genitori e la coppia

Consigli per i genitori che si trovano a dover costituire una FAMIGLIA ALLARGATA
FAMIGLIA “ALLARGATA”
Una risorsa o un fallimento?

La famiglia allargata è una realtà sempre più diffusa, che può rappresentare una grande risorsa per i figli, ma anche motivo di conflitti, ansia e difficoltà di adattamento.
Di base, la famiglia allargata è il risultato di una rottura, di una disgregazione, quella della coppia coniugale di partenza e per questo, non è sempre semplice gestire sentimenti ed emozioni, sia i propri che quelli dei figli, senza contare che spesso una famiglia che si disgrega e ritrova successivamente il suo equilibrio, va incontro anche a una serie di cambiamenti pratici: casa, scuola, abitudini etc.
Per “funzionare” è necessario che i nuovi partner si comportino in modo equilibrato e misurato, garantendo ai figli continuità emotiva e stabilità sia in termini affettivi che pratici.
La separazione è paragonabile ad un lutto e ognuno ha i suoi tempi per elaborarla o può avere difficoltà nel farlo e per questo non sempre da soli riusciamo a gestire tutto lo stress che ne deriva.

pere-1-121447_L

Continua a leggere →

Il co-parenting: gestione dei figli nella coppia separata

Una coppia può decidere in qualsiasi momento di lasciarsi e di rompere il cosiddetto «patto coniugale», soprattutto se dopo vari tentativi di risoluzione i conflitti siano divenuti ingestibili e la tensione tra i due genitori inaccettabile.
In questi casi la separazione può rivelarsi addirittura più «sana» o «salvifica» rispetto all’eventualità che i figli assistano e crescano in un clima relazionale malsano, che si basa sulla sopportazione, sul dolore, sull’evitamento dei conflitti e su modelli affettivi e genitoriali inefficaci o contraddittori (genitori che si arrendono, che sopportano, che stanno insieme e non si amano.. che vivono indossando «maschere»).
Se però il patto coniugale (sia affettivo che formale) può essere rotto in qualsiasi momento, quello genitoriale prosegue tutta la vita ed esige coerenza, condivisione e collaborazione.

Continua a leggere →

Separati in casa? Senso del dovere, paura o comodità?

Separati in casa, meglio o peggio per i figli?

Chi sono i “separati di fatto”?

C_0_articolo_466070_listatakes_itemTake_1_immaginetakeMolte coppie decidono di continuare ad abitare insieme, nonostante non si amino più, anche se spesso, hanno già stabilito nuove relazioni affettive o sessuali al di fuori del matrimonio.

Perché queste coppie interrompono il legame affettivo ma decidono di mantenere quello formale?.

Questa scelta è dettata dal senso del dovere ( per i figli) o dalla convenienza economica?

La serenità dei figli è un motivo valido o solo una scusa?

NoAffidamentoEsclusivo

Risposte difficili a domande scomode: le dinamiche che portano una coppia a voler interrompere la relazione affettiva sono molte, sono diverse e sono assolutamente soggettive.

Molto spesso quando ci si accorge di non amare più il partner, ci si rende anche conto di condividere con quest’ultimo un progetto ben più ampio, che implica tutta una serie di fattori economici, non facili da sbrogliare se non con lunghe lotte da avvocati e giudici.

La separazione legale, trascina la coppia in un vortice di sofferenza emotiva, di cambiamenti forzati e repentini e con essa innesca una reazione a catena in tutti i membri della famiglia.

Molte coppie per paura o per comodità quindi, decidono di continuare a “fingersi una coppia” davanti ai figli.

Questa possibilità inizialmente protegge i figli da una sofferenza improvvisa, ma è come voler evitare un dolore acuto preferendone uno cronico.

La falsità e l’inganno sono come veleni a cui a piccole dosi, giorno per giorno ci si abitua.

resize.aspxI bambini hanno un loro naturale istinto empatico, sono abilissimi psicologi!

La loro sopravvivenza psichica, affettiva e materiale dipende dai genitori, dal loro andare d’accordo, per questo motivo, qualsiasi conflitto tra i due coniugi è percepito come una minaccia a se stessi.

