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Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Amore, Alessitimia e sordità emotiva nei disturbi di personalità e nella dipendenza affettiva.

Dott.ssa Silvia Michelini

”..Un dipendente affettivo non è sempre una persona altruista, mite, insicura e fragile – che si affeziona facilmente – ma può essere tutt’altro: una persona internamente distaccata, fredda, evitante, ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante bilico tra la ricerca di vicinanza e l’istinto di evitare l’altro, desideroso/a di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà per incontrare e dipendere da partner che lo/la compensano e che di base sono come loro, ma indossano una maschera differente…”.
D.ssa Silvia Michelini

Cosa si intende per ALESSITIMIA, chi è un/una ALESSITIMICO?

Un alessitimico è una persona che non è in contatto con i propri stati emotivi.

Non sa riconoscere le proprie emozioni e quando le riconosce, le esprime in modo molto limitato e confuso, per questo motivo è spesso un individuo solitario, che vuole evitare i conflitti e le relazioni affettive e sociali in genere.

Queste persone manifestano un certo distacco anche in psicoterapia, si impegnano poco, non vogliono approfondire certe tematiche, perché hanno scarse/ridotte capacità di insight (guardarsi dentro) e di mentalizzazione.

Si tratta di quelle persone che definiremmo “chiuse”, “strane” ,“schive”, che reagiscono in modo impulsivo agli stimoli esterni, perché non sono in grado di mentalizzare i loro processi interni (percezione dei propri processi emozionali).

L’alessitimico/a è una persona rigida, anche nella postura e nelle espressioni facciali, una persona disinteressata, che non nutre aspettative verso il mondo esterno non si aspetta che mondo esterno non ne abbia nei suoi confronti. Vanheule et al.(2007).

Alcuni studi recenti, inoltre, hanno dimostrato che questa caratteristica non è solo l’espressione di un disagio clinico (un sintomo), ma un tratto ben distinto, associato a vari tipi di personalità, soprattutto quelle che hanno a che fare con la disregolazione emotiva. (Luminet et al., 2001). Fonte autori: http://www.stateofmind.it/2015/10/alessitimia-psicopatologia-adulti/

Il caos emotivo interno è una caratteristica molto evidente in questi soggetti che all’apparenza sembrano persone ben adattate, intelligenti, abili nel contesto lavorativo, ma scarsamente efficaci in quello affettivo/interpersonale.

L’alessitimico cela un insieme di stati interni aggrovigliati confusi, non “sente” nulla e spesso, per sentire qualcosa ricerca delle esperienze estreme (droga, alcool.. sport estremi, sesso).

E’possibile riscontrare il tratto alessitimico in molte personalità da leader, considerate vincenti o estreme (campioni sportivi, viaggiatori, eremiti, …..) associate a tratti narcisistici, ossessivi, schizoidi,o istrionici che tuttavia vivono in costante evitamento e dissociazione interna.

Queste persone sono molto infelici e spesso non sanno neanche descrivere come si sentono…

..”sono come musicisti sordi alla ricerca della nota perfetta per iniziare a suonare la melodia della loro vita, ma che al primo tentativo di emetterla restano bloccati in un fermo immagine perenne, perché al loro interno vi è solo un silenzioso caos”. Dott.ssa Silvia Michelini.

Per questo motivo un alessitimico/a è una persona che ci confonde e si confonde con frequenti esplosioni emotive, in costante bilico tra evitamento e ricerca della vicinanza dell’altro per provare emozioni.

Un alessitimico/a sembra molto partecipe alle relazioni sociali, ma di fatto ha solo imparato la sua parte. Sa che è giusto dire MI DISPIACE, ma non prova nulla o meglio NON SI PERMETTE DI PROVARLO CONSCIAMENTE.

Per questo l’alessitimia è una caratteristica tipica delle personalità ossessive in amore e degli stati dissociativi, che si manifestano soprattutto attraverso sintomi somatoformi. (Freud li avrebbe chiamati disturbi di conversione nelle personalità isteriche).

In poche parole una persona alessitimica non può/vuole provare emozioni, per questo in presenza delle persone che gliene suscitano si sente spesso in difficoltà, vorrebbe scappare, ma allo stesso tempo cercare di vivere attraverso quella persona.

