Dott.ssa Silvia Michelini     psicologiacoppia@gmail.com

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Se hai avuto una relazione con un/una narcisista patologico/a, certamente stai sperimentando tra le varie fasi del processo di guarigione, un momento di intensa rabbia e desiderio di vendetta.

La rabbia – tuttavia –  è un sentimento parassita e distruttivo interiorizzato dalla vittima, che rallenta il processo di guarigione  e rinforza – paradossalmente –  la dipendenza.

Se ti relazioni per lungo tempo con un/una narcisista patologico/a , hai sicuramente imparato a colludere con la dinamica rabbiosa e persecutoria del tuo aggressore.

In un certo senso ti rendi conto che lui/lei ha slatentizzato in te aspetti patologici oppure ha depositato in te il germe della persecutorietà e tu anche se vuoi, non riesci più ad evitare di REAGIRE.

La tua reazione è la fonte di nutrimento narcisistico dell’aggressore.

Per poter “succhiare” un vampiro ha bisogno di vederti bello/a rosso/a in volto per poi attaccare il tuo collo e trascinarti nel suo mondo.

La tua reazione per un/una narcisista significa che lui/lei ESISTE e per te è importante, ma soprattutto che ha ancora il CONTROLLO su di te e sulla relazione.

La dipendenza affettiva da un/una narcisista ha come sintomo primario la rimuginazione e il desiderio di vendetta.

La rabbia è una naturale conseguenza di questa dinamica e va compresa e accolta soprattutto dal terapeuta che la riscontra, ma va anche inquadrata come un sintomo parassita, che di fatto funge da gancio al narcisista per proseguire a rifornirsi di energia dalla vittima.

La prova di questo è data dal fatto che quando si interrompe il ciclo della rabbia, i narcisisti reagiscono sferrando nuovi attacchi che possono passare per un tentativo di seduzione o una predica accusatorio-vittimistica.

Una tecnica è certamente quella dell’IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA: si tratta di un meccanismo di difesa , che illude il soggetto di poter controllare l’altro inducendolo ad avere comportamenti e atteggiamenti corrispondenti alle proprie aspettative, negando in tal modo i propri vissuti di impotenza; oppure che svuota progressivamente il soggetto dei suoi contenuti affettivi e ideativi, finendo con l’impoverirlo. Su queste basi si può innescare una dinamica interpersonale perversa, per cui vi è confusione circa la reale appartenenza dei sentimenti negativi («chi ha iniziato per primo»), e il partner medesimo può collusivamente e inconsciamente contribuire al mantenimento dell’equivoco (fenomeno noto come controidentificazione proiettiva). Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/identificazione-proiettiva_%28Dizionario-di-Medicina%29/

Se lo/la perdoni senza mettere un confine, nella fase successiva quasi certamente cercherà di allargare ulteriormente la tua finestra di tolleranza.

L’obiettivo del/della narcisista è recuperare la relazione con la vittima per ristabilire la dinamica di dipendenza e rafforzarla attraverso meccanismi di rivalsa punitiva.

Le vittime devono esser adeguate informate e trattate da un terapista specializzato, perché se da un lato la vittima chiede aiuto, dall’altra i narcisisti sono egosintonici, si sentono in armonia con se stessi, si piacciono e non ritengono i terapisti persone al loro livello, in grado di aiutarli o capirli.

I narcisisti vanno in terapia solo se cercano un alleato/alleata nelle loro guerre oppure per ovviare ai sintomi associati all’abuso da sostanze o altre dipendenze (sessuale, gioco patologico. ).

Liberarsi dal narcisismo

Il trauma da narcisismo è un trauma complesso e anche le vittime, spesso, si recano in terapia per curare i sintomi ad esso associati: sintomi psicosomatici, attacchi di panico, depressione, disturbi alimentari, insonnia..

Per questo motivo, il lavoro non va effettuato sul sintomo, ma sulla relazione patologica con l’aggressore e sulla consapevolezza della vittima.

In terapia ritrovo spesso persone schiave di relazioni patologiche da anni, che da anni vanno in terapia, senza però aver mai ricevuto un feedback sulla questione narcisismo.

I dipendenti affettivi manifestano molte resistenze in terapia, soprattutto inerenti la vergogna per le ricadute dopo un certo periodo di lavoro, ma riescono a stabilire una buona relazione con lo psicologo, perché di base lo/la vedono come uno strumento di salvezza.

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Dedicato a M.C.

Dottoressa Silvia Michelini