E’ chiaro che molto dipende dall’età dei figli e dal rapporto che i due partner decidono di mantenere, se affettuoso e collaborativo, oppure di reciproca freddezza e distaccata sopportazione.

4184556-teenage-ragazza-rotazione-gli-occhi-di-fronte-a-genitori-arrabbiati

Un bambino di due anni, a livello emotivo percepirà il distacco e la freddezza che può esserci tra i due coniugi, ma di certo ha minori capacità cognitive di un bambino di dieci anni; il bambino di due anni si troverà con delle sensazioni emotive contrastanti e confuse da elaborare nel tempo, mentre il bambino di dieci anni, con una realtà ancora non contemplata e con pensieri e idee già in parte strutturate.

Il bambino più grande si fa domande, si sente in colpa, si schiera, si chiede cosa si poteva fare di più ..e via dicendo..

Se i bambini sono molto piccoli, è preferibile non soffermarsi nel dare spiegazioni troppo elaborate, perché il bambino si troverebbe a gestire un carico emotivo grandissimo, senza le risorse per fronteggiarlo.

Se invece i figli sono più grandi, è necessario, che la coppia comunichi la decisione, al momento opportuno e con le parole giuste.

llllll

Il messaggio che i figli devono poter apprendere – sia a livello verbale che nel comportamento – è che i genitori hanno deciso di comune accordo di non essere più una coppia di innamorati, ma che in ogni caso restano i loro genitori, che si vogliono bene e che questo affetto li aiuterà a superare ogni conflitto.

Questa promessa va poi mantenuta, anche se il conflitto c’è.

Ecco quindi che la separazione in casa è una decisione che si prende da un lato per paura, da un altro per comodità.

Per una coppia senza figli, la separazione in casa, può essere un accordo civile tra personalità adulte, ma implica in ogni caso non poche prove da superare, una tra queste il superamento della gelosia e della possessività soprattutto da un punto di vista sessuale.

In una coppia con figli, questa decisione si rivela spesso controproducente, perché i figli soffriranno comunque, non c’è modo di preservarli, sia se saranno obbligati a convivere ogni giorno in un clima di conflitto e ostilità tra i genitori, sia se questi manterranno una condizione di apparente serenità.

destra-o-sinistra-eliana-monti-la-politica-entra-nella-coppiaJPG

Ciò che fa la differenza è in ogni caso è la presenza o meno del conflitto e la percezione che il bambino ha della capacità dei genitori di superarlo per il suo bene.

E’ il conflitto che fa soffrire un bambino, anche se i genitori restano insieme tutta la vita.

coppia-che-litiga2-150x142

I genitori quindi, sono chiamati a vivere i loro conflitti coniugali e personali lontano dai figli, mettendoli al corrente delle loro decisioni solo dopo averli superati ed elaborati, mantenendo una linea di coerenza, verità e collaborazione.

Mai sminuire l’altro genitore davanti al figlio, mai trascinarlo nelle proprie battaglie, mai chieder loro di schierarsi, mai usarli come confidenti, come amici o come sostituitivi affettivi, mai privarli delle proprie scelte, mai strumentalizzarli.

gelosia2

Se si cresce nel rispetto e nell’accettazione, si cresce nel vero amore e si potrà vivere più serenamente la sofferenza derivante dalla scoperta che l’amore eterno non esiste e che i genitori, come tutte le altre persone nel mondo, non sono perfetti.

Stai pensando di chiedere la separazione?

Prima di farlo contattaci! Una mediazione familiare può limitare l’impatto di una decisione così difficile per la famiglia! Non privare te stesso/a e i tuoi figli di un sostegno.

jjjjjjjjj

Il tradimento si può perdonare?

Molte delle lettere che mi inviate sono incentrate sul tema del tradimento.

infedelta-coniugale-investigatore-privatoAldilà dei motivi per cui si tradisce, per i quali è reperibile una vasta letteratura e sul dubbio se confessare o meno un tradimento, sul cui tema è già presente un articolo in questo blog, mi viene chiesto se è possibile perdonare un tradimento.