L’alessitimia è una caratteristica associata a vari tipi di temperamenti e personalità post-traumatiche, soprattutto come esito di educazioni repressive gravi traumi evolutivi (attaccamenti insicuri o disorganizzati, caos familiare, abusi intrafamiliari..).

Ecco quindi che molti ossessivi, schizoidi, narcisisti , border o istrionici, a differenza di quanto sembra in apparenza, non sono persone emotive, ma ANSIOSE.

Si tratta di caratteristiche dure da trattare, soprattutto in terapia, dato che la capacità di riconoscere e condividere le emozioni è alla base di qualsiasi relazione anche terapeutica, ma è possibile fare moltissimo attraverso trattamenti costanti nel tempo, che chiameremo di REPARENTING. (come rinascere e imparare tutto dall’inizio con un oggetto/genitore sostitutivo – il terapeuta).

Un dipendente affettivo, quindi, non è sempre una persona mite, insicura e fragile, emotiva (che si affeziona facilmente): spesso è una persona ansiosa, incapace di percepire e gestire le sue emozioni, in costante ricerca di stimoli esterni e di gratificazione, che finirà con tutta probabilità, per incontrare altre persone come lui/lei, che però indossano una maschera differente.

E’ come dire …. c’è chi si traveste da lupo e chi da pecora, ma entrambi nascondono lo stesso scheletro.

(Dr.ssa Silvia Michelini)

La vittima preferita dei narcisisti: la donna dipendente

La vittima preferita dei narcisisti: la donna dipendente

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Perché alcune donne, (o uomini ma meno spesso) restano invischiate in relazioni amorose malsane, che spesso non hanno nemmeno l’ambire di sbocciare?
Perché rimangono per anni appese, agonizzando in lunghe e sospiranti attese, colmando vuoti, tollerando assenze, fughe e ritorni di lui o ancora peggio perché alcuni di noi, vivono relazioni di coppia e familiari deprivanti, umilianti, spesso ignorando chiari segnali di violenza psicologica e nei casi più gravi anche fisica?
Perché le donne (anche uomini, ma meno spesso) “amano troppo”? perché si identificano sempre con l’archetipo della salvatrice (salvatore), della guaritrice (guaritore), della madre (padre) e si illudono di poter “cambiare” l’uomo (la donna) che incontrano?
Perché le donne, e alcune persone in genere, ognuna con un grado di gravità diverso, non si amano, non si stimano, non sanno stare con se stessi?

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Il narcisista patologico e l’amore: identikit degli uomini che non sanno amare

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Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo della personalità il cui sintomo principale è un deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui.

Questa patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso”. Comporta un sentimento esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé – ovvero una forma di amore di sé che, dal punto di vista clinico, in realtà è fasulla – e difficoltà di coinvolgimento affettivo. La persona manifesta una forma di egoismo profondo di cui non è di solito consapevole, e le cui conseguenze sono tali da produrre nel soggetto sofferenza, disagio sociale o significative difficoltà relazionali e affettive.

(https://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_narcisistico_di_personalit%C3%A0)

Gli ultimi studi in ambito psicoanalitico, hanno dimostrato che “il narcisismo” fa parte di tutti quei disturbi che rientrano nell’area borderline di funzionamento psicologico. Freud aveva identificato due funzionamenti “nevrotico” e “psicotico”

Kernberg (1961) fu il primo a presupporre che invece i funzionamenti psicologici fossero tre, perchè c’era un’area (quella borderline appunto) che emergeva troppo spesso nelle diagnosi e che non riguardava il disturbo borderline di personalità, ma un differente modello di funzionamento psicologico.

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Nei soggetti con Organizzazione di Personalità Borderline l’esame di realtà rimane intatto, mentre l’Io non riesce ad integrare gli aspetti positivi e negativi dell’Oggetto (Persone, Cose, Situazioni, Eventi..) che vengono costantemente idealizzati o svalutati, attraverso l’uso di difese primitive come la scissione (totalmente buono e totalmente cattivo).

Secondo Kernberg è all’interno di questo tipo di Organizzazione di Personalità che si inseriscono tutti i Disturbi di Personalità, compreso quello Narcisistico.

Kernberg distingue tre differenti tipi di narcisismo.