Il tradimento fa parte dell’amore, perché solo se si vuole bene o si ama, ci si sente traditi.

Non ci sentiamo traditi da un estraneo, ma sempre da chi ci è vicino: amici, familiari, amanti, coniugi.

Ma come si reagisce ad un tradimento?

Ci sono molte possibili reazioni sia emotive, che comportamentali; una delle prime reazioni emotive è il trauma, l’immensa delusione, che è quasi sempre seguita da un cambiamento nella percezione del partner, prima lo idealizzavamo, lo vedevamo perfetto ora lo vediamo un “mostro”, ne neghiamo il valore come individuo umano.

Love trap isolated on white background

Tutto ciò che c’era di positivo in lui/lei scompare, la dimensione della fiducia viene distrutta e con essa il collante che tiene insieme l’immagine e il valore che diamo al nostro partner. Si travalicano i confini dell’intimità, poiché si è permesso a un terzo estraneo di fare ingresso nella dimensione della coppia, si perde la stima, poiché l’altro, non è stato in grado di confessarci un disagio e ha sopperito alle sue mancanze altrove, poiché l’altro non ci ha protetto, per questo siamo in pericolo. Non sappiamo più chi è il nostro partner, non ci sentiamo più al sicuro, nemmeno con noi stessi, poiché è nella coppia che avevamo riposto anche la nostra identità di donne/uomini, padri/madri.

frasi-solitudine1Una delle prime reazioni a livello comportamentale invece è la vendetta (sia immediata, che successiva); essa ha il solo scopo di scaricare dell’energia, il rancore per la perdita e per la delusione e di ristabilire l’equilibrio tra i due (“uno pari”), ma a livello affettivo e spirituale porta con sé solo una perdita di consapevolezza ed evita inoltre la fase della sofferenza e dell’accettazione, aggravando la perdita di stima, identità e intimità.

La difesa successiva è il cinismo: l’amore non esiste, l’amore è solo una delusione, ma il cinismo è solo l’altra faccia dell’idealizzazione e agli estremi, si sa, non v’è virtù.

Il cinismo è una difesa pericolosa perché si instaura nella mente del soggetto alterando la sua modalità di pensiero. La persona “cambia le sue convinzioni sulla vita, sulle persone e sull’amore” e quindi lascia che l’esperienza negativa intacchi il concetto di vita, fede e amore in generale.

 Nelle coppie che decidono autonomamente di provare a superare il tradimento s’instaura poi la dinamica del senso di colpa, della sfiducia e del ricatto.

Questa è una dinamica di potere, ci s’illude di poter controllare il rapporto per renderlo esente dal tradimento: telefonate, messaggi, prove d’amore, inseguimenti, pedinamenti..etc..

Qualunque coppia che intenda invece superare insieme un tradimento, deve accettare due condizioni essenziali: da un lato intraprendere il cammino del perdono e dall’altra quello del sacrificio narcisistico.

amore-libri-da-leggereIl perdono è un cammino lungo e di grande sofferenza, che richiede estrema maturità affettiva, perseveranza ed elevazione spirituale in entrambi i partner; stesso vale per il traditore, che è chiamato invece ad un sacrificio narcisistico per il bene della coppia.

In questo senso, il tradimento riguarda entrambi i partner: ognuno ha le sue responsabilità e la coppia che riesce a superarlo è quella che s’impegna in un progetto di accettazione e riconoscimento.

Il traditore semplicemente s’illude che l’ideale non sia morto, ma possa ritrovarlo con un altro partner, senza sospettare che puntualmente si troverà allo stesso bivio.

Il traditore non deve incappare inoltre nella tentazione di giustificarsi perché afflitto dai sensi di colpa, deve accettare i suoi limiti ed assumersi tutto il peso della colpa; colui che si giustifica intacca ancora di più la dimensione della fiducia.

tradimento-moglieIl tradimento distrugge l’ego, svela al soggetto che “l’amore non è ideale, non è perfetto, che l’altro non è perfetto, ma soprattutto che non lo sei tu”, per questo chi perdona un tradimento passa da una dimensione infantile dell’amore a una dimensione differente: “Il tradimento è il lato oscuro dell’una e dell’altro, ciò che conferisce loro significato, ciò che li rende possibili” Hillmann.

Nel rapporto di coppia si è sempre in equilibrio tra la voglia di appartenere all’altro e quella di mantenere la propria libertà e la propria individualità e solo chi riesce a mantenere questo equilibrio non rischia di tradire. Il possesso dell’altro è aihmè una mera illusione.

In due la vita è più semplice da un lato, ci si sente protetti, ma da soli ci sente più liberi e spesso chi tradisce sta lanciando un SOS all’altro partner: “sto soffocando”, “mi sento oppresso/a”, “chi sono io senza di te”?, oppure “mi sento solo/a”, oppure ancora, “basta voglio un cambiamento”!

49-l_01c61338fac642758d6a7021e29e8641Tradire è rivoluzionare, è reclamare la propria identità e vale per tutte le sfere delle relazioni, non solo quella di coppia.

Anche da bambini e da adolescenti, per crescere abbiamo dovuto tradire i nostri genitori, perchè con il loro desiderio di possesso tendono ad impedire la libera espressione dell’individualità del figlio e a voler affermare il proprio ego invece di amare in modo incondizionato: “ti amerò se tu farai questo, o se tu sarai questo o quello, altrimenti, mi deluderai e io soffrirò“.

Io sono me stesso/a, non sono ciò che tu vuoi che io sia.

Molto spesso chi tradisce, si è finto/a un’altra persona per accontentare chi ama, ma alla fine, ha tradito solo se stesso/a, rinnegando la sua vera identità e per questo, nella sua debolezza, la ricerca altrove, tranne che in se stesso/a.

Il tradito e spesso meno consapevole, perché deve fare i conti con la svalutazione del sé, con lal solitudine, la delusione in cui viene abbandonato/a e ha bisogno di maggiore tempo per poter arrivare alla dimensione del perdono.

Molto spesso ciò non è neanche possibile, perché l’altro reitera il danno, continuando a mentire per non compiere il sacrificio narcisistico e rinunciare all’ideale.

E’ dura farcela da soli, senza il sostegno di un mediatore o di uno psicologo/a, ma molti si vergognano e sono reticenti nel chiedere aiuto.

Se anche tu sei stato/a tradito/a, contattaci, ti aiuteremo a superare questo brutto momento!

destra-o-sinistra-eliana-monti-la-politica-entra-nella-coppiaJPG

www.psicologiadicoppia.net

D.ssa Silvia Michelini

Perchè l’amore finisce?

Perché l’amore finisce?

fine-di-un-amoreChi non si è mai posto questa domanda?.

Quali sono le motivazioni del fallimento e a chi o a che cosa possiamo imputarle?

I divorzi e le separazioni sono in costante aumento; si possono cercare molte spiegazioni e trovare molte griglie di lettura: ma è importante capire ed analizzare alcune ipotesi di ricerca dell’evento “separazione”, al fine di apprendere quanto più possibile da questa esperienza.

Fra i molti approcci possibili, ne ho individuati almeno tre: uno psicologico, l’altro più legato al tempo, il terzo infine, di tipo culturale.

 

Motivazioni Psicologiche
Le teorie psicologiche sia quelle più datate che quelle più recenti, imputano il fallimento della coppia al prevalere dei “giochi” della collusione rispetto al desiderio di far sopravvivere il progetto. I “giochi di coppia” di cui si parla anche in questo blog sono l’intreccio che deriva dalle aspettative psicologiche infantili dei due partner circa la coppia, aspettative che spesso riguardano l’illusoria ricerca della COMPLETEZZA.

Tuttavia la relazione di coppia implica un dare oltre che un avere e molto spesso si proietta sul partner il desiderio dell’uomo o della donna perfetta, incolpandolo/a poi di non rispettare questi canoni. Altre aspettative sono quelle di recuperare l’amore, la stima o l’affetto che non si è ricevuto in infanzia, ma anche questa aspettativa resta delusa, perchè la relazione di coppia è tra due adulti che hanno un grado di maturità sufficiente tale da permettere il passaggio dalla personalità bambina a quella adulta a quella genitoriale. Una persona che cerca sempre di essere il bambino o sempre il genitore o solo l’adulto nella relazione prima o poi fallisce poichè si crea UNO STALLO nelle dinamiche di comunicazione e i GIOCHI che inizialmente ci hanno atratto, perchè erano adatti al nostro grado di maturità, ora ci stancano.