  1. Il narcisismo sano, comune a tutti noi e cioè quello che ci consente di credere in noi stessi, credere nei nostri valori morali e stringere relazioni affettive ed amicali sane.
  2. Il narcisismo infantile,relativo a quelle persone che restano eterni bambini da accudire, che richiedono costanti attenzioni e per i quali una relazione è appagante nella misura in cui soddisfa i suoi bisogni fisici, emotivi, sessuali ed affettivi. Gli altri esistono per soddisfare lei/lui.
  3. Il narcisismo patologico, che si configura come uno specifico disturbo di personalità, origina da un iperinvestimento della energia affettiva sul sé. Un sé che però si concentra solo su rappresentazioni grandiose di sè e degli altri, dando origine quindi a una persona con una maschera di apparente grandiosità, dietro la quale però si nasconde in realtà l’insicurezza, il senso di inferiorità e l’incapacità di integrare aspetti positivi e negativi di se e degli altri.

Il narcisismo è da ricondurre a conflitti edipici e preedipici irrisolti, per questo si riscontra sia nelle donne che negli uomini, ma in modalità differenti.

E’ più facile incontrare un uomo che rispecchi l’identikit del narcisista, perchè nella donna il conflitto edipico e preedipico irrisolto, sfocia spesso in forme di narcisismo “inverso”, personalità depressive, dipendenti, istrioniche, seduttive, manipolatorie.

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Alcune caratteristiche però sono comuni ai due sessi:

  • scarsa empatia
  • egoismo
  • evitamento (attaccamento evitante)
  • incapacità di trovare un equilibrio tra amore/odio e desiderio/paura.
  • incapacità di avere relazioni affettive stabili e durature
  • rapidi innamoramenti e rapidi disinnamoramenti
  • paura di crescere, invecchiare
  • eccessiva concentrazione sull’aspetto fisico e l’estetica
  • tendenza a comportarsi in modo seduttivo e manipolatorio
  • tendenza a dare più importanza al gruppo di amicizie dello stesso sesso (gruppi di donne/uomini)
  • sfiducia verso l’altro sesso
  • gravi conflitti affettivi e psicologici irrisolti con le figure di attaccamento
  • gravi deprivazioni affettive subite nell’infanzia.

Oggi parliamo tuttavia del narcisista UOMO.

Un narcisista si sente sempre in pericolo, perchè in qualsiasi momento la sua fragile maschera può essere distrutta o messa in discussione e per questo nelle relazioni affettive ha uno stile di attaccamento principalmente EVITANTE. (intimità, emotività, vicinanza e condivisione emotiva, lo mettono a disagio, lo fanno fuggire).

Se il narcisista entra in relazione con qualcuno questi, deve testimoniarne la grandezza e se ciò non accade l’altro viene svalutato e suscita rabbia, frustrazione o umiliazione.

Il narcisista è severissimo con se stesso, ha un Super Io molto sadico, che lo mantiene in un costante senso di inferiorità (per arrivare alla perfezione, non è mai abbastanza ciò che fai), per questo per difendersi, proietta spesso questo senso di inferiorità sugli altri, costringedoli in continui test o prove, per dimostrare il loro vero amore, la loro integrità morale e il loro valore in genere. Per lui/lei non siete mai abbastanza.

Il narcisista patologico è anche molto invidioso in generale e non di rado anche nella relazione affettiva, la sua immaturita lo spinge ad essere invidioso dell’altro sesso e a mantenersene distante poichè aprirsi all’altro comporterebbe il rischio di esserne fagocitato, di perdere la propria autonomia o di perdere la propria maschera.

Il narcisista è interessato a specchiarsi in voi e voi dovete rispecchiare ciò che lui/lei vuole vedere, in caso contrario, sarete svalutati e vittime di pesanti reazioni di aggressività.

L’altro è così sia un amato salvatore che un odiato rivale! Il rapporto con gli altri diventa frequentemente parassitario e improntato sullo sfruttamento per alimentare la propria autostima. Tutti questi vissuti sono inscritti in un profondo senso di solitudine, che Kernberg chiama magnificent loneliness, nel quale sono immersi questi pazienti.
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2012/02/kernberg-disturbo-narcisistico-di-personalita/.

E’ facile innamorarsi di un narcisista, perchè nelle prime fasi del corteggiamentosi mostra simpatico, brillante, seduttivo e disponibile.