Per cui se la coppia si fissa sui giochi e solo su determinate modalità di comunicazione, iniziano i drammi, i conflitti e i possibili tradimenti, soprattutto se uno dei due si stanca di giocare a mamma e figlio, vittima e carnefice o ad altri giochetti simili che si verificano molto spesso nella coppia.

matrimoni falliti-02-02-12
Il tempo
Le relazioni falliscono perché la scelta è stata fatta in base a quello che conta di più nell’immediato e non a quello che conta di più nel lungo periodo. E’ come dire che non abbiamo preso bene le distanze! (guardare al futuro). Crescendo ed evolvendo, cambiano desideri e progetti, che non sempre sono condivisibili. Se la coppia non condivide una progettualità comune, inevitabilmente anche amandosi, entrerà in forte contrasto e alla fine uno dei due cercherà di realizzare se stesso altrove.
La relazione tende a finir male se non c’è corrispondenza tra quello che si vuole dall’altro e quello che si pensa di riceverne: chiunque ha amato senza essere ricambiato altrettanto, sa quanto può essere frustrante. Alle volte si potrebbe consigliare di ridurre le proprie aspettative e diminuire il proprio coinvolgimento: ma è un consiglio difficile da seguire. Siamo davvero così sprovveduti da fare sempre la scelta sbagliata? Probabilmente no: il fatto è che sceglie troppo spesso in base a quello che conta di più nell’immediato.
Ma quello che conta nel lungo periodo è diverso: i fattori che contano cambiano, cambiano le persone e cambiano le relazioni. Ci sono cose che è difficile giudicare all’inizio di una relazione: l’idea che l’amore vinca tutti gli ostacoli è molto romantica, ma poco reale.
Quando si devono prendere delle decisioni, quando arrivano i figli e si devono fare alcune scelte, una cosa che sembrava poco importante, lo diventa. Altri fattori invece nel lungo periodo diventano secondari: come l’idea che l’altro sia “interessante” (all’inizio c’è il timore che se cala l’interesse la relazione svanisce).
In realtà quasi tutto tende a diminuire col tempo (nelle coppie studiate statisticamente): calano la capacità di comunicare, l’attrazione fisica, il piacere di stare insieme, gli interessi in comune, la capacità di ascoltare, il rispetto reciproco, il trasporto romantico; ciò può essere deprimente, ma è importante fin dall’inizio sapere che cosa aspettarsi col tempo, avere aspettative realistiche circa quello che si potrà ottenere e quello che finirà con l’essere più importante a lungo andare.
Motivazioni di Tipo Culturale
Questo approccio, per capire la crisi di coppia, è stato sviluppato dal Prof. Mario Bertini dell’Università di Roma. Bertini fa notare che ognuno di noi ha delle aspettative irrealistiche rispetto al matrimonio/convivenza.
E’ la cultura romantica dei fiori bianchi, dell’abito bianco di nozze, della fedeltà reciproca a tutti i costi, della felicità di stare insieme… (eppure anno dopo anno, aumenta la conflittualità, la coppia è sempre più in crisi).
E’ come se la coppia dicesse: “Dopo tanto laborioso cammino, finalmente siamo approdati a questo meraviglioso giardino recintato dove tutto si può godere. Protetti dal nostro amore e dalla consistenza del contratto.
Il compito che ci sta davanti è finalmente quello di godere “consumando” insieme tutto quello che ci viene chiesto è di rispettare le regole di non uscire dal recinto e di sacrificarsi l’un l’altro, sicuri che l’amore riuscirà a far superare ogni ostacolo”.
E’ un atteggiamento di base dettato dal consumismo.

sexoamor

Questi sono alcuni dei possibili motivi e tu cosa ne pensi?

richiedi l’ebook gratuito “la relazione di coppia” scrivi a psicologiacoppia@gmail.com