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Vi fa sentire speciali, perchè in quel momento per lui rappresentate un “oggetto” interessante, soprattutto agli occhi degli altri, magari un suo amico si era innamorato di voi, magari siete donne forti, belle, di successo etc.. oppure gli sembrate fragili, facilmente manipolabili, per questo lui vi desidera, vi vuole a tutti i costi ed essendo spesso un uomo bello, affascinante, spigliato e colto..di certo lo noterete e ne resterete affascinata.

Una volta cadute in questa trappola, inizierete a notare che il vostro principe azzurro si tramuta pian piano in un rospo velenoso: è sempre di cattivo umore, è lunatico, silenzioso, distaccato..c’è qualcosa che non va, si è già stancato, da muse ispiratrici vi siete trasformate in madri petulanti e severe che cercano di insegnare al povero malcapitato come si ama, come si vive e come ci si relaziona agli altri.

In memoria dei primi tempi, in cui lo avete visto al meglio della sua capacità recitativa, resterete ancorate a lui cercando di soddisfare le sue richieste al fine di vederlo tornare a sorridere. Eppure, improvvisamente, non va bene il vestito che vi siete messe, non va bene il vostro peso, il lavoro non va, la frase che avete detto, non va bene la vostra idea politica, il fatto che non rispecchiate il suo ideale di donna, che è spesso la scissione tra una santa (madre idealizzata) e la puttana (donna seduttiva).

Il narcisista, svaluta la donna, perchè ha un conflitto verso il femminile, che attira e  seduce e in tal senso fagocita; non ha integrato gli aspetti sessuali legati alla figura materna, che spesso idealizza e osanna, per questo nutre ancora inconsciamente la fantasia che la madre sia desessualizzata.

Quando gode con una donna, inconsciamente rammenta che la donna non è desessualizzata e in tal senso sviluppa un senso di invidia, odio, ribrezzo e frustrazione.

L’obiettivo del narcisista in una coppia stabile è quindi quello di deprivare la donna, nutrendosi della sua energia e di confermarsi l’immagine sacra della madre idealizzata.

Per farlo, la mantiene in un costante senso di dipendenza, le da quel poco che basta per sopravvivere nella relazione e poi ricomincia a deprivarla.

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Vediamo la differenza di comportamento del narciso nelle relazioni brevi e in quelle stabili come il matrimonio, perchè non sempre il narciso è il peter pan palestrato e di successo che vola di fiore in fiore e che ama più se stesso che gli altri, magari è un timido poeta, un impiegato del catasto, che cerca una donna stabile di cui nutrirsi per tutto il resto della vita.

RELAZIONI BREVI

  • Inizio idilliaco seguito da sparizioni
  • Cattivo umore improvviso, insabilità emotiva.
  • Indecisione rispetto al fatto di volere o no una storia
  • Tendenza a sparire e tornare
  • Entusiasmo seguito da una rapida noia
  • Tendenza a svalutare la partner
  • Comportamento altalenante: forti dimostrazioni di attaccamento seguite da distacchi e fughe.
  • Romanticismo estremo seguito da dubbi e timori rispetto alla coppia, alle relazioni in genere.

RELAZIONI IMPEGNATE

  • Partner percepito come base sicura (sostituto materno)
  • tendenza ad avere relazioni extraconiugali/doppia vita
  • svalutazione della partner: critiche continue che la mantengano debole affinchè lui possa continuare ad abusare di lei psicologicamente (vampirismo energetico)
  • freddezza emotiva
  • disinteresse sessuale
  • inconscia invidia verso il partner, per i suoi successi o buoni risultati.
  • mantenimento della relazione per fini utilitaristici (casa, denaro, ritorno economico).
  • sensazione di essere continuamente intrappolato e di dovere evadere (madre soffocante)
  • aggressività verbale e/o psicologica verso il partner
  • sentimento che non cresce con gli anni, ma resta sempre statico, distaccato e freddo.
  • comportamento altalenante: forti dimostrazioni di attaccamento seguite da distacchi e fughe.
  • tendenza a mostrarsi debole ed impaurito o smarrito se la partner dimostra di volersi liberare di lui.
  • tendenza a fare promesse che poi non vengono mantenute.

Se sei vittima di un narcisista, non sarà facile uscirne da sola.

Hai necessità di un supporto psicologico urgente, che ti aiuti a riemergere da quello stato di confusione e torpore, di anestesia affettiva in cui certamente ti senti, per recuperare autostima e voglia di vivere.

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